Eustachio (martire)

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Sant'Eustachio
Albrecht Dürer 069.jpg
Albrecht Dürer, Sant'Eustachio, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera
 

Martire

 
NascitaRoma, I secolo
MorteRoma, II secolo
Venerato daTutte le Chiese che ammettono il culto dei santi
Santuario principaleBasilica di Sant'Eustachio
Ricorrenza20 settembre
AttributiCerva, palma del martirio[1] o toro bronzeo arroventato al fuoco in ricordo del suo martirio[2]
Patrono diAcquaviva delle Fonti, Belforte del Chienti, Campo di Giove, Ischitella, Matera, Mordano, Poli, Scanno, Sesto Campano, Tocco da Casauria e Torella dei Lombardi; cacciatori e guardie forestali

Sant' Eustachio (Roma, I secoloRoma, II secolo) è stato un martire romano durante il regno di Adriano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il suo nome è ignoto alle fonti antiche. Le uniche notizie sulla sua vita sono desunte da racconti tardi e leggendari.

Secondo lo storico Henri Delahaye, Eustachio non sarebbe mai esistito: l'autore della prima stesura in lingua greca della Leggenda Aurea avrebbe attinto a leggende popolari del tempo e la vicenda familiare ricalcherebbe una storia leggendaria indiana. A riprova della sua teoria il Delahaye cita l'assenza di menzioni sul Santo fino al V secolo e il fatto che né la Depositio martyrum né il Martirologio geronimiano parlano di Eustachio[3].

Secondo la leggenda, visse a Roma ai tempi dell'imperatore Traiano; viene identificato con il generale Placido, combattente vittorioso sui Parti. Prima di convertirsi al Cristianesimo era pagano: era solito dedicarsi alla beneficenza, ma anche alla persecuzione dei cristiani[senza fonte].

Secondo la Leggenda Aurea, un giorno Placido stava inseguendo un cervo mentre andava a caccia[4], quando questo si fermò di fronte ad un burrone e si volse a lui mostrando tra le corna una croce luminosa sormontata dalla figura di Gesù che gli diceva: «Placido, perché mi perseguiti? Io sono Gesù che tu onori senza sapere»[5]. Dopo essersi ripreso dallo spavento, Placido rientrò a casa e narrò tutto alla moglie, la quale gli riferì di aver avuto quella notte una visione nella quale uno sconosciuto le preannunciava che l'indomani ella si sarebbe recata da lui con il marito. Placido, la moglie e i due figli si recarono l'indomani dal vescovo, si convertirono e si fecero battezzare. Placido ricevette il nome di Eustachio (dal greco Eustáchios, cioè "che dà buone spighe"), la moglie quello di Teopista (dai termini greci théos e pístos, cioè "credente in Dio"), ed i figli, uno Teopisto e l'altro Agapio (dal greco Agápios, cioè "colui che vive di carità")[6].

Per ricordare il luogo dell'apparizione di Gesù a Sant'Eustachio fu eretta una cappella sulla sommità della rupe. Nel IV secolo l'imperatore Costantino inviò alla Mentorella, allora territorio del comune di Poli, il Papa Silvestro I a consacrare la chiesa in onore del santo martire.

La Leggenda Aurea narra che Eustachio, lasciato l'esercito romano, sia stato poi perseguitato dalla sorte, come Giobbe, perdendo prima tutti gli averi, poi la moglie ed infine i figli, ma che, come Giobbe, non abbia mai insultato la provvidenza e che quindi, dopo numerosi anni di separazione, la famiglia si sia miracolosamente riunita. Richiamato sotto le armi come generale dall'imperatore Traiano, riprese servizio e si comportò con valore combattendo contro i Barbari. Invitato a Roma per ricevere i debiti onori, si seppe che era cristiano e l'imperatore Adriano lo fece arrestare e condannare a morte insieme alla moglie e ai figli. Fu con loro torturato e, salvatisi misteriosamente dalle fiere del Colosseo, morirono infine, tutti martiri, arroventati dentro un bue di bronzo[7].

Si tramanda che durante una guerra tra Franchi e Romani il Santo abbia aiutato i toccolani a rifugiarsi nelle proprie case dove è situato l'attuale paese di Tocco da Casauria[senza fonte].

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Il miracolo di Sant'Eustachio in una miniatura del XIII secolo
Reliquia di Sant'Eustachio conservata a Scanno nella Chiesa della Madonna della Valle

In ricordo del Santo, a Roma esiste un rione a lui dedicato situato alle spalle del Pantheon, sviluppatosi intorno ad una delle chiese più antiche, divenuta nella prima metà del Novecento un importante centro spirituale sotto la guida del noto parroco romano don Pirro Scavizzi. Ispiratosi al mito di Eustachio il poeta Gabriele D'Annunzio proprio a lui scrisse una famosa lettera per confessare un proprio desiderio di conversione «...anche io come il cervo porto la freccia conficcata nel fianco...».[senza fonte]

Sant'Eustachio viene venerato in particolar modo nella città di Matera, di cui è il santo patrono dal 994. La leggenda vuole che Matera, assediata dai Saraceni, fosse stata salvata dall'intervento miracoloso di Eustachio e dei suoi familiari in veste di cavalieri[8] La data della festa è il 20 settembre di ogni anno.

Il cervo con la croce è riportato nello stemma della famiglia nobile d'Afflitto di Amalfi che afferma di essere discendente diretta del santo.

Eustachio è il santo patrono di:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anche Sant'Uberto è così rappresentato: li si può distinguere poiché Eustachio indossa una veste militare, ancorché talvolta incompleta. Si veda Jacomet Des Graviers, in Reconnaître les saints. Symboles et attributs, Massin, 2006.
  2. ^ Rosa Giorgi, in Les Saints, Guide des arts Hazan, 2003.
  3. ^ Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia, Milano, Edizioni Rizzoli, 1993, p. 357.
  4. ^ Il comune di Poli vanta l'episodio come avvenuto nel proprio territorio.
  5. ^ Il cervo fu rappresentato assai presto nell'iconografia cristiana quale simbolo di Cristo che combatte il demonio, rappresentato dal serpente, a seguito della credenza, alimentata da molti scrittori dell'antichità, che il cervo fosse un avversario implacabile del serpente, cui darebbe la caccia stanandolo ed uccidendolo. Si veda Louis Charbonneau-Lassay, Il bestiario del Cristo, vol. 2, Roma, Editore Arkeios, 1995, pag. 357 e segg.
  6. ^ Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia, Milano, Edizioni Rizzoli, 1993, p. 354.
  7. ^ Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia, Milano, Edizioni Rizzoli, 1993, p. 356.
  8. ^ Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia, Milano, Edizioni Rizzoli, 1993, p. 359.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia, Milano, Edizioni Rizzoli, 1993.
  • Cristoforo Schmid, Il vincitore dei Parti, Edizioni Paoline, 1963.
  • La historia di Santo Eustachio, il quale era pagano, nominato prima Placido cittadino di Roma, & per bocca del nostro Signore, il quale gli apparse si battezzò, e si pose il nome Eustachio, & a la moglie Teopista, & à duoi figliuoli, che haueua l'vno Agabito, & l'altro Teopisto, Firenze, 1613.
  • Piero Bargellini, Mille Santi del giorno, Vallecchi Editore, 1977.

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