Tolentino

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Tolentino
comune
Tolentino – Stemma Tolentino – Bandiera
(dettagli)
Tolentino – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Marche.svg Marche
ProvinciaProvincia di Macerata-Stemma.png Macerata
Amministrazione
SindacoGiuseppe Pezzanesi (centro-destra) dal 21-5-2012
Territorio
Coordinate43°12′31″N 13°17′02.76″E / 43.208611°N 13.2841°E43.208611; 13.2841 (Tolentino)Coordinate: 43°12′31″N 13°17′02.76″E / 43.208611°N 13.2841°E43.208611; 13.2841 (Tolentino)
Altitudine230 m s.l.m.
Superficie95,12 km²
Abitanti19 442[1] (30-11-2017)
Densità204,39 ab./km²
Frazionivedi elenco
Comuni confinantiBelforte del Chienti, Camporotondo di Fiastrone, Colmurano, Corridonia, Macerata, Petriolo, Pollenza, San Ginesio, San Severino Marche, Serrapetrona, Treia, Urbisaglia
Altre informazioni
Cod. postale62029
Prefisso0733
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT043053
Cod. catastaleL191
TargaMC
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona D, 1 906 GG[2]
Nome abitantitolentinati
Patronosan Catervo
Giorno festivo17 ottobre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tolentino
Tolentino
Tolentino – Mappa
Posizione del comune di Tolentino nella provincia di Macerata
Sito istituzionale

Tolentino è un comune italiano di 19 442 abitanti[1] della provincia di Macerata.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Si trova in una posizione geografica territorialmente favorevole ed ha sempre ospitato insediamenti abitativi assumendo nei secoli un ruolo storico, culturale ed economico importante come cerniera tra la costa e la zona montana: le prime testimonianze di vita nel territorio del comune risalgono infatti al paleolitico inferiore fino alla civiltà picena. La città di Tolentino si trova al centro della vallata del Chienti, a 60 km con l'innesto della Flaminia in direzione ovest (Roma) e a 40 km con l'innesto dell'Autostrada Bologna-Taranto (A14). Per questo motivo e per una fitta rete viaria, fra cui la SS 77 e la superstrada parallela, rappresenta uno snodo di un certo rilievo grazie al quale sono facilmente raggiungibili le località sciistiche dei monti Sibillini per il soggiorno montano e le località balneari della costa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

Sarcofago romano, San Catervo, Tolentino

Numerose tombe risalenti all'VIII e IV secolo a.C. e il ritrovamento nel 1884 del famoso Ciottolo di Tolentino (che rappresenta la figura di donna nuda con testa zoomorfa), attesterebbero la presenza di un fiorente insediamento di piceni sul luogo dell'attuale Tolentino. I Piceni sarebbero giunti nella vallata del Chienti secondo la leggenda con la "primavera sacra", per cui alcuni giovani migrarono dalla Sabina oltre l'Appennino per trovare nuove terre nelle quali stabilirsi. Ma altri studi hanno portato all'ipotesi dell'insediamento di genti transadriatiche che si sarebbero spinte considerevolmente nell'interno. Queste teorie non trovano ancora la soluzione definitiva del problema aperto sull'origine di Tolentino, anzi lo accrescono per la conseguente e non improbabile distinzione tra Piceni e Picentes, questi ultimi ascritti più tardi dai Romani alla tribù Velina. Lo stesso nome di Tolentino trova discordi gli studiosi sulla sua radice: da quella che lo fa derivare dal greco "thòlos" (cumulo, in riferimento alla collina alluvionale dove la città sorge), a quella più recente che lo ritiene derivato dalla radice "Tul" con il significato di "limite" o, per meglio dire, "definitivo confine".

Del periodo romano mancano per Tolentino citazioni specifiche da parte degli storici. Dalle iscrizioni delle lapidi pervenute e come riportato da Plinio il Vecchio nel suo Naturalis Historia, si sa che Tolentinum, compresa nella regio V Picenum, fu forse colonia e di certo Municipio romano. Purtroppo quasi ogni rudere dell'epoca romana è andato perduto per il sovrapporsi continuo di nuovi edifici, ad eccezione dei resti di una costruzione termale sotto la sede comunale. Una non dubbia testimonianza della situazione della città, sia pure al limite del periodo romano, però proviene dalla figura di Flavio Giulio Catervio, prefetto del pretorio, ritiratosi a Tolentino verso la fine del IV secolo, del quale si conservano il magnifico sarcofago e quanto rimane del relativo panteum. Secondo la tradizione a Flavio Giulio Catervio si deve la conversione al Cristianesimo dei tolentinati, i quali lo proclameranno loro protettore con il nome contratto di San Catervo e presso il suo sepolcro costruiranno una chiesa retta da un vescovo, come si desume dagli atti dei Concili Romani dal 487 al 502, sottoscritti appunto dal vescovo tolentinate.

Dopo il crollo dell'Impero Romano, le Marche e Tolentino furono soggette alle invasioni barbariche. Così la maggior parte degli abitanti delle città si rifugiarono sulle alture, abbandonandole. Tolentino non subì la sorte comune delle altre città della vallata del Chienti, abbandonate e distrutte, ma continuò a sussistere, sia pure in limiti ristretti e con un numero esiguo di abitanti, in quanto il Panteum triabsidato del prefetto Catervio, divenuto luogo di culto e affiancato dalla fondazione monastica della cella Sanctae Mariae trovò, secondo le usanze barbariche, il dovuto rispetto da parte degli invasori.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1166, dietro intervento dei figli del marchese d'Ancona, la città assume i caratteri di organismo comunale liberandosi facilmente dal dominio indiretto del monastero del Ss. Salvatore di Rieti a cui era sottoposta dal 1099. Tolentino diventa così un potente comune annettendosi borghi e castelli vicini come Belforte del Chienti e Urbisaglia. La città si arricchisce di chiese e conventi, si cinge di una cinta muraria, che in parte si è conservata e dà vita ad un'economia fiorente, fondata su vari opifici (concerie, mulini, lavorazioni tessili). La prosperità raggiunta tra il XII e il XIV secolo causa numerose divergenze e scontri con comuni limitrofi. Come le altre città d'Italia nel XIV secolo Tolentino è logorata dagli scontri tra guelfi e ghibellini e dai tentativi della famiglia Accoramboni di farsi signori del comune, che non riusciranno mai nel loro intento trovando l'opposizione dell'intera comunità. Tuttavia Tolentino continua a rimanere un attivissimo comune sia sul piano economico che quello politico e artistico. Dopo aver debellato un nuovo tentativo nel 1342 della famiglia degli Accoramboni di farsi Signori del comune, nel 1353 Tolentino aderisce definitivamente alla lega ghibellina capeggiata dal vescovo Visconti, ma nominato il cardinale Egidio Albornoz come rettore della Marca d'Ancona, il cardinale restaura il potere papale e emana le Costituzioni Egidiane documenti in cui vi sono incluse tutte la città ghibelline della Marca da riportare all'ordine. Tolentino inclusa nelle "città medie" viene posta sotto il comando indiretto di Rodolfo Varano, capitano delle truppe pontificie. Questo dominio indiretto dei Varano, malamente sopportata dal popolo della città, terminò nel 1434 con l'uccisione di Berardo Varano. Nel 1445 il papa Eugenio IV assoggetterà il comune direttamente alla Chiesa.

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la caduta dei Da Varano, la Chiesa ordinò che la città, non ancora del tutto sottomessa, fosse occupata da Piercivalle Doria comandante delle truppe degli Sforza, ma anch'egli venne cacciato con una strenua battaglia. Tuttavia, la città non si riprese più, e si aprì un periodo oscuro dettato dalla sete di potere che provocò delitti, inganni e vendette. Solo nel 1585 papa Sisto V interverrà personalmente a risolvere le ormai tristemente famose vicende tolentinati, ed eleverà in quello stesso anno Tolentino al grado di città e diocesi; le famiglie nobili della città, per ringraziamento al papa della pacificazione, erigeranno al di fuori delle mura la Chiesa Della Pace, tuttora esistente. Nel 1797 viene stipulato il Trattato di Tolentino tra Napoleone Bonaparte e Pio VI con il quale la Chiesa deve accettare dure imposizioni economiche e la cessione delle Legazioni di Forlì, Ravenna, Bologna e Ferrara. Nel 1815 si combatté nelle vicinanze della città la battaglia di Tolentino, tra Gioacchino Murat e l'esercito austriaco, da cui Murat uscì sconfitto.

Nel 1857, in contemporanea con molte città italiane, a Tolentino comincia a diffondersi la Società Nazionale. Già in questo periodo, la città dà segni di volersi unificare al Regno Sabaudo. A Tolentino Domenico Ciardoni è corrispondente di Massimo D’Azeglio e della Società Nazionale. Nel 1859 diversi sono i volontari inviati in aiuto alle truppe piemontesi impegnate nella guerra contro l’Austria. Quando nel 1860 Enrico Cialdini entra nelle Marche alla guida delle truppe piemontesi, Ciardoni aveva già arruolato diversi uomini nel Corpo dei Cacciatori delle Marche per combattere durante l’occupazione del territorio di Ascoli. Nelle schiere dei volontari per i Cacciatori delle Marche è presente Euclide Cagnaroni che, presso Grottammare, fa prigioniero un corpo di truppe pontificie. Lo stesso Domenico Ciardoni inviò al comitato riminese, in data 17 maggio 1860, una lettera in cui evidenziava il bisogno di ulteriore supporto:

“Ricevuta la vostra in data oggi stesso che domani verrà comunicata all’ordine. In evasione intanto della medesima debbo dirvi: 1) che il paese è risoluto e pronto ad eseguire tutto ciò che verrà ordinato. 2) I mezzi che qui necessitano in primo luogo sono 38 o 40 fucili con le loro rispettive abbondanti munizioni e capsule ecc.; in secondo luogo, una scorta di circa 70 o 80 scudi per l’evenienze possibili. 3) Il numero degl’individui sul quale possasi definitivamente contare è di 29; a questi però con tutta probabilità si possono unire altri 20 circa. 4) Al presente articolo si risponde che, essendo la forza politica la sola che guarnisce il paese, ed essendo questa costituita di circa 20 individui soltanto, con ogni certezza di buon esito si può affrontare e disfare; se però la superiorità crederà opportuno disporre diversamente, se ne attenderà e se ne eseguirà puntualmente l’ordine. 5) L’opinione del paese in generale è buona, ed il movimento, ben ordinato, porterebbe seco buon numero di seguaci, i quali benché ora incerti ed indifferenti invidiano le altre province non più soggette ma libere. Si ricorda che le istruzioni ed ordini siano dati a tempo, e con tutta precisione a scanso di ogni inconveniente. Nota: fra le armi richieste all’articolo due necessita ancora un 6 od 8 paia di pistole.”[3]

A seguito dell’occupazione piemontese delle Marche l’allora Gonfaloniere Domenico Silveri – titolo equivalente a quello di Primo cittadino – viene confermato Sindaco di Tolentino del nuovo Regno d’Italia.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Resistenza nell'Alto Maceratese.

Negli ultimi decenni del secolo ha inizio per la città un decisivo decollo industriale, e le sorti di Tolentino si legano a quelle nazionali, dal primo conflitto mondiale all'avvento del fascismo, dalla seconda guerra mondiale al breve ma doloroso periodo della Resistenza, in cui la città paga un alto prezzo in vite umane e sacrifici è per questo che Tolentino tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita nel 1994 della Medaglia d'Argento al Valor Militare[4] per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale. Subisce molti crolli dopo le scosse del 24 agosto, del 26 e del 30 ottobre del terremoto del Centro Italia del 2016.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

A sinistra lo stemma, a destra il gonfalone civico

La prima testimonianza relativa al vessillo del Comune di Tolentino risale ad una pagina del Libro dei Consigli del 15 settembre 1451 in cui si parla di un'insegna in parte rossa e in parte bianca, nella stessa pagina si parla anche di sigilli riportanti le armi del Comune (che però non vengono descritti).[5]

Le prime attestazione del vessillo comunale, di rosso alla fascia d'argento, risalgono al XIV secolo.[6]

Lo stemma attualmente in uso, concesso con decreto del Capo del governo del 23 aprile 1942, si blasona:

«Di rosso alla fascia d'argento. Ornamenti esteriori da Città[7]»

La concessione originale comprendeva anche il Capo del Littorio.[7]

Il gonfalone, concesso con lo stesso decreto, ha la seguente descrizione:

«drappo di rosso al palo d'argento, ornato di ricami d'oro, caricato dello stemma sopradescritto con la iscrizione centrata in oro: Città di Tolentino[7]»

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La caratteristica Torre degli Orologi.
Il portale della basilica di San Nicola.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Tolentino è sede del Museo internazionele dell'umorismo nell'arte (MIUMOR); fondato nel 1970 come Museo della Caricatura,[9] promuove la Biennale internazionale dell'umorismo nell'arte (BIUMOR), manifestazione internazionale a cui partecipano artisti e vignettisti satirici da tutto il mondo.[10]

Centro di grande interesse religioso ed artistico per la Basilica di San Nicola da Tolentino con annesso convento agostiniano e biblioteca Laurenziana. Vi sono anche un Museo Napoleonico e la Biblioteca Filelfica, che prende il nome dall'umanista Francesco Filelfo. Tolentino possedeva anche un pregevole teatro storico, sede della prestigiosa Compagnia della Rancia diretta dal regista Saverio Marconi, il Teatro Nicola Vaccaj, intitolato al musicista e compositore tolentinate Nicola Vaccaj, colpito il 29 luglio 2008 da un incendio durante i lavori di ristrutturazione.

Il Palazzo Sangallo ospita il "Centro Teatrale Sangallo", la Scuola di Recitazione fondata da Saverio Marconi.

Presso il Castello della Rancia ha sede il Museo civico archeologico "Aristide Gentiloni Silverj", che conserva le testimonianze preistoriche, picene e romane del territorio.

Ogni anno viene organizzato in città il Festival di musica corale "Città di Tolentino" al quale partecipano i migliori cori italiani e stranieri.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Abbadia di Fiastra, Acquasalata, Ancaiano, Asinina, Bura, Calcavenaccio, Casa di Cristo, Casone, Cisterna, Collina, Colmaggiore, Divina Pastora, Fontajello, Fontebigoncio, Le Grazie, Maestà, Massaccio, Pace, Parruccia, Paterno, Pianarucci, Pianciano, Pianibianchi, Portanova, Rambona, Rancia, Regnano, Ributino, Riolante, Rofanello, Rosciano, Rotondo, Salcito, San Bartolomeo, San Diego, San Giovanni, San Giuseppe, San Martino, San Rocco, Santa Croce, Santa Lucia, Sant'Andrea, Sant'Angelo, Santissimo Redentore, Troiano, Vaglie, Vicigliano.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

La percentuale degli addetti nel settore industriale, artigianale e dei servizi è più elevata rispetto alla realtà provinciale, regionale e nazionale. Tra le attività produttive emergono per tradizione, importanza e ricchezza quelle della lavorazione delle pelli, del cuoio e della carta, con marchi famosi a livello internazionale (Poltrona Frau e Nazareno Gabrielli), oltreché la lavorazione del rame, finalizzata alla realizzazione di una vasta gamma di prodotti, che spazia dal vasellame alle anfore;[11] sono inoltre presenti manifatture tessili (Malagrida Manifattura e Arena), una discreta industria turistica e molte attività commerciali.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1990 1994 Francesco Massi Gentiloni Silveri Democrazia Cristiana Sindaco
1994 1998 Giuseppe Foglia centro-sinistra Sindaco
1998 2002 Giuseppe Foglia Democratici di Sinistra Sindaco
2002 2007 Luciano Ruffini La Margherita Sindaco
2007 20 maggio 2012 Luciano Ruffini Partito Democratico Sindaco
21 maggio 2012 in carica Giuseppe Pezzanesi centro-destra Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Per quanto riguarda i gemellaggi con i due comuni francesi è stata significativa l'attività del professor Osvaldo Morlupi.[12]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Hanno sede nel comune le societa di calcio: Associazione Sportiva Dilettantistica Unione Sportiva Tolentino 1919, Real Tolentino, A.S.D. Gruppo Sportivo Elfa Tolentino e A.S.D. Juventus Club Tolentino. La squadra locale di calcio a 5 è il Cantine Riunite Tolentino.

La società natatoria Pallanuoto Tolentino comprende una squadra maschile e una femminile.

Zoologia[modifica | modifica wikitesto]

L'insetto Ameles fasciipennis è endemico di questo comune.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2017.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dante Cecchi, Storia di Tolentino.
  4. ^ Medaglia d'Argento
  5. ^ Carassai, p. 43
  6. ^ Carassai, p. 57
  7. ^ a b c Carassai, pp. 87-91
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ Museo Internazionale dell'Umorismo nell'Arte, su Tolentino, musei civici e residenze storiche. URL consultato il 9 settembre 2018.
  10. ^ Sito ufficiale del BIUMOR, su Biennale Internazionale dell'Umorismo nell'Arte. URL consultato il 6 settembre 2018.
  11. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 12.
  12. ^ [1][2]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Carassai, La fascia tolentinate. Una ricerca sul vessillo e l'arma comunale, Fermo, AndreaLivi Editore, 2015, ISBN 88-7969-340-9.
  • Dante Cecchi, Storia di Tolentino, Tolentino, 1975.
  • AA.VV., Marche, Touring club italiano, 1979.
  • AA.VV., Il cuore della città: le piazze di S. Severino e di Tolentino, Tolentino, 1993.
  • AA.VV., La Provincia di Macerata Ambiente Cultura Società, Amm.ne Prov.le di Macerata, 1990.
  • AA.VV., La Basilica di San Nicola a Tolentino. Guida all'arte e alla storia, Tolentino, 1995.
  • Giorgio Semmoloni, Tolentino. Guida all'arte e alla storia, Tolentino, 2000.
  • AA.VV., La Chiesa di Santa Maria Nuova di Tolentino. Storia Arte Spiritualità, Tolentino, 2002.
  • AA.VV., La Chiesa di San Catervo a Tolentino. Arte Storia Spiritualità, Tolentino, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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