Ibn Khalaf al-Muradi

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Alī Ibn Khalaf al-Murādī (arabo: تحرير ابن خلف المرادي‎; fl. c. 1050; ... – ...) è stato uno scienziato e ingegnere arabo, vissuto in Al-Andalus durante l'XI secolo..

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Visse nell'Andalusia islamica dell'XI secolo.

Il Libro dei segreti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Libro dei segreti risultanti dai pensieri.

Al-Murādī è conosciuto soprattutto per il Libro dei segreti risultanti dai pensieri (Kitāb al-asrār fī natā'ij al-afkār, in arabo: الأسرار في نتائج الأفكار‎), un trattato di ingegneria meccanica interamente dedicato alla costruzione di complessi automi[1].

« Quando ho osservato che la meccanica stava morendo e che la sua eredità aveva preso una via lontana dalla verità, ho sciolto i miei segreti: ho deciso di portarle alla luce e le ho ordinate in capitoli che le spiegano e in disegni che le illustrano, in modo che la loro realizzazione sia semplice per l'artigiano intelligente. Sono trentuno e sono prive di errori. Ventuno sono orologi. Due le ha progettate chi mi ha preceduto. Io le ho spiegate e le ho ordinate, e tu osservale e costruiscile: vedrai le meraviglie del loro funzionamento e svelerai il mistero dei loro segreti »
(Dall'introduzione all'edizione italiana del Libro dei segreti, traduzione di Jolanda Guardi e Hocine Benchina, Ed. Leonardo3)

L'opera, provvista di 34 figure in disegno sopravvissuto in un'unica copia manoscritta, pesantemente danneggiata nel corso del tempo, mutila di circa il 40% del testo, è conservata alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, alla quale è pervenuta per vie rimaste ignote.

Il Libro dei segreti era già noto da una descrizione bibliografica fattane nel XVII secolo dal bibliotecario Giuseppe Simone Assemani. Caduto nel dimenticatoio per secoli, la sua importanza è emersa con chiarezza negli anni settanta del XX secolo, quando fu riscoperto dallo storico della scienza David A. King che ne segnalò l'esistenza allo studioso Donald Hill: quest'ultimo, nel 1974, evidenziò l'importanza di uno studio approfondito, che il manoscritto ha ricevuto solo all'inizio del XXI secolo, grazie a un progetto terminato nel 2008, con il sostegno finanziario dell'emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani. Lo studio, effettuato dagli studiosi ha permesso la trascrizione in arabo e la sua traduzione multilingue (italiano, inglese e francese), con riproduzione virtuale degli automi e la ricostruzione fisica di due di essi, i cui risultati sono fruibili in mostra permanente al Museo d'arte islamica di Doha.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Technology in the service of progress: The examples of hydraulic technologies, Ahmed Djebbar, Arab-Muslim Civilization in the Mirror of Universal, (UNESCO, 2010), 292, 300.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]