Chiesa di Santa Maria dei Miracoli (Venezia)

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Coordinate: 45°26′22.2″N 12°20′21.26″E / 45.4395°N 12.33924°E45.4395; 12.33924

Chiesa di Santa Maria dei Miracoli
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.pngVeneto
Località Venezia-Stemma.pngVenezia
Religione Cattolica
Diocesi Patriarcato di Venezia
Stile architettonico Rinascimentale
Inizio costruzione 1481
Completamento 1489
L'interno
L'abside della chiesa

La chiesa di Santa Maria dei Miracoli è un edificio religioso sito a Venezia, nel sestiere di Cannaregio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nella seconda metà del XV secolo esisteva un dipinto, posto ad un angolo dell'abitazione mercante lombardo Angelo Amadi. Ritenuto miracoloso dagli abitanti della zona, a questo dipinto si affidavano gli abitanti, per chiedere numerose grazie. Da qui la necessità di rendere omaggio al quadro della Vergine con una costruzione degna dei suoi miracoli. Il progetto venne affidato all'architetto Pietro Lombardo che, con l'aiuto dei figli Tullio e Antonio, progettò e costruì questo piccolo tempio nel giro di 8 anni (1481-1489).

È uno dei primissimi edifici di stile rinascimentale a essere stati costruiti a Venezia. Nel corso del XVI secolo vennero effettuati degli interventi agli interni.

Nel 1997 è stata oggetto di un accurato restauro, che ha permesso ai turisti e ai veneziani di godere completamente delle sue bellezze artistiche.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

Il tempio si presenta con una struttura rettangolare: la facciata si affaccia su un campo, il lato destro e l'abside su strette vie, mentre il lato sinistro affonda nell'acqua di un canale.

La facciata pentapartita da paraste è divisa in due ordini, invertiti rispetto ai classici canoni vitruviani: l'ordine inferiore, con capitelli corinzi, è architravato, mentre quello superiore, ionico, è composto da 5 archi ciechi. Sovrasta la facciata un ampio frontone semicircolare, decorato da un rosone, 3 oculi e 2 cerchi marmorei.

L'intera facciata «agghindata, ingemmata dai rivestimenti marmorei incrostativi a riquadri, a croci, a stelle, a ruote»[1] è ricoperta di marmi policromi (pavonazzetto toscano venato,pietra d'Istria, serpentino, giallo e rosso); sopra il portale vi è un timpano curvilineo, decorato da un busto raffigurante la Madonna col Bambino, opera dello scultore Giovanni Giorgio Lascaris, datato 1480.

Nei pennacchi fra gli archi lungo tutto l'edificio sono collocati busti di profeti che lasciano il posto ad angeli a figura intera nei pennacchi angolari.

Bassorilievi con figure di santi, scene della vita di Gesù e l'Assunzione della Vergine sono scolpite nei tondi degli stipiti dei portali. Le sculture nei livelli più alti sono state intagliate da diversi scalpellini di vario talento, forse non appartenenti alla bottega di Pietro Lombardo.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Dalla porta maggiore si entra nel basso spazio ancora sovrastato dal "barco", la tribuna che conteneva il coro delle clarisse.

Da segnalare la singolare decorazione della vicina colonna quadrata che sostiene il barco, intagliata da una mano apparentemente estranea alla bottega di Pietro Lombardo.

l soffitto inserito tra le travi è invece databile alla fine del Cinquecento. Le tele negli scomparti sono dipinti di epoca più tarda.

L'interno presenta un'unica navata con volta a botte decorata a cassettoni dorati, all'interno dei cinquanta riquadri si notano piccoli dipinti su tavola raffiguranti profeti e patriarchi.

Il presbiterio inizia con una ripida scalinata che porta al piano rialzato, elegantemente decorato con quattro statue: S.Antonio da Padova e s.Chiara, l'Arcangelo Gabriele e l'Annunciata e due pulpiti poligonali, il tutto in marmi policromi, opera di Pietro Lombardo con la collaborazione dei figli Tullio e Antonio.

I leggii degli amboni sono sostenuti da aquile.

La grande croce di dischi di porfido sulla parete di fondo richiama lo sguardo verso l'alto, dove si incontrano i tondi con i rilievi prospettici degli Evangelisti nei pennecchi e la vetrata superstite nel tamburo. Nella vetrata è raffigurata una imago Pietatis, il Cristo nel sepolcro.

Sull'altare maggiore sono collocate due statue di Cesare Groppo: San Pietro e Sant'Antonio Abate che fanno da cornice al piccolo "miracoloso" dipinto su tavola raffigurante la Madonna stante su di un prato fiorito contro un fondo rosso con in braccio Gesù Bambino.

Infine l'aspetto più suggestivo e misterioso della chiesa.

I plinti sotto i piedistalli dei grandi pilastri dell'arco trionfale sono scolpiti con splendide creature ibride marine, attribuite a Tullio e ad Antonio Lombardo. Tritoni e le loro controparti femminili hanno belle sembianze e sono provviste oltre che di lunghe code di pesce, di zampe anteriori fitomorfe e di ali. Sulle loro code sono montati putti ed eroti alcuni dei quali tengono frutti.

Tutto questo a significate forse il passaggio al mondo ultraterreno concepito come una traversata del mare.

Ma osservando la differente raffigurazione nei due plinti: asimmetrica e drammatica a sin, non movimentata e simmetrica a dx (qui quasi tutte le creature marine sono provviste di ali) emerge la possibilità di una evocazione della fine dell'idillico mondo antico e pagano a sin e del suo rivivere in quello cristiano a dx.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ G. Lorenzetti, Venezia e il suo estuario. Guida storico-artistica, Venezia 1926

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • A. Moschetti. Un quadrienno di Pietro Lombardo a Padova (1464-1467), Padova Tip. Coop. Tipograf., 1914, 61ss.
  • G. Lorenzetti, Venezia e il suo estuario. Guida storico-artistica, Venezia 1926.
  • A. Venturi, Storia dell’Arte Italiana, vv. I-XI, parte III, Hoepli, Milano 1901-1940.
  • U. Donati, Breve storia di artisti ticinesi, A. Salvioni & Co., Bellinzona 1936, 64-69, 77, 78; Id, Artisti ticinesi a Venezia dal XV al XVIII secolo, Lugano 1961, 20.
  • G. Mariacher. Pietro Lombardo a Venezia, in Arte Veneta, I (1955), 36ss.*AA.VV., Le chiese di Venezia. Guide Artistiche Electa, Milano 1993.
  • AA.VV. Arte e artisti dei laghi lombardi, Noseda, Como 1959, 344-349.
  • P. A. M. Caccin O.P., Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, Storia e Arte, Giorgio Deganello Editore, Padova (s.d.)
  • S. Della Torre, T. Mannoni, V. Pracchi (a c.), Magistri d'Europa. Eventi, relazioni, strutture della migrazione di artisti e costruttori dei laghi lombardi. Atti del convegno (Como, 23-26 ottobre 1996), NodoLibri, Como 1997, 206, 209.
  • M. Ambrosetti, Pietro Lombardo, in LaCittà, Lugano marzo 2008, 45; Id., Tullio e Antonio Lombardo, in LaCittà, Lugano settembre 2008, 50.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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