Sport in Giappone

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Sport più popolari in Giappone (2012)[1]
Sport %
Baseball
  
45,9
Calcio
  
30,2
Golf
  
16,5
Sumo
  
16,3
Pugilato
  
8,4
Motori
  
7,6
Wrestling
  
3,7
Altri
  
4,2

Lo sport in Giappone è considerato come una parte importante della cultura giapponese. Gli sport più diffusi e popolari comprendono sia sport individuali quali il sumo e le arti marziali, sia sport di squadra importati dalla cultura occidentale quali il baseball e il calcio.

Il sumo è considerato lo sport nazionale del Giappone. Il baseball è stato introdotto nel Paese dagli americani nel XIX secolo; il campionato della Nippon Professional Baseball è la più grande lega sportiva professionistica del Giappone. Le arti marziali come il judo, il karate e il kendo sono anch'esse ampiamente praticate e hanno un buon seguito di appassionati nel Paese. Il calcio ha acquisito vasta popolarità fin dalla fondazione della Japan Professional Football League nel 1992. Altri sport popolari includono il pattinaggio artistico, il golf e gli sport motoristici, in particolare l'automobilismo.

Sport popolari[modifica | modifica wikitesto]

Sport di squadra[modifica | modifica wikitesto]

Baseball[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campionato giapponese di baseball e Nazionale di baseball del Giappone.

Il baseball (野球 puro yakyū?) è uno degli sport più popolari in Giappone.[2][3][4] Lo sport venne introdotto nella prima metà del 1870 dall'insegnante statunitense Horace Wilson,[4] mentre la prima società denominata Shimbashi Athletic Club fu formata nel 1878 da Hiroshi Hiraoka, uno studente giapponese che aveva vissuto per un certo periodo negli Stati Uniti.[5] Durante il periodo che va dal 1890 al 1902, una squadra di una scuola superiore di Tokyo giocò, e spesso sconfisse, un team composto da residenti americani a Yokohama; la pubblicità derivata da questi successi contribuì a rendere il baseball uno degli sport occidentali più popolari in Giappone.[4] Col passare degli anni e la nascita di nuove società venne organizzato il primo campionato professionistico nel 1922. Prima di allora molti incontri venivano organizzati nelle università e lo sport si diffuse di conseguenza tra i giovani. Il campionato professionistico del 1923 fallì per ragioni economiche, da allora fino alla nascita della Japanese Baseball League del 1934 i campionati professionistici si formavano e fallivano a più riprese, ma intanto i campionati universitari erano ben organizzati. La JBL durò fino al 1950, anno in cui venne istituita la Nippon Professional Baseball, campionato tuttora esistente e molto competitivo, al punto che molti giocatori che si sono formati in quel campionato, tra cui Ichiro Suzuki, sono divenuti star del baseball MLB.[5] Durante la stagione (da aprile ad ottobre) le competizioni vengono trasmesse in televisione con grande seguito di spettatori.[3]

I due circuiti del campionato di baseball giapponese sono la Central League (Sentoraru Rīgu) e la Pacific League (Pashifikku Rīgu); le due squadre vincitrici uscite dai circuiti si sfidano in una serie di sette partite denominate Japan Series (Nippon Shiriizu), le quali stabiliscono la squadra campione del Giappone. Rispetto al baseball americano, quello giapponese si distingue per alcune caratteristiche tecniche: la palla è di dimensioni più piccole, la zona di strike e il piano di gioco sono anch'essi differenti.[3]

La Nazionale di baseball giapponese vanta numerosi successi continentali e internazionali nelle varie competizioni, tra cui i 16 titoli nel Campionato asiatico di baseball, 2 vittorie nell'International Cup, 2 vittorie nella World Baseball Classic, una vittoria nel torneo di baseball dei Giochi asiatici del 1994, un secondo posto nella Coppa del mondo del 1982 e un secondo posto ai Giochi olimpici del 1996.

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nazionale di calcio del Giappone, Nazionale di calcio femminile del Giappone, Campionato giapponese di calcio e Campionato giapponese di calcio a 5.

La Japan Football Association, l'organo di governo del calcio giapponese, fu fondata nel 1921. A causa della guerra, solo nel 1950 fu permesso al Giappone di entrare negli organi della FIFA, federazione mondiale di questo sport. Grazie a questo, il Paese fu in grado di inviare la sua prima selezione alle qualificazioni per la Coppa del Mondo del 1954. Dopo un periodo difficile, nel 1960 la squadra nazionale giapponese ingaggiò l'allenatore tedesco Dettmar Cramer, il quale riorganizzò secondo un programma più rigido la squadra nipponica. Con il suo aiuto la selezione raggiunse gli ottavi di finale ai Giochi olimpici di Tokyo del 1964, vincendo inoltre la medaglia di bronzo ai Giochi di Città del Messico quattro anni dopo. Sotto sollecitazione di Cramer, il Giappone organizzò anche il suo primo campionato nazionale, la Japan Soccer League.[6]

La JSL rimase il campionato nazionale fino al 1980, quando le sempre più pressanti richieste di organizzare una lega professionistica ebbero il sopravvento. La J. League, primo campionato professionista della nazione, debuttò con i primi incontri nel 1993. Successivamente il calcio giapponese ha fatto passi da gigante. Nel 1998 la squadra giapponese ha raggiunto per la prima volta le fasi finali della Coppa del Mondo, mentre nel 2002, il Giappone ha ospitato insieme alla Corea del Sud le fasi finali del campionato mondiale.[6] La squadra maschile vanta il numero maggiore di vittorie nella Coppa delle nazioni asiatiche, quattro, ottenute nel 1992, 2000, 2004 e 2011. La squadra femminile ha vinto nel 2011 il campionato del mondo di categoria, battendo ai calci di rigore la selezione americana e aggiudicandosi il primo titolo;[7] le ragazze giapponesi hanno anche conquistato la medaglia d'argento ai giochi di Londra nel 2012.[8]

Tra gli atleti che hanno fatto la storia del calcio giapponese figurano Kunishige Kamamoto, che aiutò la squadra a conquistare la medaglia di bronzo alle olimpiadi del 1968, Kazuyoshi Miura, il primo giapponese a vincere il premio di giocatore asiatico dell'anno, i nippo-brasiliani Ruy Ramos, Tulio e Alex, Shunsuke Nakamura e Hidetoshi Nakata, il quale aiutò la squadra italiana della AS Roma a vincere il campionato nel 2001.[9]

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campionato giapponese di pallavolo femminile, Campionato giapponese di pallavolo maschile, Nazionale di pallavolo femminile del Giappone e Nazionale di pallavolo maschile del Giappone.
La nazionale giapponese di pallavolo femminile festeggia la conquista del bronzo ai giochi della XXX Olimpiade.

La pallavolo in Giappone ebbe origine nel 1908 grazie all'operato di Hyozo Omori, diplomato alla YMCA International Training School (Springfield College), il quale introdusse la pallavolo all'associazione YMCA di Tokyo. Circa vent'anni più tardi, nel 1927, fu fondato l'attuale organo di governo della pallavolo giapponese, la Japan Volley Association (JVB) la quale si unì alla FIVB nel 1951.[10] Inizialmente in Giappone era diffuso il sistema di gioco a nove giocatori piuttosto che quello a sei, e con questo sistema vinse i primi campionati asiatici che si tennero a Tokyo nel 1955, prima di passare definitivamente al sistema di gioco a sei giocatori.[10][11]

I primi successi arrivarono per merito della nazionale femminile che si aggiudicò la medaglia d'oro alla Olimpiadi del 1964, disputatesi nella capitale giapponese. Tre anni più tardi il Giappone ospitò anche il campionato mondiale femminile per la prima volta. Nella stesso anno prese il via ufficialmente il primo campionato giapponese di volley con il sistema di gioco a sei giocatori. Nel 1972 la nazionale maschile vinse la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Monaco, mentre quella femminile a quelle di Montreal, quattro anni dopo. Nel 1977 in Giappone si tenne per la prima volta il campionato mondiale maschile.[10]

Negli ultimi anni le nazionale femminile si è distinta per importanti risultati quali la conquista della medaglia di bronzo al campionato mondiale 2010,[10] centrando lo stesso traguardo ai giochi olimpici di Londra nel 2012.[12]

Pallacanestro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nazionale di pallacanestro del Giappone e Bj league.

Grazie all'exploit di Yūta Tabuse e Takuya Kawamura nel campionato americano NBA, la pallacanestro è diventata uno sport molto popolare in Giappone.[13] La nazionale giapponese ha partecipato 26 volte su 27 edizioni al FIBA Asia Championship vincendo due volte nel 1965 e nel 1971.[14] Il Giappone inoltre ha ospitato il campionato mondiale di pallacanestro 2006 nelle città di Hamamatsu, Hiroshima, Saitama, Sapporo e Sendai.

Rugby a 15[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nazionale di rugby a 15 del Giappone.

Il rugby a 15 in Giappone gode di buona popolarità. Vi sono infatti 1 522 club di rugby ufficiali, 122 368 giocatori (di cui 4 659 sono donne), 4 545 arbitri, e la squadra nazionale giapponese veleggia tra i primi quindici posti del ranking mondiale.[15] In una riunione speciale della IRB tenutasi a Dublino il 28 luglio 2009, il Giappone è stato annunciato come Paese ospitante della Coppa del Mondo di rugby 2019,[16][17] con le partite più importanti previste negli stadi di Yokohama, Osaka e Tokyo.

Sport individuali[modifica | modifica wikitesto]

Due lottatori di sumo durante un incontro.

Sumo[modifica | modifica wikitesto]

Le origini del sumo (相撲?), lo sport nazionale del Giappone,[18] risalgono agli inizi del VI secolo, sviluppatosi dalle radici degli antichi riti religiosi scintoisti e dalle preghiere in richiesta di raccolti abbondanti. Lo sport in principio era più ruvido rispetto alla versione moderna, con la presenza di elementi di combattimento simili alla boxe e al wrestling. I primi gruppi professionistici cominciarono a formarsi nei primi anni del XVII secolo.[19][20]

Quasi 700 lottatori sono registrati alla Japan Sumo Association (Nihon Sumō Kyōkai), organo di governo dello sport, dei quali una cinquantina sono stranieri, soprattutto della Mongolia.[19] Divisi sommariamente in nove categorie, i lottatori vengono promossi o retrocessi a seconda delle loro performance durante l'anno nei sei principali grandi tornei.[19] Tre di questi tornei si svolgono a Tokyo (gennaio, maggio, settembre), uno ciascuno a Osaka (marzo), Nagoya (luglio) e Fukuoka (novembre),[20] e hanno la durata di quindici giorni ciascuno.[21]

Il mondo del sumo è strettamente gerarchico. I lottatori appartengono a una delle circa cinquanta “scuderie” presenti e gli stipendi variano a seconda del ranking. Solo quelli che gareggiano nelle prime cinque categorie possono ambire a normali retribuzioni, mentre uno yokozuna (横綱? il campione in carica) può arrivare a guadagnare circa 2 800 000 yen (circa 24 000 euro) al mese.[19]

Arti marziali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arti marziali giapponesi.
Un incontro tra due kendoka.

Le arti marziali giapponesi rappresentavano le tecniche di allenamento al combattimento dei samurai nel Giappone del Medioevo. Il termine “marziale” sta infatti ad indicare l'atto di combattere o lottare. Tali pratiche di combattimento furono importate originariamente in Giappone dalla Cina, e affinate fino a dare vita a nuove scuole.[22][23] Tra gli innumerevoli stili presenti, le cinque arti di combattimento principali e più popolari sono il kendo (la via della spada), il karate (la via della mano vuota), l'aikido (la via dell'armonia dello spirito), il kyudo (la via dell'arco) e il judo (la via della gentilezza).[24]

Kendo[modifica | modifica wikitesto]

Il kendo (剣道?) è l'arte marziale della scherma giapponese. Dal 1975 il principio alla base del kendo è quello di «disciplinare il carattere umano attraverso l'applicazione dei principi della katana», come dichiarato dalla All Japan Kendo Federation (AJKF). I praticanti di kendo sono chiamati kendoka (colui che pratica il kendo) o kenshi (spadaccino). Quest'ultimo termine può essere applicato anche ad altri praticanti di arti tradizionali giapponesi che fanno uso di una spada.[25] Circa 8 milioni di persone in tutto il mondo praticano il kendo, dei quali 7 milioni risiedono in Giappone,[25] tra questi 1 429 718 membri (tra cui 401 121 donne) sono registrati alla AJKF e di questi circa la metà sono graduati con uno dei dieci dan.[26]

Karate[modifica | modifica wikitesto]
Il karateka Kancho Kanazawa.
La finale maschile dell'All Japan Judo Championships del 2007.

Il karate (空手?) è la trascrizione fonetica di una parola giapponese che significa “mani vuote”. È generalmente usata per descrivere le arti di combattimento che includono pugni e calci, nell'atto di colpire o bloccare un attacco. Una persona che pratica il karate è chiamato karateka. La World Karate Federation (WFK), l'ente organizzatrice principale per il karate, è riconosciuta dal CIO (Comitato olimpico internazionale) e dispone di 178 Paesi membri.[27] Web Japan (patrocinato dal Ministero degli Affari Esteri) stima che ci siano 50 milioni di praticanti in tutto il mondo,[28] mentre per la WFK il numero raggiunge i 100 milioni di praticanti.[29] Nel 2009, in occasione della 121ª riunione del CIO, il karate non ha ricevuto il numero necessario di voti per essere riconosciuto come sport olimpico.[30]

Aikido[modifica | modifica wikitesto]

L‘aikido (合気道?) nella sua forma attuale fu ideato da Morihei Ueshiba (1883-1970).[31] L‘aikido consiste principalmente nel sfruttare la debolezza di un avversario nei suoi punti più scoperti quali articolazioni del polso e del braccio. I praticanti dell'aikido non combattono in tornei competitivi e la tecnica della pratica mette l'accento sull'autodifesa, la quale è il motivo principale per cui è molto popolare tra le donne.[28] Questa disciplina, oltre ad essere praticata a mani nude contro uno o più avversari, può essere praticata anche con alcune armi bianche tradizionali giapponesi quali bokken (spada di legno), (bastone) e tanto (pugnale).[31]

Kyudo[modifica | modifica wikitesto]

Il kyudo (弓道?), l'arte giapponese del tiro con l'arco, nacque nel corso del periodo feudale del Giappone come arte di combattimento. Con la fondazione della All Japan Kyudo Federation nel 1949, la disciplina fu riscoperta come sport,[28] e nel 2012 i membri iscritti raggiungevano le 130 000 persone.[32] La differenza tra il tiro con l'arco occidentale e il kyudo sta nell'importanza che la forma e la grazia dei movimenti rivestono nella versione giapponese. In alcune gare, questo aspetto viene preso particolarmente in considerazione nei concorrenti.[28]

Judo[modifica | modifica wikitesto]

Il judo (柔道?), forse l'arte marziale giapponese più conosciuta, ha un sistema basato sui principi moderni dell'atletica leggera con l'aggiunta di particolari regole per consentire di effettuare prese alle braccia o al collo su un tappeto, mentre l'obiettivo finale è quello di sfruttare la forza dell'avversario a proprio vantaggio, piuttosto che opporsi. La World Judo Federation nacque nel 1952, mentre Tokyo ha ospitato il primo mondiale di judo nel maggio 1956. Nel 1964, in occasione delle Olimpiadi di Tokyo, fece il suo debutto come sport olimpico, e attualmente è praticato da 5 milioni di persone in tutto il mondo.[28]

Golf[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Japan Golf Tour.

In Giappone il golf è uno degli sport più praticati, con il numero di golfisti attivi che si aggira tra 9 e i 12 milioni[33][34] (numero secondo solo agli Stati Uniti) e circa 2 350 campi. A causa dei costi elevati e della mancanza di un numero adeguato di club pubblici, il golf sembra essere uno sport quasi esclusivamente per i cittadini benestanti, soprattutto manager, in quanto le aziende sono proprietarie della maggior parte delle quote dei circoli privati. Per i cittadini comuni, oltre ai pochi campi pubblici che risultano essere sovraffollati e richiedono prenotazioni con oltre un mese di anticipo rispetto alla partita, sono a disposizione i cosiddetti “campi pratica”. Si tratta di strutture circondate da reti altissime dove i giocatori possono andare ad allenarsi. La sola Tokyo ne conta quasi 100. Si va dalle 20 postazioni e 50 yards del Yaguchi Golf Center alle 300 piazzole con 250 yards di lunghezza del Lotte Kasai Golf.[35]

Sport motoristici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gran Premio del Giappone, Super GT, Super Formula, 1000 km di Suzuka, 8 ore di Suzuka e All Japan Road Race Championship.
Kamui Kobayashi alla guida della Sauber nel 2012.
Automobilismo[modifica | modifica wikitesto]

L'automobilismo riveste un ruolo importante nello sport giapponese grazie alla presenza di numerosi circuiti di corsa che negli anni hanno ospitato prestigiose competizioni automobilistiche. Tra queste vi è il Circuito del Fuji nella prefettura di Shizuoka, ai piedi del Monte Fuji, il quale ha ospitato il Gran Premio del Giappone di Formula Uno la prima volta nel 1976, per poi ospitarlo, a distanza di 30 anni, nel 2007 e nel 2008. Il circuito ha inoltre ospitato il Campionato del Mondo Sport Prototipi negli anni ottanta. Dal 1987, il Gran Premio del Giappone si è tenuto ogni anno sul Circuito di Suzuka, a sud di Nagoya, nella prefettura di Mie.[36][37]

Tra i piloti più famosi vi sono Kamui Kobayashi, il quale dopo gli esordi in GP2 Series e nella GP2 Asia Series ha esordito nel 2009 nel campionato di Formula Uno alla guida della Toyota,[38] per poi passare alla Sauber nel 2010;[39] Takuma Sato, il quale dopo un inizio di carriera in Formula Uno alla guida della Jordan, della BAR e della Super Aguri è passato alla categoria della IndyCar Series nel 2010;[40] Sakon Yamamoto alla guida di diverse autovetture in Formula Uno tra il 2006 e il 2010, attualmente test driver alla Marussia;[41] e Kazuki Nakajima alla guida della Williams tra il 2007 e il 2009, attualmente sviluppatore e pilota della vettura LMP1 ibrida della Toyota per la 24 Ore di Le Mans.[42] Tra i marchi che hanno esordito in Formula Uno si ricordano, oltre le già citate Toyota e Aguri Suzuki, la Honda, la Kojima e la Maki.

Motociclismo[modifica | modifica wikitesto]

Nel motociclismo sono numerosi i piloti giapponesi che hanno esordito nei vari campionati professionistici, tra loro si ricorda Daijiro Kato, campione del mondo nella categoria 250cc del motomondiale nel 2001,[43] deceduto in seguito a un incidente durante il Gran Premio motociclistico del Giappone 2003.[44][45] In seguito all'incidente, il Gran Premio del Giappone non si è più svolto sul Circuito di Suzuka.[43] Altri famosi piloti che si sono messi in mostra nella Moto GP sono Tetsuya Harada, Noboru Ueda, Haruchika Aoki e Tomoyoshi Koyama. Tra i marchi, le case motociclistiche giapponesi la fanno da padrone con un totale di 132 campionati vinti, di cui 61 dalla Honda, 47 dalla Yamaha, 15 dalla Suzuki e 9 dalla Kawasaki.[46]

Wrestling[modifica | modifica wikitesto]

Il wrestler Go Shiozaki.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Puroresu.

Puroresu (プロレス?), traslitterazione di professional wrestling, è il termine utilizzato per lo stile e il genere predominante del wrestling sviluppatosi in Giappone, assai diverso dallo stile del wrestling occidentale. Infatti in Giappone gli incontri vengono considerati come combattimenti legittimi, e molti lottatori giapponesi hanno una formazione in una o più discipline di arti marziali. Per questo motivo i combattimenti risultano molto spettacolari e imprevedibili, grazie soprattutto all'assenza di storyline studiate a tavolino.

Pugilato[modifica | modifica wikitesto]

La pattinatrice Shizuka Arakawa.

La storia della boxe in Giappone ha avuto inizio nel 1854, quando Matthew Perry sbarcò nella città di Shimoda subito dopo la Convenzione di Kanagawa. A quel tempo, i marinai americani erano spesso impegnati in combattimenti a bordo delle loro navi, con i pugni avvolti in guantoni di pelle sottile. Fu il primo esempio di pugilato trasmesso in Giappone. Inoltre, un lottatore di sumo chiamato Tsunekichi Koyanagi fu convocato dallo shogunato dell'epoca, il quale gli ordinò di combattere contro un pugile e un wrestler provenienti dagli Stati Uniti. Furono disputati tre incontri, con diversi stili di arti marziali, i quali videro la vittoria schiacciante di Koyanagi.[47] Tra gli atleti più importanti figurano Ryōta Murata, vincitore della medaglia d'oro ai Giochi olimpici di Londra del 2012 nella categoria pesi medi, e Takao Sakurai, vincitore della medaglia d'oro ai Giochi olimpici di Tokyo del 1964 nella categoria pesi gallo.[48]

Pattinaggio artistico[modifica | modifica wikitesto]

In Giappone il pattinaggio artistico su ghiaccio è uno sport di grande rilevanza nazionale. I pattinatori giapponesi, tutti di ottimo livello e con diversi titoli internazionali nel loro carniere, in patria sono delle vere e proprie star, che incassano milioni di euro tra pubblicità e sponsor, e spesso sono protagonisti di ospitate nelle tv pubbliche nazionali.[49] Tra gli atleti più famosi vi sono Mao Asada e Daisuke Takahashi, entrambi campioni del mondo, Takahiko Kozuka, Nobunari Oda, Miki Andō e Shizuka Arakawa, quest'ultima vincitrice della medaglia d'oro alle Olimpiadi invernali di Torino del 2006.[49][50]

Molti grandi eventi di pattinaggio di figura si tengono regolarmente in Giappone. L'NHK Trophy, facente parte del Grand Prix ISU di pattinaggio di figura, si tiene ogni anno in diverse città del Giappone dal 1979. Nel corso del 2009, si è tenuto il primo Campionato del Mondo ISU di pattinaggio di figura a Tokyo, un evento che si terrà ogni due anni. Insieme a Paesi come gli Stati Uniti, il Canada e la Russia, il Giappone è ampiamente considerato come uno dei Paesi leader in questo sport.[51]

Sport emergenti e sport nati in Giappone[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli sport emergenti che hanno preso piede negli ultimi anni in Giappone c'è sicuramente il bandy. La Japan Bandy Federation è stata fondata nel 2011 e nello stesso anno è entrata a far parte della Federation of International Bandy,[52] inviando già nell'anno successivo un selezione nazionale ai campionati mondiali di bandy tenutisi in Kazakistan.[53] È in programma la costruzione di una arena da bandy simile all'arena kazaka di Medeo, con numerose città interessate ad ospitare il campionato.[54] Il bandy sarà inoltre incluso nel programma dei Giochi asiatici invernali 2017.[55]

Tra gli sport originari del Giappone ci sono l'ekiden (un tipo di corsa con staffetta), il quale ebbe origine nel Paese nipponico nel 1917,[56] il keirin (ciclismo su pista) nel 1948,[57] il soft tennis alla fine del XIX secolo[58] e il torneo di K-1 (torneo che permette ai concorrenti di utilizzare diverse specialità di arti marziali) che vide la nascita nel 1980 a Tokyo.[59]

Il Giappone ai Giochi olimpici[modifica | modifica wikitesto]

Cerimonia d'apertura dei XVIII Giochi Olimpici tenutisi a Tokyo.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giappone ai Giochi olimpici, Giochi della XVIII Olimpiade, Giochi della XXXII Olimpiade, Giochi olimpici invernali 1972 e Giochi olimpici invernali 1998.

Il Giappone ha ospitato i Giochi olimpici in quattro occasioni. Nel 1964 fu il Paese organizzatore della XVIII Olimpiade estiva a Tokyo, la prima olimpiade disputata nel continente asiatico,[60] per il quale il Giappone spese una cifra pari a 620 milioni di euro per allestire impianti, strutture e infrastrutture che parvero tutte all'altezza della situazione.[61] La cerimonia d'apertura fu officiata dall'imperatore Hirohito, mentre l'ultimo tedoforo, Yoshinori Sakai, fu uno studente nato ad Hiroshima il 6 agosto 1945, il giorno del lancio della bomba atomica sul Giappone.[60] Inoltre il Giappone ospiterà i Giochi della XXXII Olimpiade che si svolgeranno nel 2020 nella capitale Tokyo.[62]

Nel 1972 e nel 1998 il Paese ospitò le olimpiadi invernali, rispettivamente nelle città di Sapporo e Nagano. I Giochi di Sapporo furono anche i primi a svolgersi al di fuori dell'Europa o degli Stati Uniti, e i primi nei quali il Giappone vinse una medaglia d'oro ai Giochi olimpici invernali: la conquistò Yukio Kasaya, nel salto con gli sci, mentre i suoi compagni di squadra Akitsugu Konno e Seiji Aochi vinsero rispettivamente l'argento e il bronzo completando il podio.[63] Nel 1998 le Olimpiadi invernali ritornarono in Giappone dopo 26 anni, la cerimonia fu officiata dall'imperatore Akihito mentre l'ultimo tedoforo fu la pattinatrice Midori Ito.[64]

Ai giochi estivi il Giappone ha conquistato 398 medaglie in totale (130 ori, 126 argenti e 142 bronzi) ottenendo i maggiori risultati nel judo, nella ginnastica (grazie ad atleti quali Kōhei Uchimura e i fratelli Kazuhito e Yusuke Tanaka), nella lotta, nel tennis tavolo, nella pallamano e nel nuoto, grazie soprattutto alle prestazioni del ranista Kosuke Kitajima, il quale vinse la medaglia d'oro nei 100 e nei 200 metri rana sia ad Atene 2004 sia a Pechino 2008. Nei giochi olimpici invernali le medaglie vinte sono 37 (9 ori, 13 argenti e 15 bronzi) con i maggiori successi ottenuti nel salto con gli sci.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]