Giovanni Filopono

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Giovanni Filopono (490570) è stato un filosofo, teologo e scienziato bizantino.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Filopono fu un letterato bizantino, di lingua greca. Iniziò la sua carriera nel periodo immediatamente precedente l'era di Giustiniano. Nacque nel 490 e visse ad Alessandria d'Egitto.

I genitori erano cristiani, ed egli iniziò la carriera letteraria. Divenne grammatico; in seguito giunse alla filosofia, che apprese alla scuola di Alessandria presso Ammonio di Ermia.

Fu tra i discepoli di questi, assieme a Olimpiodoro, Simplicio, Asclepio. Del suo ex condiscepolo Simplicio divenne più tardi irriducibile avversario.

L'influsso di Ammonio risulta basilare nella formazione di Filopono. Ammonio, e suo padre Ermia (i genitori di Ammonio, Ermia di Alessandria e la moglie Edesia, erano entrambi seguaci dello stesso neoplatonismo con implicazioni aristoteliche), si erano formati filosoficamente come seguaci di Proclo. Da Proclo avevano appreso un aristotelismo che era però ancora inteso in seno ad un neoplatonismo dominante, essendo visto come la struttura concettuale maggiormente idonea alla comprensione di Platone. Da questa premessa nasceva una maniera di intendere Aristotele che quindi permetteva di superare la conflittualità tra i due sistemi filosofici aperta da Porfirio.

La direzione della scuola di Alessandria[modifica | modifica sorgente]

Filopono divenne direttore della Scuola di Alessandria, succedendo nella carica ad Ammonio, alla morte di quest'ultimo.

Ammonio era di cultura pagano-filosofica (partecipe di un platonismo nel quale aveva reintrodotto in maniera non più conflittuale Aristotele). Aveva studiato all'Accademia di Atene come discepolo di Proclo, prima di spostarsi a dirigere quella di Alessandria. In un certo senso si può dire che Ammonio portasse al pensiero della seconda scuola quella linfa vitale che la Scuola di Atene andava perdendo.

Filopono, che fu suo successore, fu anche il primo cristiano a dirigere la scuola di Alessandria. Come tale impresse alla scuola una doppia variante di direzione, aggiungendo a quella aristotelica la via cristiana. La sua opera pertanto da una parte prosegue la rivisitazione di Aristotele e dall'altra introduce la nuova teologia e filosofia cristiana nell'ambito della scuola di Alessandria (la sua filosofia viene a coincidere spesso con la teologia).

Nel contesto della cultura dell'Impero d'Oriente, dove erano due le maggiori scuole nel campo letterario filosofico, quella di Atene e quella di Alessandria, Filopono pone le basi per la cultura successiva confermando la tendenza aristotelica già avviata da Ammonio, che diventerà prerogativa di Alessandria quando quella di Atene si rivolgerà ad un neoplatonismo più rigoroso.

Quando la scuola di Atene scomparirà, chiusa nel 529 da Giustiniano perché non cristiana, la scuola di Alessandria assumerà il ruolo guida per il passaggio della cultura dall'antichità al Medioevo, grazie alla svolta avviata da Ammonio e proseguita da Filopono, per cui sarà l'anello di trasmissione, dopo l'invasione musulmana, dell'aristotelismo alla cultura araba, dalla quale sarà nuovamente reintrodotto in Occidente nel secolo XIII.

Filopono nella scuola d'Alessandria rappresenta l'affermarsi di una direzione cristiana. Il suo stesso nome (il cui significato è quello di ‘’amante del lavoro’’) pare sia riferito alla sua appartenenza ad una congregazione laica legata alla Chiesa. Rimane a dirigere questa scuola, dalla quale pubblica le sue numerose opere, non tutte giunteci intatte. Muore nel 570.

L'opera[modifica | modifica sorgente]

Filopono scrisse almeno quaranta opere su argomenti di grammatica, filosofia, teologia, astronomia, fisica e altro. Oltre a un’opera giovanile di grammatica ci restano:

  • Commentari alle opere di Aristotele Sulla generazione e corruzione, Sull’anima, Analitici primi, Analitici secondi, Le Categorie, Fisica, Meteorologia;
  • Opere originali di argomento teologico-filosofico: Sull’eternità del mondo contro Proclo, Sull’eternità del mondo contro Aristotele, Sulla creazione del mondo;
  • Opere di carattere scientifico: Sull’uso e la costruzione dell’astrolabio, Commentario all’introduzione all’aritmetica di Nicomaco.

I Commentari[modifica | modifica sorgente]

La sua vasta pubblicazione di opere inizia nel 517, con i suoi approfondimenti alle grandi opere di Aristotele: la Metaphysica, le Categorie, gli Analytica, De Generatione, De Anima, i Meteorologica. Sono commentari per i quali parte dagli appunti delle lezioni di Ammonio, che aveva a disposizione nella loro completezza, essendo uno degli studenti scelti per il proprio acume per raccogliere e pubblicarle le lezioni del maestro. Opera iniziale, sono ancora inficiati di una certa mancanza di innovazioni, e si fermano ad un aristotelismo superficiale, modellato sulla semplificazione di Ammonio che intendeva aggirare l'ostacolo della differenza tra i due sistemi considerando l'opera del secondo illustre filosofo greco solo come un'organizzazione sistematica e categorica del pensiero del maestro Platone.
Più definito, anche in confronto con le posizioni teologiche successive dell'autore, il commentario al De Anima rappresenta un momento di definizione di quella scissione tra corpo e anima, che l'autore riconduce ad unità, all'essere anfibio di Olimpiodoro, concetto che si può considerare premessa della svolta monofisita successiva sul tema della doppia natura del Cristo; ed in questa ridefinizione forse l'autore rimane più legato a Platone che ad Aristotele per la concezione dell'anima, pur riportandone la concezione della perfezione dell'intelletto a quella aristotelica della potenzialità.

Il De Aeternitate Mundi contra Proclum[modifica | modifica sorgente]

Filopono si confronta quindi nel 529 con il De Aeternitate Mundi contra Proclum, con un comune assunto della filosofia neoplatonica restituita ad Aristotele di Alessandria. A questa impostazione, che nella contesa pertanto si caratterizza come filosofico-pagana, il nostro autore confuta la posizione aristotelico-neoplatonica di Proclo della teoria dell'Eternità del mondo. Pertanto qui Filopono manifesta e vuole affermare apertamente il punto di vista cristiano, che fa dell'aristotelismo una sua base strumentale pur procedendo contro il suo assunto. Si riconduce nel caso al concetto di creazione realizzata nel tempo, non eterna, proprio del cristianesimo e fondato sulla Bibbia. In ciò i riferimenti sono nella Genesi, ma anche, nel campo filosofico, al Timeo di Platone. Il dibattito nel caso si riconduce alla distinzione tra due essenze, onde contestare alla filosofia aristotelica il concetto di etere, la sostanza eterna che comporrebbe i corpi astrali.

Da questa ricerca trae spunto una molteplicità di approfondimenti che riportano la filosofia al campo della teologia, in una scuola di Alessandria che acquista sempre maggiore importanza nell'Impero dopo la soppressione di quella di Atene, chiusa in quello stesso 529 dall'intransigenza cristiana di Giustiniano. La scelta cristiana di Filopono per la scuola di Alessandria sarà anche l'opzione che assicurerà il successo alle tesi qui esposte, a fronte di una società sempre più cristianizzata e allo stesso tempo eviterà le persecuzioni e il clima di intolleranza che alla fine avrebbe spento la scuola di Atene.

Il De Opificio Mundi[modifica | modifica sorgente]

Nel 546 Filopono scrive il De Opificio Mundi, sempre in greco, opera dedicata ad un importante patriarca monofisita, Sergio di Antiochia. Il suo intento è quello di ricondurre ad una stessa base teorica la filosofia greca e il cristianesimo, nel caso partendo dalla Genesi, che commenta in questa divagazione della creazione, modellata da una parte sull'opera di Basilio, che le assicurava il favore dei cristiani, e riportanto il tutto alla concezione greca della creazione del cosmo. Si manteneva in tal maniera il nucleo di pensiero filosofico aristotelico-neoplatonico, rivestendolo di forme cristiane. Ma da queste ultime si aprivano nuovi conflitti: in questo discorso pertanto si trovava un nuovo tipo di avversario da confutare, Teodoro di Mopsuestia, rappresentante dell'avversa scuola di Antiochia nella sua tendenza nestoriana.

L'Arbiter e il De Trinitate[modifica | modifica sorgente]

Filopono si mantiene sempre fedele ad una concezione aristotelica, sino a spingere le sue tesi su posizioni considerate eretiche. Questi punti di arrivo sono impliciti nell'Arbitro e nel De Trinitate, di cui perduto l'originale greco abbiamo la versione siriaca. Utilizzando categorie aristoteliche, Filopono nella prima opera elabora una Cristologia di stampo monofisita, mentre nella seconda intende spiegare il concetto della SS. Trinità. Ma in questi tentativi le difficoltà per l'approccio aristotelico sono maggiori rispetto a quello neoplatonico, e Filopono cade in un'eresia rilevante, che come tale fu duramente condannata alla fine del secolo successivo, cioè il triteismo, dottrina nella quale Dio si esprime in tre persone non consustanziali legate in una triade divina; in pratica non Dio Uno-Trino, ma di fatto tre dèi. Dalle categoria applicate a questa difficile concezione, arriva a dire che le tre persone sono distinte ma accomunate alla Natura Divina alla stessa maniera in cui gli individui di una stessa specie ne fanno parte. Resta qui il problema della doppia natura del Cristo. Filopono lo risolve allora alla maniera monofisita di Severo di Antiochia, che aveva elaborato il monoenergetismo, l'Incarnazione come unica ipostasi, che come tale riunificava le Nature Umana e Divina sotto il segno della seconda.

Altre opere ricordate da Fozio[modifica | modifica sorgente]

Altre opere di Filopono sono ricordate dalla Biblioteca di Fozio. Tra queste la Resurrezione, nella quale rifiuta la teoria della Resurrezione dei corpi; il Contro il Quarto Concilio Ecumenico, nel quale prende apertamente posizioni anticalcedoniane, in conformità all'indirizzo Copto Egiziano. In questo testo arriva ad accusare le tesi Calcedoniane di Nestorianesimo. Per questo Filopono ricevette l'intimazione da parte di Giustiniano di recarsi a Costantinopoli a giustificare le sue tesi eretiche. Il filosofo si giustificò di non potersi mettere in viaggioper la tarda età e per motivi di salute; il patriarca costantinopolitano Giovanni Scolastico lo condannò a distanza. In risposta Filopono compone nel 568 un pungente testo di confutazione del trinitarismo di Giovanni Scolastico.

Di Filopono è in ultimo un trattato contro il Delle Statue, di Giamblico, nel quale attacca l'idolatria iconodula.

Pensiero filosofico e teologico[modifica | modifica sorgente]

Filopono è stato il primo commentatore cristiano di Aristotele. Pur criticando idee aristoteliche incompatibili con il pensiero cristiano, come quella dell'eternità del mondo, egli cerca una sintesi tra la tradizione platonico-aristotelica (che già commentatori precedenti avevano ridotto ad un preteso quadro unitario) e i testi sacri. Anche se questa strada sarà importante nel pensiero medievale, l’influenza diretta di Filopono fu gravemente limitata dall'anatema che la Chiesa pose nel 681 sulle sue opere, a causa del suo triteismo (egli aveva cioè interpretato le tre persone della Trinità come tre divinità distinte).

L'aristotelismo di Filopono[modifica | modifica sorgente]

Filopono è l'iniziatore dell'aristotelismo cristiano; si tratta però di un primo tentativo di questa sintesi, che in un'epoca di platonismo e neoplatonismo imperante era ancora agli esordi. Di fatto se lo si confronta con le sintesi metafisiche del maggiore aristotelismo cristiano, presenta molte carenze. La sua scelta appare ancora, rispetto alle creazioni del pensiero di matrice platonica, legata alla ricerca di uno schema limitato ma tale da inquadrare le numerose concezioni in un sistema razionale unitario. Cade di fronte alla ricerca metafisica, come si vede nei suoi tentativi di spiegare la Trinità, carenti anche dal punto di vista dell'aristotelismo più profondo. Tuttavia la sua opera è importantissima per una direzione impressa alla scuola di Alessandria, proseguita nell'epoca araba e riportata da questa all'Occidente, quella del recupero di Aristotele, che ebbe come riferimento i suoi primi commentari. Essi ebbero di sicuro il ruolo di aprire una via particolarmente seguita nei secoli successivi..

Ruolo di Filopono nella storia della scienza[modifica | modifica sorgente]

Il trattato sull’astrolabio è la più antica opera che ci è pervenuta sull’argomento. Più che a quest’opera o al commentario a Nicomaco, l’importanza di Filopono per la storia della scienza è però dovuta ad alcune teorie esposte nei commentari ad Aristotele. In particolare, commentando la Fisica, Filopono si pone il problema del perché una freccia continui il suo moto dopo essere stata scoccata dall’arco. Criticando la spiegazione aristotelica (che attribuiva il moto all’effetto dell’aria) individua la causa del movimento in una ‘’vis cinetica’’ posseduta dalla freccia al momento del lancio. Le idee di Filopono (che non sappiamo se fossero originali o influenzate da qualcuno dei tanti trattati precedenti perduti) furono all’origine della medievale teoria dell'impeto.

Trattando il moto dei gravi Filopono respinge l'idea aristotelica che i corpi più pesanti cadano più in fretta e descrive l'esperimento che è stato a lungo attribuito a Galileo Galilei e al suo precursore Stevino:[1] lasciando cadere insieme corpi di diverso peso, questi raggiungono la terra contemporaneamente. Questo ne fa un precursore, rispetto ai due scienziati moderni, sulla strada della comprensione e dell'affermazione del significato del principio di equivalenza.[1] Può darsi che Galileo sia stato influenzato da questa affermazione.

Filopono sostiene idee di qualche interesse anche sulla propagazione della luce.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Roger Penrose, La strada che porta alla realtà, 2005, p. 391.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Peter Lautner, "Methods in examining Sense-perception: John Philoponus and Ps.-Simplicius", in Martin Achard e François Renaud (a cura di), Le commentaire philosophique (II), Laval théologique et philosophique, 64.3, 2008, pp. 651-661.
  • Sorabji, R.R.K. (a cura di), Philoponus and the Rejection of Aristotelian Science, London, Duckworth, 1987.
  • Haas, F.A.J. de, John Philoponus' New Definition of Prime Matter: Aspects of its Background in Neoplatonism and the Ancient Commentary Tradition. Leiden, New York, E.J. Brill, 1997.
  • Sambursky, S., The Physical World of Late Antiquity, London, Routledge and Kegan Paul, pp. 154-75, 1962.
  • Penrose, Roger, La strada che porta alla realtà, BUR scienza, Rizzoli, 2005, ISBN 88-17-01233-5

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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