Drive In (programma televisivo)

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Drive In
Anno 1983 - 1988
Genere Intrattenimento
Durata 90 min
Regia Giancarlo Nicotra (1983)
Beppe Recchia (1984-1988)
Rete Italia 1

Drive In era un programma televisivo comico, ideato e scritto da Antonio Ricci. La prima edizione scritta da Ricci con Alessandro Piccardo ed Ezio Greggio, ha avuto come regista Giancarlo Nicotra. Le successive edizioni sono state scritte da Ricci con la collaborazione di Franco Mercuri, Aldo Rami, Lorenzo Beccati, Max Greggio, Michele Mozzati, Gino Vignali, Gennaro Ventimiglia e Matteo Molinari: la regia è stata affidata a Beppe Recchia.

Trasmesso inizialmente il martedì, dalla seconda edizione divenne l'appuntamento fisso della domenica sera di Italia 1.

In onda dal 4 ottobre 1983 al 17 aprile 1988, riscosse un grandissimo successo di critica e di pubblico.

La trasmissione[modifica | modifica sorgente]

Drive in mutuò la struttura del programma da altri varietà già proposti negli anni precedenti (Non Stop ma anche Carosello e Due di tutto).

La velocità dei cambi di scena, monologhi e parodie di film celebri proiettati sullo schermo del Drive In insieme a spezzoni di comiche, nuovi cabarettisti che, tra il pubblico, recitavano i loro sketch uno dietro l'altro, gag rapidissime intervallate da stacchetti ballati, il tutto con un taglio di regia e un montaggio incalzante che consentiva l'inserimento degli spot pubblicitari senza interrompere il ritmo della trasmissione: l'ideale per la nascente televisione commerciale.

Drive In fu la trasmissione comica più rappresentativa della tv commerciale italiana degli anni ottanta.

Lory Del Santo al Drive In

Nelle prime tre edizioni il collante della trasmissione era il tentativo da parte del proprietario del Drive In (Gianfranco D'Angelo) di approfittare, con l'aiuto del suo aiutante (un allora giovanissimo Ezio Greggio), di un ingenuo e malcapitato cliente (Enrico Beruschi) che si recava al Drive In per corteggiare una procace e succinta cassiera (Carmen Russo, in seguito sostituita da Lory del Santo e Tinì Cansino), e per cercare un po' di evasione dalla vita quotidiana, e soprattutto, dalla moglie (Margherita Fumero).

Tra i comici italiani che sono passati alla storia grazie alla loro presenza in quella trasmissione ricordiamo tra gli altri: Francesco Salvi, Zuzzurro e Gaspare, Giorgio Faletti, Teo Teocoli, Sergio Vastano, Carlo Pistarino, Enzo Braschi, Mario Zucca, i Trettrè, Lucio Salis, Giorgio Ariani, il Trioreno, Margherita Fumero, Ambra Orfei, Malandrino e Veronica, Johara, Caterina Sylos Labini, Syusy Blady, Elle Kappa, Gialappa’s Band, Antonia Dell'Atte, Guido Nicheli e Massimo Boldi. Tra le procaci protagoniste femminili si ricordano invece Carmen Russo, Nadia Cassini, Cristina Moffa, Tinì Cansino, Lory del Santo ed Eva Grimaldi.

Le Ragazze Fast food che si sono susseguite negli anni hanno incluso tra le altre: Cyssa Zaugg, Eliette Mariangelo, Ritanna Carpenter, Francesca Colombo, Sofia Frisone, Gloria Scotti, Toti Botta, Luciana Ricca, Patrizia Sala, Johara Farley Jones. Durante la trasmissione alle Ragazze Fast food venne affiancato un gruppo di sette ragazze adolescenti, definite Monelle, alcune delle quali poi continueranno la carriera nel mondo dello spettacolo come ballerine (Marianna Fontana) o presentatrici (Cristina Beretta)[1]. C'era infine un terzo gruppo di ragazze, le Bomber.

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Innumerevoli i personaggi proposti dai vari comici negli anni della trasmissione: ciascuno di essi, fosse l'imitazione di una persona realmente esistente, o una parodia di qualcuno o ancora un semplice modello di comportamento, era poi caratterizzato da una serie di "tormentoni": modi di dire ripetuti ad ogni puntata, che alla fine inducevano un senso di attesa ai telespettatori.

I personaggi proposti da Greggio[modifica | modifica sorgente]

  • il banditore dell'Asta Tosta ("oggetti tosti per tutti i gosti"), presentava improbabili gadget legati a personaggi della politica e dello spettacolo, terminava le sue apparizioni proponendo un'orribile stampa kitsch di un vecchio beone in osteria, presentata come opera di un certo Teomondo Scrofalo, introdotto con la frase "è lui o non è lui? Cerrrrto, che è lui!";
  • il "Criticatrutto", il critico tritatutto;
  • Mr. Taroccò "con l'accento sulla Q", strampalato prestigiatore (altro tormentone "bada ben bada ben bada ben...") che aveva come improbabile assistente il coniglio bianco Oreste presentato come "suo commercialista";
  • Spetteguless, la parodia dei pettegolezzi e del gossip mondano ("cronaca stop, novella express... più che notizie, spetteguless" con il tormentone "chi ha cuccato la Cuccarini?);
  • il professor Zichichirichì; parodia dello scienziato Antonino Zichichi
  • il Dottor Vermilione, "psicanalista santone"; parodia dello psicanalista Armando Verdiglione.
  • il capocomico Gigio Gigi col suo gruppo "I gigioni", a bordo di un teatro camion.
  • il conduttore del quiz show "Testa di Quiz" in cui riusciva a guadagnare soldi spillati ai concorrenti e far vincere sempre lo stesso concorrente.

I personaggi di D'Angelo[modifica | modifica sorgente]

  • il Tenerone: "l'animale più buono del mondo", un animale completamente rosa, a metà strada tra un orso e coniglio, il cui verso era "pippo, pippo, pippo". Gag ricorrente: quando il tenerone si emozionava, ritirava la testa dentro il corpo dicendo appunto "emoziooone!"; per fargliela uscire, Ezio Greggio doveva premergli il fondoschiena.
  • Giovanni "John" Spadolini che discuteva al telefono con Ronald "Ron" Reagan;
  • "Marina Dante delle Povere" (imitazione di Marina Ripa di Meana, al tempo coniugata Lante della Rovere), intervistata da Roberto Gervaso. D'Angelo interpretava entrambi i personaggi, le cui battute venivano poi montate in sequenza tramite un effetto di campo e controcampo. La contessa, che si faceva intervistare sdraiata su un letto, descriveva ogni sua pretesa fiamma con la frase "un omaccione, con due baffetti da sparviero", e alla fine dello sketch riusciva a sedurre "Gervasetto", il quale le saltava addosso. Marina Ripa Di Meana fu molto divertita dall'imitazione, al punto di arrivare a minacciare addirittura una querela se lo sketch fosse stato interrotto. Anche Roberto Gervaso si recò di persona negli studi prima per conoscere e complimentarsi con gli autori e poi per presentare un libro.
  • Raffaella Carrà: anche lei intervistata da "Gervasetto" D'Angelo. Tramite un rudimentale effetto speciale, questa lanciava due getti di lacrime verso il pubblico.
  • Piero D'Angelo, parodia di Piero Angela, che conduceva una trasmissione Il mondo di Quirk Quork Quark nella quale raccontava di alcuni tipi di persone come se facesse un documentario scientifico. Una gag ricorrente era quella in cui il conduttore, quando tentava di accavallare le gambe, lanciava un urlo di dolore a causa della compressione dei testicoli.
  • il signor Armando, che magnificava la bravura della propria cockerina Has Fidanken che, per contro, restava sempre immobile qualunque cosa le si dicesse di fare. Comparso per la prima volta nel 1984, il numero di Has Fidanken fu ideato da Enrico Vaime, come vari altri monologhi portati da D'Angelo a Drive In dal 1983 al 1986. Il cane (vissuto dal 1979 al 1997) in realtà era di proprietà di un amico di D'Angelo, Peppino Palombo, e il suo vero nome era "Baby Dell'Aquila Bianca".
  • Pippo Baudo e Katia Ricciarelli, protagonisti di Anche i baudi piangono. In questi sketch, che facevano il verso alle telenovelas sudamericane, Baudo possedeva un allevamento di parrucchini. Anche qui D'Angelo interpretava entrambi i ruoli.
  • Sandra Milo, all'epoca conduttrice di Piccoli fans. Nella parodia, i bambini si vestivano come i cantanti imitati e venivano doppiati da un adulto; alla fine dell'esibizione, venivano regolarmente presi a botte dalla finta Sandra Milo. A questi sketch partecipava anche il culturista e performer Edo Soldo, il quale interpretava il valletto.
  • Ciriaco De Mita: vestito come un antico greco, si faceva trasportare sul palco da una biga, mentre fingeva di suonare un'enorme moneta da cento lire come se fosse una lira. La sua entrata era accompagnata dalla musica del sirtaki, che però si trasformava in una veloce tarantella. Gag ricorrente: De Mita, usando uno specchietto, fingeva di vedere il futuro attraverso la sua testa pelata; in realtà si poteva notare come lo specchietto servisse a sbirciare nella scollatura della ragazza alle sue spalle. Celebre la canzone-tormentone: "Gos'è la viDa, se non G'è De MiDa?", parodiando la canzone delle caramelle Morositas ed esasperando l'accento "ciociaro" del politico.
  • Giovanni Goria: Gianfranco D’Angelo nei panni orientaleggianti di Sandokan-Goria, parodia del politico democristiano Presidente del Consiglio tra il 1987 ed il 1988. Celebre il suo tormentone: "Sono Sandokan-Goria, il presidente del consiglio più bello che ci sia".
  • Gianni De Michelis: in merito all’imitazione del politico socialista, di cui si ricorda il tormentone "Bon, bon, bon: ma che sagoma che son", D’Angelo ha parlato in un’intervista uscita sul Secolo d’Italia del 19 aprile 2011: "Ci fu un tentativo di farmi correggere l’imitazione di Gianni De Michelis. […] Il bello è che non solo ho continuato a farla ma qualche mese dopo, mi chiamò il segretario di De Michelis per chiedermi di partecipare a uno spettacolo in campagna elettorale a Venezia. Era lui a chiedermi di imitarlo. Ma rifiutai, non mi pareva il caso"[2].

I personaggi di Faletti[modifica | modifica sorgente]

  • Vito Catozzo, guardia giurata sovrappeso, caratterizzato da una parlata sgrammaticata (in particolare riguardo l'uso del congiuntivo) e da un forte accento pugliese (tormentone tipico l'imprecazione "Porch'il mond' che c'ho sott'i piedi!"). I suoi racconti vertevano sulle sue vicende famigliari: la moglie Derelitta ("un metro e quaranta di altezza per 140 chili"), le sei figlie (Crocefissa, Derelitta jr, Addolorata, Immacolata, Selvaggia e Deborah), ma soprattutto il figlio, Oronzo Adriano Celentano Catozzo, di cui Vito faceva di tutto per celare l'evidente omosessualità.
  • Carlino, adolescente di Passerano Marmorito. Entrava in scena chiedendo a gran voce dove potesse trovare delle donne nude (alludendo alle ragazze fast food). Lo sketch seguiva sempre lo stesso canovaccio: Carlino scopriva i tradimenti della cognata, procace e vogliosa, la quale tentava di comprarne il silenzio con la promessa di regalargli un "giumbotto" (una delle tante parole storpiate da Carlino). Frase ricorrente: riferendosi alla cognata, Carlino ripeteva "c'ha due roberti...", facendo riferimento al suo grande seno.
  • Il Testimone di Bagnacavallo, caricatura di un adepto di una setta millenarista. Il suo tormentone consisteva nella frase: "Credete forse che io...E non vi veda?"
  • Il Cabarettista Mascherato, parodia di un improbabile rivoluzionario travestito da Zorro che in sella al suo cavallo Bronco tenta di cambiare il mondo "portando ai poveri di spirito le battute rubate ai ricchi".
  • Suor Daliso delle "Piccole Madri Addolorate del Beato Albergo del Viandante e del Pellegrino" a cui, di fronte alle ragazzate del bullo locale Mario Gilera, "veniva uno s-ciopone" e impartiva sonore lezioni a suon di ceffoni cospargendosi prima le mani con acido nitrico e glicerina.
  • Poldo, inserviente del circo "Frollo, Frollo, Frollo e Schwartenegger" alla ricerca del suo elefantino.

I personaggi di Carlo Pistarino[modifica | modifica sorgente]

Carlo Pistarino era un ironico osservatore del quotidiano, visto con gli occhi di:

  • Un autista di autobus, raccontava il mondo al di là del suo parabrezza, litigando con tutti
  • Gite Pistarino, in ogni puntata veniva raccontata una gita turistica, che andavano dalla gita al santuario alla settimana bianca a Courmayeur
  • Agenzia di Viaggi Pistarino
  • Foto Pistarino, un fotografo di moda e gossip
  • Improbabile cantante lirico

Altri personaggi[modifica | modifica sorgente]

Enzo Braschi consacrò la sua carriera al drive-in presentandosi addobbato come i paninari milanesi di metà anni '80, narrando con finto gergo giovanilistico gli improbabili tentativi di combinare con l'altro sesso (le "sfitinzie") e di evitare le rappresaglie di altri esponenti di sottoculture giovanili. Visti gli evidenti limiti del personaggio, le stagioni successive videro Braschi presentarsi a ogni puntata nelle vesti di una nuova "tribù urbana" (new romantic, mod, guerrigliero, dark, rockabilly, punk) giustificando i continui cambiamenti con la necessità di restare "di moda". L'ultima stagione in cui apparve lo vide in uniforme raccontare eventi e riti del servizio militare obbligatorio; momento che all'epoca segnalava la fine dell'adolescenza e l'abbandono delle mode giovanili.

Sergio Vastano interpretava una serie di idoli giovanili parodiando gli archetipi della socità di massa: uno studente universitario calabrese fuori sede (presso la Bocconi di Milano) e fuori corso, il "top-manager di natura Rampante", yuppie, in tipico stile anni '80. Crede di convincere tutti del proprio successo, ma senza riuscirci. Più tardi viene affiancato da Angelo (sempre Vastano), un diavoletto con cui ha firmato un patto per ottenere il successo.

Francesco Salvi presentava due personaggi, più spesso il camionista (nome in codice per i C.B.: "Totano2") che narrava le avventure dei suoi colleghi camionisti. L'altro personaggio (nella quinta edizione) è il leader dei Budiny Molly, un metallaro.

I Trettrè si produssero in scenette divertenti, interpretando prevalentemente le parodie di alcune opere letterarie (es. I promessi sposi, Romeo e Giulietta ecc.), e il ruolo dei Poliziotti alle prese con improbabili clienti e dei medici in un Pronto Soccorso.

Durante la quarta stagione Massimo Boldi e Teo Teocoli diedero vita a una parodia di Star Trek, intitolata Bold Trek. Teocoli era poi il presentatore di una trasmissione sullo stile di Piccoli fans, i cui protagonisti erano dei bambini (interpretati da Boldi, Greggio e D'Angelo) truccati come i loro cantanti preferiti, salvo poi essere smascherati e cacciati via dal presentatore. Tra i cantanti parodiati ricordiamo Luciano Pavarotti (Boldi), i Ricchi e Poveri (in particolare Gianfranco D'Angelo vestito e truccato come Angela Brambati), il trio Morandi-Ruggeri-Tozzi, freschi vincitori del Festival di Sanremo 1987, i quali alla richiesta di Teocoli di interpretare Si può dare di più, finivano puntualmente col cantare Malafemmena, beccandosi a vicenda delle cartellate dietro la nuca.

All'interno della trasmissione, durante la seconda edizione, fu anche presentata una parodia intitolata Una brutta fazenda, ovvero Beruscao il penultimo mandingo protagonista Enrico Beruschi insieme alla sua Margherituccia (Margherita Fumero) e a una Big mama (Edith Peters), che faceva il verso alle telenovelas che andavano in onda nel periodo ed il titolo che parodiava il film Drum, l'ultimo mandingo. Nella terza edizione Beruschi e la Fumero furono protagonisti anche di un'analoga parodia in stile La Famiglia Addams chiamata Il Doctor Beruscus. Tra gli ospiti si ricordano Donatella Rettore, Little Tony e svariati altri interpreti della canzone italiana e internazionale dell'epoca.

Durante la quarta e quinta stagione furono poi preparate varie parodie di film famosi, come Il nome della rosa, Indovina chi viene a cena?, Casablanca, La notte dei morti viventi, Il colore dei soldi, Il padrino, Mezzogiorno di fuoco, sempre con Greggio e D'Angelo nelle parti dei protagonisti, anche di alcune comiche in stile slapstick. Fra uno sketch e l'altro, durante le prime tre serie spesso passavano anche spezzoni interpretati dal comico inglese Benny Hill e, anche sketch dell'attore australiano Paul Hogan, noto per la saga di Mr. Crocodile Dundee.

Un appuntamento immancabile della seconda stagione era quello del duo Zuzzurro e Gaspare, con il racconto delle improbabili imprese del commissario con la "lisca". Tormentone: Ce l'ho qui la brioche!!! (pronunciato da Zuzzurro). Nella terza stagione i due comici Brambilla e Formicola vennero affiancati da 'Isaia', bizzarro personaggio che tentava di replicare look e mimica di Marty Feldman, traendo evidente ispirazione dal personaggio di "Aigor" da lui interpretato in Frankenstein Junior (di cui riprendeva la gobba finta e il saio con cappuccio) chiamato dall'ispettore Zuzzurro: Faccia da strudel!.

Nel corso della prima edizione D'Angelo, Greggio, Beruschi e la Fumero interpretarono in presa diretta le parodie di alcuni film, dove il protagonista subiva le sorti opposte rispetto all'originale. In particolare Drive in Story ripropose la parodia di Rocky, in cui Beruschi interpretava il ruolo di un pugile famoso per aver perso tutti gli incontri; l'occasione per il riscatto gli si presenta quando il manager di Joe La Motta (chiaro riferimento al famoso Jack), propone al suo pugile di ripiegare su Rocky dopo il forfait dell'avversario che avrebbe dovuto sfidare.

Durante l'incontro Joe è talmente sicuro di battere il fragile Rocky, al punto da combattere con un walkman al ritmo di Vamos a la playa dei Righeira; Rocky, sfinito dai pesanti colpi ricevuti si aggrappa all'avversario, ma inavvertitamente la sua mano cade sul walkman, girando fino al massimo la manopola del volume; Joe rimane stordito e crolla al tappeto. Rocky esulta incredulo per la vittoria, ma viene massacrato di botte dalla stessa moglie e dal manager, i quali avevano scommesso tutti i loro soldi sulla vittoria dello sfidante.

In un'altra parodia, Anonimo veneziano, Beruschi interpreta il ruolo di un direttore d'orchestra capellone che riceve la visita della sua fidanzata, alla quale non sa come rivelare un profondo segreto. Tra una gag e l'altra è da ricordare quella di una prova d'orchestra con Greggio e D'Angelo nel ruolo di due musicisti, i quali, insieme al resto dei componenti trasformano un pezzo classico in una versione sinfonica della canzone Il ballo del qua qua di Romina Power. Nel finale quando la sua fidanzata sta per ripartire in treno, Beruschi le rivela di avere la forfora.

Studi di registrazione[modifica | modifica sorgente]

La prima edizione (1983-1984) venne registrata presso gli Studi Dear di Roma, già cari a Federico Fellini, in via Ettore Romagnoli, 30 (oggi divenuto un Centro di produzione televisivo ad uso esclusivo della Rai).

Dalla seconda edizione (1984-1985) il programma venne trasferito a Milano, dove rimase fino all'ultima edizione (1987-1988), utilizzando contemporaneamente ben due centri di produzione diversi.

Un set era allestito presso lo Studio One degli Studi Profit siti in via Mambretti 9, mentre un secondo set era costruito presso gli Studi C.T.C. di Viale Legioni Romane 43 (in uno studio collocato al quarto piano sotterraneo). Le auto del drive in vi erano trasportate attraverso un grande montacarichi.

L'edizione del 1987-1988 fu invece post-prodotta dal tecnico Carlo Puntelli ed Amedeo Foroni, con un sistema di montaggio all'epoca sofisticatissimo presso gli Studi Profit di Via Mambretti, 9.

Gli anni successivi[modifica | modifica sorgente]

Il posto della trasmissione nel palinsesto televisivo fu poi preso da Emilio, mentre Greggio e D'Angelo passarono a condurre prima Odiens e poi Striscia la notizia nel 1988.

Nell'estate del 2003, per celebrare i 20 anni dalla prima puntata della trasmissione che ha cambiato le sorti della TV commerciale italiana, Canale 5 mandò in onda una serie di 4 puntate con il meglio di Drive in, chiamate Drive In Story.

In precedenza un programma con lo stesso titolo era stato trasmesso due volte su Italia 1 nel palinsesto estivo:

La prima nel 1991 durante la fascia di mezzogiorno dal lunedì al venerdì, proponendo in ogni puntata circa ottanta minuti di spezzoni. Tra un blocco e l'altro venivano mandate in onda alcune interviste ai protagonisti, i quali raccontavano aneddoti circa il programma. La sigla di testa era una versione remixata di Saxofono for me con un collage di battute, mentre quella di coda era la stessa canzone in versione originale, ma con un collage di scene.

La seconda nel 1992, ma limitata alla domenica in seconda serata, per la durata di circa quarantacinque minuti. Invariata la sigla di testa, quella di coda era Cosa resterà degli anni '80, cantata da Raf. La puntata del 19 luglio non fu trasmessa in segno di lutto per la Strage di via D'Amelio, avvenuta nel pomeriggio.

Nel 2000 il canale Happy Channel ha riproposto per intero le cinque stagioni, dal lunedì al venerdì nella fascia di mezzogiorno.

Nel ottobre del 2013, in occasione dei trent'anni della trasmissione, vengono venduti in edicola 6 dvd, a cadenza settimanale, con tutto il meglio delle edizioni. Il dvd, è curato dal prof. Fabio Freddi, esperto di comunicazione. Oltre agli sketch, sono stati inseriti brevi interventi di Carlo Freccero, Angelo Guglielmi e Giampiero Mughini.

Il 4 dicembre 2013 è stato trasmesso su Canale 5 Drive In - L'origine del male, un documentario sulla trasmissione, per celebrare i 30 anni dalla prima messa in onda[3].

Sigle[modifica | modifica sorgente]

Nella prima edizione vi sono state due sigle di testa:

  • Da ottobre 1983 un brano strumentale composto da Detto Mariano; da metà marzo 1984 Zucchero zucchero, interpretata da Cristina Moffa, di Dossena-Tamburello.
  • Dalla seconda edizione fu utilizzata come unica sigla la celeberrima Saxofono for me eseguita da Roberto Negri (Brick-Greggio-Negri-Recchia ne sono gli autori[4]).

La sigla di coda è stata utilizzata solo durante la prima e la seconda edizione:

  • La Bambola, celebre brano portato al successo da Patty Pravo e qui interpretato da Carmen Russo.
  • Bum bum cantiamo (scritta da Marina Fabbri e Andrea Lo Vecchio), interpretata da Nadia Cassini.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Ricci durante una puntata del 1991 di Drive in Story ha raccontato un episodio verificatosi nel corso della prima edizione: durante la registrazione di uno sketch, poi trasmesso, in cui Enrico Beruschi interpretava il ruolo di una sposa, nel momento dei festeggiamenti Ezio Greggio gli lanciava sul viso dei ravioli, anziché il tradizionale riso. I bordi dei ravioli, diventati secchi e taglienti sotto i riflettori di scena, ferirono Beruschi ad un occhio, provocando delle piccole perdite di sangue. L'esito fu tragicomico, in quanto l'attore, sobillato dai colleghi, fu trasportato al Pronto Soccorso mentre indossava ancora l'abito di scena.
  • Ogni puntata veniva introdotta e conclusa da un monologo di Gianfranco D'Angelo, talvolta scritto da Enrico Vaime, sui vizi e manie degli italiani (es. settimana bianca, cliniche per cure dimagranti, villaggi vacanze) o sul commento di un evento della settimana. Nella prima edizione il monologo di chiusura cui seguiva la sigla finale, veniva improvvisamente interrotto da un violento acquazzone che faceva scappare i clienti; nella seconda edizione la pioggia venne sostituita da una fitta nebbia; nella terza la sigla fu sostituita con una comica di Benny Hill.
  • Molti intellettuali, esponendosi in prima persona, hanno espresso critiche favorevoli al Drive In, alcune delle quali sono state raccolte in un servizio televisivo andato a in onda a Striscia la Notizia il 3 febbraio 2011. Tra questi il grande regista Federico Fellini, che dichiarò che Drive In era l’unico programma per cui vale la pena di avere la tv.[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Si veda per es l'intervista di gruppo a pagina 66 di Topolino n 1599, del 20 luglio 1986, pag 66
  2. ^ [1] Un'intervista a D'Angelo in cui racconta la sua imitazione a Gianni De Michelis.]
  3. ^ dati ricavati dal comunicato ufficiale di Mediaset sul programma [2].
  4. ^ sito (EN) [3].
  5. ^ Gli intellettuali e il Drive In

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]