Gianfranco Mattei

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Gianfranco Mattei

Gianfranco Mattei (Milano, 11 dicembre 1916Roma, 7 febbraio 1944) è stato un chimico, accademico e partigiano italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era il primo di sette tra fratelli e sorelle [1] (tra i quali Teresita, deputata Costitutente) proveniente da una famiglia dell'alta borghesia intellettuale milanese, di origine ebraica[2]. Si laureò brillantemente in chimica all'Università degli Studi di Firenze e subito dopo divenne assistente di Giulio Natta al Politecnico di Milano, venendo nominato docente di chimica analitica quantitativa presso lo stesso ateneo[1]. Da ricercatore si occupò di molecole polari e di detersivi sintetici[1].

Nel 1937 entrò a far parte attivamente del movimento antifascista milanese, negli stessi anni (1936-1938) frequentava il corso per allievi ufficiali. Nei mesi precedenti all'armistizio di Cassibile (1943) si occupò di tenere attivi i rapporti tra i gruppi partigiani fiorentini e milanesi, viaggiando spesso tra le due città[1]. Nel settembre 1943 lasciò Milano, costretto anche dal fatto che il padre, a Firenze già direttore della Confederazione Generale dell'Industria Italiana durante il periodo badogliano, era ricercato; si spostò collaborando con le formazioni partigiane nella zona di Lecco e della Valfurva, trasferendosi poi a Roma nel mese di ottobre[1].

Nella capitale realizzò, insieme con Giorgio Labò, quella che venne definita la "santabarbara" dei GAP presso una casa in via Giulia 25 bis[1][3][4][5]. I due, dopo aver realizzato ordigni esplosivi via via sempre più sofisticati, vennero sorpresi dalle SS il 1º febbraio 1944, in seguito a una delazione. Furono così tradotti presso il carcere di via Tasso, dove - il 6 e 7 febbraio - vennero a lungo torturati e ridotti in condizioni critiche di vita. Mattei scelse allora di suicidarsi, impiccandosi nella sua stessa cella usando la cintura dei pantaloni, per non tradire i propri compagni[1][5][6].

Il suo operato è ricordato in una canzone degli Stormy Six, Gianfranco Mattei, nell'album Un biglietto del tram (1975), dal ritornello «Gianfranco Mattei, la tua scienza è andata troppo in là».[7]

La sua ultima lettera, scritta ai propri genitori sul retro di un assegno, è riportata nel libro Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 - 25 aprile 1945)[5]. A Gianfranco e alla sorella Teresa nel 2017 a Sesto fiorentino è stata dedicata la Casa dello Studente presso il Polo Scientifico-Tecnologico dell'Università di Firenze.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Gianfranco Mattei, ANPI. URL consultato il 28 marzo 2018.
  2. ^ Robert Katz, Roma città aperta. Settembre 1943-giugno 1944, Il Saggiatore, 2009, pp. 204 e ss., ISBN 9788856500479.
  3. ^ Anthony Majanlahti, Amedeo Osti Guerrazzi, Roma occupata, 1943-1944: itinerari, storie, immagini, Il Saggiatore, 2010, pp. 105-106, ISBN 9788842816263.
  4. ^ Giorgio Labò (Lamberto), Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia. URL consultato il 30 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 21 settembre 2013).
  5. ^ a b c Gianfranco Mattei, Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia. URL consultato il 30 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 5 novembre 2013).
  6. ^ Alessandro Portelli, L'ordine è già stato eseguito: Roma, le Fosse Ardeatine, la memoria, Donzelli Editore, 1999, p. 179, ISBN 9788879894579.
  7. ^ Gianfranco Mattei, su ildeposito.org.

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