Liberalismo negli Stati Uniti d'America

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il liberalismo americano - i cui sostenitori sono detti liberal - è una forma di liberalismo sociale sviluppatasi negli Stati Uniti d'America a partire dall'azione del presidente Franklin Delano Roosevelt. Si tratta di un'ideologia progressista che nella seconda metà del XX secolo ha trovato rappresentanza all'interno del Partito Democratico. Diversamente dai liberali europei, i liberal americani rappresentano una corrente politica vicina ai valori della socialdemocrazia.[1] Il termine "liberalismo" si diffuse negli USA inizialmente per non utilizzare il termine, considerato filosovietico, di "socialismo" (tuttora riferito ideologicamente al socialismo reale e al comunismo dei radical), difatti la sinistra americana utilizza ancora oggi le parole "liberal" e "progressisti", e non "socialdemocratici". "Liberal" indica appunto un liberalismo progressista, molto attento alle questioni sociali, ma nel contempo geloso custode del rispetto dei diritti individuali.[2].

Tra i capisaldi del liberalismo americano vi sono la difesa dello stato sociale, l'estensione dell'assistenza sanitaria, l'istruzione, un'economia mista improntata alle teorie economiche keynesiane, la difesa dei diritti civili, le tematiche del lavoro, i diritti individuali, la laicità dello Stato e in particolare la possibilità per le donne di abortire. Alcuni liberal sono contrari alla pena di morte (ad es. Mario Cuomo e Michael Dukakis) e anche all'ergastolo.

Liberal nei democratici[modifica | modifica sorgente]

In senso lato la maggioranza dei politici attivi nel Partito Democratico possono essere considerati liberal, tuttavia è bene considerare come questo termine venga associato più che altro alla sinistra del partito. In particolare tre degli ultimi presidenti democratici sono catalogabili come centristi-moderati, anche se ebbero delle fasi "liberal" nella loro vita politica: Lyndon B. Johnson fu liberal solo in gioventù, sotto la Presidenza Roosevelt, anche se conservò sempre alcune idee nell'impostazione sociale, Jimmy Carter è considerato liberal solo dopo la sua presidenza, ma abbastanza moderato in precedenza, mentre Bill Clinton è un riformista moderato da sempre. Esponenti di spicco dell'ala liberal del partito, spesso considerati tutt'uno con i progressisti, sono stati negli anni il presidente John F. Kennedy (il quale era però, per molti versi, un moderato, ad esempio sulle questioni di politica estera e su temi etici), Robert Kennedy, Hubert Humphrey, Ted Kennedy, Eugene McCarthy, George McGovern, Mike Mansfield, Frank Church, Walter Mondale, il citato Michael Dukakis e, più recentemente, Al Gore, John Kerry, Hillary Clinton e il presidente Barack Obama (questi ultimi quattro però hanno accuratamente evitato di definirsi liberal in campagna elettorale). Di provata fede liberal sono poi gli esponenti della sinistra democratica: Nancy Pelosi, Pete Stark, Dennis Kucinich, Barbara Lee e tutti i membri del Congressional Progressive Caucus, l'organizzazione che raccoglie la sinistra congressuale statunitense. Alcuni progressisti invece, come l'indipendente Bernie Sanders, non si definiscono liberal ma direttamente socialisti democratici o socialdemocratici

Liberal nei repubblicani[modifica | modifica sorgente]

Idee coerenti con il liberalismo americano si sono applicate anche nel Partito Repubblicano, formando la "sinistra repubblicana" (mentre nel Partito Democratico la Blue Dog Coalition forma una forza interna conservatrice formando la "destra democratica"), i cui membri sono spesso etichettati "Republican in names only". Questi hanno visioni socioliberali per i temi etico-sociali, mentre sono centristi se non conservatori sui temi economici, gestione del crimine e in politica estera, ossia liberisti, interventisti e per la cosiddetta tolleranza zero. Di questo gruppo fanno parte o ne hanno fatto parte politici importanti come Arnold Schwarzenegger (liberal e ambientalista), Colin Powell, Fiorello La Guardia, Rudolph Giuliani, e Michael Bloomberg (gli ultimi tre sono tutti sindaci repubblicani di New York).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Arnaldo Testi, Il secolo degli Stati Uniti, Il Mulino, Bologna 2008, p. 145
  2. ^ Liberal (quotidiano), 1º novembre 2008.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]