Pollenza

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Pollenza
comune
Pollenza – Stemma Pollenza – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Macerata-Stemma.png Macerata
Amministrazione
Sindaco Luigi Monti (lista civica) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 43°16′03.99″N 13°20′53.3″E / 43.267775°N 13.348139°E43.267775; 13.348139 (Pollenza)Coordinate: 43°16′03.99″N 13°20′53.3″E / 43.267775°N 13.348139°E43.267775; 13.348139 (Pollenza)
Altitudine 341 m s.l.m.
Superficie 39,55 km²
Abitanti 6 635[1] (31-12-2014)
Densità 167,76 ab./km²
Comuni confinanti Macerata, San Severino Marche, Tolentino, Treia
Altre informazioni
Cod. postale 62010
Prefisso 0733
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 043041
Cod. catastale F567
Targa MC
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 2 039 GG[2]
Nome abitanti pollentini
Patrono san Giovanni Battista
Giorno festivo 24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pollenza
Pollenza
Posizione del comune di Pollenza nella provincia di Macerata
Posizione del comune di Pollenza nella provincia di Macerata
Sito istituzionale

Pollenza è un comune italiano di 6.635 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche.

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

Inizialmente il centro storico era chiamato Pollentia, ma durante le invasioni barbariche esso fu distrutto, per essere poi ricostruito intorno all'anno 1000. In onore del condottiero Milone, venne rifondato con il nome di Montemilone. Successivamente, intorno all'anno 1862, il paese riprese l'antico nome di Pollenza.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Le prime tracce dell'uomo compaiono nell'VIII secolo a.C., epoca a cui risale un'estesa necropoli sul Monte Franco, a nord dell'attuale abitato. Nel IV secolo, Pollentia o Pneuentia è una delle principali città del Piceno, ma in epoca imperiale viene oscurata dalla nascente Urbisaglia e diventa soltanto un luogo di passaggio per i pellegrini diretti al santuario della Dea Bona, dove sorgerà più tardi l'Abbazia di Rambona.

Nel I secolo d.C. la città continua ad esistere e ad essere autonoma, ma il nome di Pollenza inizia a perdersi o ad essere usato solo per i territori rurali, posseduti, per la maggior parte, dal latifondista romano Flavio Orso, il cui nome si sovrappone e si sostituisce a quello del luogo.

Dopo le invasioni barbariche, viene ricostruita dal condottiero franco Milone, in onore del quale intorno all'879 la città cambia nome in Monte Milone, il quale la riceve in feudo dal Papa e da Carlo III. Nel 1248 Monte Milone, ormai Comune indipendente, si trova al centro di una confederazione con Cingoli, Tolentino, Matelica, Camerino e Montecchio ed esercita i suoi diritti sulle comunità vicine. L'impianto urbanistico è a schema radiocentrico, con a nord i quartieri di Santa Maria e San Salvatore, a sud quelli di Sant'Andrea e San Bartolomeo. Intorno al centro fortificato, chiamato Castrum Montis Milonis, sorgono altri quattro castelli: il Cassero, Castel Gualdo, Gagliano e Castel Franco. Nel fondovalle, l'Abbazia di Rambona cresce e diventa sede di scambi e di attività commerciale, consolidando il proprio ruolo di centro sociale, oltre che religioso. Gradualmente, i quattro castelli vengono convinti all'incastellamento nel castrum principale per il comune vantaggio di resistere alle aggressioni esterne.

Nel XIV secolo il cardinale Albornoz, per riordinare e governare lo Stato Pontificio, fa emanare le Constitutiones Aegidianae, con cui le terre della Marca vengono ripartite in Civitates Maiores, Civitates Magnae, Terrae Mediocres, Terrae Parvae e Terrae Minores. Monte Milone è incluso nelle Mediocres e nel 1366 deve fortificare le cinte murarie per creare un luogo di riparo in caso di attacco. Segue un periodo di sudditanza ai Buonaccorsi, Lazzarini, Varano e Malatesta, seguito dall'arrivo nella Marca di Francesco Sforza, deciso a conquistare l'intera regione. Nel 1447 si conclude la sua signoria e Monte Milone si riconsegna allo Stato Pontificio, che riorganizza il territorio comunale.

Il Cinquecento è un secolo di relativa prosperità, durante il quale nasce l'arte della ceramica pollentina che per quattro secoli sarà ritenuta tra le migliori delle Marche. Sorgono anche il monastero delle Clarisse con la chiesa di San Giuseppe, il palazzo Scolastici-Narducci e quello del cardinale Cento.

Nel Seicento il Consiglio Generale concede di fabbricare sopra le mura, a ridosso e fra di esse, ma il paese mantiene l'assetto medievale. Con il Settecento inizia il rinnovamento edilizio del centro: si costruiscono il nuovo palazzo comunale (1775) e la torre civica (1785). Tra il 1797 ed il 1799 Pollenza è occupata da Napoleone, torna allo Stato Pontificio fino al 1807, viene poi inclusa nel Regno Italico e dal 1814 al 1815 fa parte del Regno di Napoli. La Battaglia di Cantagallo, tra il 2 e il 3 maggio 1815, si conclude con il ritiro di Gioacchino Murat e il ritorno definitivo allo Stato della Chiesa.

Nel corso dell'Ottocento si abbattono i torrioni e si ricostruiscono Porta del Colle, Porta della Croce e Porta Nuova. Sulla piazza viene innalzata la Chiesa dell'Immacolata (1821), allineata alla facciata del Comune, e nel 1873 è commissionato ad Ireneo Aleandri il progetto del Teatro Comunale, che sarà concluso dall'architetto Virgilio Vespignani. Nel 1834, su disegno del De Mattia di Treia, viene eretto il tempio neoclassico che modifica completamente la Collegiata di San Biagio, in fondo a via Roma, l'asse principale del centro storico. Nel 1862 Monte Milone torna a chiamarsi Pollenza.

Nel 1907, con la costruzione del portico di palazzo Di Spilimbergo, viene regolarizzata la forma di Piazza della Libertà e nel 1931 è ricostruita la facciata della chiesa dei SS. Antonio e Francesco, su disegno dell'architetto Cesare Bazzani.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento più importante, presente nel comune di Pollenza è l'Abbazia di Rambona. Fu fatta costruire, intorno all'891, per ordine della regina Ageltrude, figlia di Adelchi, dei Longobardi. Secondo ricerche, condotte da molti storici in questa abbazia si ritirava a meditare e riflettere Sant'Amico di Rambona, monaco e sacerdote e vi si conserva il corpo di San Flaviano di Ricina, vescovo martire di Helvia Recina.

Si segnala il monastero delle Clarisse, con la chiesa di San Giuseppe, noto anche a causa della Venerabile Maria Teresa Artusini (Forlì, 1682 – Pollenza, 1722).

Il Teatro Comunale Giuseppe Verdi venne costruito su progetto dell'architetto Ireneo Aleandri nel periodo fra il 1873 e il 1891.

Esposizione di antiquariato[modifica | modifica wikitesto]

Ogni anno a Pollenza, nel centro storico si svolge la mostra di artigianato, antiquariato e restauro artistico. Quella del restauro è un'arte molto praticata e famosa nel comune di Pollenza. In via degli Orti, si trova la storica bottega di restauro, dove l'artista Manrico Marinozzi ha creato le sue famose opere.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Persone legate a Pollenza[modifica | modifica wikitesto]

  • Santa Laura, venerata nella chiesa-santuario di Trebbio, ove è sepolta, (lungo la strada che dal capoluogo conduce a Pollenza Scalo). Festa 23 agosto.
  • Mostarda da Forlì, signore di Pollenza (XIV-XV secolo)
  • Sante Saccone, (1550-1634) agricoltore, servo di Dio. Nativo del Serrone, località di San Severino Marche. Gli vengono attribuiti miracoli circa la previsione di eventi futuri, veggente, guarigioni da mali incurabili e risurrezione di persone morte[senza fonte]. Venerato nella locale chiesa di San Francesco e Sant'Antonio ove riposano le sue spoglie.
  • Sant'Amico di Rambona, abate dell'Abbazia di Rambona e santo taumaturgo
  • Vincenzo Cento, filosofo ed europeista
  • Fernando Cento, Cardinale e diplomatico vaticano
  • Giuseppe Fammilume, pittore
  • Manrico Marinozzi (1903-1973), artista, ha scolpito una copia della madonna nera custodita nella Basilica della Santa Casa di Loreto presso il Santuario di Maria Santissima di Loreto ad Acireale.[4][5]
  • Alberto Cento (1920 – 1968), docente, saggista e traduttore, attivo nella francesistica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2014.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  4. ^ La Santa Casa, comune di Loreto. URL consultato l'8 luglio 2014.
  5. ^ La statua della Madonna di Loreto di Manrico Marinozzi per il Santuario di Acireale (Catania), ridolfo.it. URL consultato l'8 luglio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Religiosi della Compagnia di Gesù, Vita del venerabile servo di Dio Severino Saccone del Serrone.., 1651, manoscritto in folio, raccolta Severino Servanzi Collio, biblioteca comunale di San Severino Marche.
  • Pollenza, storia - arte - cultura, Sabrina Ricciardi

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Le squadre di Pollenza sono due, entrambe giocano in Prima Categoria e sono lA.S.D. Montemilone Pollenza e lA.S.D. Casette Verdini.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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