Umberto Ricci (partigiano)

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Umberto Ricci

Umberto Ricci detto "Napoleone" (Massa Lombarda, 18 gennaio 1923Ravenna, 25 agosto 1944) è stato un partigiano italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Studente di ragioneria, chiamato alle armi con il grado di sottotenente di complemento, entrò a far parte della Resistenza nel ravennate successivamente all'armistizio dell'8 settembre 1943.

Nonostante soffrisse di tisi, entrò a far parte dei GAP, assumendo il nome di battaglia "Napoleone": in tale ruolo, la sua prima azione importante fu l'esecuzione della sentenza di morte emessa dal CLN ravennate contro Alfredo Graldi, segretario del fascio repubblicano di Conselice, da lui ucciso nell'aprile 1944 assieme alle due guardie del corpo dopo aver loro sbarrato la strada con la bicicletta[1].

Per il suo coraggio ed ardimento nell'estate del 1944 fu designato dal comando della 28ª Brigata Garibaldi "M. Gordini" per la sostituzione di Walter Suzzi (Sputafuoco), comandante del "GAP volante" di Ravenna, a seguito della sua cattura e fucilazione. Era questo un gruppo di partigiani scelti per operazioni particolarmente rischiose e difficili, di cui facevano parte Giuseppe Bondi (Nopi), Fulvio Raffoni (Geppetto) ed il comandante Dino Rondoni (Pablo). Le azioni dei GAP volanti, in alcuni casi svolte anche all'insegna della sfrontatezza e dello sberleffo, determinarono un clima di insicurezza tra i militi nazifascisti della zona: assalti a posti di blocco, recupero di armi, esecuzione di gerarchi fascisti e torturatori.

È assieme a Nopi che Napoleone colpì mortalmente Primo Tabanelli, detto "S'ciantè"[2], fascista noto per il suo fanatismo, torturatore e assassino di Walter Suzzi.

Il 18 agosto 1944, a cavallo della sua bicicletta ed armato come sempre di una pistola "Glisenti", durante un incontro con la compagna Natalina Vacchi presso il "Ponte degli Allocchi" a Ravenna incrociò fortuitamente uno degli militi fascisti più spietati e sanguinari di Ravenna, Leonida Bedeschi, appartenente alla XXIX Brigata Nera "Ettore Muti", significativamente soprannominato dai suoi concittadini "Catìveria", nei cui confronti il CLN aveva da mesi emesso una sentenza di morte. Approfittando dell'occasione, ma esponendosi pericolosamente, Napoleone lo centrò con due colpi di pistola mentre passava a cavallo della sua moto, uccidendolo all'istante, ma durante la fuga fu intercettato da una pattuglia tedesca e consegnato ai militi repubblichini che lo rinchiusero alla "Sacca", ex sede di un circolo signorile. Qui venne torturato e seviziato, e pur riuscendo a fuggire fu nuovamente catturato.

Condannato a morte il 24 agosto del 1944, la sentenza fu eseguita il giorno seguente. La località prescelta per l'esecuzione fu un luogo in prossimità del medesimo Ponte degli Allocchi (in seguito chiamato Ponte dei Martiri .

Per rappresaglia all'uccisione di Bedeschi e di altri 6 fascisti repubblichini assieme a Napoleone vennero uccisi Domenico Di Janni (30 anni), Augusto Graziani (19 anni), Mario Montanari (29 anni), Michele Pascoli (39 anni), Raniero Ranieri, Aristodemo Sangiorgi, Valsano Sirilli (28 anni), Edmondo Toschi (40 anni), Natalina Vacchi (30 anni), Giordano Vallicelli (20 anni) e Pietro Zotti (22 anni); l'esecuzione venne ampiamente propagandata dalle autorità repubblichine di Ravenna come una reazione di "legittima difesa", tentando in particolare di discreditare la figura di "Napoleone" affermando che alcuni degli impiccati erano stati scoperti grazie alla sua delazione: ma il tono e il contenuto delle sue ultime lettere prima di essere ucciso comprovano la falsità di tale affermazione.

Il nome "Umberto Ricci" verrà successivamente assegnato ad un distaccamento della 28ª Brigata Garibaldi "Mario Gordini".

La personalità[modifica | modifica wikitesto]

Uomo di azione ma anche figura di intellettuale, nelle pause tra le missioni Umberto Ricci, taciturno, amava dedicarsi alla lettura. "Perché leggi tutti quei libri?" gli chiesero un pomeriggio i suoi compagni del GAP. "Io voglio sapere perché combatto - rispose - voglio sapere perché sparo."[3]

Nella lettera scritta nelle carceri di Ravenna il mattino del 23 agosto 1944, poche ore prima della esecuzione capitale, volle indicare il suo epitaffio:

Vorrei che nel marmo del mio tombino siano incise queste parole: QUI SOLTANTO IL CORPO - NON L'ANIMA MA L'IDEA - VIVE.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Giovane studente, ardito ed entusiasta nel combattere per la Liberazione della Patria, coraggioso anzi, temerario in numerose azioni di guerriglia, finiva col cadere in mani nemiche. Riusciva arditamente ad evadere, ma, subito ripreso, veniva lungamente e tormentosamente interrogato. Nulla però rivelava che potesse recare danno al movimento. Dinnanzi alla morte ormai certa e che gli veniva inflitta per impiccagione, manteneva per più giorni, contegno fiero e deciso dando bello esempio di esemplare fermezza.»
— 2 maggio 1953

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Franco Giannantoni e Ibio Paolucci, La bicicletta nella Resistenza: storie partigiane, in La Memoria, Varese, Arterigere, 2008, p. 11.
  2. ^ Elio Andreini, Saturno Carnoli: Camicie nere di Ravenna e Romagna: tra oblio e castigo, Artestampa, 2006. Per il significato di questo soprannome vedasi: "Sciantè" Archiviato il 12 maggio 2014 in Internet Archive.
  3. ^ G. Nozzoli, Quelli di Bulow, Editori Riuniti, 1957-2005

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Piero Malvezzi - Giovanni Pirelli, Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 - 25 aprile 1945), Collana Saggi n.150, Torino, Einaudi, 1952 (I ed.: gennaio; III edizione ampliata di 67 lettere: giugno 1952; V ed. riveduta e ampliata, 1954; VI ed. riv. e ampliata, 1955); Collana gli Struzzi n.43, 1973; Collana Einaudi Tascabili.
  • Guido Nozzoli, Quelli di Bulow. Cronache della 28ª Brigata Garibaldi, Editori Riuniti, 1957 (terza edizione: 2005).
  • Gianni Giadresco, Guerra in Romagna 1943-1945, Il Monogramma, Ravenna, 2004.
  • Eugenio Sideri, Napoleone, editore Fernandel, Ravenna, 2005.
  • Saturno Carnoli - Leonardo Guardigli, 25 agosto 1944 : la strage del Ponte degli Allocchi, Danilo Montanari, Ravenna, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]