Thābit ibn Qurra

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Thābit ibn Qurra'

Abū l-Ḥasan Thābit ibn Qurra' ibn Marwān al-Sābiʿ al-Harrānī (in arabo: ثابت بن قرة بن مروان; Harran, 826Baghdad, 901) fu un astronomo e matematico arabo, noto nell'Occidente medievale come Thebit.

Sabeo di religione mandea, malgrado la sua lingua materna fosse il Siriaco e conoscesse bene la lingua greca, scrisse le sue opere in arabo.
Anche suo figlio Sinan ibn Thabit, fu matematico e astronomo, oltre che medico.

Inizialmente svolgeva la professione di cambiavalute (sarrāf) ma la sua vita cambiò radicalmente quando incontrò Muḥammad b. Mūsā, il più anziano dei celebri Banū Mūsā, una famiglia di matematici attiva a Baṣra.
Muḥammad intuì infatti subito che, dietro la sua abilità aritmetica, si celava uno spiccato talento matematico e lo convinse quindi a dedicarsi a questi studi, molto apprezzati dalla cultura islamica. Lo portò quindi con sé a Baghdad e col suo Maestro egli si addentrò non solo alla matematica (hiṣāb) ma anche all'astronomia (ʿilm al-falak) e alla filosofia (falsafa).

Famoso per i suoi lavori di meccanica, astronomia, matematica pura e geometria, fu pioniere dell'algebra geometrica e propose teorie che portarono allo sviluppo della geometria non-euclidea, trigonometria sferica, calcolo integrale e numeri reali.

Studiò delle sezioni coniche (parabola ed ellisse), il calcolo integrale (algoritmi per il calcolo delle superficie e volume dei solidi) e la statica.

Scrisse l'Opuscolo sui numeri amicabili.
La copia più antica degli Elementi di Euclide risale al IX secolo, e Thābit ibn Qurra ne fece una nuova traduzione qualche decennio più tardi.

Mentre Euclide aveva lasciato del tutto da parte i numeri amicabili, Thābit ibn Qurra, stabilendo le condizioni che consentono d'individuare le coppie di numeri amicabili, diede la dimostrazione di quello che sarebbe divenuto il grande teorema sull'argomento.

I greci conoscevano una sola coppia di numeri amicabili e cioè il 220 e il 284; i matematici arabi, dal canto loro, ne scopriranno altre, tra cui 17296 e 18416 (nota col nome di coppia di Fermat perché Fermat l'ha riscoperta parecchi secoli più tardi), e la coppia 9363584, 9437056 (conosciuta sotto il nome di coppia di Cartesio, perché Cartesio l'ha riscoperta alcuni secoli dopo).

Solo alcuni dei suoi lavori sono custoditi nella forma originale. Tradusse uno studio di Archimede di Siracusa per la costruzione di un ettagono regolare. Lavorò alla teoria dei numeri ed estese il loro uso per descrivere le proporzioni tra elementi geometrici. Secondo Copernico Thābit determinò la lunghezza dell'anno sidereo in 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 12 secondi, sbagliando di appena tre secondi.

L'attività di traduzione[modifica | modifica sorgente]

La sua conoscenza del greco e la curiosità scientifica lo indussero a tradurre, in tutto o in parte, varie opere del genio matematico greco. Tra esse si ricordano:

  1. Le sfere e il cilindro, di Archimede
  2. Libri V-VII delle Coniche di Apollonio (il cui originale è andato perduto)
  3. Introduzione all'aritmetica di Nicomaco di Gerasa.

Rivedette inoltre varie traduzioni mal fatte da altri, tra cui gli Elementi di Euclide e l'Almagesto di Claudio Tolomeo.

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