Dagospia

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Dagospia
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Genere pubblicazione web
Direttore Roberto D'Agostino
Sito web www.dagospia.com/
 

Dagospia è una pubblicazione web di rassegna stampa[1] e retroscena su politica, economia, società e costume curata da Roberto D'Agostino, attiva dal 22 maggio 2000.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Dagospia si definisce "Risorsa informativa online a contenuto generalista che si occupa di retroscena. È espressione di Roberto D'Agostino".[2] Sebbene da alcuni sia considerato un sito di gossip, nelle parole di D'Agostino:

« Dagospia è un bollettino d'informazione, punto e basta.[3] »

Lo stile di comunicazione è volutamente chiassoso e scandalistico[4]; tuttavia numerosi scoop si sono dimostrati rilevanti ed esatti[5]. L'impostazione grafica della testata ricorda molto quella del news aggregator americano Drudge Report, col quale condivide anche la vocazione all'informazione indipendente fatta di scoop e indiscrezioni.

Questi due elementi hanno contribuito a renderlo un sito molto popolare, specialmente nell'ambito dell'informazione italiana: il sito è passato dalle 12 mila visite quotidiane nel 2000 a una media di 600 mila pagine consultate in un giorno nel 2010[6]. A partire da febbraio 2011 si finanzia con pubblicità e non è necessario abbonamento per consultare gli archivi.

Nel sito è presente la rubrica fotografica Cafonal, nella quale il fotoreporter e "paparazzo" romano Umberto Pizzi (insieme al fratello Mario) immortala protagonisti e partecipanti agli eventi mondani nella capitale. Dalle fotografie sono stati tratti i libri Cafonal. Gli italioni nel mirino di Dagospia e UltraCafonal. Il peggio di Dagospia pubblicati rispettivamente nel 2008 e nel 2010. Nell'estate 2012 Umberto Pizzi ha lasciato Dagospia con un addio polemico.[7]

Per alcuni periodi fonte di informazioni e retroscena fu anche il Presidente emerito della Repubblica Italiana Francesco Cossiga[8].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno 2011 fece scalpore la notizia che Dagospia ricevesse 100 mila euro all'anno per pubblicità all'Eni grazie all'intermediazione del faccendiere Luigi Bisignani, già condannato in via definitiva per la maxi-tangente Enimont e di nuovo sotto inchiesta per il caso P4.[9][10] Il quotidiano la Repubblica, riportando le dichiarazioni di Bisignani ai pubblici ministeri sulle soffiate a Dagospia, la definì “il giocattolo” di Bisignani. Dagospia ha querelato la Repubblica per diffamazione.[11][12]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto D'Agostino, Umberto Pizzi, Cafonal. Gli "italioni" nel mirino di "Dagospia", Mondadori, 2008. ISBN 8804586230
  • Roberto D'Agostino, Umberto Pizzi, UltraCafonal. Il peggio di "Dagospia", Mondadori, 2010. ISBN 8804601868

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Intervista a Claudio Sabelli Fioretti, La Stampa 19 marzo 2008 "Io leggo e taglio di tutto. E pubblico."
  2. ^ Alexa.com
  3. ^ Dogoscopia Intervista a Stefano Lorenzetto, Panorama "Che palle ‘sto termine gossip! Dagospia è un bollettino d'informazione, punto e basta."
  4. ^ Intervista a Claudio Sabelli Fioretti, La Stampa 19 marzo 2008 "I quotidiani ammorbidiscono i titoli. Io li ravvivo."
  5. ^ Intervista a Claudio Sabelli Fioretti, La Stampa 19 marzo 2008 "I tuoi scoop? Fui sbeffeggiato quando annunciai con due giorni di anticipo la nomina di Folli a direttore del Corriere. Nessuno ci credeva."
  6. ^ Stefano Lorenzetto, Panorama
  7. ^ Panorama.it, “Addio caro Dago, il cafonal è finito”, 9 agosto 2012
  8. ^ Intervista a Claudio Sabelli Fioretti, La Stampa, 19 marzo 2008 "Cossiga è un tuo informatore?" "È di più. È la guida spirituale di Dagospia. È stato il primo a darmi fiducia. All'epoca della guerra da parte di Profumo e Geronzi a Maranghi per la conquista di Mediobanca, Cossiga scelse Dagospia come veicolo per picconare a difesa di Maranghi."
  9. ^ Corriere della Sera, “P4, il potere dell'Eni e le spese per i media”, 26 giugno 2011
  10. ^ replica di Dagospia
  11. ^ Giornalettismo, “Dagospia contro Repubblica”, 21 giugno 2011
  12. ^ Giornalettismo, “Dagospia come Striscia: i ribelli che baciano il potere, 22 giugno 2011

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]