Drive In (programma televisivo)

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Drive In
Parte della scenografia e del cast
Parte della scenografia e del cast
Paese Italia
Anno 1983-1988
Genere intrattenimento
Edizioni 5
Durata 60-120 min
Ideatore Antonio Ricci
Regia Giancarlo Nicotra (1983)
Beppe Recchia (1984-1988)
Rete Italia 1

Drive In è un programma televisivo italiano di Italia 1, di genere comico, trasmesso dal 1983 al 1988.

Ideato da Antonio Ricci, riscosse un grande successo entrando prepotentemente nel costume nazionale del tempo, contribuendo a portare alla ribalta numerosi volti noti dello spettacolo italiano negli anni a venire, ed emergendo come uno dei programmi-simbolo della televisione italiana degli anni ottanta.[1][2]

Contesto[modifica | modifica wikitesto]

Drive In mutuò la struttura del programma da altri varietà già proposti negli anni precedenti dalla televisione italiana (Non stop ma anche Carosello, Tutto compreso e Due di tutto), introducendo tuttavia significative novità come ricorderà il suo ideatore Antonio Ricci: «avevo in mente di creare una trasmissione tutta di comici: pativo le canzoni, i balletti, gli ospiti del varietà classico», dando così vita a uno show che, per sua stessa ammissione, era «una macedonia di generi, una via di mezzo tra sit-com, varietà, effetti speciali, satira politica, parodie, gag, barzellette, tormentoni».[3]

Caratteristiche salienti furono la velocità dei cambi di scena, monologhi e parodie di film celebri insieme a spezzoni di comiche, nuovi cabarettisti che tra il pubblico recitavano i loro sketch uno dietro l'altro e rapide gag intervallate da stacchetti ballati, il tutto con un taglio di regia e un montaggio incalzante che consentiva l'inserimento degli spot pubblicitari senza interrompere il ritmo: una vera a propria opera di «rottura» dinanzi all'istituzionalizzato mondo dei varietà italiani del tempo,[3] nonché l'ideale per la nascente televisione commerciale di cui Drive In finì per divenire il programma comico più rappresentativo del decennio.[4] Per dirla nelle parole di uno dei suoi protagonisti, Ezio Greggio, «Drive In ha segnato un cambio generazionale e di stile nel varietà TV che nessuno ha segnalato: la fine del presentatore tradizionale dei salamelecchi e dei tempi morti, la nascita di un varietà satirico tutta sostanza e niente fumo».[5]

«Pensa a una trasmissione come Drive In, al ritmo, alla quantità di cose che Drive In riesce a far vedere in due minuti e paragona i due minuti a due minuti della vecchia TV. Un salto da fantascienza, no? Eppure a quanto pare la cosa non ha provocato traumi, noi siamo passati dal ritmo di valzer a quello di rock'n'roll...»[5]
Umberto Eco, 1987.

La prima edizione, scritta con Alessandro Piccardo ed Ezio Greggio, ha avuto come regista Giancarlo Nicotra, mentre le successive sono state scritte con la collaborazione di Franco Mercuri, Aldo Rami, Lorenzo Beccati, Max Greggio, Michele Mozzati, Gino Vignali, Gennaro Ventimiglia e Matteo Molinari, con la regia affidata a Beppe Recchia. La prima edizione (1983-1984) venne registrata presso gli Studi Dear di Roma, già cari a Fellini; dalla seconda edizione (1984-1985) il programma venne trasferito a Milano, dove rimase fino all'ultima edizione (1987-1988), utilizzando contemporaneamente due centri di produzione diversi: in questo senso, e assieme alla composizione "geografica" del suo cast, il Drive In venne quindi accolto come una sorta di «risposta milanese» a quel tipo di comicità romana e, più in generale, meridionale che storicamente impera nel paese.[4]

Portato al debutto il 4 ottobre 1983 e trasmesso inizialmente il martedì, dalla seconda edizione lo show divenne l'appuntamento fisso della domenica sera di Italia 1 sino alla sua chiusura, avvenuta il 17 aprile 1988. In onda inizialmente per una sola ora a settimana, dato il grande riscontro vide presto raddoppiare la sua durata, raccogliendo di fronte ai televisori oltre otto milioni di spettatori.[6]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il proprietario Gianfranco D'Angelo e il suo giovane aiutante Ezio Greggio

Ambientato per l'appunto in un drive-in, nelle prime tre edizioni il collante delle varie vicende era rappresentato dal tentativo, da parte del proprietario del locale (Gianfranco D'Angelo), di approfittare, assieme al suo giovane aiutante (Greggio), di un ingenuo e malcapitato cliente (Enrico Beruschi)[3] che lì si recava per corteggiare la procace e succinta cassiera (Carmen Russo, in seguito sostituita da Lory del Santo) nonché per cercare un po' di evasione dalla vita quotidiana, e soprattutto, dall'opprimente moglie (Margherita Fumero).

Tra i comici che si sono fatti conoscere dal grande pubblico o hanno consolidato la loro popolarità grazie alla partecipazione al programma, si ricordano Giorgio Ariani, la coppia Syusy Blady e Patrizio Roversi, Massimo Boldi, Enzo Braschi, Olga Durano, Isaac George, Johara, Malandrino e Veronica, Guido Nicheli, Carlo Pistarino, Lucio Salis, Caterina Sylos Labini, Teo Teocoli, i Trettrè, il Trioreno, Sergio Vastano, Mario Zucca e Zuzzurro e Gaspare, senza dimenticare un Giorgio Faletti ancora lontano dalle future esperienze musicali e narrative, e un Francesco Salvi non ancora in veste drammatica; come detto, nella maggior parte dei casi si trattava di volti ancora sconosciuti ai più, che troveranno fama proprio grazie al Drive In.[7] Tra le procaci protagoniste femminili si ricordano, oltre alle succitate Russo e Del Santo, anche Tinì Cansino, Nadia Cassini, Antonia Dell'Atte, Eva Grimaldi, Cristina Moffa e Ambra Orfei. Dietro alle telecamere, il Drive In fu infine banco di prova per i testi di Ellekappa, Gialappa's Band e Gino e Michele.

Le Ragazze fast food che si sono susseguite negli anni hanno incluso, tra le altre, Cyssa Zaugg, Eliette Mariangelo, Ritanna Carpenter, Francesca Colombo, Sofia Frisone, Gloria Scotti, Toti Botta, Luciana Ricca, Patrizia Sala, Stefania Miniucchi, Sabrina Sabbatini, Cristina Garavaglia, Federica Farnese e Johara Farley Jones. Durante il susseguirsi delle edizioni, alle Ragazze fast food venne affiancato un gruppo di sette ragazze adolescenti, definite le Monelle, alcune delle quali continueranno poi la carriera nel mondo dello spettacolo come ballerine (Marianna Fontana) o presentatrici (Cristina Beretta);[8] c'era infine un terzo gruppo di ragazze, le Bomber.

La cassiera Lory Del Santo, Greggio e l'abituale cliente Enrico Beruschi.

Ogni puntata veniva introdotta e conclusa da un monologo di D'Angelo, talvolta scritto da Enrico Vaime, sui vizi e manie degli italiani (tra gli altri la settimana bianca, le cliniche per cure dimagranti e i villaggi vacanze) o sul commento di un evento della settimana. Nella prima edizione il monologo di chiusura cui seguiva la sigla finale, veniva improvvisamente interrotto da un violento acquazzone che faceva scappare i clienti; nella seconda edizione la pioggia venne sostituita da una fitta nebbia; nella terza la sigla fu sostituita con una comica di Benny Hill.

Nella prima edizione vi sono state due sigle di testa: da ottobre 1983, un brano strumentale composto da Detto Mariano; da metà marzo 1984 Zucchero zucchero, interpretata da Cristina Moffa. Dalla seconda edizione fu utilizzata come unica sigla la celebre Saxofono for me eseguita da Roberto Negri. Una sigla di coda è stata utilizzata solo durante la prima e seconda edizione, dapprima La Bambola, celebre brano portato al successo da Patty Pravo e qui interpretato da Carmen Russo, e successivamente Bum bum cantiamo, interpretata da Nadia Cassini.

Molti personaggi del mondo della televisione, della musica e dello spettacolo hanno amichevolmente recitato un piccolo cameo durante le cinque edizioni del programma, vedi Guido Angeli, Christian, Gary Coleman, Corrado, Serena Grandi, David Hasselhoff, Daniele Piombi, Marco Predolin, Memo Remigi, Donatella Rettore, Gigi Sabani, Mago Silvan, Ilona Staller, Little Tony e Iva Zanicchi, oltre a un giovane Pier Silvio Berlusconi. Tra gli ospiti musicali si ricorda la partecipazione di Matt Bianco.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Innumerevoli i personaggi proposti dai vari comici negli anni del programma: ciascuno di essi, fosse l'imitazione di una persona realmente esistente, o una parodia di qualcuno o ancora un semplice modello di comportamento, era poi caratterizzato da una serie di "tormentoni": modi di dire ripetuti a ogni puntata, che alla fine inducevano un senso di attesa ai telespettatori.

I personaggi di Greggio[modifica | modifica wikitesto]

  • il banditore dell'Asta Tosta ("oggetti tosti per tutti i gosti"), presentava improbabili gadget legati a personaggi della politica e dello spettacolo, terminava le sue apparizioni proponendo un'orribile stampa kitsch di un vecchio beone in osteria, presentata come opera di un certo Teomondo Scrofalo, introdotto con la frase "è lui o non è lui? Cerrrrto, che è lui!";
  • il "Criticatrutto", il critico tritatutto;
  • Mr. Taroccò "con l'accento sulla Q", strampalato prestigiatore (altro tormentone "bada ben bada ben bada ben...") che aveva come improbabile assistente il coniglio bianco Oreste presentato come "suo commercialista";
  • Spetteguless, la parodia dei pettegolezzi e del gossip mondano ("cronaca stop, novella express... più che notizie, spetteguless" con il tormentone "chi ha cuccato la Cuccarini?);
  • il professor Zichichirichì; parodia dello scienziato Antonino Zichichi
  • il Dottor Vermilione, "psicanalista santone"; parodia dello psicanalista Armando Verdiglione.
  • il capocomico Gigio Gigi col suo gruppo "I gigioni" (Syusy Blady, Patrizio Roversi e altri), a bordo di un teatro camion.
  • il conduttore del quiz show "Testa di Quiz" in cui riusciva a guadagnare soldi spillati ai concorrenti e far vincere sempre lo stesso concorrente.

I personaggi di D'Angelo[modifica | modifica wikitesto]

Greggio e D'Angelo in compagnia del cane Has Fidanken, in uno degli sketch più famosi del programma.
  • il Tenerone: "l'animale più buono del mondo", un animale completamente rosa, a metà strada tra un orso e coniglio, il cui verso era "pippo, pippo, pippo". Gag ricorrente: quando il tenerone si emozionava, ritirava la testa dentro il corpo dicendo appunto "emoziooone!"; per fargliela uscire, Ezio Greggio doveva premergli il fondoschiena.
  • Giovanni "John" Spadolini che discuteva al telefono con Ronald "Ron" Reagan;
  • "Marina Dante delle Povere" (imitazione di Marina Ripa di Meana, al tempo coniugata Lante della Rovere), intervistata da Roberto Gervaso. D'Angelo interpretava entrambi i personaggi, le cui battute venivano poi montate in sequenza tramite un effetto di campo e controcampo. La contessa, che si faceva intervistare sdraiata su un letto, descriveva ogni sua pretesa fiamma con la frase "un omaccione, con due baffetti da sparviero", e alla fine dello sketch riusciva a sedurre "Gervasetto", il quale le saltava addosso. Marina Ripa Di Meana fu molto divertita dall'imitazione, al punto di arrivare a minacciare addirittura una querela se lo sketch fosse stato interrotto. Anche Roberto Gervaso si recò di persona negli studi prima per conoscere e complimentarsi con gli autori e poi per presentare un libro.
  • Raffaella Carrà: anche lei intervistata da "Gervasetto" D'Angelo. Tramite un rudimentale effetto speciale, questa lanciava due getti di lacrime verso il pubblico.
  • Piero D'Angelo, parodia di Piero Angela, che conduceva il programma Il mondo di Quirk Quork Quark nella quale raccontava di alcuni tipi di persone come se facesse un documentario scientifico. Una gag ricorrente era quella in cui il conduttore, quando tentava di accavallare le gambe, lanciava un urlo di dolore a causa della compressione dei testicoli.
  • il signor Armando, che magnificava la bravura della propria cockerina Has Fidanken che, per contro, restava sempre immobile qualunque cosa le si dicesse di fare. Comparso per la prima volta nel 1984, il numero di Has Fidanken (in cui D'Angelo, nel tentativo di fargli eseguire gli ordini, chiamava il cane con l'imperativo Has...Fidanken!!!, che divenne in poco tempo un vero e proprio tormentone di quegli anni) fu ideato da Enrico Vaime, come vari altri monologhi portati da D'Angelo a Drive In dal 1983 al 1986.[9] Il cane (vissuto dal 1979 al 1997) in realtà era di proprietà di un amico di D'Angelo, Peppino Palombo, e il suo vero nome era "Baby Dell'Aquila Bianca".[10]
  • Pippo Baudo e Katia Ricciarelli, protagonisti di Anche i baudi piangono. In questi sketch, che facevano il verso alle telenovelas sudamericane, Baudo possedeva un allevamento di parrucchini. Anche qui D'Angelo interpretava entrambi i ruoli.
  • Sandra Milo, all'epoca conduttrice di Piccoli fans. Nella parodia, i bambini si vestivano come i cantanti imitati e venivano doppiati da un adulto; alla fine dell'esibizione, venivano regolarmente presi a botte dalla finta Sandra Milo. A questi sketch partecipava anche il culturista e performer Edo Soldo, il quale interpretava il valletto.
  • Ciriaco De Mita: vestito come un antico greco, si faceva trasportare sul palco da una biga, mentre fingeva di suonare un'enorme moneta da 100 lire come se fosse una lira. La sua entrata era accompagnata dalla musica del sirtaki, che però si trasformava in una veloce tarantella. Gag ricorrente: De Mita, usando uno specchietto, fingeva di vedere il futuro attraverso la sua testa pelata; in realtà si poteva notare come lo specchietto servisse a sbirciare nella scollatura della ragazza alle sue spalle. Celebre la canzone-tormentone: "Gos'è la viDa, se non G'è De MiDa?", parodiando la canzone delle caramelle Morositas ed esasperando l'accento "ciociaro" del politico.
  • Giovanni Goria: Gianfranco D’Angelo nei panni orientaleggianti di Sandokan-Goria, parodia del politico democristiano Presidente del Consiglio tra il 1987 e il 1988. Celebre il suo tormentone: "Sono Sandokan-Goria, il presidente del consiglio più bello che ci sia".
  • Gianni De Michelis: in merito all’imitazione del politico socialista, di cui si ricorda il tormentone "Bon, bon, bon: ma che sagoma che son", D’Angelo ha parlato in un’intervista uscita sul Secolo d’Italia del 19 aprile 2011: "Ci fu un tentativo di farmi correggere l’imitazione di Gianni De Michelis. […] Il bello è che non solo ho continuato a farla ma qualche mese dopo, mi chiamò il segretario di De Michelis per chiedermi di partecipare a uno spettacolo in campagna elettorale a Venezia. Era lui a chiedermi di imitarlo. Ma rifiutai, non mi pareva il caso".[11]

I personaggi di Faletti[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio Faletti, ancora nelle vesti di cabarettista, qui nei panni di Vito Catozzo, uno dei personaggi che riscosse più successo nel programma.
  • Vito Catozzo, guardia giurata sovrappeso, caratterizzato da una parlata sgrammaticata (in particolare riguardo l'uso del congiuntivo) e da un forte accento pugliese (tormentone tipico l'imprecazione "Porch'il mond' che c'ho sott'i piedi!"). I suoi racconti vertevano sulle sue vicende famigliari: la moglie Derelitta ("un metro e quaranta di altezza per 140 chili"), le sei figlie (Crocefissa, Derelitta jr, Addolorata, Immacolata, Selvaggia e Deborah), ma soprattutto il figlio, Oronzo Adriano Celentano Catozzo, di cui Vito faceva di tutto per celare l'evidente omosessualità.
  • Carlino, adolescente di Passerano Marmorito. Entrava in scena chiedendo a gran voce dove potesse trovare delle donne nude (alludendo alle Ragazze fast food). Lo sketch seguiva sempre lo stesso canovaccio: Carlino scopriva i tradimenti della cognata, procace e vogliosa, la quale tentava di comprarne il silenzio con la promessa di regalargli un "giumbotto" (una delle tante parole storpiate da Carlino). Frase ricorrente: riferendosi alla cognata, Carlino ripeteva "c'ha due roberti...", facendo riferimento al suo grande seno.
  • Il Testimone di Bagnacavallo, caricatura di un adepto di una setta millenarista. Il suo tormentone consisteva nella frase: "Credete forse che io...E non vi veda?"
  • Il Cabarettista Mascherato, parodia di un improbabile rivoluzionario travestito da Zorro che in sella al suo cavallo Bronco tenta di cambiare il mondo "portando ai poveri di spirito le battute rubate ai ricchi".
  • Suor Daliso delle "Piccole Madri Addolorate del Beato Albergo del Viandante e del Pellegrino" a cui, di fronte alle ragazzate del bullo locale Mario Gilera, "veniva uno s-ciopone" e impartiva sonore lezioni a suon di ceffoni cospargendosi prima le mani con acido nitrico e glicerina.
  • Poldo, inserviente del circo "Frollo, Frollo, Frollo e Schwartenegger" alla ricerca del suo elefantino.

I personaggi di Pistarino[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Pistarino era un ironico osservatore del quotidiano, visto con gli occhi di:

  • Un autista di autobus, raccontava il mondo al di là del suo parabrezza, litigando con tutti
  • Gite Pistarino, in ogni puntata veniva raccontata una gita turistica, che andavano dalla gita al santuario alla settimana bianca a Courmayeur
  • Agenzia di Viaggi Pistarino
  • Foto Pistarino, un fotografo di moda e gossip
  • Improbabile cantante lirico

Altri personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Carmen Russo, cassiera nelle prime edizioni dello show.

Enzo Braschi consacrò la sua carriera al Drive In presentandosi addobbato come i paninari milanesi di metà anni '80, narrando con finto gergo giovanilistico gli improbabili tentativi di combinare con l'altro sesso (le "sfitinzie") e di evitare le rappresaglie di altri esponenti di sottoculture giovanili. Visti gli evidenti limiti del personaggio, le stagioni successive videro Braschi presentarsi a ogni puntata nelle vesti di una nuova "tribù urbana" (new romantic, mod, guerrigliero, dark, rockabilly, punk) giustificando i continui cambiamenti con la necessità di restare "di moda". L'ultima stagione in cui apparve lo vide in uniforme raccontare eventi e riti del servizio militare obbligatorio; momento che all'epoca segnalava la fine dell'adolescenza e l'abbandono delle mode giovanili.

Sergio Vastano interpretava una serie di idoli giovanili parodiando gli archetipi della società di massa: tra di essi il "bocconiano", ovvero uno studente universitario calabrese fuori sede (presso la Bocconi di Milano) e fuori corso, il "top-manager di natura rampante", yuppie in tipico stile anni ottanta, che crede invano di convincere tutti del proprio successo, e l'"impresario cialtrone".

Francesco Salvi presentava due personaggi, più spesso il camionista (nome in codice per i C.B.: "Totano2") che narrava le avventure dei suoi colleghi camionisti. L'altro personaggio (nella quinta edizione) è il leader dei Budiny Molly, un metallaro.

Un giovane Francesco Salvi assieme a un'altra protagonista femminile, Tinì Cansino.

I Trettrè si produssero in scenette divertenti, interpretando prevalentemente le parodie di alcune opere letterarie (es. I promessi sposi, Romeo e Giulietta ecc.), e il ruolo dei poliziotti alle prese con improbabili clienti e dei medici in un pronto soccorso.

Durante la quarta stagione Massimo Boldi e Teo Teocoli diedero vita a una parodia di Star Trek, intitolata Bold Trek. Teocoli era poi il presentatore di un programma sullo stile di Piccoli fans, i cui protagonisti erano dei bambini (interpretati da Boldi, Greggio e D'Angelo) truccati come i loro cantanti preferiti, salvo poi essere smascherati e cacciati via dal presentatore. Tra i cantanti parodiati ricordiamo Luciano Pavarotti (Boldi), i Ricchi e Poveri (in particolare Gianfranco D'Angelo vestito e truccato come Angela Brambati), il trio Morandi-Ruggeri-Tozzi, freschi vincitori del Festival di Sanremo 1987, i quali alla richiesta di Teocoli di interpretare Si può dare di più, finivano puntualmente col cantare Malafemmena, beccandosi a vicenda delle cartellate dietro la nuca.

All'interno del programma, durante la seconda edizione, fu anche presentata una parodia intitolata Una brutta fazenda, ovvero Beruscao il penultimo mandingo protagonista Enrico Beruschi insieme alla sua Margherituccia (Margherita Fumero) e a una Big mama (Edith Peters), che faceva il verso alle telenovelas che andavano in onda nel periodo e il titolo che parodiava il film Drum, l'ultimo mandingo. Nella terza edizione Beruschi e la Fumero furono protagonisti anche di un'analoga parodia in stile La Famiglia Addams chiamata Il Doctor Beruscus. Tra gli ospiti si ricordano Donatella Rettore, Little Tony e svariati altri interpreti della canzone italiana e internazionale dell'epoca.

Durante la quarta e quinta stagione furono poi preparate varie parodie di film famosi, come Il nome della rosa, Indovina chi viene a cena?, Casablanca, La notte dei morti viventi, Il colore dei soldi, Il padrino, Mezzogiorno di fuoco, sempre con Greggio e D'Angelo nelle parti dei protagonisti, anche di alcune comiche in stile slapstick. Fra uno sketch e l'altro, durante le prime tre serie spesso passavano anche spezzoni interpretati dal comico inglese Benny Hill e, anche sketch dell'attore australiano Paul Hogan, noto per la saga di Mr. Crocodile Dundee.

Sergio Vastano nei panni del consumistico "bocconiano"

Un appuntamento immancabile della seconda stagione era quello del duo Zuzzurro e Gaspare, con il racconto delle improbabili imprese del commissario con la "lisca". Tormentone: Ce l'ho qui la brioche!!! (pronunciato da Zuzzurro). Nella terza stagione i due comici Brambilla e Formicola vennero affiancati da 'Isaia', bizzarro personaggio che tentava di replicare look e mimica di Marty Feldman, traendo evidente ispirazione dal personaggio di "Aigor" da lui interpretato in Frankenstein Junior (di cui riprendeva la gobba finta e il saio con cappuccio) chiamato dall'ispettore Zuzzurro: Faccia da strudel!

Nel corso della prima edizione D'Angelo, Greggio, Beruschi e la Fumero interpretarono in presa diretta le parodie di alcuni film, dove il protagonista subiva le sorti opposte rispetto all'originale. In particolare Drive in Story ripropose la parodia di Rocky, in cui Beruschi interpretava il ruolo di un pugile famoso per aver perso tutti gli incontri; l'occasione per il riscatto gli si presenta quando il manager di Joe La Motta (chiaro riferimento al famoso Jack), propone al suo pugile di ripiegare su Rocky dopo il forfait dell'avversario che avrebbe dovuto sfidare.

Parte del cast che animò il Drive In; tra di loro anche Carlo Pistarino, i Trettré, Zuzzurro e Gaspare e Margherita Fumero.

Durante l'incontro Joe è talmente sicuro di battere il fragile Rocky, al punto da combattere con un walkman al ritmo di Vamos a la playa dei Righeira; Rocky, sfinito dai pesanti colpi ricevuti si aggrappa all'avversario, ma inavvertitamente la sua mano cade sul walkman, girando fino al massimo la manopola del volume; Joe rimane stordito e crolla al tappeto. Rocky esulta incredulo per la vittoria, ma viene massacrato di botte dalla stessa moglie e dal manager, i quali avevano scommesso tutti i loro soldi sulla vittoria dello sfidante.

In un'altra parodia, quella di Anonimo veneziano, Beruschi interpreta il ruolo di un direttore d'orchestra capellone che riceve la visita della sua fidanzata, alla quale non sa come rivelare un profondo segreto. Tra una gag e l'altra è da ricordare quella di una prova d'orchestra con Greggio e D'Angelo nel ruolo di due musicisti, i quali, insieme al resto dei componenti trasformano un pezzo classico in una versione sinfonica della canzone Il ballo del qua qua di Romina Power. Nel finale quando la sua fidanzata sta per ripartire in treno, Beruschi le rivela di avere la forfora.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo lustro di messa in onda il programma riscosse un notevole successo presso gli spettatori, mentre sul versante della critica si prestò a diverse analisi, sia in positivo che in negativo. Da una parte, vari intellettuali dell'epoca – spesso appartenenti a quell'intellighenzia di sinistra che invece, a posteriori avranno inviso lo show – espressero apprezzamenti al Drive In: per il critico Oreste del Buono fu «la trasmissione di satira più libera che si sia vista e sentita», lo scrittore Giovanni Raboni la descrisse come «una specie di congegno ad orologeria a bassissimo rischio», l'attore Vittorio Gassman ne rimase influenzato tanto che dovette «cambiare i rimi in teatro»,[5] mentre per il cineasta Federico Fellini era «l'unico programma per cui vale la pena di avere la TV».[12] Anche il critico Aldo Grasso specificherà, nel trentennale della prima puntata, come il Drive In «non è il manifesto di tutti i mali possibili della TV commerciale (questa è un'interpretazione bigotta), ma rappresenta piuttosto l'esplosività di quegli anni, l'uscita dal grigiore ministeriale della Rai e dagli anni di piombo, l'eccesso come nuova forma di linguaggio (un eccesso spesso sbandierato con troppa autoindulgenza come "trasgressivo")».[13]

Massimo Boldi in compagnia delle succinte e procaci ragazze fast food, elemento che più attirò i pareri negativi di parte della critica.

Dall'altra, già durante la sua messa in onda lo show venne additato di riproporre il cliché della donna-oggetto attraverso presenze femminili succinte, dalle forme prorompenti e dall'irrisoria presenza scenica;[3] ancora Grasso riassumerà tale aspetto del Drive In parlandone come del luogo «in cui la seduzione e la malia erotica delle star hollywoodiane cedono il passo all'ostensione e all'ostentazione della carne (e a una mercificazione del corpo femminile chiamata a notevole fortuna successiva)».[7] Punto di vista respinto da Ezio Greggio, per il quale anche a distanza di anni «continuano a scambiare Drive In con Colpo Grosso che aveva i nudi. Le ragazze fast food erano più vestite delle donnine di Macario e Dapporto. Drive In era seguitissimo dalle famiglie [...] C'era il paninaro-oggetto, c'era lo yuppie-oggetto, c'erano le aste televisive-oggetto, c'era un altro tipo di bersaglio. Le nostre ragazze partecipavano agli sketch con battute pungenti quanto quelle dei comici. La gente ancora oggi ricorda i comici e i tormentoni, non i corpi delle fast food. Le donne nude erano sulle copertine dell'Espresso e di Panorama, non qui». Un concetto in cui si ritrovò anche il collega Giorgio Faletti, sottolineando come la loro fosse «la trasmissione col più alto numero di laureati».[5]

Ulteriormente, col senno di poi, si ripropose la questione "politica" del Drive In. Infatti, per alcuni analisti lo show incise profondamente – e negativamente – sul tessuto sociale italiano del tempo, come «simbolo dell'americanizzazione»[2] di un paese che attraversava «gli anni dell'edonismo reaganiano, di Craxi al governo, della Milano da bere. Si era in pieno disimpegno, con gli yuppies protagonisti assoluti di una certa società italiana e con il consumismo in vorticosa ascesa»; insomma, l'«epicentro di quel terremoto culturale che poi avrebbe portato lentamente al berlusconismo».[1]

Un punto di vista sempre respinto da Antonio Ricci, anche a distanza di tre decenni: «Le donne seminude sono una moda iniziata negli anni '70, specie sulle TV Rai, per non dire delle copertine di Panorama ed Espresso. Le ragazze fast food erano un'ironia di tutto questo, e facevano anche battute di satira politica, anzi le donne comiche da noi non mancavano mai. E le risate erano volutamente distorte ed esagerate, per sottolineare che in realtà non c'era niente da ridere [...] Siamo stati additati come ispiratori degli anni '80, mentre noi ne eravamo lo specchio, la critica feroce, tra satira politica, presa in giro della Milano da bere[14] [...] Siamo stati una trasmissione profetica: ora abbiamo le prove documentate».[15]

«Come tutto ciò che ci ha cambiato la vita, Drive In non finirà mai di essere oggetto di letture sempre più disparate (talvolta anche volutamente tendenziose). È la sua croce e deliziosa, è la conferma della sua forza e della sua ricchezza».[2]
—Stefania Carini, 2013.

Sulla stessa linea d'onda si ritrova il giornalista Francesco Specchia, ricordando trent'anni dopo come «tutti allora, a sinistra, con analisi molto colte, accostarono Ricci a Gramsci, ai situazionisti di Debord. Nessuno dichiarò guerra agli eccessi di pelle esposta e alla carnalità straripante dai push up. Si pensava a Drive In come al sogno felliniano che avrebbe narcotizzato Berlusconi. Che poi sia avvenuto il contrario...»[5] Anche Grasso collimerà con quest'interpretazione, sostenendo come «Berlusconi sognava un'altra TV (Dallas, Mike, Baudo, Raffaella Carrà...), costosa, volgarotta, "basica" e spensierata come gli "anni da bere"; Drive In, invece, pensava già a una metatelevisione, si circondava di autori di buone letture, rifletteva sul rapporto tra sketch e spot, cercava di sintonizzarsi sul ritmo dei primi telefilm che giungevano dall'America... Dal punto di vista ideologico, al contrario di Berlusconi, Drive In era fastidiosamente filopalestinese e antiamericano, pur nutrendosi dell'immaginario USA».[13]

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Il 31 dicembre 1983 fu trasmessa a reti unificate sulle due reti dell'allora Fininvest, Canale 5 e Italia 1, una puntata speciale del programma intitolata Capodanno al Drive In. Il posto dello show nel palinsesto televisivo fu poi preso da Emilio – che accoglierà a sua volta molti dei precedenti volti del Drive In –, mentre Greggio e D'Angelo passarono a condurre, nel 1988, prima Odiens e poi la prima edizione di Striscia la notizia, programmi sempre ideati da Antonio Ricci e che, insieme a tante altre «trasmissioni-satellite» nate in seguito dalla mente dell'autore genovese, di fatto porteranno avanti l'eredità dello storico progenitore degli anni ottanta.[4]

Tornando al Drive In, tra il 1991 e il 1992, durante la fascia di mezzogiorno, il programma venne riproposto da Italia 1 con un differente montaggio, raccogliendo in ogni puntata circa ottanta minuti di spezzoni: tra un blocco e l'altro venivano inoltre mandate in onda alcune interviste ai protagonisti, i quali raccontavano aneddoti circa il programma. Nell'estate del 2003, per celebrare il ventennale dalla messa in inda della prima puntata, Canale 5 mandò in onda una serie di quattro puntate con il meglio di Drive in, chiamate Drive In Story.

Nell'ottobre del 2013, in occasione dei trent'anni della trasmissione, vengono venduti in edicola sei DVD, a cadenza settimanale, con tutto il meglio delle edizioni. La raccolta è curata dal professor Fabio Freddi, esperto di comunicazione. Oltre agli sketch, sono stati inseriti brevi interventi di Carlo Freccero, Angelo Guglielmi e Giampiero Mughini. Il 4 dicembre dello stesso anno è stato inoltre trasmesso su Canale 5 Drive In - L'origine del male, un documentario realizzato per celebrare il trentennale dalla prima messa in onda del programma.[16]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Domenico Naso, Morto Gian Carlo Nicotra: inventò Drive In, programma simbolo degli anni Ottanta, ilfattoquotidiano.it, 10 giugno 2013.
  2. ^ a b c Stefania Carini, Drive In, quello show che cambiò la tv e gli italiani, europaquotidiano.it, 4 dicembre 2013.
  3. ^ a b c d Maria Volpe, Donne, satira e varietà: torna «Drive in», corriere.it, 16 giugno 2013.
  4. ^ a b c Grasso, 2000, p. 182
  5. ^ a b c d e Francesco Specchia, 'Drive In', tv e ipocrisia: quando per la sinistra Ricci era Gramsci, liberoquotidiano.it, 12 febbraio 2011.
  6. ^ Davide Maggio, La grande avventura (2ª puntata): stagione TV 1983 – 1984, il videosorpasso, davidemaggio.it, 24 settembre 2007.
  7. ^ a b Grasso, 2013
  8. ^ Si veda per es. l'intervista di gruppo a p. 66 di Topolino n. 1599 del 20 luglio 1986
  9. ^ Patrizia Notarnicola, "Il mio amico Has Fidanken", italymedia.it.
  10. ^ Filmato audio Auditorium Casatenovo, Gianfranco D'Angelo racconta Drive in su YouTube, 2 giugno 2014.
  11. ^ D’Angelo: "La censura? Era peggio in passato", secoloditalia.it, 19 aprile 2011.
  12. ^ Filmato audio Gli intellettuali e il Drive In, striscialanotizia.mediaset.it, 3 febbraio 2011.
  13. ^ a b Aldo Grasso, L'antiberlusconismo di «Drive in», corriere.it, 7 dicembre 2013.
  14. ^ Ricci torna al suo Drive In: "Non ispirammo gli anni 80, piuttosto ne eravamo lo specchio", repubblica.it, 13 novembre 2013.
  15. ^ Massimiliano Carbonaro, Drive in: per Antonio Ricci contro il programma false accuse, tvzap.kataweb.it, 13 novembre 2013.
  16. ^ "Drive In - L'origine del male": il documentario, mediaset.it, 3 dicembre 2013.

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