Il mio vicino Totoro

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Il mio vicino Totoro
Il mio vicino totoro.png
Satsuki, Mei e Totoro in attesa del "Gattobus"
Titolo originale となりのトトロ
Tonari no Totoro
Lingua originale Giapponese
Paese Giappone
Anno 1988
Durata 86 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.85:1
Genere animazione
Regia Hayao Miyazaki
Soggetto Hayao Miyazaki, Kubo Tsugiko
Sceneggiatura Hayao Miyazaki
Produttore Toru Hara
Produttore esecutivo Yasuyoshi Tokuma
Casa di produzione Studio Ghibli
Distribuzione (Italia) Lucky Red
Character design Hayao Miyazaki
Animatori Yoshiharu Sato
Fotografia Mark Henley (versione inglese)
Montaggio Takeshi Seyama
Effetti speciali Kaoru Tanifuji
Musiche Joe Hisaishi
Scenografia Kazuo Oga
Sfondi Junko Ina, Hidetoshi Kaneko, Shinji Kimura, Tsuyoshi Matsumuro, Hajime Matsuoka, Yuko Matsuura, Toshio Nozaki, Kiyomi Ota, Nobuhiro Otsuka, Makoto Shiraishi, Kiyoko Sugawara, Yôji Takeshige, Keiko Tamura, Sadahiko Tanaka, Akira Yamagawa, Masaki Yoshizaki
Doppiatori originali
Doppiatori italiani
Premi

Il mio vicino Totoro (となりのトトロ Tonari no Totoro?) è un film d'animazione giapponese prodotto dallo Studio Ghibli nel 1988, per la regia di Hayao Miyazaki. Il personaggio di Totoro è stato in seguito utilizzato per il logo dello Studio Ghibli.

Indice

[modifica] Trama

La storia è ambientata nell'hinterland della Tokyo degli anni cinquanta. Le sorelline Satsuki e Mei (la prima di 11 anni e la seconda di 4) si stanno trasferendo col padre da lì a Matsu no Gô, villaggio di campagna. Il trasferimento serve per andare a vivere più vicini alla loro mamma che è ricoverata in ospedale. Inizia così il loro viaggio alla scoperta di un mondo nuovo, ma soprattutto alla scoperta della natura.

Il loro primo incontro è coi "nerini del buio" o "corrifuligine" ("makkurokurosuke" in originale, nel libro definiti "susuwatari"), spiritelli della fuliggine che occupano le vecchie case abbandonate e che solo i bambini possono vedere (gli stessi spiritelli poi ripresi ne La città incantata).

In seguito Mei, esplorando la sua nuova casa e seguendo delle tracce di ghiande, s'imbatte in due spiritelli, uno piccolissimo dal pelo bianco e uno più grande e azzurro: seguendoli fin dentro il grande albero di canfora che domina sulla zona, incontra Totoro, uno spirito buono dall'aspetto un po' pittoresco: un incrocio tra una talpa, un orso e un procione. È un personaggio che Mei ha già visto in un libro di fiabe, un troll, in giapponese tororu, ma la bambina avendo solo quattro anni ne storpia il nome in totoro.

All'inizio suo padre e sua sorella sono increduli, ma quando non riescono a ritrovarlo non si stupiscono: il padre spiega che è il custode della foresta, e vederlo è un privilegio che non può essere concesso sempre e a tutti.

Una sera, le due bambine vanno incontro al padre alla fermata dell'autobus, sotto la pioggia, e incontrano Totoro, che aspetta un autobus molto speciale, il Gattobus (Nekobus), un autobus peloso con muso di gatto e 12 zampe che si muove a grande velocità superando qualunque ostacolo, assecondato dagli alberi che si scostano al suo passaggio, visibile solo a pochi. Nell'attesa, Satsuki offre un ombrello a Totoro, che le regala dei semi da piantare nel giardino della casa.

Totoro infatti è uno spirito della natura, colui che porta il vento, la pioggia, la crescita, la maturazione. Una notte passa a far spuntare i germogli degli alberi, e poi volando come il vento fa fare un viaggio alle due bambine: forse però è stato solamente un sogno, ma la mattina i germogli sono spuntati veramente.

Un giorno Mei, arrabbiata perché la madre non può ancora tornare a casa e preoccupata per le sue condizioni a causa di un preoccupante telegramma inviato dall'ospedale in assenza del padre, decide di andare da lei per darle una pannocchia di granturco raccolta nel giardino della Nonnina. Ma è troppo piccola per affrontare il viaggio sino all'ospedale da sola e quindi si perde. Disperata, Satsuki si rivolge a Totoro che chiama il Gattobus, il quale la porta in un attimo dalla sorella ed infine dalla madre. Ovviamente nessuno dei genitori si accorge di nulla, agli adulti infatti è preclusa la vista di eventi così fantastici, ma alla madre pare di scorgere le due figlie che ridono felici sull'albero del parco dell'ospedale mentre sorpresa trova la pannocchia di Mei sul davanzale della finestra.

[modifica] Distribuzione

I diritti per l'adattamento italiano sono stati acquisiti dalla Lucky Red,[1] che ha già distribuito diversi film prodotti dallo Studio Ghibli. Il film è uscito in anteprima nazionale al Museo nazionale del Cinema il 17 settembre 2009, ed il giorno dopo nelle sale italiane, piazzandosi al decimo posto per incasso al botteghino, con € 91.245.[2] Nel gennaio 2010 la Lucky Red ha anche pubblicato l'edizione italiana del film in DVD.

[modifica] Genesi dell'opera

Il film è in parte autobiografico. Quando Miyazaki e i suoi fratelli erano piccoli, la loro madre ha sofferto di tubercolosi spinale per nove anni, trascorrendo molto del suo tempo in ospedale. Di conseguenza nel film, anche se non viene mai rivelato, la madre di Satsuki e Mei soffre anch'essa di tubercolosi. Miyazaki una volta disse che per lui sarebbe stato troppo doloroso se i due protagonisti fossero stati bambini anziché bambine.

[modifica] Significati

La storia è ambientata nelle campagne di Tokyo intorno agli anni 1950. Tratta argomenti quali l'amore e il calore della famiglia, la cura che si dovrebbe avere per la natura, l'importanza di essere uniti nei momenti difficili, l'altruismo.

Totoro è la metafora della vita, interpretato spesso come uno spirito kami shintoista: la sua casa, l'albero di canfora, è un jinja, santuario shintoista con un torii e delimitato da shimenawa, corde di paglia di riso intrecciata usate per la purificazione rituale nella religione shintoista.

In realtà non si riesce a distinguere la «realtà» dal «sogno», in tutto il lungometraggio: ad esempio la notte dell'arrivo di Totoro nel giardino delle bambine i germogli crescono fino a diventare un albero colossale, che il giorno dopo sparisce e lascia il posto a dei normalissimi germogli, lasciando alle bambine il dubbio che nulla sia realmente accaduto nella notte.

La "Nonnina", non a caso, non ha un nome: sembra essere l'archetipo della nonna comprensiva e buona che si prende cura dei bambini con infinite riserve di amore, che trae dal proprio rapporto sereno con la natura, dimostrato dal suo giardino, che è un «monte di infiniti tesori», frutti della terra addirittura miracolosi.

[modifica] Opere derivate

  • Hayao Miyazaki e Tsugiko Kibo dal film hanno tratto un romanzo che porta lo stesso titolo e che è edito in Italia col titolo "Il mio vicino Totoro", Planet Manga Novels, 2002 (ISBN 88-8343-107-3)
  • Nel 2002, lo stesso Miyazaki ha realizzato un cortometraggio derivato da questo film: "Mei and the Kittenbus" (titolo internazionale). Il cortometraggio viene proiettato esclusivamente all'interno del Museo Ghibli.

[modifica] Citazioni in altre opere ed influenze culturali

[modifica] Curiosità

  • Satsuki in giapponese vuol dire "maggio".
  • Mei è la pronuncia della parola inglese May che significa "maggio".
  • Il trasloco della famiglia avviene in maggio (anche se durante la lezione interrotta dall'arrivo di Mei si può leggere sulla lavagna un riferimento al 23 di giugno).
  • Nella versione inglese distribuita dalla Disney le doppiatrici delle sorelline Satsuki e Mei sono veramente sorelle: rispettivamente Dakota e Elle Fanning.

[modifica] Note

  1. ^ Intervista a Lucky Red. URL consultato il 03-04-2009.
  2. ^ Box office Italia week-end 18-20 settembre 2009
  3. ^ 10160 Totoro (1994 YQ1), in JPL Small-Body Database Browser, Jet Propulsion Laboratory (NASA).

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