Giacomo Buranello

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Giacomo Buranello

Giacomo Buranello (Meolo, 27 marzo 1921Genova, 3 marzo 1944) è stato un partigiano italiano insignito della Medaglia d'oro al valor militare.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di famiglia di umili origini, fu seguito negli studi dalla madre che si appassionò con lui prima alle letture riguardanti il Risorgimento italiano. Buranello scrisse da studente del Liceo scientifico Gian Domenico Cassini nel suo diario, quando era ancora influenzato dalle idee mazziniane: «Ieri ho concluso che occorre sacrificarsi, che il sangue dei Martiri segna la strada più sicura alle idee; il nostro Risorgimento era fatto inevitabile già dopo i primi tentativi falliti e soffocati nel sangue [...] Occorre trasformare il pensiero e i sentimenti in azione [...] Ma prima di giungere al sacrificio supremo bisogna prepararsi, perché tale sacrificio possa effettuarsi ed abbia maggiore efficacia».[1].

Divenuto studente di ingegneria con Walter Fillak, aderì al PCI. Fu compagno di studi di Giorgio Issel al "Liceo scientifico Gian Domenico Cassini" di Genova. Dopo l'iscrizione alla Facoltà di ingegneria, nel marzo 1941 fu richiamato alla leva e fu inviato, con il grado di sergente, presso il 15º reggimento genio Chiavari, continuando nell'Esercito l'attività di propaganda che aveva iniziato da studente della facoltà. Per questo motivo nell'ottobre del 1942 Buranello, con Walter Fillak ed altri membri del Comitato antifascista di Sampierdarena, venne arrestato e incarcerato a Roma, nel carcere di Regina Coeli. Con la caduta del regime fascista venne scarcerato e riprese subito la lotta[2].

I GAP[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, assunse il comando dei GAP genovesi che il 28 ottobre 1943 a Sampierdarena ferirono gravemente il capomanipolo della MVSN Manlio Oddone (che morirà per le ferite il 31 ottobre)[3] con cinque colpi di rivoltella[4]. Nel dicembre del 1943 uccise nell'attuale Galleria Garibaldi una spia dell'OVRA che stava per farlo catturare e che già un anno prima l'aveva fatto arrestare proprio assieme a Fillak[1]. Il 13 gennaio 1944 una squadra Gap, di cui faceva parte anche Buranello, uccise in via XX Settembre un ufficiale tedesco e ne ferì un secondo[5]. Quest'ultima uccisione provocò la reazione tedesca che portò le autorità italiane a convocare il Tribunale speciale e a condannare a morte otto antifascisti detenuti i carcere per "attività antinazionale"[6]. La fucilazione venne eseguita il 14 gennaio 1944 da militari tedeschi, dopo che il plotone di carabinieri designato inizialmente ad eseguire la condanna a morte, si rifiutò di eseguire l'ordine[7].

Ormai noto alle forze dell'ordine, su direttiva del Partito comunista, fu inviato sulle montagna dell'entroterra ligure[8], dove comandò un distaccamento partigiano alle Capanne di Marcarolo[1].

La cattura[modifica | modifica wikitesto]

A Genova si stava preparando un imponente sciopero nelle fabbriche per il 1º marzo, concomitante con gli scioperi di Torino e Milano[9], cosicché il comandante partigiano fu rimandato in città per dare supporto armato[8] agli scioperanti. Ma lo sciopero fallì, e il 2 marzo 1944, mentre si trovava nel bar Delucchi in via Brigata Liguria incappò in un controllo di polizia. Tre agenti di polizia lo riconobbero[9] e gli si avvicinarono; uno di essi gli chiese i documenti ma Buranello, utilizzando la pistola che portava con sé, da sotto l'impermeabile aprì il fuoco contro i poliziotti[8], uccidendo sul colpo il vicebrigadiere Armando Graziano[10] e ferendo gravemente il maresciallo Cosimo Gravina[11]. Buranello si lanciò fuori del locale inseguito dal terzo agente, ma la fuga gli fu preclusa per l'intervento di un ufficiale della Guardia Nazionale Repubblicana Stradale[12] che intuita la situazione, inseguì Buranello con la macchina tagliandogli la strada[12]. Portato in questura, Buranello venne torturato in modo barbaro per molte ore, ma non disse niente sui compagni, sui recapiti e sulla struttura dei GAP[9]. Vista la tenacia del prigioniero, fu deciso di processarlo sommariamente e condannarlo a morte. All'alba del 3 marzo fu giustiziato davanti al plotone di esecuzione al forte di San Giuliano[12].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Fra i primi organizzatori e comandanti di GAP compì con leggendario ardimento importanti azioni di sabotaggio a Genova, Sestri e Sampierdarena malgrado la caccia spietata dei nazifascisti. Raggiunta la montagna per ordine dei suoi superiori, guidava instancabile il proprio reparto al combattimento. Conscio del pericolo, rientrava volontariamente in città per sostenere con le armi lo sciopero del marzo 1944. Affrontava da solo decisamente i nemici che lo avevano individuato abbandonandone tre. Dopo la cattura subiva stoicamente le più atroci torture senza farsi sfuggire alcuna rivelazione. Andava quindi serenamente incontro alla morte fiero di avere salvato col silenzio i propri compagni.[13]»
— Genova, Appennino Ligure, 1943-1944

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

La targa che dedica l'aula magna della Facoltà di Ingegneria a Giacomo Buranello

Negli anni settanta fu intitolata a Buranello l'Aula Magna della Facoltà di Ingegneria di Genova e una strada nel quartiere operaio di Sampierdarena.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Giacomo Buranello, ANPI.it. URL consultato il 13 giugno 2017..
  2. ^ Giacomo Buranello, Istituto ligure per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea. URL consultato il 13 giugno 2017..
  3. ^ Carlo Brizzolari, p. 321
  4. ^ Carlo Silvestri, p. 145
  5. ^ Carlo Brizzolari, p. 321
  6. ^ Carlo Brizzolari, p. 338
  7. ^ Carlo Brizzolari, p. 339
  8. ^ a b c Carlo Brizzolari, p. 343
  9. ^ a b c Giampaolo Pansa, Bella Ciao: Controstoria della Resistenza, Milano, Rizzoli, 2014, ISBN 978-88-58-67732-2..
  10. ^ 1944 Graziano Armando
  11. ^ 1945 Gravina Cosimo
  12. ^ a b c Carlo Brizzolari, p. 344
  13. ^ Sito quirinale scheda 13572

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Simonelli, Giacomo Buranello, primo comandante del Gap di Genova, De Ferrari, 2002.
  • Carlo Brizzolari, Genova nella seconda guerra mondiale, una città nella resistenza (1943-'45), Valenti Editore, Genova, 1978
  • Carlo Silvestri, Mussolini, Graziani e l'antifascismo, 1943-1945, Longanesi, 1949,

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]