Casola Valsenio

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Casola Valsenio
comune
Casola Valsenio – Stemma Casola Valsenio – Bandiera
Casola Valsenio – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
ProvinciaProvincia di Ravenna-Stemma.svg Ravenna
Amministrazione
SindacoGiorgio Sagrini (centro-sinistra) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate44°13′N 11°37′E / 44.216667°N 11.616667°E44.216667; 11.616667 (Casola Valsenio)Coordinate: 44°13′N 11°37′E / 44.216667°N 11.616667°E44.216667; 11.616667 (Casola Valsenio)
Altitudine195 m s.l.m.
Superficie84,42 km²
Abitanti2 470[1] (28-02-2020)
Densità29,26 ab./km²
FrazioniBaffadi, Mercatale, Sant'Apollinare, Valsenio, Zattaglia
Comuni confinantiBorgo Tossignano (BO), Brisighella, Castel del Rio (BO), Fontanelice (BO), Palazzuolo sul Senio (FI), Riolo Terme
Altre informazioni
Cod. postale48032
Prefisso0546
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT039005
Cod. catastaleB982
TargaRA
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitanticasolani
Patronosanta Lucia da Siracusa
Giorno festivo13 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Casola Valsenio
Casola Valsenio
Casola Valsenio – Mappa
Posizione del comune di Casola Valsenio nella provincia di Ravenna
Sito istituzionale

Casola Valsenio (Chêsla in romagnolo) è un comune italiano di 2.470 abitanti della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di Sopra, ultima testimonianza dell'antica chiesa del castello, distrutto nel 1216. Fu officiata almeno fino al 1830 con funzioni cimiteriali.

Dalla fondazione al XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

L'alta valle del Senio risulta abitata sin da epoche molto antiche: sono stati rinvenuti resti archeologici che testimoniano la presenza di insediamenti etruschi, gallici e romani.

Veduta aerea del centro storico.

Nell'anno Mille, a tre km a nord dell'attuale centro abitato, viene fondata l'abbazia benedettina di Valsenio, dalla quale partì una vasta opera di bonifica agraria che ebbe come esito l'aumento dei terreni coltivati e l'introduzione della coltivazione del castagno. La prima memoria della località di Casola risale all'anno 1126, quando papa Onorio II concesse il Castrum Casulae alla Chiesa imolese. La fortificazione si trovava sulla collina soprastante l'attuale centro abitato[2]. Nel giugno 1216 i faentini distrussero i castra di Casola e Montefortino, costringendo gli abitanti a trasferirsi più a valle e a fondare un nuovo centro abitato[3].

Originaria dell'alta valle del Senio è la famiglia Pagani, dalla quale discende quel Maghinardo (ante 1243-1302), citato da Dante Alighieri nella Divina Commedia come "il lioncel dal nido bianco, che muta parte da la state al verno". Maghinardo ebbe un ruolo importante nelle vicende politiche e militari della Romagna del XIII secolo. Il censimento effettuato 1371 dal cardinal legato Anglico de Grimoard parla di Casola come di una villa (insediamento non fortificato), facente parte del contado di Imola e con 42 fuochi (circa 170-190 persone)[2].

Nel 1424 Filippo Maria Visconti conquistò Imola, e quindi anche Casola giurò fedeltà al Duca di Milano, per passare nuovamente ai Manfredi di Faenza (1439), quindi a Girolamo Riario e Caterina Sforza, signori di Imola e Forlì (1478) e, infine, a Cesare Borgia (1500-1503). Dopo una breve parentesi veneziana, nel 1506 Casola, con tutta la valsenio, fu annessa allo Stato della Chiesa. Nel 1524 furono ridefiniti i confini: il territorio comunale fu esteso a monte fino a comprendere Baffadi e Mercatale[2].

Nel XV secolo furono sottratte con la forza militare alla giurisdizione del comune «le parrocchie di Vedreto, Monte Mauro, Pozzo, S. Andrea, Stifonti, Gualfusa e Presiola». Esse furono accorpate al comune di Brisighella, situato nella valle del Lamone. Il confine tra i due comuni fu posto sul fiume Senio, a poche centinaia di metri dall'abitato. La cospicua riduzione delle dimensioni del territorio casolano ebbe anche un effetto economico negativo, poiché un comune con meno abitanti riscuote meno tasse e imposte. Tale situazione persistette per diversi secoli, fino alla prima metà dell'Ottocento[4].

Nello stesso secolo si affermò il ruolo del casato dei Ceroni (o Ceronesi, o Ceruni), tanto che si diffuse presso i paesi vicini il soprannome di "Ceronesi" per gli abitanti di Casola. Nel 1523 accadde un episodio di cui si conserva tuttora il ricordo. Il 27 ottobre truppe imolesi comandate da Guido Vaini e dal capitano di ventura Ramazzotto Ramazzotti, attaccarono Casola, distruggendo 80 case. I Ceronesi si asserragliarono nella rocca della famiglia Ceroni che sovrastava il paese. Il giorno dopo (28 ottobre) furono respinti. Gli abitanti, guidati da Raffaello Brunori Ceroni, fecero rotolare dal monte botti piene di sassi sugli assalitori, disperdendoli. L'evento è oggi ricordato come la «Battaglia delle botti». Nel 1563 si schierano contro i Ceroni il Granduca di Toscana, Cosimo de' Medici e il Papa Pio IV che, con oltre 5.000 uomini, distrussero beni e proprietà legate ai Ceronesi.

Nella seconda metà del XVII secolo il sito originario di Casola fu definitivamente abbandonato. La chiesa di Sopra fu progressivamente abbandonata; l'area rimase utilizzata dalle famiglie casolane come luogo di sepoltura dei propri cari. La titolarità della parrocchia fu trasferita alla chiesa di S. Maria Maddalena, esistente dal 1559. Poco tempo dopo, la nuova chiesa parrocchiale fu promossa ad arcipretale[2].

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Mappa di Casola Valsenio nel 1811.

Nel 1792 fu realizzato il foro boario, nei pressi della strada principale. Al ritorno del dominio pontificio tutti i territori furono restituiti. Il 16 luglio 1816 Papa Pio VII, ben consigliato da monsignor Giovanni Soglia Ceroni, giurista e docente alla Sapienza nato a Casola (1779-1856)[5], emise un decreto col quale i confini del territorio casolano si estesero a spese di quello di Brisighella, riportando dopo diversi secoli il confine tra i comuni sul torrente Sintria[4]. Per impulso del pontefice furono anche fondati due istituti, uno maschile e uno femminile, per l’educazione dei fanciulli. Il primo fu affidato ai Francescani, il secondo alle suore Dorotee. Inoltre le funzioni giurisdizionali del comune di Casola furono potenziate. Casola divenne sede di Governatorato (uno dei tre del Distretto di Imola) con Pretura, caserma dei Carabinieri e carceri mandamentali[6]. La sua giurisdizione si estese su tre comuni della vallata del Santerno: Castel del Rio, Fontana e Tossignano.
Nel 1829 iniziò la costruzione della nuova via di comunicazione con Fontanelice, la prima strada che dal territorio casolano passò nella valle del Santerno[2]. Verso il 1830 Casola contava circa 1300 abitanti, dei quali circa la metà abitanti in paese.

Nel 1855 Casola fu colpita dalla grave epidemia di colera che infestò buona parte della penisola. Il morbo colpì 218 persone, causando la morte di 131 di essi, fra cui intere famiglie. Con l'unità d'Italia, Casola fu ridotta a semplice Comune e molte parrocchie ottenute nel 1816 furono restituite a Brisighella[2]. Nel 1871 Casola contava 4.182 abitanti, che divennero 4.525 dieci anni dopo.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Via G. Matteotti e la Torre dell'Orologio

Nel 1901 la popolazione del comune ammontava a 5.128 abitanti; nei dieci anni successivi ebbe un leggero incremento fino alla somma di 5.271. Maggiore fu la crescita fra le due guerre, con 5.749 residenti nel 1921 e 5.831 nel 1931, di cui circa 1.300 nel capoluogo[2]. Anche Casola subì le violenze dei fascisti, che nel gennaio 1922 assassinarono, nella piazza che oggi porta il suo nome, il dirigente socialista Luigi Sasdelli.

La Seconda guerra mondiale si abbatté su Casola e la valle del Senio nell'ottobre 1944. Nella zona erano già operanti le formazioni partigiane organizzate nella 36ª Brigata Garibaldi "Alessandro Bianconcini". Casola divenne teatro di violenti e sanguinosi scontri tra gli Alleati, impegnati nello sfondamento della Linea Gotica, e l'esercito tedesco. L'abitato non fu risparmiato: il municipio e le scuole andarono totalmente distrutte; anche tutti i ponti più importanti furono distrutti dai tedeschi in ritirata, e per mesi Casola rimase totalmente isolata. L'offensiva finale fu sferrata nell'aprile 1945. La valle del Senio fu liberata dal Gruppo di Combattimento "Friuli", inquadrato nel X Corpo d'Armata britannico. Per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana, Casola Valsenio fu insignita della Croce di Guerra al Valor Militare.

Nel dopoguerra iniziò una faticosa opera di ricostruzione, segnata da profondi cambiamenti sociali ed economici resi più drammatici dal fenomeno, comune a gran parte degli Appennini settentrionali, dello spopolamento delle aree rurali. Nel secondo dopoguerra i residenti si sono dimezzati, a causa dell'emigrazione dalle zone collinari, scendendo in vent'anni da 5.757 (1951) a 3.389 (1971)[2]. Negli anni 1970 e 1980 si sono gettate le basi per un nuovo sviluppo fondato sull'integrazione tra agricoltura specializzata e di qualità, turismo e valorizzazione delle emergenze naturali e ambientali del territorio. È stata realizzata una zona artigianale in località Valsenio, a valle dell'abitato. Il decremento della popolazione è rallentato ma non è cessato del tutto, in quanto nel 1981 sono stati censiti 3.051 residenti, 2.930 nel 1991 e 2.842 nel 2001[2].

Il giorno 25 febbraio 2015 - dopo giorni di piogge intense e incessanti - alle ore 8.00 del mattino metà del campo da calcio dove disputa le proprie partite la squadra locale è rovinosamente franata a valle. Per fortuna in quel momento non si stavano svolgendo né partite né allenamenti. L'accaduto ha destato enorme impressione in paese e in tutta la Regione[7].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Casola Valsenio è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, è stato insignito della Croce di guerra al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale[8][9]:

Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Vivaio di fieri cittadini animati da profondo amor patrio ed ardente desiderio di libertà, coraggiosamente sostenne e alimentò la lotta contro il nemico oppressore. Sopportò con fermezza sacrifici e distruzioni, offrendo alla causa della Resistenza dolori, sangue e lutti»

Con questa motivazione e in esecuzione del decreto del Presidente della Repubblica, domenica 3 novembre 1985, nell’ambito della Festa dell’Unità Nazionale e della Giornata delle Forze Armate, in piazza del Popolo a Ravenna è stata consegnata al Comune di Casola Valsenio la Croce al valore militare per il contributo dato alla lotta partigiana.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Emergenze naturali e ambientali[modifica | modifica wikitesto]

  • Il territorio comunale, a nord, è attraversato dalla Vena del Gesso Romagnola, una spettacolare e imponente dorsale rocciosa che taglia trasversalmente le vallate che dall'Appennino scendono verso la pianura. Su questa area, che si estende tra le province di Ravenna e Bologna, la Regione Emilia-Romagna - con legge 21/2/2005 n.10 - ha istituito il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola su una superficie complessiva di ha 2.042.
  • Immediatamente fuori dal paese, lungo la strada provinciale che collega Casola Valsenio a Fontanelice, si può visitare il Giardino delle Erbe "Augusto Rinaldi Ceroni". Il Giardino delle erbe – di proprietà della Regione Emilia-Romagna – è stato inaugurato nel 1975 ed è intitolato al suo fondatore Augusto Rinaldi Ceroni. Si sviluppa su una superficie di 4 ettari, con una struttura a gradoni, dove sono coltivate circa 450 diverse specie ed essenze officinali. Il Giardino, che fa parte del circuito Museale della provincia di Ravenna, svolge un’importante funzione di conoscenza, valorizzazione e divulgazione della coltivazione e dell’uso delle piante officinali.

Patrimonio storico-architettonico[modifica | modifica wikitesto]

  • Vi si trova la villa Il Cardello, antica foresteria dell'Abbazia di Valsenio (risalente al XII secolo) nonché residenza del famoso poeta e scrittore Alfredo Oriani, dove morì il 18 ottobre 1909. Oggi, l'abitazione - monumento nazionale - è adibita a casa-museo dello scrittore; l'edificio è proprietà della Fondazione Casa di Oriani[10].
  • La Rocca medievale di Monte Battaglia risalente al XII secolo, è posta sulla sommità dell'omonimo monte, a 715 m s.l.m., nello spartiacque tra le vallate del Senio e del Santerno. Nella sua lunga storia è stata teatro di aspre contese e battaglie, da quella tra Goti e Bizantini nel VI secolo, fino ai drammatici e sanguinosi combattimenti del 1944 (dal 24 settembre all'11 ottobre), durante la seconda Guerra Mondiale. Luogo di memoria degli eventi bellici e della Guerra di Liberazione nazionale, la Rocca di Monte Battaglia è stata sottoposta a un'intensa opera di ripristino e restauro negli anni '80 del XX sec.
  • La Torre Civica: detta dell'Orologio, era in origine il campanile dell'antica chiesa di Santa Lucia, costruita tra il XIV e il XV secolo e appartenuta ai Domenicani. In seguito, l'ordine si spostò nella nuova chiesa arcipretale terminata nel 1559 (vedi infra). L'orologio venne collocato sul campanile nel 1560[11].

Abbazie e chiese del territorio casolano[modifica | modifica wikitesto]

L'Appennino casolano tra Romagna e Toscana
  • Abbazia di San Giovanni Battista in Valsenio. Fondata intorno all'anno Mille dai benedettini, fu in origine un monastero. La comunità monastica svolse un ruolo fondamentale per la storia religiosa ed economica della zona, poiché i benedettini si dedicarono alla bonifica dei terreni circostanti, favorendo l'introduzione di nuove colture, tra cui quella dell'ulivo. La presenza dei benedettini durò fino al XV secolo. Il complesso monastico, l'edificio più antico dell'alta valle del Senio, conserva l'aspetto tipico delle chiese romaniche maggiori: struttura a tre navate con abside semicircolare[12]. La chiesa è stata interessata da una campagna di scavo, avvenuta nel 2009, volta a recuperarne l'aspetto originario. Sono state riscoperte le vestigia della primitiva costruzione, databile tra tardo antico ed alto Medioevo: è stato rinvenuto il pavimento; inoltre sono state scoperte le fondazioni di due grandi colonne pilastrate, attribuibili anch'esse a una fase antica. Ciò ha fatto pensare all'esistenza di un ambiente sotterraneo, ancora più antico della chiesa fondata dai benedettini, di cui era ignota l'esistenza. Si è resa così necessaria una seconda campagna di scavi, avvenuta nel 2011.[13] Grazie al lavoro archeologico è stata riportata alla luce l'originaria cripta, risalente al VII secolo, ritrovata al di sotto dell'abside attuale. La pavimentazione si è presentata in lastre di pietra calcarea. È stata in parte rinvenuta anche la scala originale dalla quale si scendeva nella cripta. Inoltre sono stati ritrovati: l'antico frantoio dei monaci benedettini, in marmo rosso di Verona e una lastra marmorea d'epoca bizantina raffigurante una croce intrecciata sulla quale sono posati due uccellini.[14]
  • La chiesa arcipretale di Casola è dedicata a Santa Maria Assunta. Sorge lungo il ciglio che segue la riva sinistra del fiume Senio. Fu costruita nel XVI secolo grazie ai frati Domenicani insediatisi nel 1522; all'interno conserva pregevoli stucchi[11].
  • Altri luoghi di culto di particolare interesse storico-architettonico sono le pievi di Settefonti (restaurata nel primo decennio del XXI secolo) e di Sant'Apollinare in Castelpagano, con annesso il campanile romanico (situata al confine con il Comune di Palazzuolo sul Senio, 8 km a sud di Casola); infine le chiese di Prugno e Rivacciòla.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[15]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2013 la popolazione straniera residente era di 211 persone (7,9% della popolazione residente). Le nazionalità maggiormente rappresentate, in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente, erano:

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Casola Valsenio sono presenti nove parrocchie facenti parte della diocesi di Imola: Casola Valsenio (principale), S. Apollinare in Castel Pagano, Baffadi, Budrio-Petroso, Prugno, Renzuno-Bianco, Rivacciòla, S. Ruffillo e Valsenio, fra i cui parroci si ricorda il priore don Lorenzo Costa, che fu anche scrittore, nonché confessore di Alfredo Oriani.

Il santuario della Rivacciola è uno dei principali luoghi di devozione mariana della valle del Senio. L'immagine, un bianchetto in terracotta, era collocata originariamente in una celletta presso il fiume. Dal 1748, secondo la tradizione, le grazie concesse dall'immagine divennero numerose. Sul luogo è stato edificato il santuario. È invocata per le guarigioni da infermità. La sua ricorrenza cade la terza domenica di settembre.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istituzioni[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca comunale, che ha un patrimonio di 14 000 volumi, conserva due lasciti di personalità che hanno dato lustro a Casola Valsenio: il fondo "Giuseppe Pittano" (ovvero la biblioteca personale del grande studioso di linguistica) ed il fondo "Augusto Rinaldi Ceroni" (oltre 200 volumi di storia locale).

Mezzi d'informazione[modifica | modifica wikitesto]

  • Dal 1988 al 1990 Casola ha ospitato la sede dell'emittente locale Antenna 306.
  • A partire dagli anni '60 sono stati pubblicati diversi periodici, a diffusione esclusivamente locale, con lo scopo di promuovere il confronto e il dibattito politico-culturale: si segnalano in particolare "Il Compagno" (1973-1976), "Il Senio" (1982-1991), "AltaValle" (1999-2002).
  • Il mensile casolano Lo Specchio, è stato pubblicato ininterrottamente dal 1967 al 1995. Nel 1997 ha ripreso le pubblicazioni con la nuova testata Lo Spekkietto

Eventi e ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1993 si sono tenuti a Casola diversi «Incontri nazionali (ed internazionali) di speleologia»: «Nebbia» nel 1993, «Le Speleologie» nel 1995, «Speleopolis» nel 1997, «Millennium» nel 1999, «Scarburo!» nel 2006, (che ha registrato la presenza di 2850 partecipanti); «Geografi del Vuoto» nel 2010, dove si è raggiunta la quota di 3856 partecipanti. Durante questo evento, la Società Speleologica Italiana, ha riconosciuto Casola Valsenio, come "Speleopolis - Città Amica degli Speleologi", titolo che è stato affisso nelle entrate principali del paese. Nell'ottobre 2013 si è svolta «Underground», che ha registrato 3.539 partecipanti. Illustre ospite è stato lo speleologo Jean-Marie Chauvet, famoso scopritore della Grotta Chauvet. Nel novembre 2018 si è svolta "Nuvole" che ha registrato 3640 partecipanti[16].

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è attraversato dalla Strada provinciale 306R "Casolana Riolese", principale via di comunicazione da una parte, verso la pianura (e la Via Emilia) e, dall'altra, verso la Toscana.

Casola Valsenio non è attraversata dalla linea ferroviaria. I trasporti su rotaia verso la Toscana viaggiano lungo la linea transappenninica Faentina.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sindaci dal 1946[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1951 Filippo Pirazzoli PCI (Lista PCI-PSI-Indipendenti) Sindaco
1951 1958 Domenico Fiorentini PCI (Lista PCI-PSI-Ind.) Sindaco Rieletto Sindaco nelle elezioni del 1956, resta in carica fino al 1958
1958 1976 Amleto Rossini PCI (Lista PCI-PSI-Ind., poi PCI-PSIUP-Ind.) Sindaco È rieletto Sindaco nelle elezioni del 1960, 1964, 1970, 1975. Mantiene l'incarico fino al 1976.
1976 1990 Gianpaolo Sbarzaglia PCI (Lista PCI-PSI-Ind., poi PCI-Ind.) Sindaco Dopo l'elezione nel 1976, è rieletto Sindaco nelle elezioni del 1980 e del 4 giugno 1985
4 giugno 1990 23 aprile 1995 Franco Tronconi PSI (Pentapartito) Sindaco
24 aprile 1995 13 giugno 1999 Marino Fiorentini PRC (Lista di centrosinistra) Sindaco È il primo Sindaco eletto direttamente dai cittadini
14 giugno 1999 7 giugno 2009 Giorgio Sagrini DS, poi PD
(Lista di centrosinistra)
Sindaco Confermato il 15 giugno 2004.
8 giugno 2009 26 maggio 2019 Nicola Iseppi PD (Lista di centrosinistra) Sindaco Confermato il 26 maggio 2014
27 maggio 2019 in carica Giorgio Sagrini PD (Lista di centrosinistra) Sindaco

Unioni di comuni[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Casola Valsenio ha fatto parte fino al 2009 della Comunità montana Appennino Faentino. Dal 2009 al 2011 ha fatto parte dell'Unione dei comuni di Brisighella, Casola Valsenio e Riolo Terme e dal 1º gennaio 2012 è parte dell'Unione della Romagna Faentina.

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La società di calcio «A.C. Casola Valsenio» ha disputato in passato campionati dilettantistici regionali.[18] La sua attività viene continuata oggi dall'Associazione Sportiva Dilettantistica Nuova Casola, che si occupa principalmente del settore giovanile.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2020.
  2. ^ a b c d e f g h i Stefano Saviotti, Relazione storica illustrativa allegata al Piano strutturale comunale associato, Faenza 2009. Scaricabile dal sito web del comune (comune.faenza.ra.it).
  3. ^ Casola Valsenio 1216-2016, «Il nuovo Diario-Messaggero», 3 settembre 2016, pp. 27-29.
  4. ^ a b Pier Giacomo Rinaldi Ceroni e Andrea Padovani, Il card. Giovanni Soglia Ceroni. Servitore di cinque papi (PDF), su terontola.it. URL consultato il 16 luglio 2020.
  5. ^ Il Soglia portò alla luce il documento più antico che parla della storia di Casola, Ceroniae Gentis in Aemilia vetusta aliquot monumenta (1634) di don Domenico Mita, e lo fece stampare a Roma.
  6. ^ «Il nuovo Diario-Messaggero», 19 settembre 2015, p. 24.
  7. ^ il Resto del Carlino, Maltempo, Casola: il campo da calcio frana nel fiume Senio - il Resto del Carlino, su ilrestodelcarlino.it, 25 febbraio 2015. URL consultato il 23 agosto 2016.
  8. ^ Istituzioni decorate di croce di guerra (al valor militare), su istitutonastroazzurro.it.
  9. ^ La storia, su comune.casolavalsenio.ra.it.
  10. ^ Sito ufficiale, su fondazionecasadioriani.it. URL consultato il 25 maggio 2018.
  11. ^ a b Centro storico: edifici, luoghi e monumenti, su comune.casolavalsenio.ra.it. URL consultato il 13 giugno 2020.
  12. ^ I dintorni di Casola Valsenio [collegamento interrotto], su casolavalsenio.racine.ra.it. URL consultato il 23 maggio 2015.
  13. ^ Chiara Guarnieri (Soprintendenza Archeologica dell'Emilia-Romagna), Il nuovo Diario-Messaggero, 22 settembre 2012. Pag. 22.
  14. ^ Andrea Bertozzi, Valsenio, l'abbazia pronta a svelare i suoi antichi tesori, in Il nuovo Diario-Messaggero, 8 febbraio 2014.
  15. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  16. ^ NUVOLE Casola 2018: raduno internazionale speleo 1-4 novembre, su comune.casolavalsenio.ra.it. URL consultato il 21 novembre 2018.
  17. ^ L'originaria Comunità AGD, confluita nel 2017 nella Comunità Elan, era composta da 8 comuni: Chamboret, Chaptelat, Couzeix, Le Buis, Nantiat, Nieul, Saint-Jouvent e Thouron
  18. ^ Sito tuttocampo

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN147315596 · GND (DE16072726-1 · WorldCat Identities (ENlccn-nb2004304271
Romagna Portale Romagna: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di romagna