Scienza e tecnica islamiche

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Le opere di scienza e tecnica islamica sono l'opera dell'ingegno umano prodotte ed esercitate in tutto il mondo musulmano.

Esse presentano tuttavia alcune caratteristiche culturali che non sono necessariamente d'ordine religioso.

L'età d'oro della scienza musulmana (VIII secolo-XIV secolo)[modifica | modifica sorgente]

Con il termine "scienza islamica" e "tecnica islamica" ci si riferisce al prodotto della sensibilità o della riflessione razionale non solo dei musulmani ma anche dei cristiani, degli israeliti o dei zoroastriani che vivevano (e tuttora in parte vivono) sotto la dominazione politica islamica.[1]
A tali minoranze, anzi, va riferita parte non secondaria della produzione artistica e scientifica impropriamente definita "islamica" (che dovrebbero semmai essere definita "di area islamica").
Alcuni esempi a tal proposito sono i medici della famiglia nestoriana dei Bakhtīshū‘ (che operarono nella Casa della Sapienza abbaside) e l'ebreo Maimonide.

Per "scienza islamica" s'intende quindi l'insieme delle diverse discipline scientifico-matematiche (fisiche, chimiche, e quant'altro) sviluppatesi in ambito geopolitico musulmano e generalmente formalizzate in arabo o (più raramente) in un'altra lingua parlata nel mondo islamico (ad esempio persiano, turco o hindustano).

Tali discipline del pensiero umano si sono prevalentemente sviluppate nel Medioevo cristiano (categoria storiografica che è impossibile applicare alla cultura islamica coeva che viveva il suo periodo di massimo fulgore, tanto che è invalso l'uso tra gli studiosi specialisti di parlare del periodo che va dall'VIII al XIV secolo come dell'età d'oro della scienza musulmana.

Il califfato degli Abbasidi durante il periodo della sua massima espansione (intorno all'anno 850).

I primi passi della cultura scientifica furono mossi infatti nella seconda metà del VII secolo a Damasco, sotto gli ultimi Omayyadi per svilupparsi poi a Baghdad con i primi Abbasidi. Gli Abbasidi in particolare furono convinti sostenitori dell'opportunità di far proprio il pensiero delle culture assoggettate (per molti versi assai più progredite del relativamente povero mondo arabo), che si trattasse di cultura greca, copta, ebraica, persiana, indiana e persino cinese. I primi indispensabili passi furono perciò quelli di stimolare e proteggere l'attività traduttoria, volgendo in lingua araba opere classiche dell'antichità, tanto nel campo della fisica, della matematica, dell'astronomia, della medicina e delle scienze naturali (botanica, zoologia, mineralogia). Tali traduzioni contribuirono alla nascita di una cultura araba "classica"[2] fungendo da volano per il successivo autonomo lavoro di ricerca di studiosi musulmani e furono di importante ausilio anche per il più tardo Rinascimento italiano ed europeo, che senza l'opera dei traduttori d'ambito islamico non avrebbero potuto conoscere tanti testi della sapienza antica che in ambito latino si erano quasi del tutto perduti.

Personalità scientifiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elenco di scienziati e studiosi del mondo arabo-islamico.

Alcuni studiosi dell'età d'oro della scienza musulmana furono:

  • i fratelli Abu Ja'far Muhammad ibn Mūsā ibn Shākir, Ahmad ibn Mūsā ibn Shākir e al¬Hasan ibn Mūsā ibn Shākir, chiamati "Banu Musa"; essi si dedicarono alla traduzione in arabo di antichi testi, studiarono la geometria dei coni e delle ellissi e svolsero calcoli astronomici; a loro si deve il "Libro dei meccanismi ingegnosi" (in arabo كتاب الحيل Kitab al-Hiyal);[3][4][5]
  • al-Kindi (801–873) si dedicò alla traduzione di testi dal greco antico all'arabo, svolse studi sulla crittografia e scrisse un testo sullo spazio, il tempo e i moti relativi;[6]
  • Hunayn ibn Ishaq (809–873) tradusse molte opere dal greco antico all'arabo e si dedicò alla medicina, in particolare scrisse un trattato sull'occhio;
  • Abbas ibn Firnas (810–887) mise a punto un particolare vetro trasparente utilizzato per costruire recipienti per bevande e lenti d'ingrandimento o per il miglioramento della vista; inoltre è conosciuto per essere sopravvissuto ad un tentativo di volo controllato;[7]
  • Thabit ibn Qurra (835–901), autore di traduzioni dal greco di testi sulla matematica e l'astronomia; a lui si deve la risoluzione di un problema di scacchi che coinvolgeva serie esponenziali;[8]
  • al-Khwarizmi (VIII-IX secolo) fu un matematico, geografo e astronomo; a lui si deve l'adozione del sistema di numerazione arabo a partire dal sistema di numerazione indiano; a lui si deve inoltre lo sviluppo dell'algebra e introdusse metodi di semplificazione delle equazioni;
  • al-Battani (850–922) diede il suo contributo all'astronomia calcolando in maniera accurata la durata di un anno solare e contribuendo alla scrittura di tavole astronomiche (dette "zij"), utilizzate per prevedere la posizione degli astri nel cielo; al-Battani scrisse inoltre tavole numeriche per calcolare la direzione della Mecca da luoghi differenti;
  • al-Farabi (870–950 circa) fu un matematico e filosofo che descrisse dal punto di vista geometrico i motivi ornamentali caratterizzanti l'architettura islamica;[9]
  • Ibrahim ibn Sina, detto "Avicenna" (908–946) fu un fisico, astronomo e matematico; fu autore del trattato intitolato "Il canone della medicina" (in arabo القانون في الطب), indagò sulle proprietà della luce e contribuì allo sviluppo di diverse tecniche matematiche, tra cui la prova del nove;[10]
  • Abu al-Qasim al-Zahrawi (936–1013) svolse attività di chirurgo, testimoniata dal suo trattato dal titolo "Al-Tasrif" (in araboكتاب التصريف لمن عجز عن التأليف), dove descrive strumenti e procedure chirurgiche;
  • ibn al-Haytham (965–1040) contribuì alle ricerche sull'astronomia e l'ottica, studiando gli effetti della rifrazione della luce;
  • al-Zarqali (1028–1087) fu un artigiano esperto nella lavorazione del metallo; costruì macchinari accurati, tra cui un astrolabio e un orologio ad acqua; fu anche astronomo e matematico, svolgendo in particolare studi accurati sul movimento del Sole;[11]
  • Omar Khayyam (1048–1131) fu un matematico e poeta; calcolo la durata dell'anno solare con esattezza fino alla quinta cifra decimale e ottenne la soluzione geometrica di tutte le 13 forme di equazioni cubiche;
  • al-Idrisi (1100–1166) fu un esploratore, cartografo e geografo; a lui si deve il trattato "Tabula Rogeriana", commissionatogli da Ruggero II di Sicilia, nella quale descrive le culture, le condizioni climatiche e le risorse di tutto il mondo conosciuto a quel tempo;

Distacco e riavvicinamento tra mondo islamico e mondo occidentale (XIV secolo-XXI secolo)[modifica | modifica sorgente]

Nei secoli successivi al XIII secolo, fra il mondo occidentale e quello islamico si è gradualmente accentuata una diversa interpretazione della scienza e degli ambiti di competenza degli studi scientifici. Il mondo islamico, dal XIV al XVIII secolo è rimasto maggiormente legato ad una visione tradizionale della scienza, rispettosa della descrizione dell'uomo e dell'universo, divulgata dai filosofi e dai teologi islamici.

Tra le tante conseguenze di questo indirizzo, si era venuto a creare un gap tecnologico nei confronti del mondo occidentale. Per questo motivo, il sultano dell'impero ottomano, Mahmud II, all'inizio del XIX secolo, e il fondatore dell'Egitto moderno Muhammad Ali Pasha, ravvisando l'eventuale declino politico-militare dell'impero, e del mondo islamico, volsero lo sguardo verso l'Europa, cercando qualche punto di contatto tra il mondo tradizionale islamico e il continente europeo avviato verso una sempre maggiore modernità e secolarizzazione.[14]

Un secondo punto di incontro tra l'Europa e il mondo islamico fu promosso da Ataturk, fondatore e primo presidente della Repubblica Turca, che profuse notevoli sforzi per diffondere le scienze e le conoscenze moderne presso i suoi connazionali, tramite una serie di riforme scolastiche e una campagna di informazione.

Proprio in quegli anni, nel 1883, Ernest Renan, con il suo saggio L'Islamisme et la science, rivolse al mondo islamico l'accusa di inabilità a produrre scienza, inducendo una replica da parte di importanti esponenti islamici chiamati in causa, quali il politico e nazionalista afgano Jamal al-Din Asadabadi, l'artista e intellettuale turco Namik Kemal. Questi ultimi sostennero la tesi che la visione della scienza occidentale era parzialmente distorta e antireligiosa e quindi da correggere. Il dibattito diffusosi nel mondo islamico, sulla scia di questa polemica, fu fertile e produsse anche un secondo movimento di opinione, invocante, invece, un percorso di modernizzazione simile a quello proposto dal modello europeo. Grazie a questi innovatori, le correnti e le teorie scientifiche proposte dal mondo occidentale, sono comunque penetrate nel mondo islamico.
Nel corso del XX secolo, i metodi, i criteri, il senso e lo scopo della scienza contemporanea sviluppati dal mondo occidentale, sono stati indagati da varie correnti di pensiero islamiche, che hanno individuato varie visioni della scienza, tra le quali citiamo: una visione etica, la più seguita nel mondo islamico, che prevede una neutralità e oggettività della scienza e l'aggiunta di una dimensione etica alla pratica e all'insegnamento della scienza stessa; un'altra posizione è epistemologica, ed enfatizza soprattutto la storia e la sociologia della scienza; un'ultima visione, infine, è metafisica, e propone una chiara visione della natura e dell'universo basata sui principi della tradizione islamica.[14]

Dopo quattro secoli di oscuramento della pratica scientifica, e visto che nel XX secolo gran parte della scienza e della tecnologia è stata importata dall'Occidente, gli studiosi islamici si chiedono se la loro civiltà riuscirà a trovare un paradigma ideale, che consenta di far rifiorire la loro antica tradizione scientifica, mantenendo una perfetta armonia con la visione religiosa del mondo e dell'uomo.[15]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bernard Lewis, Islam, L'Islam et les autres religions, Parigi, Éd. Quarto Gallimard, 2005 (ISBN 978-2-07-077426-5), p. 454.
  2. ^ Alcune opere alessandrine di matematica, geometria, astronomia o di meccanica (come il libro dei congegni pneumatici di Filone di Bisanzio).
  3. ^ Masood, op. cit., pp. 161–163
  4. ^ David Lindberg, Science in the Middle Ages, The University of Chicago Press, 1978, pp. 23,56.
  5. ^ Helaine Selin, Encyclopaedia of the History of Science, Technology, and Medicine in Non-Western Cultures, a cura di Helaine Selin, Kluwer Academic Publishers, 1997, pp. 151, 235, 375.
  6. ^ Masood, op. cit., pp. 49–52
  7. ^ Masood, op. cit., pp. 71–73
  8. ^ Masood, op. cit., pp. 48–49
  9. ^ Masood, op. cit., pp. 148–149
  10. ^ Masood, op. cit., pp. 104–105
  11. ^ Masood, op. cit., pp. 73–75
  12. ^ Masood, op. cit., pp. 110–111
  13. ^ Masood, op. cit., pp. 132–135
  14. ^ a b "Three Views of Science in the Islamic World" di Ibrahim Kalin, College of the Holy Cross.
  15. ^ "Islam and Science: Notes on an Ongoing Debate" di Ibrahim Kalin, College of the Holy Cross.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sayyed Hossein Nasr, Scienza e civiltà nell'Islam, Milano, Feltrinelli, 1977 (trad. dell'orig. Science and Civilization in Islam, New York, New American Library, Inc., 1968)
  • Juan Vernet, La cultura hispanoárabe en Oriente y Occidente, Barcelona-Caracas-Mexico, Editorial Ariel, 1978.
  • (EN) Ehsan Masood, Science and Islam A History, Icon Books Ltd, 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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