Italo Bocchino

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Italo Bocchino
Italo Bocchino.JPG

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature - XIII

- XIV

- XV

- XVI

Gruppo
parlamentare
XIII - XIV - XV

- Alleanza Nazionale

XVI:

- Futuro e Libertà per il Terzo Polo (Dal 30/07/2010 a fine legislatura)

In precedenza:

- Popolo della Libertà (Da inizio legislatura al 30/07/2010)

Coalizione XIII:

Polo per le Libertà

XIV e XV:

Casa delle Libertà

XVI:

Coalizione di centro-destra del 2008

Circoscrizione XIV e XVI:

Campania 1

XIII e XV:

Campania 2

Collegio XIII:

4-Casal di Principe

Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Futuro e Libertà per l'Italia (2010-2013)
In precedenza:
Movimento Sociale Italiano (Fino al 1995)
Alleanza Nazionale (1995-2009)
Il Popolo della Libertà (2009-2010)
Titolo di studio Laurea in Giurisprudenza
Professione Giornalista professionista

Italo Bocchino (Napoli, 6 luglio 1967) è un politico, giornalista ed editore italiano, già vicepresidente di Futuro e Libertà per l'Italia e dal 14 giugno 2014 direttore editoriale del quotidiano Secolo d'Italia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di un impiegato delle poste, si trasferisce con la famiglia in Umbria.

A Perugia milita nel Movimento Sociale Italiano e nel FUAN. Rientrato in Campania per seguire la madre malata, diventa portavoce del deputato pugliese Giuseppe Tatarella facendo il giornalista nel quotidiano napoletano Roma edito da Tatarella.

Viene poi assunto come cronista parlamentare al Secolo d'Italia con Tatarella vice-premier di Silvio Berlusconi.

Conosce intanto quella che sarebbe poi diventata sua moglie, Gabriella Buontempo, il cui padre era il costruttore Eugenio, vicino al ministro Claudio Signorile (della sinistra socialista e avversario di Bettino Craxi).[1]

Attività politica[modifica | modifica wikitesto]

Elezione a deputato (1996, 2001)[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche del 1996 è eletto alla Camera dei Deputati nel collegio uninominale di di Casal di Principe, che rientra nella circoscrizione Campania 2, venendo sostenuto dal Polo per le Libertà (in quota AN).

Alle elezioni politiche del 2001 è rieletto alla Camera dei Deputati, nella circoscrizione Campania 1, nelle liste di Alleanza Nazionale.

Durante la XIV Legislatura è membro in Commissione (affari costituzionali, della presidenza del consiglio e interni), della III Commissione (affari esteri e comunitari, IX Commissione (trasporti, poste e telecomunicazioni) e Commissione Parlamentare d'inchiesta sull'affare Telekom Serbia.

Candidatura a Presidente della Regione Campania[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni regionali in Campania del 2005 si candida alla carica di Presidente in rappresentanza della coalizione di centro-destra composta da: Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione di Centro, Nuovo PSI, Partito Repubblicano Italiano, Partito Pensionati e Movimento Idea Sociale. Riceve solamente il 34,4% dei consensi. Perde infatti le elezioni, vinte dal presidente uscente e candidato del centrosinistra Antonio Bassolino con il 61,6% dei consensi[2]. Diviene leader dell'opposizione, ma subito decide di lasciare l'incarico per continuare a svolgere il ruolo di deputato a Montecitorio.

Elezione a deputato (2006, 2008)[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche del 2006 viene nuovamente rieletto alla Camera dei Deputati, nella circoscrizione Campania 2, tra le fila di Alleanza Nazionale, grazie alla rinuncia di Gianfranco Fini (che opta per un'altra circoscrizione).

Durante la XV Legislatura è capogruppo di AN nella I Commissione (Affari costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni) e membro dell'esecutivo nazionale del partito.

Nel 2007 è responsabile del partito per la raccolta di firme in favore del referendum per la modifica della legge elettorale; nello stesso anno nasce, sotto la sua direzione, la rivista Con, che mira a divenire punto di riferimento dei conservatori contemporanei italiani.

Alle elezioni politiche del 2008 viene eletto per la quarta volta consecutiva alla Camera dei Deputati, nella circoscrizione Campania 1, tra le fila del Popolo della Libertà.

Diviene Vicecapogruppo vicario del PdL alla Camera dei Deputati.

Nel partito, Italo Bocchino è tra i principali esponenti della componente che fa capo al presidente della Camera, Gianfranco Fini. È infatti fondatore di Generazione Italia, corrente facente riferimento allo stesso Fini.[3]

Dal PdL a FLI[modifica | modifica wikitesto]

Il 29 aprile 2010 rassegna le dimissioni irrevocabili da Vicecapogruppo vicario del PdL alla Camera dopo il plateale scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini alla Direzione Nazionale del partito. Bocchino ha infatti affermato: "Sono stato epurato. Berlusconi ha chiesto la mia testa".[1]

Il 29 luglio 2010, con un documento approvato dall'Ufficio di presidenza del PdL a seguito della rottura tra Berlusconi e il cofondatore del partito Fini, Italo Bocchino e i suoi colleghi Carmelo Briguglio e Fabio Granata sono stati, di fatto, messi fuori dal PdL per la loro vicinanza politica al Presidente della Camera Gianfranco Fini.

Ha quindi seguito in prima persona Gianfranco Fini nella scissione del PdL e nella conseguente fondazione di Futuro e Libertà per l'Italia,[4] divenendo, il 3 agosto 2010, Capogruppo del medesimo gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati.

Il 13 febbraio 2011 all'assemblea costituente viene nominato Vicepresidente di Futuro e Libertà per l'Italia. Diventa di fatto presidente ad interim del partito dopo l'autosospensione immediata di Gianfranco Fini perché Presidente della Camera dei Deputati. L'incarico di di Capogruppo alla Camera dei Deputati passerà quindi a Benedetto Della Vedova.[2].

Il 14 dicembre 2010 vota la sfiducia al governo Berlusconi[5]. La sua posizione di antiberlusconismo radicale, esemplificata dal duro intervento del 14 dicembre a Montecitorio, ha creato malumori e fastidio tra le file dello stesso FLI, in particolare tra gli esponenti più inclini al dialogo politico con il PdL (le cosiddette colombe). Esemplare è in tal senso il caso di Silvano Moffa, che si è astenuto dalla votazione per la sfiducia, contravvenendo alle indicazioni del partito, perché non era stata accolta la sua richiesta di dimissioni di Bocchino[6].

Al termine dell'assemblea costituente di Milano del 13 febbraio 2011 è nominato vice presidente di FLI, dal presidente eletto Gianfranco Fini, carica che mantiene fino alle dimissioni di Fini l'8 maggio 2013.

Elezioni politiche del 2013[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche del 2013 è ricandidato alla Camera dei Deputati tra le fila di Futuro e Libertà per l'Italia, nelle circoscrizioni Campania 1, Campania 2 e Calabria, in seconda posizione in lista, dietro a Gianfranco Fini (che era capolista in tutte le circoscrizioni). I pessimi risultati riscossi dal partito, pari allo 0,47% dei consensi a livello nazionale, non consentono l'elezione di alcun deputato, neppure di Gianfranco Fini; lo stesso Bocchino, che non viene più rieletto alla Camera, abbandona il partito.

Il 14 giugno 2014 la Fondazione Alleanza Nazionale lo designa direttore editoriale del quotidiano Secolo d'Italia.[7]

Incarichi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Ha fatto parte del gruppo di industriali editori del quotidiano L'Indipendente, inoltre è stato editore del Roma.

In data 16 maggio 2009 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria della città di Reggio Calabria dal sindaco Giuseppe Scopelliti per essere stato il proponente ed il primo firmatario, nell'ambito del disegno di legge sul Federalismo Fiscale, dell'emendamento che prevede per Reggio Calabria la qualifica di città metropolitana[8].

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Caso Telekom Serbia[modifica | modifica wikitesto]

Nella richiesta del 7 maggio 2005 da parte del GUP della Procura di Torino Francesco Gianfrotta, con la quale si chiede l'archiviazione dell'indagine aperta nel 2001 sui vertici di Telecom Italia del 1997, emerge un particolare (non penalmente rilevante) che investe direttamente l'on. Bocchino. Nel 2001, Bocchino ricevette dalla "Finbroker", società finanziaria con sede a San Marino, 2 miliardi e 400 milioni di lire per il quotidiano napoletano Roma. Quel denaro proveniva dai 14 miliardi di lire in contanti che erano stati percepiti dal conte Gianni Vitali per la sua mediazione nell'affare Telekom Serbia.[9]

Il caso Global service[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 gennaio 2009 la Procura di Napoli ha notificato a Bocchino un'informazione di garanzia nell'ambito dell'inchiesta Global service, relativa alla manutenzione delle strade del Comune che ha coinvolto magistrati, deputati ed assessori napoletani, nella quale si ipotizzano per Bocchino i reati di partecipazione in associazione a delinquere e concorso in turbativa d'asta[10]. Il procedimento si chiude con l'archiviazione[11].

La relazione con Mara Carfagna[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 luglio 2011 le agenzie di stampa diffondono la notizia della separazione tra Italo Bocchino e la moglie Gabriella Buontempo. La causa del divorzio sarebbe stata la precedente relazione tra Italo Bocchino e il ministro Mara Carfagna, ammessa dallo stesso Bocchino in più interviste pubbliche, in una delle quali, avvenuta su Rai 3 alla presenza di Fabio Fazio, ha chiesto pubblicamente scusa alla moglie. La vicenda si è conclusa con la decisione della moglie della separazione consensuale.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • 2006 - Italo Bocchino, Orazio Abbamonte, L'esperienza della politica. Un dialogo, Rubettino, ISBN 88-498-1344-9
  • 2011 - Italo Bocchino, Una storia di destra, Longanesi, ISBN 9788830430952

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente Nazionale di Futuro e Libertà per l'Italia Successore Futuro e Libertà logo.png
Gianfranco Fini 13 febbraio 2011 - 12 dicembre 2012 effettivo Gianfranco Fini
Predecessore Vicepresidente Nazionale di Futuro e Libertà per l'Italia Successore Futuro e Libertà logo.png
- 13 febbraio 2011- 8 maggio 2013 -
Predecessore Capogruppo di Futuro e Libertà. Per l'Italia alla Camera dei Deputati Successore Futuro e Libertà logo.png
Giorgio Conte (ad interim) 4 agosto 2010- 24 febbraio 2011 Benedetto Della Vedova
Predecessore Direttore de Il Secolo d'Italia Successore
Marcello De Angelis 16 giugno 2014 in carica
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