Ibn al-Baytar

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Ḍiyāʾ al-Dīn Abū Muḥammad ʿAbd Allāh ibn Aḥmad al-Mālaqī, più noto come Ibn al-Bayṭār o Ibn al-Bīṭār (in arabo: ابن البيطار; Malaga, 1197Damasco, 1248), è stato un botanico, farmacologo e medico arabo-andaluso.

Ibn al-Bayṭār. Da notare che la statua eretta in sua memoria a Benalmádena Costa, riporta come luogo di nascita dello scienziato questa cittadina.

Influenzato da Muḥammad b. Aslam al-Ghafiqi e da Maimonide, influenzò a sua volta Ibn Abī Uṣaybiʿa, l'Armeno Amir Dowlat e Andrea Alpago.[1] Ibn al-Bayṭār fu uno scienziato arabo musulmano, che catalogò 300-400, ma forse addirittura un migliaio, di farmaci.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Divenne esperto di botanica studiando a Siviglia sotto la guida del suo illustre concittadino Abū l-ʿAbbās al-Nabātī, che aveva sviluppato notevolmente questa branca scientifica nel mondo islamico, grazie ai suoi esperimenti empirici e alle sue tecniche scientifiche di coltivazione e di catalogazione.[3] Si avvalse anche degli insegnamenti medici di ʿAbd Allāh b. Ṣāliḥ e di Abū l-Ḥajjāj.

Nel 1220 lasciò la sua città natale e prese a viaggiare in varie parti del mondo musulmano, dall'Ifriqiya all'Asia Minore.

A partire dal 1224 entrò al servizio del Sultano ayyubide al-Malik al-Kamil, che lo nominò suo erborista capo. Nel 1227 il Sultano ne estese la sua autorità includendo, oltre al Cairo, anche Damasco e si fece accompagnare da Ibn al-Bayṭār in Siria, dandogli l'opportunità di raccogliere, catalogare e studiare diverse varietà di piante locali.
Le conoscenze di Ibn al-Bayṭār spaziavano anche sulle piante della Penisola araba e della Palestina.

Ibn al-Bayṭār impiegò l'espressione "neve di Cina" (in arabo: ثلج الصين, thalj al-Ṣīn) per descrivere il salnitro, scrivendo anche sulla polvere da sparo.[4][5]

Kitāb al-jāmiʿ li-mufradāt al-adwiya wa al-aghdhiya[modifica | modifica wikitesto]

Il più importante lavoro di Ibn al-Bayṭār è il Compendio dei medicamenti semplici e degli alimenti (in arabo: كتاب الجامع لمفردات الأدوية والأغذية, Kitāb al-jāmiʿ li-mufradāt al-adwiya wa al-aghdhiya).[6] Si tratta di un'enciclopedia di farmacopea che elenca 1400 piante, alimenti e spezie e il loro uso. È organizzato alfabeticamente. Una piccola quantità di lemmi soltanto non sono di natura botanica. Per ognuno di essi Ibn al-Bayṭār espone uno o due brevi commenti e fornisce succinti riassunti di primi autori che si erano occupati di quello stesso tema. Il nucleo delle sue informazioni è una compilazione riguardante quei pionieri: 150 studiosi, oltre a 20 autori greci.[7][8] Le fonti maggiormente citate sono la Materia Medica di Dioscoride e il secondo libro del al-Qānūn fī ṭibb (Il Canone della medicina) di Ibn Sina. Entrambe queste fonti hanno punti in comune col lavoro di Ibn al-Bayṭār, ma questi ha trattato la materia in modo più ricco e dettagliato e solo una forte minoranza delle piante utili secondo Ibn al-Bayṭār, o delle loro sostanze non sono affatto trattate da Dioscoride o da Avicenna. Nella sua edizione moderna, il libro ha più di 900 pagine. La versione originale in arabo è stata integralmente pubblicata in lingua tedesca e francese fin dal XIX secolo.[9]

Ibn al-Bayṭār fornisce informazioni chimiche dettagliate sulla produzione di acqua di rose e di acqua di fiori d'arancia. Fa menzione dello Shurūb (Sciroppo), spesso estratto da fiori e foglie rare, usando olio bollente e grasso, successivamente raffreddato da olio di cinnamomo. Gli olii usati erano parimenti estratti dal sesamo e dalle olive. L'olio essenziale era realizzato unendo varie storte, condensando il vapore di queste storte e combinandolo in modo che le goccioline profumate potessero essere impiegate come profumi o per produrre le medicine più costose.

Kitāb al-mughnī fī l-adwiya al-mufrada[modifica | modifica wikitesto]

La seconda opera più importante di Ibn al-Baytar è il Kitāb al-mughnī fī al-adwiya al-mufrada, un'enciclopedia della medicina islamica che include le sue conoscenze delle piante usate estensivamente per il trattamento di svariate patologie, inclusi i malesseri come la cefalea, le malattie dell'udito e dell'occhio.[7]

Altre opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Mīzān al-ṭabīb (La bilancia del medico).
  • Risāla fī l-aghdhiya wa l-adwiya.
  • Maqāla fī l-laymūn (Trattato sul limone), attribuito anche al medico israelita egiziano Ibn Jumayʿ, o Ibn Jāmiʿ (m. 1198); trad. in latino di Andrea Alpago.[10]
  • Tafsīr kitāb Diyusqūrīdis, (Commentario sul primo libro della Materia medica di Dioscoride).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Juan Vernet, «Ibn Al-Bayṭār Al-Mālaqī, Ḍiyāʾ Al-Dīn Abū Muḥammad ʿAbdallāh Ibn Aḥmad», su: Complete Dictionary of Scientific Biography, Encyclopedia.com, 1970-80, 2008 [online http://www.encyclopedia.com/doc/1G2-2830900318.html]
  2. ^ Vernet, op. cit.
  3. ^ Toby Huff, The Rise of Early Modern Science: Islam, China, and the West, Cambridge, Cambridge University Press, 2003, p. 218.
  4. ^ James Riddick Partington, A history of Greek fire and gunpowder, reprint, illustrated, JHU Press, 1960, p. 22, ISBN 0-8018-5954-9. URL consultato il 28 novembre 2011.
    «The first definite mention of saltpetre in an Arabic work is that in al-Baytar (died 1248), written towards the end of his life, where it is called "snow of China." Al-Baytar was a Spanish Arab, although he travelled a good deal and lived for a time in Egypt.».
  5. ^ Peter Watson, Ideas: A History of Thought and Invention, from Fire to Freud, illustrated, annotated, HarperCollins, 2006, p. 304, ISBN 0-06-093564-2. URL consultato il 28 novembre 2011.
    «The first use of a metal tube in this context was made around 1280 in the wars between the Song and the Mongols, where a new term, chong, was invented to describe the new horror...Like paper, it reached the West via the Muslims, in this case the writings of the Andalusian botanist Ibn al-Baytar, who died in Damascus in 1248. The Arabic term for saltpetre is 'Chinese snow' while the Persian usage is 'Chinese salt'.28».
  6. ^ Vernet, op. cit.
  7. ^ a b Russell McNeil, Ibn al-Baitar, Malaspina University-College.
  8. ^ Encyclopedia of the History of Arabic Science, volume 1: Astronomy, Theoretical and Applied, pp. 271-272, Roshdi Rasheed (ed.), Londra, Routledge, 1996. ISBN 0-415-12410-7
  9. ^ Edizione tedesca in due volumi, 1840-1842, tradotta da Sontheimer. Edizione francese in tre volumi, 1877-1883, tradotta da Leclerc.
  10. ^ Vernet, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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