Chiesa di Santa Maria presso San Satiro

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Coordinate: 45°27′45.53″N 9°11′16.92″E / 45.4626472°N 9.1880333°E / 45.4626472; 9.1880333

Chiesa di Santa Maria presso San Satiro
facciata
facciata
Paese bandiera Italia
Regione Stemma Lombardia
Località CoA Città di Milano.svgMilano
Religione Cristiana Cattolica di Rito Ambrosiano
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Anno consacrazione
Architetto Donato Bramante, Giovanni Antonio Amadeo
Stile architettonico manierismo
Inizio costruzione 1476
Completamento 1482
Demolizione {{{Demolizione}}}
Sito web

Santa Maria presso San Satiro è un'antica chiesa di Milano.

Indice

[modifica] Storia e descrizione

Il primitivo edificio di culto fu fondato dall'arcivescovo Ansperto già prima dell'879 e fu dedicato a san Satiro, fratello di sant'Ambrogio.

Si tratta di un sacello, a pianta centrale, che in dimensione miniaturizzata rievoca la sperimentazione preromanica di questa tipologia planimetrica, di memoria tardoromana e influenzata dalle basiliche costantiniane in Terrasanta. Interessanti sono le soluzioni nelle articolazioni delle volte e dei pilastri con capitelli che le sorreggono. Da notare anche il tratto del superstite affresco carolingio. Il campanile della chiesa è ancora quello romanico.

Il sacello subì ulteriori rimaneggiamenti, quando venne ristrutturata la chiesa di Santa Maria nel tardo Quattrocento. All'epoca del Bramante risale infatti la decorazione esterna del sacello.

La chiesa di Santa Maria fu invece costruita tra il 1476 e il 1482 per custodire un'icona miracolosa. Il committente fu il duca Galeazzo Maria Sforza; per alcuni studiosi il progettista fu un giovane pittore marchigiano da poco trasferitosi prima a Bergamo e quindi a Milano: Donato Bramante.

I documenti scoperti da Sironi proverebbero tuttavia che Bramante ebbe un ruolo in subordine rispetto per esempio al progettista della facciata, Giovanni Antonio Amadeo. Anche lo scultore e architetto Giovanni Battagio partecipò alla sua edificazione e ornamentazione a partire dal 1483.

Bramante, o forse l'Amadeo, pur avendo a disposizione un'area di piccole dimensioni, edificò un edificio di respiro veramente monumentale: un corpo longitudinale a tre navate, con uguale ampiezza tra navata centrale e bracci del transetto, entrambi coperti da poderose volte a botte con cassettoni dipinti che evocavano il modello di Sant'Andrea dell'Alberti.

L'incrocio dei bracci presenta una cupola, immancabile motivo bramantesco, ma l'armonia dell'insieme era messa a rischio dall'insufficiente ampiezza del capocroce che, nell'impossibilità di estenderlo (per la presenza di una strada assai frequentata), venne "allungato" illusionisticamente, costruendo una finta fuga prospettica in stucco in uno spazio profondo appena 97 cm, con tanto di volta cassettonata illusoria[1]. La soluzione, considerata antesignana di tutti gli esempi di trompe l'oeil successivi, a dire il vero non si trattò che di un esempio di "stiacciato" trasferito dalla scultura all'architettura.

L'interno con la falsa prospettiva bramantesca (97 cm)

Originariamente tutto l'edificio era decorato in bianco azzurro ed oro, e l'impressione ottica doveva essere ricchissima. Anche gli affreschi di Bergognone che ornavano le pareti laterali sono stati quasi completamente staccati e collocati alla Pinacoteca di Brera.

L'antico sacello di San Satiro, a pianta circolare, venne in quegli anni rivestito da una decorazione in cotto e fu arricchito dal gruppo in terracotta con il Compianto su Cristo morto di Agostino de Fondulis.

Lo stesso artista decorò anche, con espressivi busti in terracotta, la Sacrestia bramantesca o piuttosto amadeesca della chiesa, a pianta centrale, ispirata ad edifici tardo-antichi o forse più direttamente dalla Cappella Portinari in Sant'Eustorgio o dalla Cappella Colleoni a Bergamo.

[modifica] Altre immagini

[modifica] Note

  1. ^ De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 165.

[modifica] Bibliografia

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0

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[modifica] Voci correlate

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