Operazione Dynamo

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Operazione Dynamo
Truppe francesi tratte in salvo su un mercantile britannico
Truppe francesi tratte in salvo su un mercantile britannico
Data 27 maggio - 4 giugno 1940
Luogo Dunkerque, Francia
Esito Vittoria strategica alleata
Schieramenti
Comandanti
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L'operazione Dynamo (in inglese Operation Dynamo), conosciuta anche come "miracolo di Dunkerque" o "evacuazione di Dunkerque", fu una operazione di evacuazione navale su larga scala delle forze alleate che ebbe luogo dal 27 maggio al 4 giugno 1940[1], dopo che le truppe inglesi del BEF assieme alle forze franco-belghe erano state tagliate fuori e circondate dalle unità corazzate tedesche giunte sulle coste della Manica a seguito del riuscito sfondamento del fronte sulla Mosa. Si trattò del momento culminante e finale della cosiddetta battaglia di Dunkerque,[2][3] presso il confine tra Francia e Belgio. Dato il completo isolamento via terra di queste truppe (oltre 1 milione di soldati tra inglesi, francesi e belgi), l'unica via di salvezza era la fuga in Inghilterra attraverso il trasporto via mare con unità navali di qualsiasi tipo.

Indice

Antefatto [modifica]

Alla fine del maggio 1940, la Wehrmacht nella sua avanzata verso la Manica aveva spinto in una sacca sempre più stretta il Corpo di Spedizione Britannico e dieci divisioni della 1a Armata francese. Agli inglesi non restava altra scelta che reimbarcarsi verso l'Inghilterra, ma dei tre porti a disposizione (Boulogne, Calais, Dunkerque), solo quest'ultimo aveva resistito ai tedeschi, per quanto bombardato giorno e notte dall'artiglieria e dall'aviazione. Fu pertanto giocoforza scegliere Dunkerque per porre in salvo le truppe alleate, secondo un piano che portò al coinvolgimento di ben 850 imbarcazioni di tutti i tipi, dalle grosse unità militari ai pescherecci e ai piccoli natanti da diporto.

L'operazione fu pianificata dal vice ammiraglio Bertram Home Ramsay e discussa con Winston Churchill nella Dynamo Room (una stanza nel quartier generale della Marina sotto il Castello di Dover al cui interno era collocata una dinamo che forniva l'elettricità), per cui fu dato all'operazione questo nome[4].

In un discorso alla Camera dei Comuni, il Primo ministro inglese Winston Churchill dichiarò che gli eventi in Francia erano stati "un colossale disastro militare"; la base e il cervello di tutte le forze armate inglesi rischiavano di essere eliminate e catturate sulle spiagge di Dunkerque. In questo suo discorso, passato alla storia come "We shall fight on the beaches" (Noi combatteremo sulle spiagge), Churchill salutò l'intera operazione di salvataggio come un "miracolo di liberazione"[5] in cui le forze alleate rischiarono di essere quasi totalmente eliminate dalle armate naziste.

Le operazioni di evacuazione [modifica]

Il primo giorno, solo 7.010 uomini furono evacuati, ma al nono giorno il totale di uomini tratti in salvo arrivò a 338.226 soldati (198.229 britannici e 139.997 francesi)[6], tratti in salvo da una flotta frettolosamente creata di imbarcazioni di vario genere: dalle 42 cacciatorpediniere messe a disposizione dalla marina militare inglese, altre imbarcazioni furono messe a disposizione dalla marina mercantile ma anche da comuni cittadini; tra le imbarcazioni usate, centinaia furono navi da pesca, da diporto e addirittura scialuppe di salvataggio. L'imbarcazione più piccola ad essere utilizzata fu un gozzo di 15 piedi (4,6 m), il Tamzine, oggi custodito all'Imperial War Museum. Questo fu definito come il "miracle of the little ships" (miracolo delle piccole barche) che oggi resta ancora ben impresso nella memoria storica della Gran Bretagna.[7][8]

I movimenti durante l'accerchiamento di Dunkerque

A causa della censura in tempo di guerra, nel tentativo di tenere alto il morale della nazione, il "disastro di Dunkerque" non fu pubblicizzato né trattato dalla stampa anglo-francese, anche se nelle nazioni coinvolte ci fu una grossa partecipazione popolare negli avvenimenti che videro impegnati i tre eserciti alleati.[9] I piani iniziali prevedevano il salvataggio di 45.000 uomini della British Expeditionary Force entro due giorni, quando ci si aspettava che le truppe tedesche sarebbero state in grado di bloccare i piani inglesi. In questi due giorni però gli inglesi riuscirono a mettere in salvataggio solamente 25.001 uomini.[10]

Il 29 maggio le operazioni di imbarco furono paralizzate per molte ore da un violento bombardamento, durante il quale i soldati, presi dal panico, si gettarono a nuoto per raggiungere le imbarcazioni e molti di essi annegarono. L'ammiraglio Ramsey fu costretto a vietare gli imbarchi nelle ore diurne e il ministero inglese della Guerra, temendo di non poter mantenere attive le proprie rotte vitali di comunicazione, ordinò di sottrarre all'operazione Dynamo gli incrociatori più moderni. La drammatica richiesta d'aiuto di Ramsey fu però cruciale, e nel pomeriggio del 30 maggio arrivarono sei moderni cacciatorpediniere a prestare il proprio aiuto.

Nelle operazioni iniziali di soccorso vennero impiegati in tutto dieci cacciatorpediniere e un massiccio intervento della RAF[1] che al 29 maggio consentirono il soccorso di 47.310 soldati britannici[1], nonostante un primo pesante attacco aereo da parte della Luftwaffe nella serata del 29, tra l'altro ben contenuto dalla RAF[1]. Il giorno successivo vennero tratti in salvo altri 54 000 uomini[11] tra cui i primi soldati francesi[12].

Il 30 maggio continuò senza sosta l'evacuazione delle truppe alleate, mentre l'artiglieria inglese con le ultime munizioni rimaste cercava di tenere a bada le truppe tedesche in avanzata. Durante questa giornata di operazioni, la Luftwaffe affondò ben tre cacciatorpediniere e ne danneggiò sei, senza contare i numerosi pescherecci e i mercantili colati a picco.[1] Entro il 30 maggio 126.000 uomini erano stati evacuati, e ad eccezione di piccoli contingenti rimasti isolati durante la ritirata tutto il resto del BEF aveva già raggiunto la testa di ponte di Dunkerque. La difesa di questa testa di ponte, contro l' avanzata a tenaglia del nemico da terra, diventò quindi più vigorosa e risoluta. I tedeschi si erano lasciati sfuggire la grande occasione di poter immobilizzare con un rapido e deciso intervento le forze alleate sulla costa[10].

Il 31 maggio riuscirono ad imbarcarsi 68.104 uomini mentre i comandi inglesi decisero di non utilizzare più le navi da guerra per le operazioni a Dunkerque, dato che non potevano più permettersi il lusso di perdere altre unità da guerra. Lo stesso giorno il comandante della BEF, Lord Gort, lasciò il comando delle truppe ancora in suolo francese al maggior generale Harold Alexander e con Sir Alan Francis Brooke si imbarca verso Dover.[1]

Dal 1° al 4 giugno [modifica]

Un cannone navale inglese a copertura delle operazioni di evacuazione

L'artiglieria tedesca sottopose il litorale di Dunkerque ad un intenso cannoneggiamento, mentre la Luftwaffe lanciò l'attacco più violento dall'inizio dell'operazione. In poche ore vennero affondati un cacciatorpediniere francese e tre caccia inglesi, assieme a due navi traghetto, un dragamine e una cannoniera.[1] La linea di difesa inglese venne sfondata a Bergues, a pochi chilometri da Dunkerque, il che rese necessario un ulteriore ripiegamento delle retroguardie verso la costa. Verso sera l'ammiraglio ordinò la fine per la giornata delle operazioni di imbarco, ma nonostante tutto ciò ben 64.229 uomini furono tratti in salvo prima della sospensione delle operazioni.[1]

Nella notte del 2 giugno il comandante Tennant trasmise da Dunkerque il messaggio: «Il corpo di spedizione è stato evacuato», ha quindi fine l'operazione Dynamo mentre gli ultimi 4000 uomini inglesi lasciano il suolo di Francia.[1]

Il giorno seguente le truppe tedesche effettuarono l'ultimo sforzo decisivo contro il perimetro di Dunkerque, dove la retroguardia francese fu costretta a ripiegare su una linea che distava poco più di tre chilometri dalla base del molo est. L'ultima imbarcazione, il cacciatorpediniere Sikkari, salpò alle 3.40 del mattino del 3 giugno con un migliaio di soldati francesi a bordo[1], un'ora prima del sorgere del sole, mentre i tedeschi stavano ormai per irrompere sulla spiaggia di Dunkerque.

In conclusione, dal 27 maggio alle prime ore del 4 giugno lasciarono la Francia 338.226 uomini, di cui circa 120.000 francesi. Nelle operazioni guidate dall'ammiraglio Ramsey, vennero mobilitate tutte le imbarcazioni disponibili, compresi i panfili privati grandi o piccoli: così contro i soli 7669 uomini imbarcati il primo giorno dell'operazione, il 28 vennero posti in salvo 17.804 soldati della BEF, il 29 ben 47.310, mentre tra il 30 e il 31 maggio addirittura 120.927, ben 64.229 nella sola giornata del 1º giugno, ed altri 54 000 fino alla notte tra il 3 e il 4 giugno.

Resoconto [modifica]

Un ponte di scialuppe consente ai soldati inglesi di essere tratti in salvo
Data Truppe evacuate dalla spiaggia Truppe evacuate dal porto Totale
27 maggio - 7,669 7,669
28 maggio 5,930 11,874 17,804
29 maggio 13,752 33,558 47,310
30 maggio 29,512 24,311 53,823
31 maggio 22,942 45,072 68,014
1 giugno 17,348 47,081 64,429
2 giugno 6,695 19,561 26,256
3 giugno 1,870 24,876 26,746
4 giugno 622 25,553 26,175
Totale 98,780 239,446 338,226

Perdite [modifica]

A disposizione del nemico rimase un bottino di proporzioni incredibili; gli inglesi avevano abbandonato sul suolo francese circa 2000 cannoni, 60.000 automezzi, 76.000 tonnellate di munizioni, 600.000 tonnellate di carburante e di rifornimenti di ogni genere[1]. L'Inghilterra rimase praticamente disarmata sul suolo metropolitano inglese: al termine delle operazioni erano disponibili solamente circa 500 pezzi d'artiglieria, compresi quelli prelevati dai musei.[1][13]. Complessivamente nel disperato tentativo di salvataggio andarono perse circa 200 imbarcazioni di tutte le dimensioni. La RAF tra il 26 maggio e 4 giugno svolse un totale di oltre 4.822 missioni su Dunkerque perdendo 177 aerei, di cui 100 in combattimento[14] e gli altri per vari motivi, il 40% dei quali bombardieri. La Luftwaffe in compenso perse circa 140 aerei.

Le significative perdite di materiali abbandonati a Dunkerque rafforzarono la dipendenza finanziaria del governo inglese nei confronti degli Stati Uniti.

Navi militari affondate [modifica]

La Royal Navy nelle operazioni di evacuazione perse un numero significativo di navi, tra cui:

La Marina Nazionale francese perse:

Un'occasione persa [modifica]

Le convulse fasi delle operazioni di evacuazione
« [...] è indubbio che il BEF non avrebbe potuto essere salvato se dodici giorni prima, il 24 maggio, Hitler non fosse intervenuto a bloccare alle porte di Dunkerque le forze corazzate di Kleist[10] »

Queste le parole di Basil Liddell Hart che sintetizza la grande occasione che le forze tedesche ebbero per catturare o uccidere oltre 300.000 soldati dell'esercito anglo-francese a Dunkerque.

Al 24 maggio c'era solo un battaglione inglese a copertura del tratto di 20 km del fiume Aa compreso tra Gravelines e Saint Omer, e per altri 100 km nell'entroterra la linea del canale non era molto meglio presidiata. Pochi ponti erano stati demoliti, e in molti casi non erano stati attuati neppure i preparativi per la demolizione degli altri. Infatti il 23 maggio le truppe corazzate tedesche non avevano trovato difficoltà nel gettare teste di ponte al di là del canale, che come disse Lord Gort, "rappresentava l'unico ostacolo anticarro su questo fianco"[10].

Prosegue sempre Hart; "Una volta attraversato il canale, nulla avrebbe potuto impedire alle avanguardie corazzate tedesche di proseguire la loro avanzata e di tagliare le linee di ritirata del BEF verso Dunkerque, nulla eccetto un ordine di Hitler"[10]. Fu proprio quel che accadde il 17 maggio quando il generale Heinz Guderian mentre era ormai lanciato verso il mare fu improvvisamente fermato. Hitler era preoccupato della tenuta del fianco meridionale, e solo quando gli fu assicurato che unità di fanteria si stavano disponendo per coprire il fianco in questione predispose che le forze corazzate riprendessero la loro avanzata. Il 20 maggio le unità di Guderian raggiunsero la costa bloccando le linee di comunicazione alleate con il Belgio.

Proprio il 24 maggio il Führer si recò al quartier generale di Gerd von Rundstedt in un momento cruciale. Hitler, preoccupato dalle forze inglesi dispiegate nella zona di Arras e da un possibile attacco francese a sud, parlò di questo a von Rundstedt già di per sé uno stratega prudente, che gli esplicò la possibilità nei giorni successivi di dover fronteggiare attacchi provenienti da nord e soprattutto da sud[10]. Von Rundstedt aveva già in mente di affidare a Fedor von Bock il completamento dell'operazione con l'accerchiamento a nord, pensando già a futuri sviluppi a sud, quindi nei suoi piani non c'era la volontà di fermare le divisioni corazzate. Ma Hitler trovò nel colloquio con von Rundstedt una definitiva giustificazione alla sua volontà di fermare i panzer, secondo lui troppo importanti per essere utilizzati in una campagna pericolosa quale quella nelle Fiandre in vista dell'imminente attacco nella seconda fase dell'offensiva in Francia[15].

Un'altra giustificazione alla decisione di Hitler è poi riconducibile al Reichsmarschall Hermann Göring che suggerì al Führer che "Dunkerque deve essere lasciata alla Luftwaffe"; alla forza aerea fu quindi ordinato di continuare l'attacco a Dunkerque, nella convinzione che sarebbe bastato l'intervento in massa degli aerei tedeschi per impedire l'evacuazione via mare delle truppe alleate.

In generale la controversa decisione di Hitler potrebbe essere stata influenzata da diversi fattori sia militari che politici, di cui tre abbastanza evidenti: il desiderio di mantenere in buone condizioni le sue forze corazzate, il timore che suscitava l'idea di avventurarsi nella paludosa regione delle Fiandre e le richieste di Göring che voleva per la Luftwaffe un ruolo principale, che evidentemente non fu in grado di sopportare[10]. La decisione del Führer fu probabilmente influenzata anche dalla sua volontà di cercare dopo la campagna di Francia una pace con l'Impero britannico, che lo stesso dittatore ammirava da tempo, come esposto nel Mein Kampf: lasciare una specie di "via libera" al salvataggio dell'esercito inglese avrebbe aiutato una riconciliazione futura, che sarebbe stata preclusa se a Dunkerque le forze tedesche avessero distrutto l'esercito inglese[10].

Conseguenze [modifica]

Quello che poteva essere un disastro, divenne un'operazione di successo per le forze anglo-francesi, Winston Churchill in un discorso alla Camera dei Comuni esortò la popolazione nello spirito di Dunkerque ("Dunkirk spirit"), ma dichiarando anche di non trionfare, perché "le guerre non si vincono con le evacuazioni" ("Wars are not won by evacuations"). Tuttavia, le esortazioni allo "spirito Dunkerque" segnarono profondamente il popolo inglese, tanto che ancora oggi il termine è ancora usato per descrivere gli atteggiamenti utili per superare i momenti di avversità.[16]

Il salvataggio delle truppe inglesi a Dunkerque fornì una notevole spinta psicologica al morale dell'esercito britannico, in un momento in cui il gabinetto di guerra inglese aveva discusso in segreto la resa alle armate di Hitler,[17] il paese festeggiava l'operazione quasi come una grande vittoria. Nonostante l'esercito di Sua Maestà perse in quei giorni di fine maggio quasi la totalità del suo equipaggiamento, i soldati poterono essere dispiegati in vista di una probabile offensiva tedesca nel territorio inglese.

Ma l'operazione Dynamo non rappresentò per oltre 100.000 soldati francesi la salvezza, la maggior parte di loro fu destinata ai porti del sud dell'Inghilterra per essere immediatamente rimpatriati[18] nei porti francesi di Brest, Cherbourg e in altri porti della Normandia e della Bretagna.

Anche se soltanto la metà delle truppe rimpatriate furono schierate contro i tedeschi durante la campagna di Francia, molti di loro divennero prigionieri in una guerra che le forze francesi non erano in grado di contrastare. Le marce forzate verso i campi di prigionia in Germania furono delle vere e proprie torture per le truppe anglo-francesi rimaste a terra o rimpatriate poi. Molti prigionieri riferirono del trattamento brutale da parte delle guardie tedesche[19]. Molti dei prigionieri furono condotti nella città di Treviri, dopo una marcia di quasi 20 giorni, altri marciarono verso il fiume Schelda per poi essere destinati nella Ruhr, e quindi inviati in treno verso i campi di prigionia in Germania.[20] La maggior parte dei prigionieri, tutti quelli al di sotto del grado di caporale, lavorarono per quasi cinque anni per l'industria e l'agricoltura tedesca.[21]

Note [modifica]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l Salmaggi, Pallavisini, p. 54-57
  2. ^ "1940: Dunkirk rescue is over – Churchill defiant." BBC, 2008. Consultato: 25 luglio 2010.
  3. ^ Longden 2009, p. 1.
  4. ^ Lord 1983, pp. 43–44.
  5. ^ Safire 2004, p. 146.
  6. ^ Taylor 1965
  7. ^ Knowles, David J. "The 'miracle' of Dunkirk". BBC News, 30 May 2000. Consultato: 18 luglio 2009.
  8. ^ "History". The Association of Dunkirk Little Ships. Consultato: 11 aprile 2008.
  9. ^ Miller 1997, p. 83.
  10. ^ a b c d e f g h Liddell Hart 2009, p. 110-117
  11. ^ Liddell Hart 2009, p. 79.
  12. ^ Murray and Millett 2000, p. 80.
  13. ^ Altre cifre parlano di 2'472 cannoni, oltre 65'000 automezzi e 20'000 motociclette, oltre che 416'000 tonnellate di materiali, oltre 75'000 tonnellate di munizioni e 162'000 di carburante - Longden 2009, p. 11.
  14. ^ Operation Dynamo, the evacuation from Dunkirk of 27 May-4 June 1940
  15. ^ B.H. Liddell Hart, The Other Side if the Hill cit., p. 198
  16. ^ Rodgers. Lucy. "The men who defined the 'Dunkirk spirit'." BBC, 19 maggio 2010. Consultato: 30 luglio 2010.
  17. ^ Marr, Andrew: A History of Modern Britain (2009 paperback), pp. xv-xvii
  18. ^ "Le Paradis apres l'Enfer: the French Soldiers Evacuated from Dunkirk in 1940." Franco-British Council, Publications. Consultato: 26 Mar 2010.
  19. ^ Longden 2009, p. 367.
  20. ^ Longden 2009, pp. 383–404.
  21. ^ Longden 2007

Voci correlate [modifica]

Altri progetti [modifica]

Bibliografia [modifica]

  • Cesare Salmaggi; Alfredo Pallavisini, Continenti in Fiamme, 2194 giorni di guerra, cronologia della seconda guerra mondiale, 1977, Milano, Arnoldo Mondadori Editore [1977].
  • Basil Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, 2009, Milano, Oscar Storia Mondadori [1970].
  • Winston Churchill. Memoirs of the Second World War. Boston: Houghton Mifflin, 1959. ISBN 0-395-59968-7.
  • Collier, Richard. The Sands of Dunkirk. New York: Dell Publishing Co. Inc. / E.P.Dutton & Co. Inc., 1961.
  • Norman Franks, The Air Battle of Dunkirk. London: William Kimber, 1983. ISBN 0-7183-0349-0.
  • Gardner, W. J. R., ed. The Evacuation from Dunkirk: 'Operation Dynamo' 26 May – 4 June 1940. London: Frank Cass, 2000. ISBN 0-7146-5120-6 (hardcover), ISBN 0-7146-8150-4 (paperback). ISSN 1471-0757.
  • Gelb, Norman. Dunkirk: The Incredible Escape. London: Michael Joseph, 1990. ISBN 0-7181-3203-3.
  • Hastings, Max. "A fine account of a triumphant defeat." The Telegraph, Book Review, 28 May 2006. Consultato: 3 June 2007.
  • Holmes, Richard, ed. "Dunkirk evacuation." The Oxford Companion to Military History. New York: Oxford University Press, 2001. ISBN 0-19-866209-2.
  • John Keegan, The Second World War, New York: Viking Penguin, 1989. ISBN 0-670-82359-7.
  • Sean Longden, Dunkirk: The Men They Left Behind. London: Constable and Robinson, 2009. ISBN 978-1-84529-977-4.
  • Sean Longden, Hitler's British Slaves: Allied POWs in Germany 1939–1945. London: Constable and Robinson, 2007. ISBN 978-1-84529-519-6.
  • Lord, Walter. The Miracle of Dunkirk. London: Allen Lane, 1983. ISBN 1-85326-685-X.
  • Liddell Hart, B. H. History of the Second World War. New York: Da Capo Press, 1999. ISBN 0-306-80912-5.
  • Miller, Nathan. War at Sea: A Naval History of World War II. New York: Oxford University Press (US), 1997. ISBN 0-19-511038-2.
  • Mordal, Jacques. Dunkerque. Paris: Editions France Empire, 1968.
  • Murray, Williamson and Allan R. Millett. A War to Be Won. Cambridge, MA: Belknap Press, 2000. ISBN 0-674-00163-X.
  • Overy, Richard. "A very British defeat." The Telegraph, Book Review, 28 May 2006. Consultato: 3 June 2007.
  • Safire, William. Lend Me Your Ears: Great Speeches in History. New York: W. W. Norton & Company, 2004. ISBN 0-393-04005-4.
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Collegamenti esterni [modifica]