L'Indipendente (Milano)

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L'Indipendente
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità martedì-domenica
Genere stampa nazionale
Formato broadsheet
Fondatore Guido Roberto Vitale di Banca Euromobiliare
Fondazione 1991
2004 (nuova edizione)
Chiusura novembre 1994
dicembre 2007 (trasformazione in Cronache di Liberal)
Sede Milano
Editore Editoriale L'Indipendente
Direttore Ricardo Franco Levi, Vittorio Feltri, Pia Luisa Bianco, Luigi Bacialli, Daniele Vimercati, Lucio Lami, Giordano Bruno Guerri, Gennaro Malgieri
Redattore capo L. Boriani
 

L'Indipendente è stato un quotidiano italiano a diffusione nazionale nato a Milano, pubblicato dal 14 novembre 1991 al novembre 1994, e poi ad intermittenza fino al 1998. Riprese ad essere pubblicato nel 2004 per essere in seguito chiuso definitivamente nel dicembre del 2007.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita[modifica | modifica wikitesto]

L'Indipendente fu fondato a Milano da un vasto gruppo di investitori (Moratti, Falk, Raul Gardini, Rivetti, Melzi d'Eril, Danieli) riuniti da Guido Roberto Vitale di Banca Euromobiliare nella «Editoriale L'Indipendente». Il piano editoriale fu redatto da Ricardo Franco Levi; giornalista economico, Levi assunse la carica di direttore responsabile, con vice Nino Milazzo, ex vicedirettore vicario del Corriere della Sera. Il primo numero uscì il 14 novembre 1991.

L'idea era quella di realizzare un quotidiano «all'inglese» in Italia, che non esisteva ancora sul mercato. Effettuando una rigorosa selezione gerarchica delle notizie, L'Indipendente non riportava alcun fatto di cronaca in prima pagina.

La direzione Feltri[modifica | modifica wikitesto]

La formula andò incontro ad un fiasco: dopo pochi mesi le vendite erano già scese sotto le 20.000 copie. Nel febbraio 1992 si verificò il primo cambiamento di rotta: la direzione passò a Vittorio Feltri (proveniente da L'Europeo)[1]. Inizialmente Feltri non ebbe il sostegno della proprietà: la maggior parte dei soci infatti decise di abbandonare l'impresa, ritenendola non redditizia. Andrea Zanussi riunì i pochi soci rimasti, con i quali fondò una nuova società editoriale, la Finindi Srl, che proseguì le pubblicazioni del quotidiano.

Feltri rivoluzionò l'impostazione del giornale e, cavalcando la protesta del periodo di Tangentopoli, ottenne un ampio riscontro di vendite, portando L'Indipendente da 19.500 a 120.000 copie[1]. La linea editoriale del giornale fu filoleghista e a sostegno dei pool di Milano e Palermo («Al posto di Sergio Moroni mi sarei suicidato due volte», scrisse Feltri nel settembre 1992), tanto da chiamare Bettino Craxi «Cinghialone»[2].

I suoi successi richiamarono l'attenzione della grande stampa nazionale: più volte, nel corso del 1993, il nome del direttore dell'«Indipentente» fu accostato alla direzione del «Giornale» in sostituzione di Indro Montanelli[2], ma lui smentì sempre[2] (l'ultima volta fu a dicembre)[3], fino a quando nel gennaio 1994 Vittorio Feltri, nonostante avesse appena sottoscritto un nuovo impegno che lo legava alla Finindi per altri cinque anni, annunciò il suo passaggio al «Giornale»[2].

Da quel momento L'Indipendente cominciò a perdere copie inesorabilmente. Feltri, prima di andare via, designò nuovo direttore Pialuisa Bianco, capo della redazione romana[1], mai stata direttrice nella sua carriera, che non riuscì a risollevarlo. Siccome la testata rischiava di chiudere, venne tentato il tutto per tutto chiamando alla direzione editoriale il popolare conduttore televisivo Gianfranco Funari che fece nominare Luigi Bacialli direttore. Nel 1994 L'Indipendente cessò le pubblicazioni con contemporanea richiesta da parte dell'Editoriale l'Indipendente di accedere ai benefici del concordato preventivo garantito dall'affitto della testata e dei macchinari a Newco Srl società della Lega Nord.

La direzione Vimercati[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 febbraio 1995 L'Indipendente tornava in edicola[4] sotto la direzione di Daniele Vimercati, vicedirettore Michele Sarcina – ex vice di Montanelli sia al Giornale che alla Voce – caporedattore centrale Gianluca Marchi e collaboratori di prestigio Massimo Fini (presente fin dal 1992)[1][5] e Marco Travaglio[6]. Il quotidiano che Feltri aveva portato al successo e che poi era passato a Pialuisa Bianco e infine a Gianfranco Funari tornò in edicola con nella compagine azionaria capitanata da Davide Caparini presidente della Nuova Editoriale S.p.A. targata Lega Nord. Ma era un giornale di area: Daniele Vimercati, «Vim» per gli amici, non avrebbe mai accettato di fare un giornale ufficialmente di partito.

L'operazione Indipendente si presentò da subito molto onerosa a causa di un accordo sindacale con la Federazione Nazionale Stampa Italiana che costrinse la nuova compagine ad assumere almeno 45 giornalisti degli oltre 70 che facevano parte del corpo redazionale della precedente gestione messo in cassa integrazione. Con i poligrafici ed il personale amministrativo il break even era intorno alle 50 mila copie. Invece, superata la fiammata iniziale, il quotidiano si assestò intorno alle 30.000 copie. Daniele Vimercati si rifiutò categoricamente di trasformare L'Indipendente nel giornale ufficiale della Lega Nord, il che avrebbe consentito di percepire i contributi pubblici. Accettò che la testata venisse affittata a una cooperativa, il che avrebbe consentito di ottenere finanziamenti dallo Stato (anche se in misura minore), ma almeno teneva il quotidiano fuori dall'orbita diretta del movimento di Umberto Bossi.

All'inizio del 1996 la testata fu conferita a Mediatel, una cooperativa controllata da un editore romano di periodici musicali, mentre i giornalisti rimanemmo in carico alla Nuova Editoriale. Ma a sorpresa a fine febbraio Vimercati decise di dimettersi. Con lui se ne andò anche il vice Sarcina e Gianluca Marchi diventò caporedattore responsabile, una sorta di direttore provvisorio in attesa della scelta definitiva. Quando a fine marzo Balocchi, con i suoi uomini avrebbe dovuto assumere il controllo della cooperativa che già editava la testata provvisoriamente diretta da Marchi con un blitz di Massimo Bassoli L'Indipendente aveva cambiato editore e il nuovo direttore divenne Lucio Lami[7] inviato esteri del Giornale di Montanelli. La convivenza fra il nuovo assetto e i giornalisti dipendenti della Nuova Editoriale non era possibile e durò pochissimo[8] e L'Indipendente sopravvisse solo fino a luglio[9].

Cronache de L'Indipendente[modifica | modifica wikitesto]

La testata rinacque nel 1997 sotto la direzione di Gianluigi Da Rold prima e di Diego Landi poi. La proprietà del giornale venne rilevata da un gruppo di soci, tra cui Italo Bocchino di Alleanza Nazionale (presidente), Francesco Casoli e Lucio Garbo. Ne seguì il trasferimento della sede da Milano a Roma. Il quotidiano tornò in edicola nel 2004 con una nuova testata Cronache de L'Indipendente e una foliazione ridotta a quattro pagine. Il direttore era Giordano Bruno Guerri, con la collaborazione di sei redattori, più un vicedirettore (Luciano Lanna, che poco dopo la ripresa delle pubblicazioni torna al Secolo d'Italia come condirettore lasciando vacante il posto di vice per il resto della direzione di Guerri) e tante firme: tra queste, Paolo Villaggio, Folco Quilici, Ida Magli, Roberto D'Agostino (con una rubrica quotidiana di indiscrezioni politiche chiamata Dagospia come il suo sito), Pierluigi Diaco, Sergio Luciano, Italo Cucci, Giuseppe Conte, Gennaro Malgieri, Antonio Pennacchi, Sergio Soave, Vittorio Sgarbi, Diego Gabutti, Alberto Mingardi, Claudio Risé, Alessandro Campi.

Per volere di Giordano Bruno Guerri l'edizione domenicale, realizzata dall'agenzia Vespina di Giorgio Dell'Arti, è completamente dedicata alla storia e ha come testata L'Indipendente della Storia. In alcune regioni questa è venduta in abbinamento a prezzo speciale con il quotidiano il Giornale. Con l'arrivo di Gennaro Malgieri come direttore, il domenicale si trasforma in edizione culturale dal nome L'Indipendente delle Idee.

L'ultimo rilancio venne effettuato il 3 ottobre 2006 con l'arrivo dell'ex inviato di Panorama, Antonio Galdo. Galdo fu l'ultimo direttore de L'Indipendente, sotto la cui direzione l'edizione della domenica diventa quella del lunedì, mantenendo intatta la testata di L'Indipendente delle Idee.

La trasformazione[modifica | modifica wikitesto]

A fine ottobre 2007 il quotidiano fu rilevato dalla società Occidente S.p.A., controllata dalla Fondazione Liberal, presieduta dal parlamentare Ferdinando Adornato. La testata fu assorbita da Liberal, il settimanale della Fondazione. Le pubblicazioni de L'Indipendente cessarono a metà dicembre del 2007 e la redazione passò in blocco alla nuova testata.

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Sospensione delle pubblicazioni: 16 novembre 1994 - 5 aprile 1995

  • Daniele Vimercati (6 aprile 1995 - 26 febbraio 1996)
    • Michele Sarcina, vicedirettore respondabile (27-28 febbraio 1996)
    • Luca Marchi, caporedattore responsabile (29 febbraio-23 marzo 1996)
  • Lucio Lami (27 marzo - 17 giugno 1996)

Sospensione delle pubblicazioni: 18 giugno 1996 - 2 giugno 1997

Chiusura delle pubblicazioni per fallimento della società editrice.
Ritorno in edicola con la testata «Cronache de L'Indipendente»

La testata viene rilevata dalla Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato.
La nuova proprietà pubblica il quotidiano «Cronache di Liberal».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Massimo Fini, Una vita, Venezia, Marsilio, 2015.
  2. ^ a b c d Marco Travaglio, Montanelli e il Cavaliere, Milano, Garzanti, 2004.
  3. ^ Ugo Bertone, Montanelli perde le staffe «L'editore l'ho assunto io», in La Stampa, 18 dicembre 1993. URL consultato il 4 giugno 2017.
  4. ^ L'indipendente: formentini, "niente propaganda", agi.it. URL consultato il 1º gennaio 2016.
  5. ^ Biografia, massimofini.it. URL consultato il 1º gennaio 2016.
  6. ^ Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, in il Fatto Quotidiano.it. URL consultato il 1º gennaio 2016.
  7. ^ L'indipendente: il direttore Lucio Lami è "fiducioso", agi.it. URL consultato il 1º gennaio 2016.
  8. ^ L'indipendente: giornalisti, "domani falso indipendente", agi.it. URL consultato il 1º gennaio 2016.
  9. ^ L'indipendente: mediatel, "nessun patto su giornalisti", su agi.it. URL consultato il 1º gennaio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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