La grande avventura del piccolo principe Valiant

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La grande avventura del piccolo principe Valiant
Hols.jpg
Horus con la spada del sole ed il titolo del film
Titolo originale 太陽の王子 ホルスの大冒険
Taiyō no ōji - Horusu no daiboken
Lingua originale giapponese
Paese di produzione Giappone
Anno 1968
Durata 82 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2.35:1
Genere fantastico
Regia Isao Takahata
Sceneggiatura Kazuo Fukazawa
Produttore Hiroshi Ōkawa
Casa di produzione Toei Animation
Distribuzione (Italia) Glam Oriental Films
Art director Mataharu Urata
Character design Yōichi Kotabe
Animatori Yasuo Ōtsuka
(direttore),
Yasuji Mori,
Hayao Miyazaki
Fotografia Jiro Yoshimura,
Yukio Katayama
Montaggio Yutaka Chikura
Musiche Yoshio Mamiya
Scenografia Hayao Miyazaki
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

La grande avventura del piccolo principe Valiant (太陽の王子 ホルスの大冒険 Taiyō no ōji - Horusu no daiboken?, lett. "Il principe del sole - La grande avventura di Horus"), conosciuto anche con il titolo Il segreto della spada del sole, è un film d'animazione di 82 minuti prodotto dalla Toei Dōga nel 1968 e diretto da Isao Takahata, alla sua prima regia cinematografica.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il giovane Horus (Hols nell'adattamento italiano) si salva dall'attacco di un branco di lupi argentati grazie al provvidenziale risveglio di Mog, un gigante di roccia. Questi, scappati i lupi, si lamenta per un dolore alla spalla ed il giovane, grato per lo scampato pericolo, si adopera per scoprirne la causa, che trova in una vecchia spada conficcata nel granitico essere. Estratta la lama, il gigante rivela al ragazzo che si tratta della leggendaria "Spada del sole", ma che per poterla utilizzare essa dovrà essere temperata di nuovo.

Nel frattempo il vecchio padre di Horus si è ammalato, ed in punto di morte rivela al ragazzo che, prima di ritrovarsi in solitudine lì dove lo ha cresciuto, egli viveva in un ridente villaggio più a nord. Qui, quando Horus era appena un neonato, apparve però un mostro malefico a seminare l'odio e la discordia tra gli abitanti, che finirono per ammazzarsi a vicenda, mettendo a ferro e fuoco lo stesso villaggio.

Rimasto solo, Horus decide di fare ritorno nella terra natia e, prese con sé la spada ed un'ascia donatagli dal padre, salpa insieme al piccolo orso Koro con una piccola barca a vela, facendo rotta verso nord. Appena sbarcato, però, viene afferrato da una grande aquila che lo porta sulle montagne, al cospetto di Grunwald, l'onnipotente Signore dei Ghiacci, che lo invita ad unirsi a lui nella conquista del mondo.

Istintivamente Horus capisce che è proprio Grunwald il perfido mostro di cui gli aveva parlato il padre, e rifiuta la proposta, suscitando l'ira del demone, che lo fa precipitare giù dalla montagna. Il ragazzo finisce svenuto in un fiume, la cui corrente lo trasporta nei pressi di un villaggio di pescatori.

Soccorso e rifocillato, Horus apprende che una grave penuria di pesci affligge le acque del vicino lago, dove da tempo imperversa un enorme luccio. Senza pensarci due volte, affronta il terribile pesce e lo uccide, portando di nuovo la gioia e l'abbondanza tra gli abitanti, che però esorta subito ad organizzarsi per difendersi dal malvagio Grunwald: in realtà il luccio era solo una delle sue terribili creature, che egli usa per distruggere gli uomini e dominare il mondo.

Ed infatti, di lì a poco il villaggio viene assalito da un branco di lupi argentati che gli abitanti riescono a respingere a malapena. Lanciatosi all'inseguimento dei lupi in fuga, Horus capita tra le rovine di un villaggio sulle rive di un grande lago, dove conosce Hilda, una dolce ragazza solitaria dalla voce melodiosa. Il ragazzo decide di portarla con sé al villaggio dei pescatori, e qui la giovane, grazie al suo canto, viene ben presto accettata ed amata da tutti.

Hilda nasconde però un terribile segreto, poiché in realtà è la sorella di Grunwald, da lui incaricata di portare l'odio e la discordia anche in questo villaggio. Ma quando tutto sembra perduto, Horus, grazie al pentimento di Hilda e all'aiuto del redivivo gigante di roccia Mog, con la Spada del sole finalmente ritemperata riuscirà a guidare la popolazione unita nello scontro finale per la libertà dall'oppressione del gelido potere di Grunwald.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1965 la Toei era attraversata da forti proteste sindacali, con la maggioranza degli animatori esasperati per gli insostenibili ritmi di lavoro, ma anche per la scarsissima libertà creativa lasciata loro dalla direzione. In questa situazione, per allentare la tensione la dirigenza decise di accogliere alcune delle richieste, ed affidò al leader della protesta, Yasuo Ōtsuka, la direzione dell'animazione di una nuova produzione, sui cui contenuti diede inizialmente carta bianca allo staff. Ōtsuka riuscì anche ad avere come regista il giovane Isao Takahata, conosciuto da poco nelle assemblee sindacali, ed ottenne di essere affiancato per l'animazione dal suo maestro, il veterano Yasuji Mori. Nello staff entrò anche un giovane Hayao Miyazaki, cui vennero affidati i fondali e parte dell'animazione. Il soggetto, scelto da Ōtsuka e Takahata, venne tratto da Chikisani no taiyō, una pièce per il teatro delle marionette scritta in gioventù dallo sceneggiatore Kazuo Fukazawa, ispirata alla tradizione folcloristica degli ainu.

L'Azienda, però, preoccupata dall'eccessiva localizzazione del soggetto, che avrebbe penalizzato la distribuzione internazionale del film, cercò di imporre un testo decontestualizzato e quanto più divertente possibile, dato che nelle intenzioni della dirigenza il film avrebbe dovuto rivolgersi esclusivamente ai bambini, ma riuscì ad ottenere soltanto che la storia fosse ambientata in una imprecisata regione del nord Europa. La produzione sarebbe durata ben tre anni, anziché gli otto mesi previsti, in un continuo tira e molla tra lo staff e la direzione, che arrivò anche a sospendere a più riprese i lavori per il mancato rispetto delle scadenze. Takahata, inoltre, avrebbe voluto che la pellicola durasse almeno 95 minuti, ma non ne ottenne più di 80, e così dovette tagliare a malincuore alcune scene, come quella dell'attacco dei lupi al villaggio, resa con una serie di immagini fisse.

L'idea di Ōtsuka e Takahata, convinti come erano che l'animazione dovesse liberarsi una volta per tutte dall'etichetta di intrattenimento per bambini, era di creare un'opera adulta nei temi e sperimentale nella tecnica. Il 12 luglio 1968 il film uscì con il titolo Taiyō no ōji - Horusu no daiboken, per un costo finale di ben 130 milioni di yen, quasi il doppio del budget fissato in partenza, ma il risultato in termini artistici è assoluto: senza nulla concedere all'imperante imitazione del fastoso stile americano, con soli 58000 disegni vengono privilegiate le scelte di regia, con inquadrature ricercate ed un gran lavoro di approfondimento psicologico dei personaggi.[1] Tuttavia, malgrado le critiche positive, il film si rivelò un grande insuccesso commerciale, e la casa giapponese lo ritirò dalle sale dopo soli 10 giorni di programmazione. In effetti, la dirigenza della Toei non aveva mai digerito il progetto, autorizzato più per motivi sindacali che per scelta di produzione, e malgrado il cospicuo investimento effettuato, non ne curò adeguatamente il lancio promozionale, lasciando che la pellicola fosse attesa come il solito lungometraggio animato per bambini, anziché come quel "film" in piena regola che esso era ed è in realtà, determinando così in buona parte la scarsa risposta di pubblico.[2]

Edizione italiana[modifica | modifica sorgente]

In Italia il film venne distribuito nei cinema negli anni settanta dalla Glam Oriental Films, in un'edizione curata dalla Dragon Films, con l'improbabile titolo La grande avventura del piccolo principe Valiant, derivato da quello americano Little Norse Prince, aggiungendo il nome del noto personaggio a fumetti Principe Valiant, e accreditando la regia a un fantomatico Terence Flasch. Dopo alcuni passaggi televisivi, il primo dei quali nel 1978 su Rai 1, la pellicola venne pubblicata in VHS dalla Avo Film con il più corretto titolo Il segreto della spada del sole, per essere poi ripubblicata in DVD dalla Cinehollywood nel 2006, ma in formato 4:3, come già era avvenuto per l'edizione in VHS.[3]

Altre edizioni[modifica | modifica sorgente]

La migliore edizione di questo film è senza dubbio Horus - Le Prince du Soleil, della casa editrice francese Wild Side Films, che ha operato il completo restauro della pellicola, restituendola al suo formato originario in 16:9, e l'ha pubblicata in dvd.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Francesco Prandoni. Anime al cinema - Storia del cinema di animazione giapponese 1917-1995. Yamato Video, 1999, pp. 38 e segg.
  2. ^ Mario A. Rumor. The art of emotion. Il cinema d'animazione di Isao Takahata. Guaraldi - Cartoon Club, 2007, pp. 155 e segg.
  3. ^ Mario A. Rumor, op. cit., ibidem.
  4. ^ Wild Side Films - Scheda del dvd.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]