Belforte del Chienti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Belforte del Chienti
comune
Belforte del Chienti – Stemma Belforte del Chienti – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCoat of arms of Marche.svg Marche
ProvinciaProvincia di Macerata-Stemma.png Macerata
Amministrazione
SindacoAlessio Vita (lista civica) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate43°09′51.01″N 13°14′14.87″E / 43.164169°N 13.237464°E43.164169; 13.237464 (Belforte del Chienti)Coordinate: 43°09′51.01″N 13°14′14.87″E / 43.164169°N 13.237464°E43.164169; 13.237464 (Belforte del Chienti)
Altitudine347 m s.l.m.
Superficie16,05 km²
Abitanti1 912[1] (30-11-2018)
Densità119,13 ab./km²
Comuni confinantiCaldarola, Camporotondo di Fiastrone, Serrapetrona, Tolentino
Altre informazioni
Cod. postale62020
Prefisso0733
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT043004
Cod. catastaleA739
TargaMC
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Cl. climaticazona D, 2 046 GG[2]
Nome abitantibelfortesi
Patronosant'Eustachio
Giorno festivo20 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Belforte del Chienti
Belforte del Chienti
Belforte del Chienti – Mappa
Posizione del comune di Belforte del Chienti nella provincia di Macerata
Sito istituzionale

Belforte del Chienti è un comune italiano di 1 912 abitanti[1] della provincia di Macerata.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Belforte del Chienti è un piccolo comune a metà strada tra la montagna e il mare, nella parte centro-meridionale della regione Marche. Esso si trova a 347 m s.l.m., in cima ad un'altura che domina a sud la vallata del fiume Chienti e dista 27 chilometri in direzione sud-ovest rispetto al capoluogo di provincia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del paese deriva dalla felice posizione geografica ed indica appunto un "Bel Forte" o "bella fortezza".

Il castello costruito nel XII secolo fece parte subito della giurisdizione di Camerino fino al 1255 quando si allea con Tolentino per consegnarsi a quest'ultima città nel 1256. Il passaggio ufficiale a Tolentino avviene sotto Enrico II Ventimiglia nel 1260.

Nel 1435 Belforte viene annesso ai domini che già presentava in zona Francesco Sforza.

Successivamente la storia di Belforte del Chienti entra a far parte di quella dello Stato Pontificio prima e del nuovo stato italiano poi.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Polittico nella chiesa di Sant'Eustachio a Belforte del Chienti

Chiesa di Sant'Eustachio[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nella piazza del paese e i documenti la citano a partire dal 1218, sebbene la sua forma attuale risale al periodo successivo al terremoto del 1741, come riportato in un’epigrafe presente sul muro esterno su cui è scritto: Turris haec / a fulm[ine] ac terrem[otu] / percussa / restau[rata] fuit / a[nno] Domini /MDCCXXXXI //. Traduzione: Questa torre, dopo essere stata colpita dal fulmine e dal terremoto, fu restaurata nell’anno del Signore 1741 Il suo interno custodisce lo spettacolare polittico realizzato da Giovanni Boccati nel 1468. L'opera, racchiusa in un'elaborata e preziosa cornice in legno dorato, misura m 4,83 di altezza per una larghezza di m 3,25. Si compone di dodici pannelli di cui cinque costituiscono il registro inferiore e sette quello superiore; da diciotto specchi di cui sei sono inseriti nei pilastri laterali e dodici nella predella, e da cinque medaglioni. Complessivamente le tavole figurate ammontano a trentacinque; ad esse si aggiungono i due cartigli laterali con le iscrizioni nelle quali compaiono i nomi dei committenti e l'anno di esecuzione. La firma del pittore si trova nel gradino alla base del trono della Vergine. Dopo il recente restauro l’opera ha ritrovato la sua antica collocazione a ridosso dell’altare maggiore. Proseguendo lungo la parete destra, si trova un dipinto in cui figurano la Madonna col bambino (denominata anche Madonna contro le tempeste), sant’ Eustachio e sant’Eleuterio. Non appena si entra nella chiesa, sulla sinistra, si può vedere la statua di sant’Eustachio a bordo del suo cavallo, opera portata in processione durante la festa del Santo Patrono (20 maggio).

Chiesa di San Sebastiano[modifica | modifica wikitesto]

Fuori dal centro abitato, quasi a ridosso delle mura cittadine (denominata infatti in latino “extra moenia”), è situata la restaurata e, nel tempo, allargata chiesa di San Sebastiano, eretta dietro autorizzazione rilasciata dal vescovo di Camerino nel 1479 a protezione della peste. La prima cosa che risalta all’occhio non appena ci si trova di fronte a questa chiesa è il portale ornato di formelle di terracotta. Il suo interno è suddiviso in due navate da tre archi che sorreggono il tetto. La campana della chiesuola durante gli ultimi restauri è stata tolta ed oggi è conservata presso il Municipio Belfortese. Un antico documento riporta che nel luogo di culto esistevano due altari dedicati a San Sebastiano ed a San Rocco. Le sue pareti all’interno erano adornate da complessi di dipinti “ex voto”. La chiesa è stata sconsacrata e l’edificio ospita attualmente la sede del M.I.D.A.C (MUSEO INTERNAZIONALE DINAMICO DI ARTE CONTEMPORANEA).

Chiesa di San Giovanni[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione della chiesa risale alla prima metà del 1300 ed inizialmente fu destinata alle monache benedettine alle quali, sul finire del 1400, subentrarono i frati domenicani. La chiesa presenta forme semplici e dimensioni limitate ove sono presenti inoltre affreschi raffiguranti la Natività e la Madonna del Rosario di Andrea De Magistris del 1558.

Chiesa di Santa Maria di Villa Pianiglioli[modifica | modifica wikitesto]

La piccola chiesa è situata nella frazione di Villa Pianiglioli e vanta un’interessante serie di bassorilievi in pietra arenaria che ne animano in particolar modo la facciata. Si nota subito la rappresentazione della Santa Maria al lato della quale compare l’iscrizione “RUS PIANI OGLIOLI” da cui deriva il toponimo Pianiglioli. Vi sono conservate inoltre tre tele raffiguranti: San Venanzio; S. Eustachio che regge sulla mano sinistra il paese di Belforte; la Sacra Conversazione.

Chiesa e Monastero di San Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

In precedenza, aveva sede dietro al palazzo comunale (via Cavour), e fu eretto nel 1642 (o 1652), mentre fu trasferito solamente più tardi, verso la fine del 1800, nella sua posizione attuale. Il monastero è stato ristrutturato a seguito del terremoto del '97 ed è anche stato utilizzato per l'ospitalità conventuale.

Chiesa di San Salvatore[modifica | modifica wikitesto]

La chiesetta di S. Salvatore fu eretta o commissionata da "Bartolu de Sebastianu" intorno al XVI secolo. Le pitture interne sono state ripulite da una mano di calce e restano visibili due sole scene: un Cristo e una Sacra Famiglia. Monsignor Severini, nel 1608 ne diceva: "simplex et et ruralis ecclesia Sanctissimi Salvatoris in contrata Muretae". Purtroppo, nel tempo, i ladri hanno violato la sacralità del luogo. Di proprietà private, si possono organizzare visite su prenotazione.

Chiesa S. Maria D'Antegiano[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie relative a questa chiesa risalgono al 1476, in quanto altre fonti del 1421 non fanno menzione della sua fabbrica. La chiesa fu tenuta come luogo dei Clareni secondo quanto si legge in un atto di permuta del 1540. All'interno presenta due lastre in marmo, un confessionale e un altare, inoltre vi si conservava una tela con riferimenti stilistici che riconducono al De Magistris. Le prime notizie relative a questa chiesa risalgono al 1476, in quanto altre fonti del 1421 non fanno menzione della sua fabbrica. La chiesa fu tenuta come luogo dei Clareni secondo quanto si legge in un atto di permuta del 1540. All'interno presenta due lastre in marmo, un confessionale e un altare, inoltre vi si conservava una tela con riferimenti stilistici che riconducono al De Magistris.

Palazzo Comunale e Torre Civica[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo Comunale di Belforte è formato da due corpi di fabbrica disposti a forma di “L”. Le due facciate sono caratterizzate da altrettanti ordini di finestre e da un porticato ottocentesco. Dal corpo di sinistra spunta la seicentesca Torre Civica. Il palazzo custodisce opere di grande interesse storico come la campana, risalente al ‘500, proveniente dalla chiesa di S. Sebastiano.

Palazzo Farroni - Bonfranceschi[modifica | modifica wikitesto]

L’elegante palazzo sorse tra la seconda metà del XVII e la prima metà del XVIII secolo. Originariamente apparteneva alla famiglia Farroni poi, attraverso l’asse ereditario, passò ai Bonfranceschi. L’intero complesso è attualmente di proprietà comunale e ospita una residenza d’epoca.

Palazzo Vicomandi[modifica | modifica wikitesto]

Raro esempio di palazzo angolare con giardino pensile, esistente già nell'anno 1766, di cui però non si hanno notizie sulle origini. Il fronte principale del palazzo e quelli laterali sono affacciati lungo le due strade principali e quello retrostante presenta un rigoglioso giardino pensile. Conserva l'arredamento tipico dell'abitazione borghese dell'Ottocento. Presenta quattro stanze di rappresentanza sul fronte principale con soffitti dipinti con varie allegorie, tra cui i tre saloni con arabeschi. Nelle vicinanze del salone principale si trova l'oratorio di famiglia. Le camere da letto sono anch' esse dipinte con motivi allegorici e grotteschi.

Statua di Anselmo Ciappi[modifica | modifica wikitesto]

La statua di Anselmo Ciappi , noto cittadino Belfortese deceduto nel 1936, è situata fra il verde delle aiuole e delle piante di Piazza Vittorio Emanuele II. Il busto di bronzo è opera dello scuoltore Pettinari di Tolentino. L’epigrafe incisa sulla stele “Anselmo Ciappi, grande per scienza, bontà, amor di patria” testimonia la riconoscenza del Paese per i meriti attribuitogli nel campo scientifico, politico ma soprattutto umano.

Porta Romana[modifica | modifica wikitesto]

In età medievale si accedeva al borgo di Belforte attraverso l’arco di Porta Romana che costituisce tutt’ora il principale ingresso al centro storico. Alla sua destra è situato l’antico lavatoio, anch’esso risalente all’epoca medievale.

Arco di trionfo[modifica | modifica wikitesto]

È comunemente denominato “porta per il papa” poiché è stato eretto nel 1782 in occasione del ritiro di Pio VI da Vienna. Di fronte passa la `Via Regalis Lauretana` che, provenendo da Assisi, arriva fino a Loreto.

Porta Vercungiano[modifica | modifica wikitesto]

Risale agli anni ‘500 ,situata nei pressi della chiesa di S. Sebastiano, segna l’inizio della via Lauretana a Belforte del Chienti.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]


Economia[modifica | modifica wikitesto]

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e attive vi sono quelle artigianali, come la lavorazione della pelletteria.[4]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
26 maggio 2014 26 maggio 2019 Roberto Paoloni Partito Democratico sindaco
27 maggio 2019 in carica Alessio Vita Obiettivo comune sindaco

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio Belfortese R.Salvatori nata nel milita in Seconda Categoria marchigiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2018.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 2, Roma, A.C.I., 1985, p. 12.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Marche Portale Marche: accedi alle voci di Wikipedia che parlano delle Marche