Descriptio provinciæ Romandiolæ

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La Descriptio provinciæ Romandiolæ è un rapporto statistico redatto per ordine del cardinale Anglico de Grimoard, legato pontificio della Provincia Romandiolæ.
Il documento, che porta la data del 9 ottobre 1371, contiene una minuziosa descrizione topografica e amministrativa dei luoghi, dei tributi fissi e delle persone che hanno capacità contributiva (censiti per unità fiscali dette fumantes)[1], nonché il bilancio delle entrate della Camera apostolica o dei comuni della Romandiola.
È considerato la massima fonte di informazione sul territorio romagnolo per il periodo medievale.[2] Il codice originale della Descriptio è custodito nell'Archivio Segreto Vaticano, A. A. I-XVIII 952 (al n. 953 vi è la Descriptio di Bologna).

Il territorio considerato[modifica | modifica wikitesto]

Il cardinale Anglico fece redigere due Descriptiones: una per il territorio bolognese ed una per il territorio della Romandiola. Questa comprendeva tutti i territori soggetti all'autorità pontificia che, escludendo Bologna, si estendevano da ovest ad est fino alla Massa Trabaria, e cioè i territori di:

All'epoca, l'alta Valmarecchia e parte della valle del Savio appartenevano alla Massa Trabaria; questi territori furono quindi esclusi dalla Descriptio. Fu ugualmente escluso il territorio dei conti Ubaldini, che comprendeva l'alta valle del Santerno.
Ravenna, Forlì (provvisoriamente, in un intervallo della dominazione degli Ordelaffi), Rimini ed Imola erano governate da un vicario pontificio (vedi infra), le altre città erano governate direttamente dalla Santa Sede. Questa differenza è sostanziale poiché il vicario pontificio aveva il potere di disporre personalmente il denaro proveniente dai dazi, in cambio di un versamento annuo fisso alla Camera apostolica.

Il contesto[modifica | modifica wikitesto]

Il predecessore di Anglico de Grimoard, il cardinale spagnolo Egidio Albornoz, aveva quasi completato nel 1356 la riconquista dei territori soggetti all'autorità pontificia. L'ultima città a piegarsi all'autorità papale fu la Forlì di Francesco II Ordelaffi, contro il quale venne scatenata una Crociata. La Crociata si concluse nel 1359, con la cessione di Forlì al legato pontificio.

Ricostituita l'unità dello Stato della Chiesa, si procedette all'organizzazione dei territori che lo componevano. Secondo la tradizione, lo Stato era composto da cinque province, una delle quali era appunto la Provincia Romandiolæ.

L'antica suddivisione fu ripresa senza modifiche[3]. Furono inoltre confermate le massime cariche istituzionali poste a capo delle province, che erano state create quasi due secoli prima: ogni provincia è retta da un legato pontificio (un ecclesiastico), affiancato da un rettore (un membro dell'aristocrazia romana o comunque di una famiglia vicina al papa). Formalmente è il legato che esercita il potere temporale (suddiviso in civile e giurisdizionale).
In Romagna questa soluzione necessitò di un adattamento: durante la cattività avignonese le famiglie locali si erano impossessate di tutte le principali città romagnole; ora erano riluttanti a restituire quelli che consideravano ormai dei possedimenti personali. La Santa Sede scese a patti con le signorie, legittimandole e conferendo loro diritti e doveri. Il signore assunse la carica di "vicario pontificio"[4], mantenendo ampi poteri civili, in cambio promise obbedienza al papa.

La Santa Sede nominò i successori di Albornoz nelle cinque province dello Stato. A capo della Provincia Romandiolæ fu posto il cardinale francese Anglico Grimoard de Grisac (fratello di papa Urbano V). Entrato a Bologna il 5 gennaio 1368, il porporato procedette all'organizzazione civile e giudiziaria del territorio.
Nell'ultimo anno del suo mandato, il cardinale Anglico fece compilare, a beneficio del suo successore, tre documenti descrittivi della realtà in cui aveva operato. Essi sono:

  • Præcepta (capitolo di istruzioni e di informazioni concernenti lo Stato politico di Bologna, di Romagna e delle Marche)[5];
  • Descriptio civitatis Bononiensis eiusque comitatus;
  • Descriptio provinciæ Romandiolæ.

Il secondo e il terzo furono redatti per rendere edotto il successore di Grimoard della capacità contributiva della popolazione residente nei rispettivi territori[6].

Il successore dell'Anglico fu il cardinale Pietro d'Estaing, che gli subentrò nel gennaio 1372.

Contenuti della Descriptio[modifica | modifica wikitesto]

La Descriptio Romandiolæ contiene:

  • L'elenco dei centri abitati, classificati per ordine d'importanza in: civitas, castrum, villa (insediamento rurale), massa (insieme di fondi di un unico proprietario), plebis, capella, burgus;
  • L'elenco dei fortilizi e dei presidi militari;
  • L'elenco delle principali vie di comunicazione;
  • L'elenco dei passi appenninici e delle linee direttrici dei traffici;
  • Le quattro circoscrizioni politico-amministrative civili: vicariatus, districtus, comitatus, territorium;
  • Le diocesi (la sola circoscrizione ecclesiastica);
  • L'elenco delle imposte e tasse cui era soggetta la popolazione;
  • L'elenco dei soggetti con capacità lavorativa (focularia)[7]. Erano escluse le seguenti categorie sociali: i religiosi (clero secolare e regolare, che aveva una tassazione diversa rispetto ai laici) e le persone senza capacità contributiva (mendicanti, nullatenenti, lebbrosi, delinquenti, ecc.). Per calcolare la quantità di tasse da esigere dalla popolazione, si stabilì una quota fissa che andava moltiplicata per i focularia. In Romagna venne stabilita un'aliquota di 26 denari per ogni soggetto con capacità contributiva. Quindi un centro abitato con 100 focularia doveva versare ogni anno all'erario pontificio 2.600 denari.

Tributi fissi delle rendite papali in Romagna[modifica | modifica wikitesto]

Le fonti di entrata a titolo fisso della Chiesa nella provincia di Romagna erano tre:

  • tallia (tributo che veniva richiesto per fronteggiare le spese militari);
  • fumantaria (tributo fondiario che veniva pagato da ciascun fumans al proprio signore). Veniva riscosso proporzionalmente al reddito e ai beni posseduti. Coloro che possedevano una coppia di buoi pagavano lire 1,20, quelli con due paia il doppio e così via; il nullatenente pagava soltanto 40 centesimi;
  • salaria (il tributo sul sale. Tutto il sale che circolava in Romagna era prodotto dalle saline di Cervia).

I funzionari pubblici (come i magistrati, i tesorieri, i guardiani delle porte delle città) versavano apposite tasse.
Nelle terre direttamente governate dalla Chiesa, anche i dazi venivano integralmente riscossi dalla Camera apostolica, mentre a Ravenna, Rimini ed Imola era il vicario pontificio (cioè il signore locale) ad incassare i proventi daziari.
La Chiesa si garantiva altre entrate dalle multe e dai diritti sui traffici.

Le monete in uso in Romagna nella seconda metà del Trecento erano sei:

  • il fiorino d'oro (unità dei valori correnti internazionali),
  • il ducato d'oro (di Venezia)
  • il soldo (moneta che si coniava a Roma)
  • il denaro (che valeva 1/12 di soldo ovvero mezzo fiorino)
  • la lira bolognese (o bolognino, dello stesso valore del denaro)
  • la lira ravennate (dal valore incerto).

La tabella seguente contiene l'elenco dei versamenti dei tre tributi nelle principali città della Romagna. I valori sono espressi in lire bolognesi:

Città Numero focularia Tallia Fumantaria Salaria
Ravenna 1.743 NO 350
Rimini 2.240 NO 593
Cesena 1.660 5.000 365 3.000
Forlì 2.300 8.308 3.077[8] 3.200
Faenza 1.826 6.439 453 4.000
Imola 1.338 NO 2.074 2.000

Nelle città in cui fu creato il vicariato apostolico la tallia fu sostituita da un tributo a carico del signore locale, denominato census. Di misura inferiore alla tallia, il census era versato direttamente alla Camera apostolica. Le tre città romagnole sede di vicariato versavano rispettivamente:

  • Imola, 1.000 fiorini d'oro;
  • Ravenna, 3.000 fiorini d'oro;
  • Rimini, 6.000 fiorini d'oro.

Ecco come si presenta il quadro delle "unità fiscali" della Romagna nella suddivisione territoriale proposta dalla Descriptio:

Città Nella Descriptio Castra Numero focularia Tallia Fumantaria Salaria
Imola Fogli 1 recto - 7 verso 1.624 NO 2.074[8] 2.600
Massa Lombardorum - 17
Lugi 579 400
Territorio dei conti di Cunio 672 8 -
Bagnacavalli 1.025 47 350
Faenza Fogli 13 recto - 21 verso 4.189 1.826 453 4.000
Forlì Fogli 22 recto - 29 recto 3.482 2.300 3.077 3.200
Cesena Fogli 30 recto - 36 recto 3.375 1.660 365 3.000
Bertinoro Fogli 36 verso - 45 verso 336 868 36 300
Meldulae 115 21 200
Salvaterra 1.217 12 70
Castrocarii 663 22 250
Montis Feretri
Vicariato
Fogli 46 verso - 52 recto 1.889 1.560 204 1.000
Bobbii
Vicariato
Fogli 53 recto - 56 recto 853 1.575 92 600
Sancti Archangeli
Vicariato
Fogli 57 recto - 60 verso 895 1.980 96 500
Roccha Mutiliane 624 68 1.200
Valle di Bagno Fogli 61 recto - 62 verso 498 - 54 700
Fiumane di Galeata
Vicariato
Fogli 63 recto - 69 verso 1.222 2.244 131 2.250
Fogli 70 recto - 74 recto Civitellae 98 8 130
Territori dei conti di Gaggiolo 208 17 -
Territori dell'arcivescovo di Ravenna Casemurate e dintorni 416 24 75
Dovadulae 450 13 -
Ravenna Fogli 74 verso - 78 recto 3.233 3.900 350 -
Cervia Fogli 78 recto – 78 verso 250 1.052 27 -
Altri territori[9] Fogli 78 verso - 80 recto 81 111 11 -
Comacli[10] Adriae 1.743 NO 350
Arimini Fogli 80 verso - 86 recto 5.505 14.500 593 -
Territori della chiesa di Faenza Fogli 86 verso - 87 recto [11]
Territorio dei conti Ubaldini Fogli 87 verso - 88 recto [11]

Alla fine della relazione compare il Bilancio di entrate ed uscite della Camera apostolica in Romagna:

Territorio focularia Entrate in lire Entrate in fiorini Uscite in lire Uscite in fiorini
Romandiolae 34.643 152.885 lire 17.326 fiorini 12.541 lire 50.240 fiorini

Imola (città, distretto e contea)[modifica | modifica wikitesto]

Dal foglio 1 recto al foglio 7 verso

Descrizione della città

Civitas Imolae posita est in provincia Romandiolae supra stratam francigenam et magistram[12], qua itur Bononiam, in planicie, cuius districtus est undique in confinibus comitatus dicte civitatis Imolae (il distretto di Imola è un territorio circondato dal comitato di detta città, come se fosse ritagliato nel comitato stesso). A capo della città e del distretto sono posti Azzo e Beltrando Alidosi, figli di Roberto, che governano in qualità di vicari pontifici.

Descrizione del distretto (districtu)

Gli insediamenti sono classificati, in ordine d'importanza, per: civitas, castrum e villae.
Il distretto di Imola comprende la città capoluogo e le sue villae (non ci sono castra). Le ville sono suddivise in due gruppi: a monte della via Emilia (in montibus) ed a valle della strada maestra (in planis).

Descrizione della contea (comitatus)

Escludendo la città ed il distretto, il territorio della contea di Imola confina con le contee di Bologna, Firenze, Faenza, Ravenna e con il territorio dei conti Ubaldini. I confini sono i seguenti:

  • Nord: il territorio si estende fino a lambire il Po di Primaro. Il primo centro al di là del fiume è Sancti Blasii (odierna San Biagio d'Argenta), che ricade nella contea di Ravenna;
  • Est: nel suo tratto pianeggiante, il confine non segue il corso di nessun fiume poiché le vie d'acqua sono intrappolate nelle valli. Si sa che Fabrice (Santa Maria in Fabriago di Lugo) e Sancte Agathe (Sant'Agata sul Santerno) appartengono alla contea. Il confine orientale inizia a scorrere in parallelo ad un corso d'acqua a sud di Felisii. Qui affianca il Sinnium (Senio) per poi seguire il suo affluente Sentria (Sintria). Il territorio della contea finisce a Gualdefusii (Castelletto di Valdifusa)[13]. Ad est vi è la contea di Faenza; a sud comincia il territorio dei conti Ubaldini.
  • Sud: la contea confina col territorio dei conti Ubaldini. Un'ideale linea orizzontale congiunge Gualdefusii al fiume Vatrenus (Santerno) all'altezza di Castigloni (Castiglioncello, ad ovest di Moraduccio).
  • Ovest: da Castigloni il confine segue un'ideale linea verticale che porta al Sillarus (torrente Sillaro), includendo Belvederis (Belvedere) e Sassigloni (Sassoleone)[14]. Il punto di congiungimento con il torrente è posto tra il Monte di Tombe e il Monte Spaduro. Di qui il confine segue il corso del Sillaro fino a quando esso spaglia nelle valli, non lontano da Consilicis (Conselice).

I castra in montibus (a monte della via Emilia) più popolosi della contea sono (tra parentesi il numero di focularia):

I castra in planis (a valle della via Emilia) più popolosi della contea sono (tra parentesi il numero di focularia):

Nel complesso, il numero di focularia della contea è 3.264.

Territorio esterno alla contea

Dal foglio 8 recto al foglio 11 recto
Sono esterni al vicariato, ma fanno parte della Diocesi di Imola, i seguenti castra:

Sono esterni alla diocesi di Imola, ma fanno parte della provincia Romandiolae (sono praticamente delle enclave nella diocesi di Bologna):

  • Villa Fontana di Medicina;
  • Ganzanigo di Medicina.

Studi sulla Descriptio[modifica | modifica wikitesto]

Lucio Gambi (1920-2006), nella sua ampia ricerca del 1947 («Il censimento del cardinale Anglic in Romagna nell'anno 1371»)[15] ha fatto i seguenti calcoli:

  • La superficie della regione interessata dal censimento è di 8.150 km²;
  • Le località menzionate in Romagna, secondo i confini attuali, sono 865 (nel documento appaiono 868 toponimi, ma 3 di essi hanno duplice registrazione);
  • La popolazione globale della Romagna può essere stimata in circa 160.000 anime. La densità è relativamente elevata (29,4 abitanti per km²); la popolazione che vive nei centri abitati (54%) è leggermente superiore a quella che vive in campagna (46%);
  • La popolazione dei quattro maggiori centri abitati può essere così stimata: Forlì 10.582 abitanti, Rimini 10.214 abitanti, Faenza 8958 abitanti, Ravenna 7908 abitanti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il fumans era un capofamiglia in grado di pagare la fumantaria. Vedi infra.
  2. ^ Lo stesso vale per la Descriptio civitatis Bononiensis eiusque comitatus riguardo a Bologna e al suo territorio. Nello stesso anno l'Albornoz fece redigere anche una Descriptio Marchiæ Anconitanæ, Massæ Trabariæ etc.
  3. ^ Il provvedimento è contenuto nelle Constitutiones, la raccolta di leggi e decreti emanati dall'Albornoz nel corso del suo mandato.
  4. ^ I primi vicariati pontifici furono istituiti da Benedetto XII. In Romagna, le circoscrizioni di montagna furono erette a vicariati.
  5. ^ Il nome completo è Præcepta ab Anglico episcopo Albanensi, in Romandiola vicario generali, data suo successori de conditione et statu etc. civitatis Bononienis et provinciarum Romandiolæ ac Marchiæ Anconitanæ.
  6. ^ Secondo Leardo Mascanzoni, i tre documenti furono redatti in tempi diversi, ma furono presentati insieme al successore dell'Anglico. Le due Descriptiones sono da considerare gli "allegati" dei Præcepta.
  7. ^ I focularia non sono famiglie, ma capifamiglia con una minima capacità di solvenza fiscale.
  8. ^ a b I numeri di Forlì e di Imola sono spropositati rispetto alle altre città. Gli studiosi hanno proposto diverse interpretazioni, senza raggiungere, peraltro, univocità di vedute.
  9. ^ Territori amministrati dal vicario pontificio di Ravenna, ma facenti parte di altre diocesi.
  10. ^ Le odierne Comacchio e Adria, città site a nord del Po ma comprese nella Provincia Romandiolae.
  11. ^ a b Nessuna indicazione dei tributi percepiti. Solo l'elenco dei castra.
  12. ^ La Via Emilia era una delle direttrici del traffico internazionale che, provenendo dalla Francia, si dirigeva verso la pianura padana e, da qui, a Roma.
  13. ^ Nel comune di Casola Valsenio.
  14. ^ Oggi nel comune di Casalfiumanese.
  15. ^ In Rivista Geografica Italiana, dicembre 1947, pp. 221-249.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Lucio Gambi, «Il censimento del cardinale Anglic in Romagna nell'anno 1371» in Rivista Geografica Italiana, dicembre 1947, pp. 221–249.
  • Leardo Mascanzoni, La «Descriptio Romandiole» del card. Anglic. Introduzione e testo. La Fotocromo Emiliana, Bologna.