Memories (film 1995)

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Memories
Memories 014.JPG
La città-fortezza del terzo episodio del film.
Paese di produzione Giappone
Anno 1995
Durata 110 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.85:1
Genere drammatico, grottesco
Regia Koji Morimoto ("Magnetic Rose"), Tensai Okamura("Stink Bomb"), Katsuhiro Ōtomo ("Cannon Fodder")
Soggetto Katsuhiro Ōtomo
Sceneggiatura Satoshi Kon ("Magnetic Rose"), Katsuhiro Ōtomo ("Stink Bomb", "Cannon Fodder")
Produttore Eiko Tanaka
Montaggio Takeshi Seyama
Musiche Yoko Kanno, Jun Miyaki, Hiroyuki Nagashima

Memories (メモリーズ Memorīzu?) è un lungometraggio d'animazione giapponese composto da tre episodi, prodotto dalla Bandai Visual nel 1995, e realizzato sulla base di un'idea di Katsuhiro Ōtomo dagli studi Madhouse e Studio 4°C. È stato pubblicato in Italia in DVD dalla Sony Pictures.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Magnetic Rose (彼女の想いで Kanojo no omoide?, lett. "I ricordi della signora")

Il primo episodio, diretto da Koji Morimoto, è basato sul racconto di Katsuhiro Ōtomo "Kanojo no omoide" e racconta di due astronauti in missione che si mettono alla ricerca dell'origine di un segnale di emergenza captato dalla loro astronave, per poi ritrovarsi in un mondo magnifico e allucinante, creato dai ricordi di una misteriosa donna. La cui anima sembra ancora legata al suo interno.

Stink Bomb (最臭兵器 Saishū heiki?, lett. "L'arma puzzolente")

Il secondo episodio, diretto da Tensai Okamura, è la storia di un giovane chimico che, per un tragico errore, si trasforma accidentalmente in una micidiale arma biologica diretta verso la città di Tokyo.

Cannon Fodder (大砲の街 Taihō no machi?, lett. "La città dei cannoni")

Il terzo ed ultimo episodio, diretto da Katsuhiro Ōtomo, descrive la giornata di una cittadina disseminata di cannoni la cui unica attività è quella di aprire il fuoco verso un non rivelato e lontano nemico.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Alla sua nascita il progetto risulta molto ambizioso. Come nel caso di altre produzioni di film omnibus, quale ad esempio Manie-Manie - I racconti del labirinto, l'obiettivo non è solo quello di creare un'opera dall'eccellente comparto narrativo e artistico, ma anche di realizzare un prodotto all'avanguardia dal punto di vista tecnico e tecnologico, che possa oltrepassare i limiti raggiunti fino a quel momento nella realizzazione delle animazioni e che riesca ad introdurre ognuna di queste innovazioni nella maniera in cui risulti, per quanto innovativa e spettacolare, mai eccessiva e sempre al servizio della narrazione.

A supervisionare e a dirigere l'intero progetto è il regista e mangaka Katsuhiro Ōtomo. Come già precedentemente dimostrato con l'animazione di Akira, è uno degli autori capaci di oltrepassare non solo i limiti tecnici e tecnologici del momento, ma anche i confini della distribuzione su scala nazionale, affermandosi su scala globale. Inizialmente, l'obiettivo è proprio di portare su schermo delle trasposizioni di alcuni suoi racconti di fantascienza, ma prima di arrivare alla sua forma definitiva nascono diverse difficoltà che porteranno l'operazione per più di una volta in una fase di stallo. Si opta per la realizzazione di tre episodi, da completare uno alla volta, con la volontà di sorprendere lo spettatore presentando continue innovazioni portandolo ad aspettarsi ogni volta qualcosa di imprevedibile. Proprio per questa ragione vengono scelti tre differenti registi di grande esperienza e dallo stile unico, tutti nati come scrittori e disegnatori prima di diventare registi. Il risultato finale è un lungometraggio per sala cinematografica composto da tre mediometraggi autoconclusivi: Magnetic Rose, Stink Bomb e Cannon Fodder.

Magnetic Rose[modifica | modifica wikitesto]

« Addobbate la bara con le rose... il fiore che non potrò mai dimenticare... »
(Kanojo no omoide, 1980)

A dirigere Magnetic Rose viene chiamato Koji Morimoto, che aveva precedentemente lavorato con Ōtomo alla realizzazione di Akira e di Roujin Z come animatore. Per Ōtomo era giunto il momento di promuoverlo alla direzione e al tempo stesso Morimoto spingeva il regista per realizzare un'animazione basata su dei racconti scritti da Ōtomo nei primi anni ottanta, come Farewell to weapons o Kanojo no omoide ('I ricordi della signora'). La scelta cade su quest'ultimo, come racconta Morimoto nell'intervista del Dietro le quinte presente sul dvd, per conservare l'equilibrio tra i tre episodi, e la sceneggiatura viene scritta in stretta collaborazione con Satoshi Kon.

L'animazione è drammatica e inquietante. La punta di comicità presente nel racconto originale quasi scompare del tutto. I ricordi della "signora" si mescolano a quelli dei due esploratori producendo incubi, desideri incontrollabili e graficamente estremi e sensazioni struggenti. I disegni sono molto dettagliati, eseguiti con uno stile molto ispirato all'europeo, e le musiche, certamente d'atmosfera e concepite per coinvolgere e trasportare lo spettatore, si sposano con le scene in maniera da accrescere la suspense in vista dell'emozionante conclusione.

Stink Bomb[modifica | modifica wikitesto]

« Capsule rosse in un contenitore blu... »
(Stink Bomb, 1995)

Con il secondo episodio cambia il regista, questa volta è il Tensai Okamura di Wolf's Rain, e cambia l'atmosfera, adesso chiaramente comica e satirica. Le musiche jazzate aumentano il ritmo e si accompagnano perfettamente alle immagini, esorcizzando la malinconia delle note suonate per il precedente episodio, mentre il protagonista, lo sfortunato Tanaka, cade vittima di ogni tipo di sventura. Il ritmo della storia è il ritmo della musica, veloce e brillante. Le capsule ingerite dal protagonista, forse un omaggio di Okamura ad Ōtomo o forse un riferimento divertente che Ōtomo riserva ai suoi fan, ricordano le capsule che schiavizzarono il disperato Tetsuo in Akira.

La comicità dell'episodio rimanda alla comicità degli aneddoti raccontati da Okamura durante il Dietro le quinte, dove il regista ammette che, durante l'attività di documentazione svolta in diversi laboratori farmaceutici, gli fu detto che non solo un incidente come quello che accade al protagonista dell'episodio è possibile, ma anzi che era accaduto realmente diverso tempo prima.

Cannon Fodder[modifica | modifica wikitesto]

« I guess I want people to submerge themselves into that world without thinking about it

too much... »

(Documentario Memories of Memories, 1995)
« Sparare, sparare sempre, sparare per la patria »
(Cannon Fodder)

La rinomata passione che Ōtomo ha di inventare e disegnare dettagliatamente macchinari ed edifici caratterizza questo bizzarro e surreale episodio, oltre ad un peculiare stile grafico e ad un ritmo più lento e periodico del precedente, come quello di un pendolo che conta i secondi che mancano al fuoco di un cannone e che non si ferma mai. L'atmosfera è tesa, mescolata ad una bizzarria pervasiva. La parola chiave per Ōtomo questa volta è "sperimentazione", sia nello stile grafico che nella tecnologia utilizzata per realizzare l'animazione. L'intero episodio è realizzato con la tecnica del piano sequenza.

L'episodio è altamente provocatorio. In una società così gerarchizzata e spietata da non permettere cambiamenti, la quotidiana e macchinosa azione della classe lavoratrice di preparare enormi cannoni a sparare è il frutto di un gioco-forza strategicamente organizzato dal governano che ha ben provveduto a creare anche un'estetica della forza, del combattimento per la vittoria, dell'impegno in nome della patria. I lavoratori sono trattati come ingranaggi di una macchina che serve a far preparare i cannoni per un ufficiale che dovrà solo pigiare un bottone perché gli è stato ordinato, e poco importa se gli operai protestano per le morti dovute a sostanze tossiche presenti nei missili che maneggiano o se vivono di stenti con condizioni lavorative da campo di concentramento. Per gli ufficiali, che hanno organizzato la preparazione al cannoneggiamento come un rituale militare che si ripete quotidianamente, il fine ultimo è la vittoria ad ogni costo: gli abitanti sono alienati e i soldati hanno creato la loro società ideale, quella totalmente militarizzata. Tutto ciò che rimane ai lavoratori e alle lavoratrici che non cadono vittime della propaganda, mentre vivono sulla soglia della sopravvivenza, è cercare di apparire fedeli al potere che altrimenti li emarginerebbe (chissà cosa accade a chi non lavora per sparare, visto cosa accade al padre del piccolo protagonista quando commette un errore) e di continuare comunque per mangiare, per proteggere sé stessi e la famiglia, per avere un posto nella società senza rimanere indietro. Non esiste tempo libero, ma si cerca un momento in cui guardare il cielo o l'orizzonte. È questo il contesto in cui crescono giovani reclute-lavoratori, tra una scuola che provvede a fornirgli solo gli strumenti utili al conflitto, invece che al miglioramento, e un'obbligata imitazione di un modello sovrano maschile cui bisogna essere orgogliosi a subordinarsi, con l'unica proiezione di indossare un giorno i suoi vestiti, quelli di colui che spingerà il bottone.

Ōtomo inoltre dissemina le scenografie di riferimenti di ogni tipo: insieme ad una propaganda che spinge al sentimento collettivo del mandare avanti insieme la macchina da guerra spinti dal nazionalismo fino all'annullamento del sé (ogni riferimento al Giappone durante la seconda guerra mondiale probabilmente non è puramente casuale) troviamo delle scritte in un alfabeto inventato che ricorda quello cirillico su fabbriche di staliniana memoria. Ovunque c'è il simbolo delle hitleriane SS. E poi le divise, le maschere antigas, i cannoni, e così via. Forse nessuno si ricorda più perché si spara, forse il nemico è stato annientato ma si continua a sparare, forse il nemico non è in quella direzione, forse il nemico non è armato o forse questo nemico non esiste nemmeno. Ormai per la cittadina la priorità è il conservare quel sistema sincronizzato e opprimente, ma ciò non toglie ad un lavoratore la possibilità di interrogarsi su ciò che accade, guardando l'orizzonte durante la sua pausa pranzo, forse assorto a chiedersi dove finiscano quei colpi e forse intento a pensare un cambiamento.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]