Beggars Banquet

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Beggars Banquet
Artista The Rolling Stones
Tipo album Studio
Pubblicazione 6 dicembre 1968
7 dicembre 1968 (USA)
Durata 39 min : 47 s
Dischi 1
Tracce 10
Genere Country rock
Blues rock
Rock and roll
Rhythm and blues
Roots rock
Etichetta Decca Records Decca SKL 4955 (UK)
London Records London PS 539 (US)
ABKCO Records
Produttore Jimmy Miller
Registrazione 17 marzo - 25 luglio 1968 Olympic Sound Studios, Londra
Sunset Sound Studios, Los Angeles (missaggi)
Note n. 5 Stati Uniti
n. 3 Regno Unito
The Rolling Stones - cronologia
Singoli
  1. Street Fighting Man / No Expectations
    Pubblicato: 31 agosto 1968
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Allmusic 5/5 stelle
Ondarock Pietra Miliare
Rolling Stone 5/5 stelle
Piero Scaruffi 7/10 stelle

Beggars Banquet è un album discografico del gruppo rock britannico Rolling Stones, il settimo della discografia inglese e il nono di quella statunitense. Pubblicato nel 1968, il 6 dicembre in Inghilterra e il 7 dicembre negli Stati Uniti.

Nel 2003 l'album è stato posizionato al numero 58 della classifica dei migliori 500 album di tutti i tempi, stilata dalla rivista Rolling Stone.

Il disco[modifica | modifica sorgente]

L'album segna un ritorno alle radici Blues e R&B, dopo la parentesi psichedelica avuta con Their Satanic Majesties Request, pubblicato l'anno precedente. In seguito alle lunghe e disordinate sessioni di registrazione per l'album precedente, Mick Jagger decise che la band avesse bisogno di una sorta di direttore in studio di registrazione. Nei primi mesi del 1968 venne così ingaggiato Jimmy Miller, che aveva già lavorato con i Traffic e lo Spencer Davis Group. La collaborazione fu un successo, tanto che lo stesso Miller lavorò con la band fino al 1973, contribuendo alla realizzazione dei "capolavori storici" degli Stones, la quadrilogia costituita da Beggars Banquet, Let It Bleed, Sticky Fingers, e Exile on Main St.

Stile[modifica | modifica sorgente]

Primo album dove gli Stones accantonano definitivamente le sonorità pop rock e psichedeliche inglesi, acquisendo un linguaggio musicale prettamente americano, presentando con convinzione sufficiente brani di impostazione blues, rock, country, folk, di matrice rurale. Non si tratta però, come per i primi album di cover, puro omaggio adolescenziale ai loro eroi musicali d'oltreoceano; di sonorità meramente derivative, ma, sorprendentemente, la trasposizione letterale di un sound apparentemente autentico fatto proprio dalla band, recuperando le proprie radici rock blues. È ancor'oggi sorprendente pensare che queste composizioni siano uscite da un gruppo di ragazzi inglesi di estrazione medio-borghese e non da esperti musicisti statunitensi.[1] Gli Stones confermeranno poi questa loro completa assimilazione dei canoni stilistici della musica tradizionale americana negli album successivi, in particolar modo con Exile on Main St. del 1972.

« C'è un netto cambiamento fra il materiale di Their Satanic Majesties Request e Beggars Banquet. Mi ero stancato di quella merda del Maharishi, delle perline e dei campanelli.[2] »
(Keith Richards, 2003.)
« Quando abbiamo cominciato, volevamo essere una blues band. Poi svoltammo verso il pop, perché volevamo avere successo ed essere trasmessi alla radio. Più avanti siamo diventati anche più che eclettici.[3] »
(Mick Jagger, 2003.)

Nel compiere questa operazione di "ritorno alle radici", gli Stones si inserirono in una più ampia e generale tendenza che colpì la musica rock occidentale dell'epoca. Dopo la sbornia psichedelica dell'anno precedente, caratterizzata da produzioni discografiche complesse e ridondanti, con stratificazioni sonore di vario genere ipertrattate in studio di registrazione con gli effetti sonori più disparati, testi indecifrabili e canzoni dalla difficile (se non impossibile) riproduzione dal vivo; i grandi nomi del pop rock decisero di attuare una trasformazione radicale, semplificando al massimo le sonorità, e tornando a generi musicali arcaici come il blues, il country, il folk, e il rock anni cinquanta. Apripista di questa nuova tendenza fu come sempre Bob Dylan, convalescente dal suo incidente motociclistico dell'estate 1966. L'atmosfera rilassata della sua casa in campagna a Woodstock, incoraggiò Dylan ad interpretare molte delle vecchie canzoni di un tempo che gli erano sempre piaciute. Dapprima si chiuse in cantina con i membri della futura The Band per suonare jam session di pezzi country-folk, mettendo da parte le sonorità rock e i testi surreali che avevano caratterizzato la sua produzione più recente, e successivamente pubblicò l'album John Wesley Harding (dicembre 1967), manifesto di questa nuova sonorità back to basics. Seguirono poi la Band con Music from Big Pink, i Beatles con il White Album e il rock and roll anni cinquanta del singolo Lady Madonna (proseguendo poi su questa strada anche durante le sessioni dell'abortito progetto Get Back/Let It Be), ed infine, a valanga tutti gli altri seguirono le loro orme, chi prima e chi dopo. Contemporaneamente, negli Stati Uniti era in atto una grande riscoperta della country music come genere musicale da parte delle giovani generazioni; gruppi come Byrds (con il seminale Sweetheart of the Rodeo), Grateful Dead (Workingman's Dead e American Beauty), e i Flying Burrito Brothers del giovane Gram Parsons (The Gilded Palace of Sin), diedero tutti un forte impulso al diffondersi del cosiddetto country rock.

Registrazione[modifica | modifica sorgente]

Le prime idee per l'album nacquero a casa di Keith Richards nel Sussex e agli Rg Jones Studios nel febbraio 1968. Alla metà di marzo 1968 iniziarono le sessioni di registrazione vere e proprie dell'album agli Olympic Studios di Londra, con l'obiettivo di pubblicare lo stesso entro il luglio dello stesso anno. Da queste prime sessioni scaturirono le canzoni I'll Coming Home, Rock Me Baby, Hold On! I'm Comin', My Home Is A Prison, No Expectations, e Stray Cat Blues (solo questi ultimi due brani finiranno poi sull'album) e la prima traccia strumentale di Jumpin' Jack Flash, brano che anche se non comparirà nell'album, verrà pubblicato come singolo in maggio, e diventerà subito uno dei più grossi successi della band.

Uno dei primi brani ad essere provato fu Street Fighting Man (titoli provvisori di lavorazione: Primo Grande[4] e Did Everybody Paid Their Dues?[5]), ad aprile seguì Stray Cat Blues, ma il grosso delle registrazioni si ebbero a maggio quando furono completate No Expectations, Dear Doctor, Parachute Woman, Factory Girl, e Salt of the Earth (ancora intitolata provvisoriamente Silver Blanket[4]). Le sedute si chiusero a giugno con Sympathy for the Devil (la cui lavorazione venne documentata in diretta dalle riprese del film One Plus One di Jean-Luc Godard), Jigsaw Puzzle, e Prodigal Son (l'unica cover sull'album).[4]

Brian Jones nel frattempo era sempre più in preda alla paranoia dovuta alla ricerca del suo ruolo nella band, e questo fu l'ultimo lavoro a cui contribuì.

« Eravamo piuttosto contenti che Brian non fosse presente alle sessioni per Beggars Banquet, perché quando non c'era potevamo andare avanti con il lavoro [...]. A quel punto aveva deciso di non far più parte del gruppo. Aveva ben altre idee per la testa: "scriverò, farò il produttore, farò film" diceva. Viveva nel Paese delle Meraviglie.[6] »
(Keith Richards)
« Brian non fu mai veramente coinvolto in Beggars Banquet, a parte un po' di chitarra slide su No Expectations, che fu l'unica cosa che suonò in tutto il disco. Non si presentava alle sedute e non stava molto bene. In realtà non volevamo che venisse, non credo...[7] »
(Mick Jagger, 2003)

Il suo presunto non coinvolgimento nelle sessioni di registrazione dell'album, fu smentito; i suoi contributi si possono infatti sentire sui pezzi No Expectations (chitarra slide), Dear Doctor, Prodigal Son, Parachute Woman (armonica), Street Fighting Man (sitar e tambura), Stray Cat Blues e Jigsaw Puzzle (mellotron). Ma era comunque ben chiaro che il suo degradato stato fisico e mentale lo stava irrimediabilmente allontanando ed emarginando dalle dinamiche interne alla band, presagendone l'imminente uscita dal gruppo. Il 28 maggio, verso la fine delle sedute di registrazione, Jones venne arrestato per possesso di droga e consumo di cannabis nella sua casa di Kings Road a Londra. Venne rilasciato seduta stante su cauzione pagando una multa di 2000 sterline, partecipò alle riprese del film One Plus One di Godard ai primi di giugno, e poi partì per il Marocco per un suo progetto di registrare i musicisti locali (che si sarebbe concretizzato nell'album postumo Brian Jones Presents the Pipes of Pan at Joujouka del 1971).

In giugno le registrazioni dell'album vengono terminate in Inghilterra, e il missaggio avviene a Los Angeles in luglio nel corso di tre settimane ai Sunset Sound Studios ad opera di Jimmy Miller e Glyn Johns coadiuvati da Jagger.

Descrizione dei brani[modifica | modifica sorgente]

Sympathy for the Devil[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sympathy for the Devil.
"Lucifero l'angelo caduto", da un'illustrazione di Gustave Doré.
(EN)
« Please allow me to introduce myself,

I'm a man of wealth and taste
I've been around for a long, long year, stolen many a man's soul and faith
And I was around when Jesus Christ had His moment of doubt and pain
Made damn sure that Pilate washed his hands and sealed His fate »

(IT)
« Permettete che mi presenti,

Sono una persona facoltosa e di classe
Sono stato in giro per molti e molti anni, rubando l'anima e la fede a molti uomini
Ed ero presente quando Gesù Cristo ebbe il suo momento di dubbio e dolore
Assicurandomi che Pilato se ne lavasse le mani segnando così il suo destino. »

(Sympathy for the Devil, The Rolling Stones)

L'album si apre con una delle maggiori composizioni a firma del binomio Jagger/Richards: Sympathy for the Devil. La canzone, ispirata al romanzo Il maestro e Margherita dello scrittore russo Mikhail Bulgakov, che Marianne Faithfull aveva regalato a Jagger qualche tempo prima, venne scritta dal punto di vista di Lucifero partendo da un brano in stile folk ed evolvendosi poi in un trascinate samba rock. Il brano possiede uno dei testi maggiormente analizzati della storia del rock, e scandalizzò una parte della società venendo interpretato come una pericolosa ed oscena ode a Satana che portò all'inevitabile accusa di satanismo nei confronti della band. Un anno dopo, nel dicembre '69, quando un fan del gruppo, il nero Meredith Hunter, venne brutalmente assassinato durante il concerto gratuito che gli Stones diedero ad Altamont, le "cattive vibrazioni" della canzone furono incolpate dell'accaduto (anche se il brano effettivamente suonato durante l'omicidio era stato Under My Thumb). A conseguenza di ciò, la band evitò di suonare il pezzo dal vivo per diversi anni. Il film One Plus One del regista francese Jean-Luc Godard, documenta su pellicola parte del processo creativo del brano in studio.

No Expectations[modifica | modifica sorgente]

La seguente traccia è una lenta ballata che parla di rimpianti, delusione amorosa, e solitudine. Il brano mescola elementi di country & blues, mettendo in evidenza la chitarra slide suonata da Brian Jones. Gli Stones registrarono la traccia seduti in circolo sul pavimento dello studio di registrazione, cantando e suonando, e incidendo il tutto con i microfoni aperti. In una intervista del 1995 alla rivista Rolling Stone, Jagger dichiarò che l'apporto strumentale dato da Jones al brano era "l'ultima volta in cui Brian fu coinvolto totalmente in qualcosa di veramente valido".[8]

Il mixaggio mono della canzone incluso nella compilation Singles Collection: The London Years è notevolmente differente rispetto alla versione presente su Beggars Banquet.

Dear Doctor[modifica | modifica sorgente]

Dear Doctor è una canzone country acustica che vira verso la parodia del genere stesso. Nel brano Jagger racconta di un giovanotto assalito da dubbi atroci sulla futura sposa proprio nel giorno del suo matrimonio. «Oh, la ragazza che sto per sposare è una troia dalle gambe storte, ed io non ho fatto altro che bere come una spugna» canta in tono lamentoso il protagonista del brano, prima di scoprire che la ragazza è fuggita con suo cugino Lou prima delle nozze. Nel libro del 2003 According to the Rolling Stones Mick Jagger dichiarò: «I pezzi country come Factory Girl o Dear Doctor su Beggars Banquet erano davvero dei pastiche. C'è un senso di humour nella musica country, uno sguardo ironico alla vita, e penso che volessimo rimarcare proprio quell'aspetto.» Dear Doctor venne incisa agli Olympic Sound Studios tra il 13 e il 21 maggio 1968. Jagger è alla voce solista, mentre Keith Richards si occupa del controcanto di accompagnamento in sottofondo. Richards inoltre suona tutte le chitarre sulla traccia, con Bill Wyman al basso e Charlie Watts alla batteria. Brian Jones suona l'armonica e Nicky Hopkins il piano.

Nonostante la sua inclusione in uno degli album più famosi dei Rolling Stones, Dear Doctor non è stata mai eseguita dal vivo in concerto dalla band.

Parachute Woman[modifica | modifica sorgente]

(EN)
« Parachute Woman, Land on Me Tonight »
(IT)
« Donna paracadute, atterra su di me stanotte »
(Parachute Woman, The Rolling Stones)

È un brano in puro stile blues, con un ritmo percussivo martellante e un testo carico di allusioni sessuali al limite della pornografia. Al canto di Jagger si uniscono l'armonica suonata da Jones (o forse dallo stesso Jagger) e la slide guitar di Richards. Il caratteristico riverbero presente nel sound del brano, venne ottenuto sovraincidendo diversi strati della base strumentale su cassetta e poi filtrandoli nel banco mixer. Di conseguenza, aggiunti gli altri strumenti e il canto, il brano mantenne comunque un sound ruvido, quasi cavernoso.

Jigsaw Puzzle[modifica | modifica sorgente]

Brano fortemente influenzato dallo stile narrativo di Bob Dylan, è un pezzo dal ritmo trascinante in crescendo, simile in questo a Sympathy for the Devil con la quale condivide anche l'insolita durata di circa 6 minuti; dominato dalla chitarra slide e dalle percussioni. Nel testo del brano Jagger canta di una band il cui cantante sembra essere parecchio seccato dal fatto di essere stato gettato "in pasto ai leoni", il chitarrista ha un'aria malandata, il bassista è nervoso a causa delle ragazze, e il batterista è stato malmenato mentre cercava di tenere il tempo. Praticamente un autoritratto in musica dei Rolling Stones dell'epoca. Le sedute di registrazione del brano iniziarono il 25 marzo 1968 agli Olympic Sound Studios. Parte di queste sessioni sono disponibili su bootleg, e in queste registrazioni Mick Jagger suona la chitarra acustica, Keith Richards la chitarra slide, Charlie Watts la batteria, Bill Wyman il basso, e Nicky Hopkins il piano. Brian Jones non era presente in studio durante queste prime sessioni. La versione definitiva pubblicata sull'album vede Richards alla chitarra acustica, e Brian Jones al mellotron.

Jigsaw Puzzle non è stata mai eseguita dal vivo in concerto dai Rolling Stones.

Street Fighting Man[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Street Fighting Man.
Scontri di piazza negli anni settanta.

Altro pezzo forte dell'album, ispirato agli scontri studenteschi del maggio '68 e ai disordini di strada causati dalle manifestazioni contro la guerra in Vietnam che all'epoca impazzavano un po' dappertutto. Presunto inno rivoluzionario, ma piuttosto un freddo resoconto dei fatti, la canzone inizia con un trascinate ritmo quasi militaresco che propone versi come: «Said my name is called disturbance / I'll shot and scream, I'll kill the king, I'll rail at all his servants» ("Hanno detto che il mio nome vuol dire disordine / Urlerò e griderò, ucciderò il re, me la prenderò con tutti i suoi servi"), «The time is right for fighting in the street» ("Sembra proprio arrivato il momento di combattere nelle strade") per poi concludere con un tono sconsolato: «But what can a poor boy do / Except to sing for a rock'n'roll band?» ("Ma che cosa può fare un povero ragazzo / se non cantare in una band di rock'n'roll?"). La canzone venne pubblicata su singolo negli Stati Uniti all'epoca della Convention Democratica di Chicago, venendo immediatamente bandita dalle radio americane per i contenuti sovversivi, e ritirata poco dopo dal mercato a causa dell'illustrazione di copertina del 45 giri che nella prima versione raffigurava scontri di piazza tra manifestanti e polizia.

« Si, i disordini in Europa sono stati una fonte diretta di ispirazione, perché, per contro, Londra era molto calma... era un periodo molto strano in Francia. Non solo in Francia, tuttavia, ma anche in America, a causa della guerra del Vietnam e di questi sconvolgimenti senza fine. ...Pensai che fosse un'ottima cosa all'epoca. C'era tutta questa violenza che montava, cioè stavano per rovesciare il governo in Francia; De Gaulle aveva una fifa del diavolo, come in passato, e per così dire si chiuse a chiave in casa sua. Così il governo fu quasi inattivo. E le rivolte contro la polizia francese erano incredibili. »
(Mick Jagger, 1995[9])

La traccia nacque da un riff di Keith Richards alla chitarra acustica, sorretto dalle percussioni di Charlie Watts suonate su un kit batteria-giocattolo degli anni trenta.[5] La traccia base strumentale venne creata sovraincidendo numerose volte le parti di chitarra sulla cassetta mono di un piccolo registratore Philips e poi filtrandole dal banco mixer ottenendo così un forte effetto distorsivo. Si aggiunsero poi via via tutti gli altri strumenti, tra i quali sitar e tambura ad opera di Brian Jones, e lo shanai suonato da Dave Mason. Nonostante l'irruenza del risultato finale, è una traccia dall'impianto strumentale prevalentemente acustico.

Prodigal Son[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di una cover di un pezzo blues del 1929 composto dal Reverendo Robert Wilkins sulla parabola del figliol prodigo. Il titolo originario era That's No Way to Get Along[10] ma nella prima stampa di Beggars Banquet furono indicati come autori del brano Jagger & Richards, causando qualche problema legale.

Stray Cat Blues[modifica | modifica sorgente]

Brano dalle sonorità funky-blues incentrato sul sesso, dove questa volta si racconta dell'amore di un uomo adulto per una ragazzina di quindici anni. Jagger sospira, mugola come un gatto in calore, e canta in tono allusivo: «Scommetto che la mamma non sa che urli in questo modo». Il sound generale della traccia risente delle atmosfere torbide dei pezzi dei Velvet Underground, con l'aggiunta di un tocco bluesistico tipico di Richards. A conferma di questa tesi, lo stesso Mick Jagger affermò in seguito che la canzone era stata ispirata da Heroin dei Velvet Underground.[11] Le introduzioni di Stray Cat Blues e di Heroin sono infatti piuttosto simili.

Factory Girl[modifica | modifica sorgente]

Sardonico inno alle "ragazze che lavorano in fabbrica", beffardo ma velato di un certo autentico affetto, è un altro brano di country umoristico nobilitato dalla malinconica chitarra di Keith Richards, dal violino di Ric Grech, e dal mellotron suonato dal membro dei Traffic Dave Mason (ospite d'eccezione), che fornisce al brano il caratteristico suono del mandolino.

« Per Factory Girl ho fatto qualcosa che non si dovrebbe. Ho suonato le tabla con le bacchette invece di cercare di ottenere il suono con le mani, come i musicisti indiani. Del resto è estremamente difficile e anche piuttosto doloroso se non hai studiato da percussionista.[12] »
(Charlie Watts, 2003.)

Salt of the Earth[modifica | modifica sorgente]

(EN)
« Let's drink to the hard working people

Let's drink to the lowly of birth
Raise your glass to the good and the evil
Let's drink to the salt of the earth »

(IT)
« Brindiamo alla gente che lavora sodo

Brindiamo agli umili di nascita
Alza il tuo bicchiere per il bene ed il male
Beviamo al sale della terra »

(Salt of the Earth, The Rolling Stones)

L'ultima canzone sull'album si apre a sorpresa con la voce strozzata di Keith Richards sul fraseggio di una chitarra acustica. Si tratta di un omaggio in musica alla classe operaia, il cosiddetto "sale della terra" (Salt of the Earth), dove si invita ad innalzare i calici per brindare alla salute degli umiliati e degli oppressi, nel testo scritto da Mick Jagger non senza una punta di cinismo.[13] Il brano, a parte l'eccezione costituita da Something Happened to Me Yesterday su Between the Buttons, rappresenta il primo vero tentativo di Richards come cantante. Musicalmente, la traccia contiene gli elementi di blues acustico e country che hanno caratterizzato tutto l'album. Richards suona la chitarra slide nella canzone poiché Brian Jones, che si era occupato di suonarla in altre canzoni di Beggars Banquet, era assente durante queste sessioni. Il coro gospel che accompagna il canto di Jagger e Richards nel finale venne aggiunto a Los Angeles dal Watts Street Gospel Choir, durante le fasi di missaggio dell'album, sovraincidendolo alla registrazione effettuata a Londra.

Titolo e copertina[modifica | modifica sorgente]

Il titolo del disco, venne ideato dall'artista Christopher Gibbs, che stava decorando la casa di Mick Jagger a Chelsea.[14] Egli suggerì di intitolare l'opera Beggars Banquet (in italiano "Il banchetto dei mendicanti") forse in riferimento alla blasfema cena dei mendicanti presente nel film Viridiana di Luis Buñuel.[15] La foto interna dell'album, dove gli Stones agghindati in abiti medieval-ottocenteschi banchettano in un salone in mezzo a vari animali, venne scattata prendendo in affitto come set un'antica dimora in stile medievale, "Sarum Chase", situata al n. 23 di West Heath Road ad Hampstead.[14] Le due case discografiche inglese ed americana, rifiutano però la copertina proposta per l'album (la foto di un muro all'interno di un lercio bagno pubblico ricoperto di graffiti opera di Barry Feinstein). Dopo qualche mese, esattamente in dicembre, la band decide di pubblicare l'album con una copertina somigliante ad un biglietto da visita quasi del tutto bianca ad eccezione di un bordino dorato, dando l'impressione di voler copiare la copertina del White Album dei Beatles uscito un paio di settimane prima. La copertina rifiutata al tempo, comparirà nella ristampa dell'album su CD del 1984 ed in tutte le successive ristampe.

« Abbiamo cercato di mantenere l'album entro i limiti del buon gusto. Voglio dire, non abbiamo mostrato l'intero gabinetto sulla copertina dell'album - che sarebbe stato volgare. Ci siamo limitati a far vedere solo la metà superiore! Due tizi della Decca Records, ci dissero che il coperchio del WC era terribilmente offensivo. A parte loro non ho trovato nessun altro che lo ritenesse così offensivo. Ho chiesto ad una persona di trovare qualcosa che potesse sembrare effettivamente offensiva sulla copertina, e mi disse che apparentemente solo il riferimento al "Sogno di Bob Dylan" poteva essere offensivo, e semmai nei confronti dello stesso Dylan... Ci esponemmo troppo in relazione alla pubblicazione della copertina dell'album. Anche io - per la cronaca - proposi una soluzione, quella di mettere il disco in una busta di carta marrone con la dicitura "non adatto ai bambini" e il titolo dell'album all'esterno. Ma non accettarono neanche questo.[16] »
(Mick Jagger, settembre 1968.)

Mentre si discuteva della copertina, Mick Jagger iniziò la lavorazione del film Sadismo di Donald Cammell e Nicholas Roeg. Tornò in tempo per prendere parte con gli altri Stones alla conferenza stampa di presentazione per Beggars Banquet, che si tenne al Kensington Gore Hotel di Londra, e durante la quale i membri del gruppo, vestiti con pittoreschi abiti da mendicanti dickensiani, si scagliarono allegramente addosso delle torte alla crema servite durante il rinfresco.

Le prime stampe dell'LP originale non accreditavano il Rev. Robert Wilkins come compositore della traccia Prodigal Son, anche se l'accredito invece compariva nella prima versione della copertina poi censurata. L'errore venne corretto nelle ristampe successive.

Pubblicazione e accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Come primo singolo promozionale estratto dall'album in uscita, il 31 agosto la casa discografica pubblicò negli Stati Uniti Street Fighting Man accompagnata sul lato B dalla country No Expectations, singolo che debuttò in classifica alla posizione numero 84. L'ascesa in classifica di Street Fighting Man in America subì un brusco arresto (quando la canzone aveva raggiunto la posizione numero 48) a causa della censura subita per i contenuti del testo ritenuti sovversivi e per la foto di copertina del 45 giri che ritraeva scontri di manifestanti con la polizia, e per i recenti omicidi di Robert F. Kennedy e Martin Luther King che avevano scosso l'opinione pubblica americana.[17] La seconda versione del singolo con la copertina modificata venne lanciata sul mercato senza ulteriori problemi.

L'album venne pubblicato a fine 1968, il 6 dicembre in Inghilterra e il 7 dicembre negli Stati Uniti. Commercialmente fece peggio del precedente Their Satanic Majesties Request, raggiungendo la medesima posizione numero 3 in patria, ma soltanto la numero 5 negli Stati Uniti, venendo però acclamato dalla critica in maniera quasi pressoché unanime, e in retrospettiva definito "il più grande album di rock degli anni sessanta".[4]

« Gli Stones sono tornati alle loro radici e questo è l'album migliore che abbiano mai fatto. »
(Disc, 23 novembre 1968.)
« Gli Stones sono tornati e hanno riportato il rock and roll. »
(Rolling Stone, 10 agosto 1968.)
« L'album strabocca di quel rock duro e lussurioso che ha fatto degli Stones i più sovversivi schiamazzatori dalla banda di Fagin (Oliver Twist) in poi. Cedendo a un umore assai diffuso nel mondo del pop, Beggars Banquet ritorna alla vitalità selvaggia del rythm & blues negro e all'autentica semplicità della country music. »
(Time Magazine, 11 ottobre 1968.)
« Questo album sta ai Beatles come Courbet sta a Manet, Michelangelo a Tintoretto, il Realismo all'Espressionismo»
(International Times, 15 novembre 1968.)
« C'è di tutto: la Bibbia, Satana, scontri di piazza e naturalmente sesso. La cosa migliore mai fatta dagli Stones. »
(Sunday Mirror, 1º dicembre 1968.)
« Beggars Banquet rimane a tutt'oggi uno dei migliori album della storia del rock. »
(Steve Appleford, 1997.)
« I testi parlano di sesso, droga, politica. Gli Stones sono i moderni outlaw della musica, che, come i loro leggendari antenati di colore, corteggiano il demonio e suonano da lui ispirati. »
(Piero Scaruffi, 1999.)
« Beggars Banquet è un'opera potente e sfrontata, lacerante e capricciosa, sovraintesa da un paio di capolavori come Sympathy for the Devil e Street Fighting Man»
(Enzo Gentile, Dizionario del pop rock, 2002.)
« Il disco degli Stones più vicino al puro blues è anche il loro più intimamente rock, per molti quello della ribellione matura e consapevole - quindi pericolosa - e per altri quello che meglio condensa l'idea di sex & drugs & rock and roll. Album straordinariamente bello, comunque sia. »
(Blow Up, 2003.)

Per promuovere l'uscita del nuovo album, il gruppo partecipò il 10 e 11 dicembre '68 alla produzione di uno show televisivo: The Rolling Stones Rock and Roll Circus. Questo "circo del rock and roll" presentava ospiti d'eccezione come John Lennon, Eric Clapton, The Who, e Jethro Tull. Gli Stones si esibirono per ultimi, interpretando alcune delle canzoni di Beggars Banquet: Parachute Woman, No Expectations, Sympathy for the Devil e Salt of the Earth, così come anche il singolo Jumpin' Jack Flash e l'ancora inedita You Can't Always Get What You Want (inclusa poi in Let It Bleed, il successivo album in studio del gruppo). La trasmissione non andò però mai in onda, a causa di un veto messo dagli stessi Stones che, si disse, non erano rimasti soddisfatti della loro performance. La trasmissione vide la luce in formato audio e video (VHS) soltanto nel 1996.

Tracce[modifica | modifica sorgente]

Lato 1
  1. Sympathy for the Devil - 6:18
  2. No Expectations - 3:56
  3. Dear Doctor - 3:21
  4. Parachute Woman - 2:20
  5. Jigsaw Puzzle - 6:05
Lato 2
  1. Street Fighting Man - 3:15
  2. Prodigal Son (Robert Wilkins) - 2:51
  3. Stray Cat Blues - 4:37
  4. Factory Girl - 2:08
  5. Salt of the Earth - 4:47

Singoli[modifica | modifica sorgente]

  • Street Fighting Man / No Expectations (London 45 LON 909), 31 agosto 1968, US numero 48;

Formazione[modifica | modifica sorgente]

The Rolling Stones
Altri musicisti
Produzione

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il titolo di quest'album ha ispirato il nome della casa discografica Beggars Banquet Records.
  • La versione censurata dell'album con la copertina bianca simile ad un biglietto d'invito, è stata ristampata in formato compact disc molto raramente. Tutte le successive ristampe del disco, sia in formato LP, cassetta, o CD, hanno utilizzato quasi sempre la copertina originaria, rifiutata all'epoca dalla casa discografica, con il bagno pubblico imbrattato di graffiti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Appleford, Steve. La storia dietro ogni canzone dei Rolling Stones, Tarab Edizioni, Firenze, 1998, pag. 82, ISBN 88-86675-57-7
  2. ^ Jagger, Mick; Richards, Keith; Watts, Charlie; Wood, Ronnie, According to the Rolling Stones, Mondadori, Milano, 2003, pag. 114
  3. ^ Jagger, Mick; Richards, Keith; Watts, Charlie; Wood, Ronnie, According to the Rolling Stones, Mondadori, Milano, 2003, pag. 116
  4. ^ a b c d Wyman, Bill. Rolling with the Stones, 2002, Mondadori, Milano, pag. 314
  5. ^ a b Hector, James. The Complete Guide to the Music of the Rolling Stones, Omnibus Press, 1995, pag. 63, ISBN 0-7119-4303-6
  6. ^ Assante, Ernesto; Castaldo, Gino. 33 dischi senza i quali non si può vivere, Einaudi, 2007, pag. 241, ISBN 978-88-06-18677-7
  7. ^ Jagger, Mick; Richards, Keith; Watts, Charlie; Wood, Ronnie, According to the Rolling Stones, Mondadori, Milano, 2003
  8. ^ Appleford, Steve. La storia dietro ogni canzone dei Rolling Stones, Tarab Edizioni, Firenze, 1998, pag. 89, ISBN 88-86675-57-7
  9. ^ Jann Wenner, "Jagger Remembers", Rolling Stone - Wenner Media.
  10. ^ Wyman, Bill. Rolling with the Stones, Mondadori, 2002, pag. 315
  11. ^ www.timeisonourside.com
  12. ^ Jagger, Mick; Richards, Keith; Watts, Charlie; Wood, Ronnie, According to the Rolling Stones, Mondadori, Milano, 2003, pag. 121
  13. ^ «The song is total cynicism. I'm saying those people haven't any power and they never will have». - Mick Jagger, 1970.
  14. ^ a b Wyman, Bill. Rolling with the Stones, 2002, Mondadori, Milano, pag. 306
  15. ^ Rausa, Giuseppe. Dizionario della musica rock Vol. I° - Europa, BUR, Milano, 2005, pag. 466
  16. ^ www.timeisonourside.com
  17. ^ Muniesa, Mariano. Rolling Stones: Viaje Al Infierno Del Rock N'Roll, 1995, VOSA SL, pag. 26, ISBN 84-8218-017-7

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Steve Appleford. La storia dietro ogni canzone dei Rolling Stones, Tarab Edizioni, Firenze, 1998, ISBN 88-86675-57-7
  • Mariano Muniesa. Rolling Stones: Viaje Al Infierno Del Rock N'Roll, 1995, VOSA SL, ISBN 84-8218-017-7
  • Bill Wyman & Richard Havers, Rolling with the Stones, Mondadori, Milano, 2002, ISBN 88-04-50950-3
  • Mick Jagger; Keith Richards; Charlie Watts; Ronnie Wood (a cura di Dora Loewenstein & Philip Dodd). According to the Rolling Stones, Mondadori, Milano, 2003, ISBN 88-04-51204-0
  • James Hector. The Complete Guide to the Music of the Rolling Stones, Omnibus Press, Londra, 1995, ISBN 0-7119-4303-6

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