The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars
Ziggy Stardust plaque.jpg
La targa posta in Heddon Street a Londra, a testimonianza della location della copertina dell'album.
Artista David Bowie
Tipo album Studio
Pubblicazione 6 giugno 1972
Durata 38 min : 37 s
Dischi 1
Tracce 11
Genere Glam rock
Art rock
Proto-punk
Etichetta RCA Records
Produttore Ken Scott, David Bowie
Arrangiamenti Mick Ronson, David Bowie
Registrazione Trident Studios, Londra, settembre-novembre 1971, gennaio-febbraio 1972
Formati LP, Picture disc, CD
Certificazioni
Dischi d'oro Stati Uniti Stati Uniti (1)
(vendite: 500 000+)
Dischi di platino Regno Unito Regno Unito
(vendite: 1 500 000)
David Bowie - cronologia
Album precedente
(1971)
Album successivo
(1973)
Singoli
  1. Starman/Suffragette City
    Pubblicato: 14 aprile 1972
  2. Rock 'n' Roll Suicide
    Pubblicato: 11 aprile 1974
  3. Suffragette City
    Pubblicato: 9 luglio 1976

The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, spesso indicato come Ziggy Stardust, è il quinto album in studio dell'artista inglese David Bowie, pubblicato nel giugno 1972 dalla RCA. La prima edizione su compact disc è del 1984, anno in cui anche i precedenti album di Bowie furono ripubblicati, prima rockstar ad avere l'intera produzione musicale in formato digitale.[1] Tra le numerose ristampe, da ricordare quella rimasterizzata del 1990 con cinque tracce bonus e quella del 2002, distribuita in occasione del 30o anniversario con un cd bonus contenente 12 tracce.

Dall'album fu inizialmente estratto solo il singolo Starman (con Suffragette City come lato B) anche se altre due tracce, Moonage Daydream e Hang On to Yourself, erano già state pubblicate su 45 giri nel 1971, entrambe in una versione "embrionale" per il cosiddetto progetto The Arnold Corns. Nel 1974 anche Rock 'n' Roll Suicide uscì come singolo e nel 1976 di nuovo Suffragette City, stavolta come lato A, per promuovere la raccolta di greatest hits ChangesOneBowie.

Ziggy Stardust si trova al 35o posto nella lista dei 500 migliori album di tutti i tempi della rivista Rolling Stone, al 23o posto in quella del New Musical Express, all'11o posto nella classifica dei "50 album che hanno cambiato la musica" del Guardian e all'11o posto tra i 100 migliori album britannici dell'Observer.[2][3][4][5] Nel 2006 il settimanale statunitense TIME lo ha incluso tra i migliori 100 album di tutti i tempi.[6]

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

« Ziggy Stardust, sfarzoso assortimento di riff, hooks, melodramma e stile, è il culmine logico del glam. »
(Stephen Thomas Erlewine, AMG[7])

The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars è uno dei più grandi successi di David Bowie, non solo come vendite (oltre 7,5 milioni di copie vendute in tutto il mondo)[8] ma anche per il potere mediatico che ha esercitato e per il segno indelebile che ha lasciato sulla cultura musicale. Fu un concept album che narrava un mondo sull'orlo dell'apocalisse, in cui l'ultimo eroe è un ragazzo divenuto rockstar grazie ad un aiuto alieno.

Ziggy Stardust: dal musical al disco

Nel 1974, nel corso dell'intervista su Rolling Stone con William Burroughs David Bowie aveva parlato della sua intenzione di mettere in scena l'album come musical nel West End e farne uno spettacolo televisivo.[9] Nel 2004 il cantante è tornato sull'argomento spiegando come Ziggy Stardust fosse stato inizialmente concepito per il teatro: «Volevo scrivere un musical. Non avevo idea di come andasse fatto o di come i musical sono costruiti, ma l'idea di scrivere qualcosa basato sul rock per Broadway mi incuriosiva davvero ed ho pensato che sarebbe stata una cosa meravigliosa da fare... Davvero non sapevo le modalità di approccio e così ho seguito un corso molto più semplice, ho abbreviato un po' l'idea di musical fino a concepire un concept album e ho creato i personaggi».[10]

Nell'intervista comparsa su Rolling Stone nel 1974 il cantante raccontò allo scrittore William Burroughs che, contrariamente all'opinione comune, Ziggy non è un extraterrestre ma un umano che entra in contatto con forze da un'altra dimensione attraverso la sua radio e che, scambiando i loro messaggi per rivelazioni spirituali, adotta sulla Terra un ruolo messianico.[11] Ziggy Stardust è in definitiva l'emblema della rockstar, un "cantante rock di plastica" come lo definiva Bowie, che con la sua ascesa e la sua caduta ripercorre idealmente la parabola della celebrità, dietro la quale si nascondono l'insicurezza e la fragilità dell'artista.[12] L'album fu realizzato con l'idea di confezionare un personaggio di forte impatto sul pubblico: il trucco pesante e i fumettistici costumi colorati diventarono elementi necessari per creare una cornice mistica attorno alla figura di Ziggy, quindi attorno a Bowie stesso dato che in quel periodo le due entità erano pressoché indistinguibili.[12]

Contenendo canzoni che rimangono tra le più famose e tra le più amate dai fan, da Starman a Ziggy Stardust fino alla teatrale Rock 'n' Roll Suicide, l'album può essere considerato l'opera con il quale Bowie ha affermato sé stesso come artista coerente, integrando le espressioni stilistiche sperimentate nei lavori precedenti con generi contemporanei come il glam rock e il proto-punk,[13] e rimane uno degli album che più hanno influenzato le generazioni successive di artisti che nella pantomima del suo protagonista trovarono il primo esempio di teatro-rock.

Ispirazioni e influenze: la costruzione di un alter ego[modifica | modifica wikitesto]

Tra le molte influenze individuali su Ziggy Stardust, una delle più evidenti è quella esercitata da Iggy Pop che era stato presentato a Bowie nel settembre 1971 durante il suo primo viaggio negli Stati Uniti. Iggy Pop era praticamente sconosciuto in Gran Bretagna, sebbene David lo avesse già definito il suo cantante preferito in un'intervista per Melody Maker l'anno prima,[14] e di ritorno in Inghilterra disse al produttore Ken Scott che il suo nuovo disco sarebbe stato "molto più simile a Iggy Pop".[14] L'esibizione disinibita e spesso violenta, «che liberava la parte animalesca del rock» secondo le parole del cantante,[14] fu fondamentale per l'alter ego che stava forgiando. Lee Black Childers, futuro manager degli Heartbreakers di Johnny Thunders, e in questo periodo personaggio chiave di MainMan (la compagnia fondata dal manager di Bowie, Tony DeFries), sostenne in seguito che «l'infatuazione di Bowie per Iggy aveva a che fare con il desiderio di inserirsi nella realtà rock che apparteneva a Iggy e che Bowie non avrebbe mai potuto vivere perché era solo uno studentello d'arte del sud di Londra, mentre Iggy proveniva dalla feccia di Detroit. David Bowie sapeva che non avrebbe mai potuto raggiungere la realtà nella quale Iggy era nato. Così pensò di comprarsela».[14]

Insieme a Lou Reed e Marc Bolan, Iggy Pop fu uno dei riferimenti per la creazione dell'alter ego di David Bowie.

Lo stesso discorso può essere fatto per Lou Reed, al quale Bowie aveva dedicato il brano Queen Bitch contenuto in Hunky Dory e che in precedenza aveva ispirato il suo modo di comporre. Nel 2000 il cantante tornò a parlare dell'influenza esercitata da Reed e dai Velvet Underground sulla genesi di Ziggy Stardust, raccontando un curioso incontro dei primi anni settanta: «Ci sono stati forse due incidenti che hanno contribuito alla creazione di Ziggy Stardust, o almeno mi hanno convinto saldamente che si trattava di un modo interessante per farlo. Uno era che andai a vedere i Velvet Underground la prima volta che sono stato negli Stati Uniti, nel 1970. Alla fine dello show sono tornato a sedere e abbiamo parlato per circa mezz'ora. Pochi giorni dopo ho detto ad un mio amico che avevo avuto la possibilità di parlare con Lou e che era stato meraviglioso... E lui mi disse "No, no. Lou ha lasciato la band l'anno scorso. Hai parlato con Doug Yule, il suo sostituto, che è quasi la sua immagine sputata". Gli dissi "Stai scherzando!" Si era seduto lì e gli avevo parlato come se fosse Lou e lui mi aveva raccontato di come aveva scritto I'm Waiting for the Man! Fu in quel momento che compresi che per me non era importante se si fosse trattato di quello vero o di un falso».[10]

Ritratto di Vince Taylor, una delle principali influenze per la creazione di Ziggy Stardust.

L'asse Pop/Reed fu completato da un altro influsso fondamentale, quello di Marc Bolan. All'epoca delle sessioni di Ziggy Stardust, il cantante dei T. Rex, amico di vecchia data di Bowie, aveva raggiunto la celebrità, reinventando il modo di scrivere con un nuovo vocabolario di fantascienza urbana e trasformando la band in una formazione elettrica. La sua personalità schiva e diffidente, così come lo stile sospirato del suo modo di cantare vicino al microfono, gli elementi anni cinquanta presenti nelle performance dal vivo e il suo modo di truccarsi, furono assimilati negli atteggiamenti di Ziggy.[15]

Ma c'è un personaggio che può essere individuato come modello principale di Ziggy Stardustç: il rocker anglo-americano Vince Taylor, che alla fine degli anni cinquanta aveva pubblicato per la Parlophone un paio di singoli fallimentari inclusa Brand New Cadillac, di cui i Clash fecero una cover nel 1979. Dopo aver firmato un contratto per l'etichetta francese Barclay nel 1961, la sua tendenza eccentrica e caratteriale fu eccitata dal consumo di alcol e droghe,[16] uno stile di vita che colpì duro David Bowie, che lo incontrò a Londra nel 1966. «Andai ad alcune feste con lui», ricordò parecchi anni dopo, «ed era fuori di testa, completamente flippato. Si portava appresso cartine dell'Europa e ricordo distintamente che una volta aprì una mappa a Charing Cross Road, fuori dalla stazione della metropolitana, la mise per terra e si inginocchiò con in mano una lente... disse che stava evidenziando tutti i luoghi dove gli UFO avrebbero dovuto atterrare nei mesi successivi. Era fermamente convinto che ci fosse un fortissimo legame tra lui, gli alieni e Gesù Cristo».[15] Taylor perse progressivamente il contatto con la realtà e le sue esibizioni furono costellate da incidenti sul palco finché una notte, raccontò Bowie, «si presentò in scena vestito di bianco, dicendo che tutta la sua faccenda con il rock era stata una bugia, che in realtà lui era Gesù Cristo. Fu la fine di Vince, della sua carriera e di tutto il resto. Fu questa storia che divenne uno degli elementi essenziali di Ziggy e della sua visione del mondo».[15]

L'origine del nome Ziggy Stardust[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990 Bowie raccontò sulla rivista Q che il nome Ziggy gli fu ispirato da una sartoria di Londra chiamata "Ziggy's", davanti alla quale una volta era passato in treno. «Aveva un'aria da Iggy ma era una sartoria, allora pensai "Be', l'intera faccenda riguarderà i vestiti". Così, quasi per scherzo decisi di chiamarlo Ziggy».[15] L'origine di "Stardust" richiama invece l'eccentrico cantante statunitense Norman Carl Odam, più noto come Legendary Stardust Cowboy e considerato uno dei pionieri del genere psychobilly, il cui unico successo era stata una canzone del 1968 intitolata Paralysed e la cui celebrità era basata su una disastrosa apparizione nel programma televisivo americano Rowan & Martin's Laugh-In. «Tutti risero di lui e se ne andò piangendo», ricordava Bowie nel 1996.[15] «Suonava la chitarra e aveva un trombettista con una gamba sola... Assemblavano la loro musica senza sapere che ci dovrebbero essere regole da seguire. E così andavano in direzioni che non verrebbero in mente neanche ad un musicista semi-qualificato ... è da lui che ho preso il nome Stardust».[17] Lo stesso Odam ha poi dichiarato: «Di certo sarebbe stato bello se David Bowie mi avesse pagato qualcosa per l'utilizzo di una parte del mio nome in Ziggie [sic] Stardust».[18] Nel 2002 Bowie si sdebitò scegliendo Legendary Stardust Cowboy per suonare al Meltdown Festival e nello stesso anno inserì nell'album Heathen una cover di un suo brano del 1968, I Took a Trip (On a Gemini Spaceship). «Quando ho letto sul suo sito che pensava che, dato che avevo preso in prestito il suo nome, almeno avrei dovuto cantare una delle sue canzoni, mi sono sentito in colpa e ho voluto fare ammenda immediatamente. Così ho rifatto una delle sue migliori canzoni».[19]

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

« Un perfetto collaboratore, lo stile crudo e appassionato della chitarra di Mick, in stile Jeff Beck, era perfetto per Ziggy e gli Spiders. Aveva una tale integrità. Sembrava che ogni nota venisse strappata dalla sua anima... »
(David Bowie, 2002[20])

Le sessioni di registrazione iniziarono ai Trident Studios di Londra il 9 settembre 1971, pochi mesi prima dell'uscita di Hunky Dory, con la cover di It Ain't Easy del cantautore statunitense Ron Davies. In un primo momento si era pensato di includere la traccia proprio in Hunky Dory e questo fu uno degli esempi della notevole sovrapposizione fra i due album che furono registrati consecutivamente.[21] Tra l'altro, in questo periodo il "concept" di Ziggy Stardust non era ancora stato sviluppato e l'idea era quella di un disco in cui includere alcuni brani relativi al progetto The Arnold Corns, nuove versioni di Holy Holy e The Supermen, alcune cover e un paio di nuove canzoni come It's Gonna Rain Again e Only One Paper Left.[21]

La prima scaletta di Ziggy Stardust

Una matrice datata 15 dicembre 1971 consente di osservare la track list originale dell'album.[21]

  • Lato A
  1. Five Years
  2. Soul Love
  3. Moonage Daydream
  4. Round and Round
  5. Port of Amsterdam
  • Lato B
  1. Hang On To Yourself
  2. Ziggy Stardust
  3. Velvet Goldmine
  4. Holy Holy
  5. Star
  6. Lady Stardust

Il master del 2 febbraio 1972 rivela la scaletta definitiva, tranne per la presenza di Round and Round che sarà rimpiazzata da Starman all'ultimo momento.[21]

L'8 novembre ebbe inizio la prima vera sessione che nel giro di una settimana produsse Five Years, Soul Love, Moonage Daydream, Hang On to Yourself, Star (che avrebbe dovuto intitolarsi Rock 'n' Roll Star), Ziggy Stardust e Lady Stardust, con il titolo provvisorio He Was Alright (A Song for Marc).[21] «Registravamo velocemente, come abbiamo sempre fatto», ricordava il produttore Ken Scott, «lavoravamo generalmente dal lunedì al sabato, dalle due del pomeriggio finché non finivamo, generalmente verso mezzanotte».[21]

Le registrazioni si conclusero il 4 febbraio 1972 con l'incisione dei master di Suffragette City (che soppiantò all'ultimo momento Velvet Goldmine), Rock 'n' Roll Suicide (che sostituì Holy Holy) e Starman, inizialmente composta solo per il mercato dei 45 giri, che portò all'esclusione di Round and Round nonostante lo stesso Bowie avesse detto durante un'intervista radiofonica all'inizio dell'anno che sarebbe stata concettualmente il tipo perfetto di canzone per Ziggy da eseguire sul palco.[22] Tra l'altro, sembra che addirittura l'album dovesse inizialmente intitolarsi Round and Round.[21]

A differenza di quanto era avvenuto circa un anno prima per The Man Who Sold the World, in questo caso l'apporto di Bowie durante le sessioni agli studi Trident fu decisivo. «Sapeva perfettamente quello che voleva dal punto di vista musicale», ricordava Ken Scott, «e non voleva saperne di accorgimenti tecnici».[21] Uno degli aspetti che più impressionò il produttore fu il fatto che molte delle tracce furonoo suonate dal vivo e la maggior parte delle parti vocali di Bowie erano "first takes": «Ci sono pochissimi artisti in grado di fare parti vocali al primo take quasi ogni volta. Lui era uno di quelli».[23] Inoltre, al confronto con la lunghezza dei periodi compositivi che avevano preceduto le sessioni di Space Oddity e Hunky Dory, alcune indicazioni fanno pensare che la costruzione di Ziggy Stardust sia avvenuta un po' per volta. La prima scaletta riportata sulle matrici del dicembre 1971 indica infatti che la linea narrativa dell'ascesa e della caduta di Ziggy fu un'idea dell'ultimo momento, inserita dopo l'arrivo di Starman e Rock 'n' Roll Suicide.[9] Nella sua prima intervista a proposito dell'album, distribuita ad una radio americana nel gennaio 1972, David sembrò ansioso di dissipare l'idea che Ziggy Stardust perseguisse una linea narrativa coerente. «Non era partito davvero come un album a tema. Si interruppe perché avevo trovato altre canzoni che volevo mettere nel disco e non c'entravano con la storia di Ziggy... Ciò che troverete sull'album, quando finalmente uscirà, è una storia che non si svolge realmente. Sono solo alcune piccole scene tratte dalla vita di una band chiamata Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, che potrebbe essere l'ultimo gruppo sulla Terra perché stiamo vivendo gli ultimi cinque anni del pianeta... Dipende dallo stato in cui vi troverete durante l'ascolto. Dopo che ho scritto un album, la mia interpretazione dei suoi brani è totalmente diversa da quella di quando li scrivevo. Penso che i miei stessi dischi mi abbiano permesso di imparare molto su di me».[9]

Le canzoni scartate[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine dell'estate 1971 ai Trident Studios furono registrati altri brani destinati all'album successivo a Hunky Dory ma che sarebbero poi stati scartati. Uno di questi si intitolava Shadow Man (del quale esiste solo un demo del 14 settembre con chitarra, batteria e voce),[24] una meditazione sull'impatto futuro delle nostre vite presenti annunciata dal misterioso "uomo ombra": «He'll show you tomorrow, he'll show you the sorrows of what you did today» («Vi mostrerà il domani, vi mostrerà i dispiaceri di quello che avete fatto oggi»). Alla fine fu scartato dalla scaletta di Ziggy Stardust e praticamente dimenticato fino al 2000, quando una nuova versione fu registrata in previsione del suo inserimento nell'album Toy, programmato per il 2001 ma poi mai pubblicato. Nel 2002 questa versione di Shadow Man fu inclusa nei singoli Slow Burn e I've Been Waiting for You e nel 2014 ha trovato posto nella raccolta Nothing Has Changed.

Una delle cover previste per il nuovo album era Amsterdam (in alcuni documenti vi si fa riferimento come Port of Amsterdam), famosa e bellissima favola dolceamara di marinai che bevono forte, prostitute e sogni infranti scritta da Jacques Brel ma mai pubblicata su un album in studio. La versione registrata ai Trident era stata preceduta da un demo apparso in seguito in alcuni bootleg, tra cui Naked and Wired, ed era stata eseguita dal vivo già nel 1968 oltre che nelle sessioni BBC del 5 febbraio 1970 (presente in Bowie at the Beeb) e del 21 settembre 1971. In seguito avrebbe trovato ampio spazio durante lo Ziggy Stardust Tour prima di essere esclusa in favore di My Death, cover di un'altra composizione di Brel (La mort). Fino al 15 dicembre 1971 Amsterdam era ancora candidata come ultima traccia del lato A di Ziggy Stardust ma alla fine fu rimpiazzata da It Ain't Easy.[25] Rimase inutilizzata finché diventò il lato B di Sorrow nel 1973 (singolo ripubblicato in versione picture disc dalla RCA nel 1983 nella serie Lifetimes) e in seguito apparve in Bowie Rare e nella ristampa EMI/Rykodisc di Pin Ups del 1990.

Registrata l'11 novembre 1971, e rimasta sconosciuta per anni anche ai collezionisti (tanto che lo stesso produttore Ken Scott dichiarò di non ricordare niente della sua incisione),[26] Sweet Head è un brano con un ritmo trascinante e una sfrenata linea vocale che contiene diretti riferimenti a Ziggy. Questo particolare, unito alla somiglianza del riff con quello di Hang On to Yourself, ha portato all'ipotesi che fosse stata messa da parte perché Bowie era riluttante a sovraccaricare l'album con un altro brano "concettuale".[27] Il fatto era che il testo fosse particolarmente forte per quei tempi, con riferimenti a gang di rapinatori, latinos e neri, «giovani checche nei furgoni bruciati» («By the faggy parks and the burnt out vans»), e una serie di allusioni sessuali ("Parlava di sesso orale, non credo che la RCA la volesse particolarmente", ha confermato il cantante nel 1990)[26] culminanti nello scherzoso «mentre sei in quella posizione» («while ya down there»), tutti aspetti che avrebbero probabilmente suscitato polemiche. Ziggy è presentato quasi come una divinità sessuale, un fallico "pavone di gomma" al culmine dell'autocompiacimento («I'm your rubber peacock angelic whore») che dispensa gratificazione rock in cambio di adorazione e favori sessuali («Ziggy's gonna play, and I'm just about the best you can hear!», «Ziggy sta per suonare, e io sono semplicemente il migliore che possiate ascoltare»). Nel 1990 Sweet Head fu inserita nella ristampa dell'album anche se inizialmente, come rivelò Jeff Rougvie della Rykodisc, Bowie si era opposto alla sua uscita, cambiando idea e dando il consenso dopo due mesi.[27]

La stessa sessione dell'11 novembre produsse Velvet Goldmine, inedita fino alla ristampa del singolo di Space Oddity del 1975 quando fu mixata dalla RCA senza consultazione. «Tutta la faccenda è stata condotta senza che io avessi neppure l'opportunità di ascoltare il mixaggio...», fece notare Bowie in seguito, «...l'aveva mixata qualcun altro, una procedura davvero straordinaria».[28] Il compatto sound elettrico degli Spiders from Mars e il testo cantato a raffica si collocano nello stesso territorio di Sweet Head, anche se in modo meno apertamente allusivo, e il titolo offre un'ulteriore testimonianza della venerazione di Bowie per il gruppo guidato da Lou Reed. Fino al 15 dicembre 1971 era previsto che il brano, intitolato in origine He's a Goldmine, fosse inserito nel lato B di Ziggy Stardust e il mese seguente Bowie parlò della sua esclusione durante un'intervista radiofonica, definendolo un bel pezzo ma probabilmente un po' troppo provocatorio.[28] Nel 1982 fu incluso in Bowie Rare e nel 1990 è stata una delle tracce bonus della riedizione EMI/Rykodisc di Ziggy Stardust. Nel 1998 ispirò il titolo del film omonimo diretto da Todd Haynes.

Cover del classico Around and Around di Chuck Berry pubblicato nel 1958 come lato B di Johnny B. Goode e l'anno successivo in Chuck Berry Is on Top, Round and Round fu registrata da Bowie tra novembre e dicembre 1971 e inserita nella scaletta di Ziggy Stardust (col titolo originale Around and Around) fino al 2 febbraio 1972, quando sulla bobina del master fu annotato che un brano registrato in extremis, Starman, l'avrebbe sostituita come quarta traccia.[29] «Avrebbe dovuto essere il tipo di canzone che Ziggy eseguiva sul palco», spiegò David, «ma il nostro entusiasmo per il pezzo cominciò a scemare dopo che lo riascoltammo un po' di volte....»[29] Round and Round fu eseguita dal vivo in alcuni concerti dello Ziggy Stardust Tour e pubblicata come lato B di Drive-In Saturday nel 1973 (singolo ripubblicato in versione picture disc dalla RCA nel 1983 nella serie Lifetimes), per ricomparire poi in Bowie Rare del 1982 e in Sound + Vision del 1989, dal quale fu estrapolata dalla Rykodisc per pubblicarla come CD singolo promozionale.

Uscita e accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock[30] 9/10 stelle
Allmusic[31] 5/5 stelle
Piero Scaruffi[32] 6.5/10 stelle
Rolling Stone[33] 5/5 stelle
Sputnikmusic[34] 5 (classic)
Robert Christgau[35] B+

L'album fu pubblicato nel Regno Unito il 6 giugno 1972, mentre Bowie era in pieno Ziggy Stardust Tour e aveva già iniziato a promuovere le canzoni dell'album in patria. Nello stesso periodo uscì anche in molti altri Paesi europei (in Italia arrivò al 21o posto della hit parade l'anno successivo)[36] oltre che negli Stati Uniti, in Brasile, Venezuela, Sud Africa, Giappone, India e Australia (dove raggiunse l'11o posto in classifica).[37] Su Melody Maker Michael Watts giudicò il disco «un po' meno istantaneamente accattivante di Hunky Dory», prevedendo allo stesso tempo che avrebbe avuto un successo commerciale molto maggiore.[38] James Johnson di New Musical Express scrisse: «Non c'è niente che Bowie vorrebbe di più che essere una scintillante superstar, e potrebbe ancora accadere. Ormai tutti dovrebbero sapere quanto è straordinario e questo ultimo pezzo di fantasia può solo migliorare ulteriormente la sua reputazione».[38] La rivista Beat Instrumental definì Ziggy Stardust «un album per ogni serio appassionato di rock» e «un assaggio delle cose che verranno».[39]

La stampa su Ziggy Stardust
  • Cash Box (1972): «Un altro esempio del genio di David Bowie. Un album da portare con sé negli anni ottanta».[40]
  • Melody Maker (1972): «L'avvicinamento di Bowie alla celebrità sta accelerando alla velocità della luce».[38]
  • Phonograph Recorder (1972): «Ziggy Stardust è l'Aftermath degli anni settanta, dove ogni brano è un successo e non ci sono riempitivi».[41]
  • New Musical Express (1990): «Musicalmente Ziggy Stardust è stato ed è uno dei dischi pop più freschi e vivaci di sempre».[42]
  • Muze (1995): «Con Ziggy, Bowie ha creato un valido alter ego con cui scendere sul pianeta e devastare il terreno fertile del rock. Così facendo, ha prodotto la creazione rock più originale della musica degli ultimi 20 anni».[43]
  • Q Magazine (1997): «Il vero capolavoro di Bowie.... forse ha cambiato la vita di persone in un colpo solo più di tutti gli altri, prima e dopo».[44]

Ma le critiche più entusiaste arrivarono dagli Stati Uniti, dove Ziggy Stardust uscì il 1º settembre. Richard Cromelin di Rolling Stone lo accolse come «l'album più ambizioso nei temi e musicalmente più coerente realizzato finora da David Bowie, il disco in cui confluiscono le energie migliori dei suoi lavori precedenti», concludendo che «Bowie ha portato a compimento questa opera complessa con stile consumato, offrendoci un esempio di grande rock and roll... con tutta l'intelligenza e la passione necessarie per dargli dimensioni adeguate e con un profondo senso di umanità che emerge immancabilmente dietro la facciata della star».[45] La rivista Cash Box giudicò le canzoni «uniformemente brillanti» e la produzione di Bowie e Ken Scott «praticamente impeccabile»,[38] mentre Jim Bickhart del Phonograph Recorder apprezzò Ziggy Stardust in quanto «album di rock and roll che parla di rock and roll», che metteva in mostra «una delle personalità più speciali del rock... Se dovesse diventare una stella della grandezza di Ziggy Stardust lo avrebbe ampiamente meritato».[38]

Così come era accaduto per gli album precedenti, anche in questo caso l'entusiasmo mostrato dalla stampa americana non corrispose alle vendite. Mentre in patria salì rapidamente fino al 5o posto, rimanendo in classifica per più di due anni, negli Stati Uniti Ziggy Stardust raggiunse solo la 75a posizione della Billboard 200.[46][47] Leee Black Childers, all'epoca braccio destro del manager di Bowie, ha dichiarato nel 1986: «Ziggy Stardust era stato appena pubblicato in Inghilterra e David se la stava cavando bene ma nessuno aveva sentito parlare di lui in America, così Tony DeFries ci diede una scatola con 25 copie per darle a chi pensavamo le avrebbe apprezzate... Li abbiamo portati fino al Max's Kansas City e ne abbiamo data una al proprietario Micky Ruskin, una al DJ e una alla giornalista Lisa Robinson. Le abbiamo semplicemente distribuite ai pazzi, agli artisti e alle persone che erano sempre sulla scena a New York».[48] Del resto, Bowie stesso ha rivalutato l'album parecchi anni dopo la sua uscita, ammettendo nel 1990 di trovare il disco "molto esile":[38] «Sembrava molto potente allora. Forse sono migliorati gli impianti, adesso ha un suono "magrolino". Certo, gli arrangiamenti d'archi che ammiccano alle classifiche, l'elegante pianoforte e i controllati assolo di chitarra del disco sono in sorprendente contrasto con l'assalto proto-punk degli Spiders dal vivo, ma questo fa parte della sua formula vincente».[38]

Il 12 giugno 1974 Ziggy Stardust ha ottenuto il disco d'oro negli Stati Uniti e il 25 gennaio 1982 è stato certificato disco di platino nel Regno Unito, dove si è riaffacciato in classifica in occasione di alcune riedizioni.[46][49][50]

Data di ingresso in classifica Massima posizione Settimane di permanenza Data di uscita dalla classifica
31 gennaio 1981
33a
62
9 giugno 1984
23 giugno 1990
25a
4
14 luglio 1990
15 marzo 1997
98a
1
22 marzo 1997
20 luglio 2002
36a
3
3 agosto 2002
9 ottobre 2004
17a
3
9 giugno 2007
16 giugno 2012
40a
4
27 aprile 2013

Copertina[modifica | modifica wikitesto]

« L'idea era quella di ottenere un look a metà tra l'immagine di Malcolm McDowell con un occhio mascarato e un insetto. Era l'epoca di Ragazzi selvaggi di William Burroughs... ed era un incrocio tra questo e Arancia meccanica che cominciò a mettere insieme la forma e l'aspetto di ciò che Ziggy e gli Spiders stavano per diventare. »
(David Bowie, 1993[51])
David Bowie e gli Spiders from Mars a The Old Grey Whistle Test nel febbraio 1972. L'abito indossato da Bowie è lo stesso della copertina di Ziggy Stardust

Le immagini destinate a comparire su Ziggy Stardust furono scattate a Londra nel gennaio del 1972 da Brian Ward, già autore della copertina di Hunky Dory, davanti ad un edificio in Heddon Street in cui il fotografo aveva lo studio.[52] Sia la foto di copertina che quella del retro furono realizzate in bianco e nero e colorate successivamente dal grafico Terry Pastor, «per raggiungere l'ultra-realistico stile fiabesco della copertina dell'album», come scrisse la rivista Q nel 1998.[53] La tuta da paracadutista che indossa Bowie e che appare blu sulla copertina, è in realtà la stessa tuta verde indossata nel febbraio 1972 per l'esibizione nel programma televisivo The Old Grey Whistle Test, in cui il cantante eseguì tre brani tra cui Five Years.[52] Complessivamente furono scattate 17 foto, alcune con Bowie in posa davanti al 23 di Heddon Street (da diverse angolazioni), altre dentro e intorno alla cabina telefonica rossa serie K2 che compare sul retro, più alcuni primi piani.[54] L'insegna K.West che si vede sopra la figura di Bowie/Ziggy era quella di una società di distribuzione di pellicce che nel 1972 occupava il primo piano. Secondo lo scrittore Mark Paytress, l'atmosfera "temporalesca", l'aspetto solitario di Bowie sotto l'insegna sporgente e la colorazione da cartone animato/sci-fi) della copertina possono aver avuto le radici nel film L'occhio che uccide, diretto nel 1960 da Michael Powell, in cui un serial killer filma le sue vittime mentre le uccide: «I titoli scorrono. Un occhio lampeggia sullo schermo e la prima scena è svelata. È... la copertina di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. Il protagonista del film avvicina una prostituta, in piedi accanto ad un muro in una strada scarsamente illuminata. Rifiuti di carta in primo piano, sul lato destro. Più avanti, sopra e tra gli edifici oscurati, c'è il cielo notturno...»[54] Il nome del cantante e il titolo dell'album, scritti con caratteri identici, della stessa grandezza e del medesimo colore giallo acido, aumentavano invece l'identificazione di Bowie con Ziggy Stardust.

Nonostante l'insegna K.West e la cabina telefonica originale siano ormai scomparse da Heddon Street, i fan non hanno mai smesso di fare visita a quello che è considerato uno dei siti storici nell'ambito della musica pop/rock. Anche Bowie vi tornò nel marzo 1993, e pubblicò le sue impressioni in un articolo uscito su Rolling Stone il 10 giugno successivo: «Avrei dovuto immaginarlo... tutto è sparito ovviamente. C'era anche lo studio di un fotografo chiamato Brian Ward, e al di fuori dell'edificio c'era una cabina telefonica... È un peccato che l'insegna sia sparita, la gente vi leggeva così tanto in essa. Pensavano che K.West dovesse essere una sorta di codice per "quest" (ricerca, inchiesta, ndr). Tutto assumeva questo genere di sfumature mistiche».[51]

Nel gennaio del 2010 la copertina di Ziggy Stardust fu scelta dalla Royal Mail (insieme a quelle di altri 9 album di artisti britannici) per il set di francobolli "Classic Album Cover".[55] Sul retro della copertina del disco originale compare la frase "To be played at maximum volume" ("Da essere suonato a tutto volume"),[56] che rimase anche nelle edizioni successive e fu rimossa dall'edizione in CD della EMI / Virgin del 1999.[57]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Testo e musiche di David Bowie (tranne dove indicato).

Lato A
  1. Five Years – 4:44
  2. Soul Love – 3:33
  3. Moonage Daydream – 4:35
  4. Starman – 4:13
  5. It Ain't Easy – 3:00 (R. Davies)
Lato B
  1. Lady Stardust – 3:20
  2. Star – 2:50
  3. Hang On to Yourself – 2:40
  4. Ziggy Stardust – 3:13
  5. Suffragette City – 3:25
  6. Rock 'n' Roll Suicide – 3:00

Tracce bonus della riedizione 1990[modifica | modifica wikitesto]

Testo e musiche di David Bowie.

  1. John, I'm Only Dancing - 2:43 (remix del 1979)
  2. Velvet Goldmine - 3:09 (brano scartato durante le sessioni di Ziggy Stardust)
  3. Sweet Head - 4:14 (brano scartato durante le sessioni di Ziggy Stardust)
  4. Ziggy Stardust - 3:35 (demo acustico registrato nel 1971)
  5. Lady Stardust - 3:35 (demo registrato nel 1971)

Tracce bonus della riedizione 2002[modifica | modifica wikitesto]

Testo e musiche di David Bowie (tranne dove indicato).

  1. Moonage Daydream - 3:53 (versione Arnold Corns)
  2. Hang On to Yourself - 2:55 (versione Arnold Corns)
  3. Lady Stardust - 3:34 (demo registrato nel 1971)
  4. Ziggy Stardust - 3:38 (demo acustico registrato nel 1971)
  5. John, I'm Only Dancing - 2:49
  6. Velvet Goldmine - 3:14
  7. Holy Holy - 2:26 (registrazione del 1971)
  8. Amsterdam - 3:25 (J. Brel, M. Shuman)
  9. The Supermen - 2:41 (versione semiacustica registrata durante le sessioni di Ziggy Stardust)
  10. Round and Round - 2:44 (C. Berry)
  11. Sweet Head - 4:53 (brano scartato durante le sessioni di Ziggy Stardust)
  12. Moonage Daydream - 4:47 (remix)

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione dei brani[modifica | modifica wikitesto]

Five Years[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Five Years.

La lenta e immutabile batteria di Mick Woodmansey dà inizio all'album con un brano che annuncia la notizia della fine del mondo prevista tra cinque anni. Nel 1974 Bowie descrisse su Rolling Stone lo scenario che aveva voluto evocare: «È stato annunciato che il mondo finirà per esaurimento di risorse naturali. Ziggy si trova nella condizione di avere accesso a quello che tutti i ragazzi hanno sognato di ottenere... Ziggy faceva parte di un gruppo rock e i ragazzi non vogliono più il rock 'n' roll. Non c'è più corrente elettrica per suonarlo. Il consigliere di Ziggy gli dice di raccogliere notizie e di cantarle, perché non esiste più l'informazione. Così Ziggy comunica la notizia, ed è una notizia terribile».[58]

Soul Love[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« Stone love, she kneels before the grave,
a brave son who gave his life to save the slogan... »

(IT)

« Amore di pietra, lei si inginocchia davanti alla lapide,
un figlio coraggioso che diede la sua vita per salvare lo slogan... »

Il collegamento tra il presagio di Five Years e l'esplosione glam di Moonage Daydream è questo melodico brano caratterizzato dal sax contralto di Bowie, nel quale il cantante descrive una serie di malinconiche manifestazioni d'amore: una madre che piange sulla tomba del figlio, l'amore del figlio per l'ideale in nome del quale si è sacrificato, una coppia di giovani amanti. Considerata spesso fuori luogo nel contesto dell'album, Soul Love fornisce immagini e sensazioni che rimandano ad un tipo di adorazione religiosa, con il verso iniziale e l'"amore spirituale" a cui il cantante fa riferimento che potrebbero far pensare al lutto di Maria dopo la crocifissione di Gesù (il "figlio coraggioso").[59] Tuttavia nel testo si ravvisa anche una cinica rilettura dell'amore, in contrasto con le precedenti composizioni di Bowie ma in linea con quanto avrebbe detto nel 1976 a proposito della sua relazione con Hermione Farthingale, terminata nel 1969: «l'amore è stata un'esperienza terribile. Mi ha distrutto, mi ha dissanguato, è stata come una malattia».[59]

(EN)

« Love descends on those defenceless,
idiot love will spark the fusion... »

(IT)

« L'amore discende su quelli senza difese,
l'amore idiota darà inizio alla fusione... »

(EN)

« All I have is my love of love,
and love is not loving... »

(IT)

« Tutto quello che ho è il mio amore per l'amore,
e l'amore non è amabile... »

La canzone fece parte della scaletta dei primi due concerti dell'Aladdin Sane Tour 1973 e sarebbe stata eseguita regolarmente durante lo Stage Tour del 1978 (in Giappone la versione live contenuta in Stage uscì in versione 45 giri) e di nuovo nelle prime serate del Serious Moonlight Tour del 1983.

Nel 1975 Mick Ronson ne incise una versione country & western con il titolo Stone Love (Soul Love), rimasta a lungo inedita prima di comparire negli anni novanta come bonus track nella riedizione dell'album Play Don't Worry. Cover di Soul Love sono state pubblicate da Roger McGuinn in Cardiff Rose del 1976 (come bonus track in versione demo), Marti Jones in Match Game del 1986 e Cerys Matthews come lato B del singolo Open Roads nel 2006. Altre reinterpretazioni si trovano negli album tributo The Ziggy Stardust Omnichord Album del 2009 (Techno Cowboy), We Were So Turned On del 2010 (Genuflex) e Paper Bag Records Vs. The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars del 2012 (Austra & CFCF).

Moonage Daydream[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Moonage Daydream.

La comparsa di Ziggy Stardust si inserisce sulla dissolvenza finale di Soul Love con questo brano e l'ascoltatore viene immerso nell'intreccio di sesso e fantascienza surreale dal messia androgino, sospeso tra le radici del rock e il destino dell'umanità. Il brano era già stato inciso circa un anno prima dell'uscita dell'album, in una forma ancora lontana da quella definitiva, e pubblicato come 45 giri nell'ambito del progetto The Arnold Corns che vedeva Mark Carr Pritchard alla chitarra, Polak de Somogyl al basso e Ralph St. Laurent Broadbent alla batteria.[60][61]

Starman[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Starman (brano musicale).

Primo singolo estratto dall'album e uno dei brani più celebri di David Bowie, Starman rivela il messaggio proveniente dallo spazio che interrompe le trasmissioni radiofoniche per raccontare la storia di un "uomo delle stelle" che entra in contatto con i giovani di una Terra ormai condannata, promettendo la salvezza del pianeta. Come rivelerà il cantante nel 1974, Ziggy Stardust non è l'uomo delle stelle ma il suo messaggero terreno, contrariamente all'opinione secondo cui spesso si dipinge Ziggy come un extraterrestre.[11] Nonostante le molte interpretazioni che il brano ha generato, stando alle parole di Bowie l'idea di base era che «le creature dello spazio sono abbastanza reali e umane, e che la prospettiva di incontrare altri esseri dovrebbe renderci felici».[62]

It Ain't Easy[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« It ain't easy to get to heaven when you're going down. »

(IT)

« Non è facile arrivare al cielo quando cadi giù. »

David Bowie sarebbe venuto a conoscenza di questo "blues bianco" scritto dall'americano Ron Davies per il suo LP del 1970 Silent Song Through the Land attraverso Mick Ronson, che l'aveva eseguita in precedenza con i Rats, anche se all'epoca la canzone era tutt'altro che sconosciuta.[63] Ne erano già state incise due cover dai Three Dog Night nel 1970 e da Long John Baldry nel 1971 e Dave Edmunds ne registrò una versione per l'album Rockpile proprio lo stesso mese in cui uscì Ziggy Stardust. Caratterizzata dalla slide guitar di Ronson e dalle evoluzioni vocali di Bowie, che dispiega il suo forzato accento americano con l'accompagnamento di Dana Gillespie, la canzone che chiude il lato A dell'album riprende l'atmosfera religiosa di Soul Love con uno stile gospel nei cori e nei contenuti, sebbene l'aspetto devozionale acquisti un senso più oscuro nel contesto delle implicazioni messianiche di Ziggy Stardust e delle sue reiterate professioni di sfiducia nell'establishment religioso.[63]

(EN)

« Well, all the people have got their problems, that ain't nothing new,
with the help of the good Lord we can all pull on through. »

(IT)

« Beh, ognuno ha i suoi problemi, non è una novità,
con l'aiuto di nostro Signore possiamo farcela tutti quanti. »

Bowie aveva interpretato It Ain't Easy per la prima volta come brano di chiusura della sessione BBC del 3 giugno 1971 (performance inclusa in Bowie at the Beeb), occasione che sarebbe rimasta l'unica per ascoltarla dal vivo. La versione dell'album, registrata un mese più tardi, si distingue per il fatto di essere stata la prima traccia incisa per Ziggy Stardust, anche se in origine era stata destinata a far parte di Hunky Dory.[63] Negli Stati Uniti fu pubblicata come lato B dell'EP promozionale di Space Oddity (che includeva anche Moonage Daydream e Life on Mars?) distribuito durante i concerti americani di ottobre e novembre 1972 e a dicembre con la riedizione di Ziggy Stardust negli USA, che raggiunse la quindicesima posizione in classifica.[64][65]

Lady Stardust[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Lady Stardust.
(EN)

« And he was alright, the band was altogether
yes, he was alright, the song went on forever
and he was awful nice, really quite out of sight,
and he sang all night long... »

(IT)

« Ed era tutto apposto, la band era al completo
sì, stava bene, la canzone andava avanti all'infinito
ed era terribilmente bello, davvero incredibile,
e cantò per tutta la notte... »

L'introduzione al pianoforte di Mick Ronson apre il lato B di Ziggy Stardust con questa malinconica melodia che rievoca le carismatiche esibizioni dal vivo di Ziggy e degli Spiders from Mars dal punto di vista di un fan della rockstar androgina, un brano «in cui le correnti di frustrazione e trionfo si fondono in una desolazione assoluta» come scrisse il 20 luglio 1972 Richard Cromelin su Rolling Stone.[45] Il brano è un omaggio a Marc Bolan, leader dei T. Rex e icona del glam rock che David conosceva dal 1964 e che aveva già lasciato un'impronta nell'immaginario di David (riscontrabile in brani come Holy Holy o Hang On to Yourself), tracciando il percorso per la sua "reincarnazione" nei panni di Ziggy Stardust.

(EN)

« People stared at the makeup on his face,
laughed at his long black hair, his animal grace... »

(IT)

« La gente fissò il trucco sul suo volto,
rise dei suoi lunghi capelli corvini, la sua grazia animale... »

La versione dell'album fu incisa ai Trident Studios di Londra ii 12 novembre 1971 anche se un demo acustico era già stato registrato ad aprile nella residenza di Bowie ad Haddon Hall, con il titolo He Was Alright (A Song for Marc).[66] Il demo completo (3:56) si trova in bootleg quali Little Toy Soldier e The '69 Tapes mentre una versione ridotta (3:35) è stata inclusa come traccia bonus nella riedizione EMI/Rykodisc di Ziggy Stardust del 1990 e in quella EMI/Virgin uscita nel 2002 per il trentesimo anniversario.

Dopo essere stata eseguita nelle sessioni BBC registrate l'11 gennaio e il 23 maggio 1972 (la seconda inclusa in Bowie at the Beeb), Lady Stardust sarebbe ricomparsa molto raramente dal vivo. Durante lo Ziggy Stardust Tour le uniche occasioni furono le date del 19 e il 20 agosto 1972 per gli show al Rainbow Theatre di Londra, in cui rappresentava il numero di apertura mentre sul maxischermo veniva proiettata l'immagine di Marc Bolan.[66] Una nuova versione semi-acustica con l'accompagnamento vocale di Gail Ann Dorsey fu registrata l'8 gennaio 1997 in occasione dello special radiofonico della BBC ChangesNowBowie e in seguito venne eseguita durante l'Earthling Tour.

Tra gli artisti che hanno pubblicato cover di Lady Stardust ci sono The Conscience Pilate in Movie Scene Street del 1998 e Midge Ure in 10 del 2008. Altre reinterpretazioni si trovano negli album tributo Darkness and Disgrace del 2003 (Des de Moor e Russell Churney), Loving the Alien del 2004 (Danny Michel), The Life Aquatic Studio Sessions del 2005 (Seu Jorge), The Ziggy Stardust Omnichord Album del 2009 (Techno Cowboy) e Paper Bag Records Vs. The Rise And Fall Of Ziggy Stardust And The Spiders From Mars del 2012 (The Luyas).

Star[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« So inviting, so enticing to play the part,
I could play the wild mutation as a rock & roll star »

(IT)

« Così allettante, così seducente recitare la parte,
potrei fare la mutazione repentina come una star del rock'n'roll »

Il pianoforte di Mick Ronson cambia decisamente ritmo in questo vivace pezzo che coglie un momento determinante di Ziggy nella riflessione su come "varrebbe la pena di fare qualsiasi cosa pur di diventare una rockstar". Il raggiungimento dello status di stella del rock viene visto quasi come un tipo di salvezza e da questo punto di vista la canzone (per la quale Bowie ha ammesso di aver "preso in prestito" il coro d'accompagnamento da Lovely Rita dei Beatles)[67] garantisce un nesso narrativo tra il malinconico ritratto di Lady Stardust e la megalomania autoreferenziale della successiva Hang On to Yourself. Al di là dei percorsi narrativi dell'album il brano ricalca le fantasie di molti adolescenti e probabilmente dà voce alla frustrazione dello stesso Bowie per non aver sfruttato a pieno le sue potenzialità:

(EN)

« I could fall asleep at night as a rock & roll star...
I could fall in love all right as a rock & roll star... »

(IT)

« Potrei addormentarmi la notte come una star del rock 'n' roll...
Potrei innamorarmi davvero come una star del rock 'n' roll... »

David Stopps, manager del Friars Club di Aylesbury dove Bowie tenne alcune delle prime serate dello Ziggy Stardust Tour, ha raccontato che all'inizio del 1971, prima di essere inclusa nell'album la canzone venne offerta ad una band di Princes Risborough chiamata Chameleon.[67] Un demo registrato presso i Radio Luxemburg Studios di Londra (battuto all'asta da Christie's nel 2000) venne perciò inviato al cantante della band Les Payne, il quale voleva che a produrre Star fosse proprio David Bowie. Per contro, la Chrysalis impose un "vero" produttore, col risultato che l'incisione dei Chameleon non fu mai effettuata.[68] Così come per altri brani dell'album, il demo era molto diverso dalla versione definitiva nello stile e nei contenuti oltre che nel titolo (Rock & Roll Star). Tra le differenze nel testo c'è il verso iniziale «Tony went to fight in Belfast, Rudi stayed at home to starve» («Tony è andato a combattere a Belfast, Rudi è rimasto a casa a intristire»), che in origine recitava «If someone had the sense to hear me, if someone had the time to see» («Se qualcuno avesse il buon senso di ascoltarmi, se qualcuno avesse il tempo per vedere»).[68]

La canzone non sarebbe stata eseguita dal vivo fino allo Stage Tour del 1978 (una delle performance è contenuta nell'album live Stage) e dopo il Serious Moonlight Tour del 1983, durante il quale rappresentava spesso il numero d'apertura che seguiva ad una breve introduzione tratta da The Jean Genie, non è più stata proposta nei concerti.

Tra gli artisti che hanno pubblicato cover di Star ci sono i Suran Song in Stag in Pure Agitator del 1999, Billy Bragg nel boxset Billy Bragg, Vol. 1 del 2006 e i Cuff the Duke nell'EP In Our Time Part II del 2013. Altre reinterpretazioni si trovano negli album tributo Hero - The MainMan Records Tribute to David Bowie del 2007 (Frankenstein 3000) e The Ziggy Stardust Omnichord Album del 2009 (Techno Cowboy).

Hang On to Yourself[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Hang On to Yourself.

Lo sfrenato riff di chitarra creato da Mick Ronson, che qualche anno dopo avrebbe ispirato quello di God Save the Queen dei Sex Pistols,[69] apre questa metafora nella quale il rock assume la forma di sesso, ambizione e appagamento, fino al raggiungimento dello status di rockstar che prefigura la caduta di Ziggy Stardust. Così come Moonage Daydream, anche Hang On To Yourself fu concepita inizialmente per il progetto The Arnold Corns,[70] in una versione "embrionale" registrata agli studi londinesi di Radio Luxembourg e pubblicata il 7 maggio 1971 come lato B proprio di Moonage Daydream e nell'agosto 1972 come lato A e con il titolo leggermente diverso (Hang Onto Yourself), in entrambi i casi senza alcun esito commerciale.

Ziggy Stardust[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ziggy Stardust (brano musicale).

Caratterizzato da una delle più famose melodie eseguite da Mick Ronson e da un testo ricco di allusioni a icone del rock (Marc Bolan, Jimi Hendrix e Lou Reed tra gli altri), Ziggy Stardust descrive l'ascesa e la caduta della superstar protagonista della storia e rappresenta forse il nodo centrale dell'album dal punto di vista narrativo.[71] Il brano fu pubblicato due volte su 45 giri, il 24 novembre 1972 come lato B di The Jean Genie e alla fine del 1978 in un singolo che includeva anche Breaking Glass e Art Decade (e che sarebbe arrivato alla posizione n. 54 in classifica nel Regno Unito),[72] tutte nelle versioni live già incluse in Stage.

Suffragette City[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Suffragette City.

Con il pianoforte sincopato in stile Little Richard e la chitarra martellante di Mick Ronson, Suffragette City può essere letta come la richiesta di un ragazzo che vuole essere lasciato solo con la sua partner oppure, sulla stessa linea di John, I'm Only Dancing (pubblicata su 45 giri in questo periodo), un mutamento di sesso da partner maschile a femminile. Suffragette City venne inizialmente offerta al gruppo glam rock dei Mott the Hoople, che non considerarono il brano particolarmente adatto al loro stile preferendo puntare su All the Young Dudes.[73] A distanza di 4 anni dall'uscita dell'album verrà pubblicata per promuovere la raccolta di greatest hits ChangesOneBowie.[74]

Rock 'n' Roll Suicide[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rock 'n' Roll Suicide.

L'album si chiude con questo brano dalle spiccate caratteristiche teatrali che racconta le ultime ore di Ziggy e che rappresenta una sorta di riflessione sullo status di rockstar: «Quando sei tanto giovane non riesci a credere che ti possa venire meno la capacità di essere così entusiasta e spavaldo nei confronti del mondo, della vita, dell'esperienza», dichiarò Bowie in quel periodo, «sei convinto di avere praticamente scoperto tutti i segreti della vita. Rock 'n' Roll Suicide era un modo per dichiarare la fine dell'effetto-giovinezza».[75] Nell'aprile 1974 la traccia sarà pubblicata come 45 giri, con Quicksand come lato B, riuscendo ad arrivare al 22o posto in Inghilterra e rimanendo in classifica per sette settimane.[76]

Riedizioni e raccolte[modifica | modifica wikitesto]

« Sono sorpreso che 30 anni dopo l'evento ne stiamo ancora parlando... Nel bene e nel male, Ziggy Stardust e il suo creatore, David Bowie, sono stati responsabili di più di una carriera nella musica pop di quanto si possa immaginare. »
(Ken Scott, 2002[77])

Nel 1988 i CD di David Bowie pubblicati dalla RCA vennero cancellati dalla produzione in risposta alla scelta del cantante di non rinnovare il contratto con la casa discografica.[78] I diritti non vennero subito riassegnati e Ziggy Stardust divenne uno dei dischi più richiesti ma non disponibili fino al 1990, quando tutti gli album originali, da Space Oddity a Scary Monsters (and Super Creeps), vennero ripubblicati in sequenza dall'etichetta americana Rykodisc mentre la EMI si occupò della pubblicazione al di fuori degli Stati Uniti. Oltre alla versione classica, che includeva 5 tracce bonus, uscì anche un'edizione limitata "Deluxe" in un cofanetto personalizzato con il cd e un libretto di 72 pagine con la storia di Ziggy, dal concepimento del personaggio attraverso la registrazione e i concerti, nonché oltre 40 fotografie di Mick Rock e del fotografo giapponese Masayoshi Sukita. Per promuovere ulteriormente la riedizione di Ziggy Stardust, la Rykodisc pubblicò anche un "Press Kit" costituito, tra l'altro, da un vinile dynaflex rimasterizzato e un picture disc, la copia di un articolo di Rolling Stone e una foto promozionale su carta patinata con immagini di scattata da Sukita nell'agosto 1972. Nel 1996 la Rykodisc ha ripubblicato l'album in formato Au20 Gold, mentre nel luglio 2002, in occasione del 30o anniversario la EMI ha distribuito una versione rimasterizzata con un cd bonus contenente 12 tracce, tra cui un differente mix di Moonage Daydream utilizzato nel 1998 per uno spot televisivo della Dunlop.[79]

Alcune tracce dell'album sono presenti nelle raccolte di greatest hits di David Bowie, in particolare Starman, Suffragette City, Ziggy Stardust e Rock 'n' Roll Suicide che sono incluse in compilation come Sound + Vision (1989), The Singles Collection (1993), The Best of David Bowie 1969/1974 (1997), Best of Bowie (2002) e Nothing Has Changed (2014). Five Years, Moonage Daydream e Hang On to Yourself sono rintracciabili solo in Best Deluxe, uscito in Giappone nel 1973, mentre le rimanenti tracce non si trovano in nessuna raccolta ma sono presenti in Bowie at the Beeb, nelle versioni eseguite in occasione di alcune sessioni BBC. L'11 gennaio 1972, mentre Ziggy Stardust si profilava all'orizzonte, Bowie e gli Spiders from Mars registrarono il primo di una serie di set piuttosto simili tra loro. Questa e le quattro sessioni successive, registrate nell'arco di sei mesi, furono un'occasione importante per presentare in pubblico il materiale del nuovo album e molte performance si trovano nella compilation uscita nel 2000, in particolare Hang On to Yourself (18 gennaio e 16 maggio, quest'ultima con Nicky Graham al pianoforte), Five Years (18 gennaio) e Lady Stardust (23 maggio).

Omaggi e citazioni: Ziggy Stardust nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

L'eredità di Ziggy Stardust
  • Ian McCulloch (Echo and the Bunnymen): «È uno dei più grandi album di tutti i tempi. Era completo, innovativo, magico... Ha cambiato la mia vita».[80]
  • Gary Kemp (Spandau Ballet): «Nel 1969 ho visto un uomo camminare sulla Luna ed ho pensato che il mio futuro sarebbe stato nello spazio. E poi ecco che arriva Ziggy e mi suona la colonna sonora».[81]
  • Dougie Payne (Travis): «Dopo averlo ascoltato la prima volta quando avevo sette anni è rimasto con me, così ho avuto come un ventennale rapporto con il disco che ancora non è svanito del tutto».[82]

Ziggy Stardust ha rappresentato una fonte d'ispirazione per diversi artisti nel corso degli anni e spesso l'immaginario creato da David Bowie ha trovato posto nella musica e, in generale, nella cultura popolare:

  • Il 13 ottobre 1972 gli Strawbs pubblicarono il 45 giri Lay Down, il cui lato B Backside era accreditato a "Ciggy Barlust and the Whales from Venus".
  • Ziggy Stardust è menzionato nella canzone Herra Mirandos, pubblicata nel 1973 dall'artista finlandese Hector, che aveva i capelli alla Ziggy (anche se non rossi) nella prima parte degli anni settanta.[83]
  • Nell'opera rock Starmania, creata nel 1976 da Luc Plamondon e Michel Berger, uno dei personaggi si chiama Ziggy in omaggio a David Bowie, di cui si era innamorato quando era più giovane.[84]
  • Nel CD eponimo del gruppo svedese Gyllene Tider del 1990 c'è una traccia intitolata Åh Ziggy Stardust (Var Blev Du Av?), traducibile come Oh Ziggy Stardust (che ne è stato di te?).
  • Nell'album di Dave Stewart del 1994 intitolato Greetings From the Gutter c'è la traccia Chelsea Lovers che riporta il verso «Stardust lovers in a Ziggy cartoon».
  • Il cantautore brasiliano Alvin L. menziona "il lato B di Ziggy Stardust" nella canzone Aprender del suo primo album solista del 1997, citandolo come "una delle cose che hanno cercato di dirgli qualcosa".[85]
  • Nel brano di Boy George Who Killed Rock n Roll, incluso in The Unrecoupable One Man Bandit del 1999 (in cui c'è anche la cover di Suffragette City), è presente il verso «Ziggy played guitar for me...»
  • Il ritornello del brano di Bon Jovi intitolato Captain Crash and the Beauty Queen from Mars, presente nell'album del 2000 Crush, inizia con «Dressed up just like Ziggy, but he couldn't play guitar».
  • Nel 2007, il musicista Saul Williams ha intitolato il suo album The Inevitable Rise and Liberation of NiggyTardust!.
  • Nel romanzo di Giorgio Faletti Io sono Dio, pubblicato nel 2009, Ziggy Stardust è il soprannome del personaggio Zbigniew Malone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nel 1984 David Bowie è la prima rockstar ad avere l'intera produzione musicale disponibile in formato digitale, www.5years.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  2. ^ 500 Greatest Albums, Rolling Stone, www.rollingstone.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  3. ^ 500 Greatest Albums, New Musical Express, www.nme.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  4. ^ I 50 album che hanno cambiato la musica, The Guardian, www.theguardian.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  5. ^ I 100 migliori album britannici, The Observer, www.theguardian.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  6. ^ All-time 100 Albums, TIME, www.entertainment.time.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  7. ^ Citazione Stephen Thomas Erlewine, AMG, www.allmusic.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  8. ^ Vendite di Ziggy Stardust, www.theguardian.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  9. ^ a b c Pegg, p. 264
  10. ^ a b Citazione David Bowie, 2004, www.5years.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  11. ^ a b Intervista con William Burroughs, Rolling Stone 1974, www.rollingstone.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  12. ^ a b Pegg, p. 260
  13. ^ Perone, pp. 26-27
  14. ^ a b c d Pegg, p. 261
  15. ^ a b c d e Pegg, p. 262
  16. ^ Scheda di Vince Taylor su AMG, www.allmusic.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  17. ^ Dylan Jones, When Ziggy Played Guitar: David Bowie and Four Minutes that Shook the World, Preface Publishing, 2012, p. 49, ISBN 978-1848093850.
  18. ^ Citazione Legendary Stardust Cowboy, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  19. ^ Citazione David Bowie, 2002, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  20. ^ Citazione David Bowie, 2002, www.gibson.com. URL consultato il 12 settembre 2015.
  21. ^ a b c d e f g h Pegg, p. 263
  22. ^ Citazione David Bowie, 1972, www.5years.com. URL consultato l'11 settembre 2015.
  23. ^ Citazione Ken Scott, www.5years.com. URL consultato il 12 settembre 2015.
  24. ^ Pegg, p. 175
  25. ^ Pegg, p. 24
  26. ^ a b (EN) Sweet Head, su bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 12 settembre 2015.
  27. ^ a b Pegg, p. 201
  28. ^ a b Pegg, p. 217
  29. ^ a b Pegg, p. 166
  30. ^ Recensione Ondarock, www.ondarock.it. URL consultato il 13 settembre 2015.
  31. ^ Recensione AMG, www.allmusic.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  32. ^ Recensione Piero Scaruffi, www.scaruffi.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  33. ^ Recensione Rolling Stone, www.rollingstone.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  34. ^ Recensione Sputnikmusic, www.sputnikmusic.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  35. ^ Recensione Robert Christgau, www.robertchristgau.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  36. ^ Ziggy Stardust nella classifica italiana, www.hitparadeitalia.it. URL consultato il 13 settembre 2015.
  37. ^ Ziggy Stardust nella classifica australiana, www.bowiedownunder.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  38. ^ a b c d e f g Pegg, p. 267
  39. ^ Recensione Beat Instrumental, www.5years.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  40. ^ Recensione Cash Box, www.scotsman.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  41. ^ Recensione Phonograph Recorder, www.5years.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  42. ^ Recensione New Musical Express, www.5years.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  43. ^ Recensione Muze, www.5years.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  44. ^ Recensione Q, www.5years.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  45. ^ a b Recensione Rolling Stone, www.rollingstone.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  46. ^ a b Ziggy Stardust nelle classifiche inglesi, www.officialcharts.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  47. ^ Ziggy Stardust nella Billboard 200, www.allmusic.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  48. ^ Citazione Leee Black Childers, 1986, www.5years.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  49. ^ Ziggy Stardust disco d'oro negli Stati Uniti, www.riaa.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  50. ^ Ziggy Stardust disco di platino nel Regno Unito, www.bpi.co.uk. URL consultato il 13 settembre 2015.
  51. ^ a b Egan, pp. 237-238
  52. ^ a b Pegg, pp. 264-265
  53. ^ (EN) Copertina di Ziggy Stardust, www.5years.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  54. ^ a b (EN) Copertina di Ziggy Stardust, www.5years.com. URL consultato il 13 settembre 2015.
  55. ^ (EN) Nel 2010 Ziggy Stardust è scelto per la serie di francobolli Classic Album Cover dalla Royal Mail, www.independent.co.uk. URL consultato il 13 settembre 2015.
  56. ^ (EN) The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, su Discogs, Zink Media.
  57. ^ (EN) The ZIGGY STARDUST Companion - Rear Cover, su 5years.com. URL consultato il 2 aprile 2016.
  58. ^ Pegg, pp. 75-76
  59. ^ a b Pegg, p.185
  60. ^ Il progetto Arnold Corns, www.davidbowie.com. URL consultato il 17 settembre 2015.
  61. ^ Pegg, pp. 253-254
  62. ^ Pegg, pp. 191-193
  63. ^ a b c Pegg, pp. 102-103
  64. ^ It Ain't Easy, www.5years.com. URL consultato il 18 settembre 2015.
  65. ^ It Ain't Easy, www.bowie-singles.com. URL consultato il 18 settembre 2015.
  66. ^ a b Pegg, p. 114
  67. ^ a b Pegg, p. 191
  68. ^ a b Star, www.5years.com. URL consultato il 18 settembre 2015.
  69. ^ Il riff di Hang On to Yourself ispira quello di God Save the Queen dei Sex Pistols, www.5years.com. URL consultato il 17 settembre 2015.
  70. ^ Cann, pp. 206-207
  71. ^ Perone, p. 27
  72. ^ Pubblicazione come 45 giri, 1978, www.45cat.com. URL consultato il 29 agosto 2015.
  73. ^ Pegg, pp. 196-197
  74. ^ Suffragette City, www.bowie-singles.com. URL consultato il 18 settembre 2015.
  75. ^ Pegg, pp. 164-165
  76. ^ Rock ‘n' Roll Suicide nelle classifiche inglesi, www.officialcharts.com. URL consultato il 18 settembre 2015.
  77. ^ Citazione Ken Scott, www.5years.com. URL consultato il 18 settembre 2015.
  78. ^ Nel 1988 David Bowie decide di non rinnovare il contratto con la RCA, www.5years.com. URL consultato il 18 settembre 2015.
  79. ^ Moonage Daydream, versione remix 1998, www.illustrated-db-discography.nl. URL consultato il 18 settembre 2015.
  80. ^ Citazione Ian McCulloch, www.5years.com. URL consultato il 18 settembre 2015.
  81. ^ Citazione Gary Kemp, www.5years.com. URL consultato il 18 settembre 2015.
  82. ^ Citazione Dougie Payne, www.5years.com. URL consultato il 18 settembre 2015.
  83. ^ Ziggy Stardust è menzionato nella canzone Herra Mirandos del cantante finlandese Hector, www.5years.com. URL consultato il 18 settembre 2015.
  84. ^ Ziggy Stardust è citato nell'opera rock Starmania di Luc Plamondon e Michel Berger, www.5years.com. URL consultato il 18 settembre 2015.
  85. ^ Ziggy Stardust è citato nella canzone Aprender del cantautore brasiliano Alvin L., www.5years.com. URL consultato il 18 settembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Rock Portale Rock: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Rock