The Man Who Sold the World

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The Man Who Sold the World
Artista David Bowie
Tipo album Studio
Pubblicazione 4 novembre 1970
Durata 40 min : 37 s
Dischi 1
Tracce 9
Genere Rock
Hard rock
Blues rock
Etichetta Mercury Records
Produttore Tony Visconti
Arrangiamenti David Bowie, Mick Ronson
Registrazione Trident Studios, Londra, aprile 1970 - Advision Studios, Londra, maggio 1970
Formati LP, CD
Certificazioni
Dischi d'argento Regno Unito Regno Unito (1)
(Vendite: 60.000+)
David Bowie - cronologia
Album precedente
(1970)
Album successivo
(1971)

The Man Who Sold the World è il terzo album discografico del cantante inglese David Bowie pubblicato dalla Mercury Records nel 1970 negli Stati Uniti e nel 1971 nel Regno Unito. La prima edizione su compact disc è del 1984 mentre nel 1990 è uscito in versione rimasterizzata con quattro tracce bonus. L'album è l'unico nella discografia di Bowie da cui non è stato estratto nessun singolo. Le uniche tracce a uscire su 45 giri, entrambe come lato B, sono Black Country Rock (nel gennaio 1971) e la title track (nel giugno 1973).

Con gli anni The Man Who Sold the World ha smentito l'accoglienza iniziale sostanzialmente indifferente per diventare uno degli album di Bowie meglio considerati. «Solamente dopo alcuni anni il disco ebbe il meritato riconoscimento per il suono e la concezione compositiva d'avanguardia», ha detto il bassista e produttore Tony Visconti che lo ha definito «quasi un manuale su come fare un disco alternativo», citandolo spesso come la sua collaborazione con Bowie preferita insieme a Scary Monsters (and Super Creeps).[1] Artisti di orientamenti musicali assai diversi come Boy George e Kurt Cobain lo hanno spesso citato come fonte d'ispirazione[1] e Gaz Coombes ha dichiarato nel 2003: «Potrei dire che è il mio album preferito di tutti i tempi... Bowie dimostra come sia possibile suonare con una band di hard rock ed avere comunque idee sofisticate».[2]

The Man Who Sold the World si trova al 57o posto nella classifica dei 100 migliori album di tutti i tempi di New Musical Express, al 4o posto in quella del magazine norvegese Panorama (relativamente al periodo 1970-1998) e, curiosamente, alla 10a posizione nella classifica dei 50 dischi a orientamento omosessuale della rivista Attitude.[3]

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

« Decidemmo di creare qualcosa che fosse allo stesso tempo nuovo e classico, lo chiamavamo il nostro Sgt. Pepper. »
(Tony Visconti, 2014[4])

The Man Who Sold the World è un disco in cui atmosfere dolci e malinconiche si alternano a vigorosi arrangiamenti hard rock e frenetici assoli di chitarra che ne fanno uno dei prodotti più duri di David Bowie fino a Tin Machine del 1989. Stilisticamente l'album rappresenta una deviazione dalle atmosfere prevalentemente folk e acustiche del precedente Space Oddity e del successivo Hunky Dory. La chitarra elettrica di Mick Ronson, al primo album con Bowie, è da questo punto di vista uno dei capisaldi dell'album. «Gli idoli di Mick erano i Cream», ha affermato il bassista e produttore Tony Visconti, «faceva suonare Woody come Ginger Baker e me come Jack Bruce.[5] Oltre a Ronson, il disco vede anche la partecipazione del batterista Mick "Woody" Woodmansey, un altro membro dei futuri Spiders from Mars.

Riguardo alle tematiche che caratterizzano The Man Who Sold the World, Bowie ha dichiarato che voleva lavorare «in una specie di strano microcosmo da cui l'elemento umano era stato escluso, dove si aveva a che fare con una società tecnologica. Quel mondo era un territorio sperimentale in cui poter fare cose pericolose senza che nessuno corresse troppi rischi, a parte i rischi delle idee».[5] In un'altra occasione, facendo riferimento al rapporto col fratellastro Terry affetto da schizofrenia, il cantante ha descritto i contenuti dell'album come «problemi familiari ed analogie espresse in forma di fantascienza».[5] In effetti i testi sono più complessi e meno lineari rispetto al passato e Bowie comincia a sperimentare tecniche di scrittura meno narrative e temi che continuerà a sviluppare negli anni successivi: l'ambiguità sessuale e lo sdoppiamento di personalità (The Width of a Circle e The Man Who Sold the World), l'isolamento e la pazzia (All the Madmen), i falsi guru e i totalitarismi (The Supermen e Saviour Machine).

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

Lo scenario fiabesco di alcune composizioni precedenti di David Bowie viene qui invaso dalle dolorose introspezioni di Friedrich Nietzsche, in particolare da Così parlò Zarathustra.

Sebbene i testi dei brani siano meno autobiografici di quelli del precedente Space Oddity, The Man Who Sold the World esplora un territorio piuttosto intimo e il materiale sembra risentire dei turbamenti che affliggevano il mondo di David Bowie durante il 1969. La morte di suo padre, la fine del rapporto con la compagna Hermione, il fallimento del laboratorio artistico fondato a Beckenham e soprattutto il peggioramento della salute mentale del fratellastro Terry Burns vengono rappresentate nell'album attraverso un immaginario fatto di paranoia, depressione e allucinazioni schizoidi. Trent'anni dopo il cantante avrebbe rivelato: «Vedevo piuttosto sovente il mio fratellastro in quel periodo e credo che ciò, ovviamente, abbia avuto un certo effetto su di me... Credo che in un certo senso il suo spirito aleggi in gran parte di quel materiale... Conoscendo la fragile stabilità mentale della mia famiglia in generale, e nel ramo materno in particolare, penso che fossi terribilmente preoccupato di stabilire esattamente quale fosse la mia condizione mentale e dove potesse condurmi».[5]

Un aspetto che contribuisce a rendere particolarmente angoscianti canzoni come All the Madmen, After All o la stessa title track è la mancanza dell'intensa lucentezza fantascientifica che nel 1972 caratterizzerà un album come Ziggy Stardust. In queste tracce, così come in Saviour Machine e The Supermen, l'ascoltatore viene guidato nelle profondità di un inconscio oscuramente nietzschiano e le teorie riguardanti il superuomo e la dottrina del potere del filosofo tedesco, che Bowie aveva letto all'inizio del 1970, danno origine a incontri con quelli che il cantante avrebbe poi chiamato i suoi "diavoli e angeli".[5] Ciò introduce un altro tema ricorrente e connesso al titolo dell'album: la maggior parte delle canzoni includono infatti l'immagine centrale del narratore che si pone in una posizione di vantaggio e passa attraverso esperienze inattese e spiacevoli. È probabile che nel 1970 i "demoni" interiori di Bowie combattessero su un piano quasi apocalittico e, in effetti, il trait d'union che lega le varie tracce dell'album potrebbe essere individuato nel passaggio del Vangelo in cui Cristo è tentato dal Demonio che lo induce a diventare, in effetti, "l'uomo che ha venduto il mondo".[6]

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi mesi del 1970 Tony Visconti e Mick Ronson avevano costruito uno studio di registrazione sotto la tromba delle scale di Haddon Hall, a Beckenham, dove Bowie si era trasferito l'anno precedente e dove il gruppo realizzò buona parte del materiale di quel periodo. Le sessioni vere e proprie iniziarono ai Trident Studios il 18 aprile e andarono avanti a intermittenza fino al 1º maggio per proseguire poi agli studi Advision fino al 22 maggio.[7]

Secondo le sue dichiarazioni, Visconti avrebbe trascorso la maggior parte delle sessioni cercando di scuotere il novello sposo Bowie (da poco convolato a nozze con Angela Barnett) dalla sua apparente apatia per il progetto.[8] Il cantante a quanto pare «non aveva proprio nessuna voglia di uscire dal letto e scrivere una canzone... noi buttavamo giù gli accordi, gli arrangiamenti, gli assolo di chitarra, i sintetizzatori e David se ne stava nel corridoio degli Advision, mano nella mano con Angela a tubare».[7] Solo alla fine, soprattutto durante la fase di missaggio, il cantante fece la sua comparsa per registrare le parti vocali.[9]

Il coinvolgimento di John Cambridge (non citato nei crediti del disco), che aveva partecipato alle registrazioni di Space Oddity con i Junior's Eyes, fu di breve durata. Il batterista degli Hype, che in questo periodo accompagnavano Bowie dal vivo, fu infatti licenziato dopo aver avuto difficoltà con le percussioni in The Supermen e rimpiazzato da Mick Woodmansey, un altro membro dei Rats, il precedente gruppo di Ronson.[10] «Mick era un batterista fondamentale», ricordò Bowie molti anni dopo, «piuttosto aperto alle indicazioni, si può dire che realizzò ciò che avevo in mente, più di quanto abbiano fatto la maggior parte dei batteristi con cui ho suonato. Il suo forte era il rock britannico e il rhythm & blues britannico».[10]

Gli elementi del gruppo diventarono cinque con l'arrivo del tastierista Ralph Mace, un dirigente della Philips Records che era diventato il riferimento di Bowie all'interno della casa discografica al tempo della registrazione di The Prettiest Star, «un virtuoso, oltre che un caro amico che ci appoggiava», come confermò Tony Visconti.[5] Mace definiva le sessioni «una costruzione creativa, una sintesi» e dissentì con Visconti riguardo all'approccio di Bowie alle prove. «David tirava fuori le idee alle persone... avevo l'impressione che sapesse esattamente ciò che voleva o non voleva».[5]

Uscita e accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock[11] 7/10 stelle
Allmusic[12] 4.5/5 stelle
Piero Scaruffi[13] 5/10 stelle
Rolling Stone[14] 3.5/5 stelle
Sputnikmusic[15] 4,5 (superb)
« Ciò che accade a un figlio dei fiori, quando tutto il mondo intorno a lui diventa leggermente folle e lotte di potere si impadroniscono di tutto, inclusa la sua musica, è che sfrutta il suo genio, si adegua alla pazzia, sconfigge il gruppo più forte sulla piazza e fa tutto ciò un po' meglio di chiunque altro. »
(Chris Van Ness, Los Angeles Free Press, 1971[16])

The Man Who Sold the World fu pubblicato il 4 novembre 1970 negli Stati Uniti mentre in Europa, Australia e Nuova Zelanda vide la luce solo nell'aprile 1971, quasi un anno dopo la fine delle registrazioni. Pur non riscuotendo inizialmente un gran successo, oltreoceano le vendite andarono meglio che in patria grazie anche al lancio pubblicitario della Mercury. A tale proposito Bowie spiegò in un'intervista per la rivista Disc and Music Echo: «Innanzitutto ho goduto di una massiccia programmazione radiofonica, inoltre immagino che risultasse in un certo senso più gradito di cose che avevo fatto in passato, grazie al suo accompagnamento piuttosto "pesante"».[17] Il disco ricevette una buona accoglienza anche da parte della critica statunitense, il che diede origine al primo tour promozionale di Bowie in America nel febbraio 1971. Sul Los Angeles Free Press, Chris Van Ness scrisse «C'è una sottile vena di follia che corre lungo l'album... I concetti espressi dal brano che gli dà il titolo, da The Supermen o da Saviour Machine non sono normali temi di canzoni ma David Bowie non è un autore normale».[17] Rolling Stone considerò l'album «uniformemente eccellente» e «un'esperienza stuzzicante quanto emozionante, ma solo per un ascoltatore sufficientemente integro da fronteggiare la sua schizofrenia... L'uso di eco, riverbero e altri effetti applicati da Tony Visconti sulla voce di Bowie per ottenere un timbro strano e sovrannaturale... serve ad accentuare il carattere scabroso delle parole e della musica, suonata con stile minaccioso da un quartetto, a tratti magnifico, guidato dai maniacali glissati del basso di Visconti».[18]

Anche in patria l'album ottenne recensioni discrete alla sua uscita. Melody Maker lo definì «un disco sorprendentemente ottimo, con alcuni formidabili lampi di splendore», mentre il New Musical Express rilevò «un pizzico d'orrore in All the Madmen, un tranquillo andamento folk in After All e una notevole spinta in The Width of a Circle», anche se considerava il tono generale «piuttosto isterico».[17] Nonostante le buone recensioni l'album fu un completo insuccesso commerciale e alcuni riferimenti a vendite massicce all'approssimarsi dell'uscita del disco in Gran Bretagna si rivelarono una montatura pubblicitaria.[17] Sul numero di Melody Maker del 22 gennaio 1972 Michael Watts dichiarò ironicamente che The Man Who Sold the World aveva venduto 50.000 copie in America e non più di 5 in Gran Bretagna, aggiungendo che era stato lo stesso Bowie a comprarle.[19]

Riproposto nel 1972 sulla scia della svolta avvenuta con The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars, l'album raggiunse il 24o posto nel Regno Unito e rimase in classifica per 30 settimane,[20] mentre negli Stati Uniti rimase in classifica una settimana in più ma non andò oltre la posizione numero 105.[21] Nel 1990 è rientrato nelle classifiche inglesi per una sola settimana, al 66o posto.[22]

Il 22 luglio 2013 The Man Who Sold the World è stato certificato disco d'argento nel Regno Unito.[23]

Copertina[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi giorni del suo rapporto professionale con David Bowie, il manager Kenneth Pitt aveva pianificato di contattare un grande artista per disegnare la copertina dell'album (la lista includeva Andy Warhol, David Hockney e Patrick Procktor).[24] Il progetto svanì e Bowie si rivolse allo scrittore e disegnatore Michael Weller, frequentatore abituale del laboratorio artistico fondato dal cantante nel 1969 a Beckenham, il cui lavoro riecheggiava lo stile pop art di Warhol e Roy Lichtenstein. David propose una copertina che rispecchiasse l'atmosfera sinistra dell'album e il risultato fu un fumetto intitolato "Metrobolist" (ispirato dal film Metropolis di Fritz Lang) con una tetra veduta dell'ingresso principale del Cane Hill Hospital, dove oltre al fratellastro Terry era ricoverato un amico di Weller, e una figura di cowboy copiata da una fotografia di John Wayne con in mano un fucile in primo piano (probabile riferimento a Running Gun Blues). Anche se Bowie si mostrò molto soddisfatto del disegno ultimato, non molto tempo dopo cambiò idea.[24]

Il fotografo Keith McMcmillan, autore della copertina della versione inglese dell'album.

In ogni caso il fumetto fu cancellato dalla Mercury e il cantante chiese al dipartimento artistico della Philips di commissionare al fotografo Keith Macmillan un servizio nel soggiorno della sua residenza di Haddon Hall. David si sistemò su una sedia a sdraio con un vestito di satin crema e blu comprato alla boutique londinese "Mr. Fish" (un vestito da uomo, come precisò in seguito) con una mano che lasciava cadere l'ultima carta di un mazzo sparso per terra e l'altra che giocava con i suoi nuovi fluenti riccioli "post-hippy".[24] In seguito spiegò che la foto, rappresentazione dell'ambiguità sessuale che Bowie già perseguiva, intendeva riprodurre lo stile del pittore preraffaellita Dante Gabriel Rossetti.[24]

Quando la RCA ripubblicò The Man Who Sold the World nel 1972, in copertina apparve una foto in bianco e nero scattata da Brian Ward raffigurante David con la sua prima acconciatura alla Ziggy Stardust nell'atto di dare un calcio.[24] Nella riedizione del 1990 venne riproposta la foto di McMcmillan e nella confezione furono incluse le varie copertine alternative, compreso il disegno della pubblicazione originale tedesca che era totalmente diversa: una curiosa vignetta di un Bowie alato sul frontespizio ed un androgino ritratto con berretto sul retro.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Testo e musiche di David Bowie.

Lato A
  1. The Width of a Circle – 8:05
  2. All the Madmen – 5:38
  3. Black Country Rock – 3:32
  4. After All – 3:51
Lato B
  1. Running Gun Blues – 3:11
  2. Saviour Machine – 4:25
  3. She Shook Me Cold – 4:13
  4. The Man Who Sold the World – 3:55
  5. The Supermen – 3:38

Tracce bonus della riedizione 1990[modifica | modifica wikitesto]

Testo e musiche di David Bowie.

  1. Lightning Frightening - 3:38 (inedito del 1970)
  2. Holy Holy - 2:20 (versione registrata nel 1973 con gli Spiders from Mars)
  3. Moonage Daydream - 3:52 (versione "Arnold Corns", 1971)
  4. Hang Onto Yourself - 2:51 (versione "Arnold Corns", 1971)

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione dei brani[modifica | modifica wikitesto]

The Width of a Circle[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: The Width of a Circle.

Nella traccia di apertura dell'album viene riproposto il rifiuto delle dottrine e dei guru che aveva caratterizzato il precedente Space Oddity e comincia ad emergere anche l'ambiguità sessuale glam che caratterizzerà la vita e le opere di Bowie nei primi anni settanta.[25] Ma soprattutto il brano è stato collegato alle visioni schizofreniche del fratellastro di David, Terry Burns, e a quella che è stata definita "la danza con gli spettri della malattia mentale di David".[26] The Width of a Circle fu eseguita la prima volta nella sessione BBC registrata il 5 febbraio 1970 (presente in Bowie at the Beeb) in una forma più breve rispetto a quella dell'album in quanto mancante dei passaggi strumentali e dell'impetuosa sezione centrale. In seguito avrebbe avuto un ruolo chiave nello Ziggy Stardust Tour del 1972 e nell'Aladdin Sane Tour del 1973, nel corso dei quali il lungo assolo di chitarra di Mick Ronson dava la possibilità a Bowie di lasciare il palco per il cambio di costume e agli Spiders from Mars di lanciarsi in feedback sfrenati e fragorosi assoli di batteria.[26]

All the Madmen[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: All the Madmen.

Citata come influenza significativa da band come Siouxsie and the Banshees, The Cure e Nine Inch Nails,[27][28] anche la seconda traccia è ispirata al fratellastro Terry, che due anni prima era stato confinato nel Cane Hill Hospital di Londra,[29] oltre che al classico della letteratura beat Sulla strada scritto nel 1957 da Jack Kerouac (fu proprio Terry a farglielo conoscere).[29] Ma All the Madmen descrive anche un mondo in cui nei manicomi sono rinchiusi quelli che il cantante descrive come gli ultimi uomini sani di mente.[30] Nel dicembre 1970 un singolo promozionale (mancante della parte centrale) fu stampato dalla Mercury Records con Janine sul lato B e fatto circolare negli Stati Uniti in occasione della prima visita promozionale di Bowie.[28] L'unica importante esecuzione dal vivo di All the Madmen è stata effettuata durante il Glass Spider Tour del 1987.

Black Country Rock[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« Pack a pack horse up and rest up here
on Black Country Rock
You never know, you might find it here
on Black Country Rock »

(IT)

« Mollate il cavallo da soma e riposatevi qui
sulla Roccia del Paese Nero
Non si può mai sapere, potreste trovarlo qui
sulla Roccia del Paese Nero »

Mentre all'inizio delle sessioni di registrazione la melodia era già stata scritta, a quanto pare le parole di Black Country Rock furono aggiunte all'ultimo momento, dopo che Tony Visconti chiese indicazioni a un Bowie particolarmente "svogliato".[31] Questo spiegherebbe il carattere minimale del testo, un unico verso ripetuto di due righe più il ritornello, che tuttavia cristallizza il tema della spinta al viaggio che ricorre per tutto l'album.

Il brano, vivace e piuttosto "tirato", con una sequenza di accordi simile a Unwashed and Somewhat Slightly Dazed dell'anno precedente, vede Bowie calato in un'imitazione del caratteristico "gorgheggio elettrico" di Marc Bolan. A proposito di questa peculiarità, Visconti in seguito ricordava che David diede spontaneamente quella impronta vocale perché aveva sbagliato a cantare un verso: «Lo fece per scherzo, ma noi tutti pensammo che non era male e quindi l’abbiamo mantenuta. Infatti l'abbiamo registrata di nuovo e io ho assottigliato la voce di David mediante l'equalizzatore per farla assomigliare ancora di più a quella di Bolan».[31]

Cover di Black Country Rock sono state eseguite da T. Tex Edwards, in Only Bowie del 1995 e in Up Against the Floor del 1998, dai Big Drill Car nel singolo No Worse for the Wear del 1994 e dai Claws of Paradise nell'album tributo Hero: The Main Man Records Tribute to David Bowie del 2007.

After All[modifica | modifica wikitesto]

L'esoterista Aleister Crowley inizia ad esercitare la sua influenza sull'opera di Bowie.
(EN)

« Man is an obstacle, sad as the clown
so hold on to nothing, and he won't let you down »

(IT)

« L'uomo è un ostacolo, triste come il clown
così aggrappatevi al nulla, e lui non vi abbandonerà »

Piuttosto distante dai suoni hard rock del resto dell'album, After All è un malinconico valzer che evoca un'atmosfera gotica e con un testo che esplora i consueti territori della prima produzione dell'artista inglese, paranoia, isolamento e repressione suburbana. In quella che è stata definita dal biografo David Buckley "la gemma nascosta dell'album"[32] ci sono gli echi dell'innocenza presente in una delle canzoni del primo LP, There Is a Happy Land, anche se in questo caso la visione di Bowie dell'infanzia, ora estesa fino all'adolescenza, è dipinta con toni più cupi e non offre alcuna via di fuga tranne il vuoto e la tomba.[33] Inoltre, come suggerito da Buckley, il verso «Live till your rebirth and do what you will» («Vivi fino alla tua rinascita e fai quello che vuoi») richiama alla mente il mistico inglese Aleister Crowley e il suo credo «Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge».[32]

La registrazione inizia con la voce di Bowie che si accompagna con la chitarra folk, mentre la traccia ritmica e il basso di Tony Visconti entrano solo in un secondo momento. Lo stesso Visconti ha rivelato che lui e Mick Ronson intervennero pesantemente su After All in fase di mixaggio: «La struttura base della canzone e il verso "oh, by jingo" sono idee di David. Il resto è il risultato di una gara tra me e Ronno a chi faceva più sovrapposizioni».[34] Il coro su più ottave da cartone animato del controcanto «oh, by jingo» (traducibile con «oh, perbacco») è un'altra ripresa dei brani sperimentali del periodo Deram (come The Laughing Gnome) e ricorda i sinistri effetti vocali presenti anche in All the Madmen nonché, più avanti, in The Bewlay Brothers.

Cover di After All sono state eseguite dagli Human Drama in Pinups del 1993 (da non confondersi con il "quasi" omonimo Pin Ups dello stesso Bowie), dai Ventilator e dai The Mission UK, rispettivamente negli album tributo Crash Course for the Ravers del 1996 e Goth Oddity del 1999, da Tori Amos che ha pubblicato il brano come singolo nel 2001, e da Billie Ray Martin nell'EP che porta lo stesso titolo uscito nel 2014.

Running Gun Blues[modifica | modifica wikitesto]

Caratterizzata da contrasti stilistici e cambi di metrica inaspettati tipici dell'heavy metal,[35] Running Gun Blues vede Bowie tornare alle canzoni di protesta "alla Bob Dylan" che avevano contraddistinto il precedente album Space Oddity. Il cantante usa un testo insolitamente diretto (la ex moglie Angela ha ricordato che David lo scrisse un pomeriggio in cui veniva continuamente interrotto per delle interviste)[36] e assume le sembianze di un alienato veterano della guerra del Vietnam che, una volta tornato a casa, si trasforma in un sanguinario serial killer.

(EN)

« It seems the peacefuls stopped the war
left generals squashed and stifled
but I'll slip out again tonight
cause they haven't taken back my rifle... »

(IT)

« Sembra che i pacifisti abbiano fermato la guerra
lasciando i generali schiacciati e soffocati
ma questa notte scivolerò di nuovo fuori
perché non mi hanno tolto il fucile... »

Oltre che lo spirito antimilitarista, è probabile che una fonte d'ispirazione per questo brano sia stato il processo che nel 1969 portò davanti alla corte marziale il tenente William Calley, accusato del massacro di My Lai durante il quale vennero uccisi gli oltre 300 abitanti del villaggio vietnamita.[37] Running Gun Blues non è mai stata eseguita dal vivo ed è l'unica traccia dell'album che non è stata oggetto di cover.

Saviour Machine[modifica | modifica wikitesto]

« ...parlava di un computer che aveva esaminato tutti i problemi del mondo... aveva fatto talmente un buon lavoro che, per creare qualcosa da fare per se stessa aveva dovuto fare di nuovo cose cattive. Credo che, senza saperlo, Internet era qualcosa in cui temevo disperatamente di essere coinvolto. »
(David Bowie, Time Out Magazine, 1998[38])

Con un arrangiamento quasi orchestrale e l'inizio sfumato in stile cinematografico, Saviour Machine si pone in una zona intermedia tra l'impostazione da canzone di protesta che aveva caratterizzato l'album (e la traccia) precedente e la fantascienza assolutistica che emergerà successivamente in Diamond Dogs. Già in un'intervista rilasciata alla fine del 1969 a Music Now!, Bowie aveva espresso la sua condanna verso coloro che sono «contenti della loro predisposizione a lasciarsi guidare da altri».[39] In questa canzone il concetto viene ribadito con un racconto allegorico in cui il protagonista (President Joe) compie la scalata al potere ma rimette ogni responsabilità a un immaginario computer che si ribella agli stessi uomini che l'hanno creato:

(EN)

« A plague seems quite feasible...
...or maybe a war, or I may kill you all! »

(IT)

« Una calamità sembra abbastanza probabile...
...o forse una guerra, o forse potrei uccidervi tutti! »

La fonte d'ispirazione era probabilmente il film Colossus: The Forbin Project, diretto da Joseph Sargent nel 1969, in cui gli Stati Uniti costruiscono un super computer per controllare le armi nucleari dell'Unione Sovietica, finendo per lottare contro la "creatura" per impedirgli di impadronirsi del mondo.[39] Quello della tecnologia che controlla ogni aspetto della società, indebolendo e conquistando la razza umana, era comunque uno degli scenari apocalittici di base nei primi anni settanta e la fantascienza americana e inglese facevano apparire dietro l'angolo un governo mondiale e il controllo informatico centralizzato del pianeta.[40]

Ancora una volta Bowie propone il pericoloso fascino della leadership e l'ingerenza profana nella dimensione spirituale, temi che verranno ulteriormente sviluppati nelle sue opere degli anni settanta. Il break di chitarra di Saviour Machine è ripreso dal ritornello del brano folk Ching-A-Ling, scartato solamente un anno prima come possibile 45 giri (è presente comunque nel video promozionale Love You Till Tuesday) ma già molto lontano sotto il profilo strettamente musicale.[39] Nell'edizione originale tedesca di The Man Who Sold the World, alla fine dell'album c'è una ripresa dell'introduzione di Saviour Machine in dissolvenza incrociata col finale di The Supermen.

Cover di Saviour Machine sono state eseguite dai Redd Kross in Teen Babes from Monsanto del 1984, dai Vice Squad in The BBC Sessions del 1997 e dagli Sheriff Scabs nell'album tributo .2 Contamination del 2006. Il titolo del brano è stato anche fonte d'ispirazione per l'omonima band christian metal statunitense.[40]

She Shook Me Cold[modifica | modifica wikitesto]

« Ero al meglio della mia "fase Jack Bruce" e Mick era al meglio della sua "fase Jeff Beck"... fu una registrazione dal vivo massacrante, non abbiamo fatto nessuna sovraincisione. La traccia suonava molto sexy e molto "grunge". In She Shook Me Cold eravamo al nostro meglio. »
(Tony Visconti, 7 luglio 2011[41])

Definita da Tony Visconti uno dei "momenti classici" di The Man Who Sold the World[42] She Shook Me Cold risulta in linea col rock dei primi anni settanta, «un blues alla Cream, paragonabile per l'atteggiamento solo a Dolly Dagger di Hendrix» come venne descritta da Ron Ross sulla rivista Words & Music nel 1972.[43][44] Nel brano, in cui Bowie inizia a portare in primo piano l'ironia glam metal dell'identità sessuale, il protagonista è un seduttore insaziabile che si imbatte in una donna con un desiderio sessuale più forte del suo. Come ha scritto il biografo James Perone, «è ciò che sono il glam rock e l'heavy metal, l'esplorazione degli estremi e delle frange oscure della sessualità».[35]

(EN)

« I was very smart,
broke the gentle hearts of many young virgins... »

(IT)

« Ero molto sveglio,
ho spezzato i cuori gentili di molte giovani vergini... »

(EN)

« Then she took my head, smashed it up
kept my young blood rising... »

(IT)

« Poi lei ha preso la mia testa, l'ha distrutta completamente
ha fatto salire il mio giovane sangue al cervello... »

In realtà David, che a quanto pare durante le sessioni preferiva girare per negozi di antiquariato con la moglie Angela e viveva una vita leggermente decadente a Haddon Hall, è quasi una guest star in quello che è stato visto come l'omaggio ai Cream di Mick Ronson.[42] Solo durante la fase di missaggio il cantante fece la sua comparsa per registrare la parte vocale e proprio per questo She Shook Me Cold può risultare difficilmente identificabile come canzone di David Bowie. L'arrangiamento in stile prog rock è in effetti opera del futuro chitarrista degli Spiders from Mars, anche se il tentativo di allinearsi a modelli come Jeff Beck e Jimmy Page genera un risultato meno efficace rispetto ai suoi contributi negli album successivi di Bowie.[45]

Una cover di She Shook Me Cold (intitolata She Shook Me) è stata eseguita dai Pain Teens in Born in Blood del 1990.

The Man Who Sold the World[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: The Man Who Sold the World (brano musicale).

Dopo aver mantenuto a lungo la massima segretezza intorno al significato della title track,[46] nel 1997 Bowie ha parlato del brano durante lo special radiofonico della BBC ChangesNowBowie: «Penso di averla scritta perché c'era una parte di me che stavo ancora cercando... Per me quella canzone ha sempre esemplificato lo stato d'animo che si prova quando si è giovani, quando ci si rende conto che c'è una parte di noi che non siamo ancora riusciti a mettere insieme...»[46] The Man Who Sold the World verrà pubblicata su 45 giri 3 anni dopo l'uscita dell'album, come lato B della riedizione di Space Oddity (pubblicata negli Stati Uniti) e di Life on Mars?. Nel 1995 una nuova versione trip hop mixata da Brian Eno è stata inclusa nel CD singolo Strangers When We Meet. Pur essendo diventato con gli anni un classico del repertorio di David Bowie, grazie anche alla cover eseguita nel 1974 dalla cantante scozzese Lulu e, soprattutto, a quella dei Nirvana del 1995, The Man Who Sold the World non ha mai trovato spazio nelle esibizioni dal vivo del cantante inglese fino agli anni novanta.

The Supermen[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: The Supermen.

L'ultima traccia, intrisa ancora una volta delle influenze nietzschiane e fantascientifiche che pervadono tutto l'album,[47][30][48] venne eseguita la prima volta nella sessione BBC del 25 marzo 1970 (con un testo leggermente differente) e replicata in quella del 21 settembre 1971 (presente in Bowie at the Beeb). Due mesi dopo, durante le sessioni di Ziggy Stardust, una nuova versione semiacustica venne registrata agli studi Trident.[48] The Supermen sarebbe stato un classico dal vivo durante i tour del periodo 1972-1973, per finire poi nel dimenticatoio fino al Bridge Benefit Show di San Francisco del 19 ottobre 1996. Una nuova versione acustica fu inclusa l'anno successivo nello speciale della BBC ChangesNowBowie.

Riedizioni e raccolte[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1972, sulla scia del successo di The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars e della crescente fama internazionale di David Bowie, The Man Who Sold the World è stato ripubblicato diverse volte in molti Paesi e nel 1984 è uscita la prima versione in compact disc.[49][50]

Oltre alla title track, presente in Sound + Vision (1989), The Best of David Bowie 1969-1974 (1997) e Nothing Has Changed (2014), le altre tracce dell'album presenti nelle raccolte di David Bowie sono The Width of a Circle (The Collection, 2005), Black Country Rock e The Supermen (entrambe in Sound + Vision).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 253, ISBN 88-7966-270-8.
  2. ^ Gaz Coombes, www.theguardian.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  3. ^ Classifiche, www.acclaimedmusic.net. URL consultato il 2 maggio 2015.
  4. ^ Tony Visconti, 2014, www.davidbowie.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  5. ^ a b c d e f g Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 249, ISBN 88-7966-270-8.
  6. ^ Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 250, ISBN 88-7966-270-8.
  7. ^ a b Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 248, ISBN 88-7966-270-8.
  8. ^ She Shook Me Cold, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  9. ^ The Man Who Sold the World, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  10. ^ a b Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, pp. 248-249, ISBN 88-7966-270-8.
  11. ^ Recensione Ondarock, www.ondarock.it. URL consultato il 26 aprile 2015.
  12. ^ Recensione AMG, www.allmusic.com. URL consultato il 26 aprile 2015.
  13. ^ Recensione Piero Scaruffi, www.scaruffi.com. URL consultato il 26 aprile 2015.
  14. ^ Recensione Rolling Stone, www.rollingstone.com. URL consultato il 26 aprile 2015.
  15. ^ Recensione Sputnikmusic, www.sputnikmusic.com. URL consultato il 26 aprile 2015.
  16. ^ Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, pp. 251-252, ISBN 88-7966-270-8.
  17. ^ a b c d Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 252, ISBN 88-7966-270-8.
  18. ^ Recensione Rolling Stone, www.rollingstone.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  19. ^ Michael Watts, 1972, www.bowiewonderworld.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  20. ^ Classifiche, www.officialcharts.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  21. ^ Classifiche, www.teenagewildlife.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  22. ^ Classifiche, www.officialcharts.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  23. ^ Disco d’argento, www.bpi.co.uk. URL consultato il 2 maggio 2015.
  24. ^ a b c d e Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, pp. 250-251, ISBN 88-7966-270-8.
  25. ^ James E. Perone, The Words and Music of David Bowie, Greenwood Publishing Group, 2007, p. 17, ISBN 978-0-275-99245-3.
  26. ^ a b Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, pp. 227-228, ISBN 88-7966-270-8.
  27. ^ David Buckley, Strange Fascination: David Bowie, the Definitive Story, Virgin Books, 2005, pp. 99-102, ISBN 978-0-7535-1002-5.
  28. ^ a b All the Madmen, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  29. ^ a b Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 20, ISBN 88-7966-270-8.
  30. ^ a b Roy Carr, Charles Shaar Murray, David Bowie: An Illustrated Record, Avon, 1981, p. 38, ISBN 978-0-380-77966-6.
  31. ^ a b Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 38, ISBN 88-7966-270-8.
  32. ^ a b David Buckley, Strange Fascination: David Bowie, the Definitive Story, Virgin Books, 2005, p. 85, ISBN 978-0-7535-1002-5.
  33. ^ After All, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  34. ^ Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 18, ISBN 88-7966-270-8.
  35. ^ a b James E. Perone, The Words and Music of David Bowie, Greenwood Publishing Group, 2007, p. 18, ISBN 978-0-275-99245-3.
  36. ^ Running Gun Blues, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  37. ^ Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, pp. 167-168, ISBN 88-7966-270-8.
  38. ^ Saviour Machine, www.exploringdavidbowie.wordpress.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  39. ^ a b c Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 170, ISBN 88-7966-270-8.
  40. ^ a b Saviour Machine, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  41. ^ She Shook Me Cold, www.exploringdavidbowie.wordpress.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  42. ^ a b Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, p. 176, ISBN 88-7966-270-8.
  43. ^ She Shook Me Cold, www.exploringdavidbowie.wordpress.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  44. ^ She Shook Me Cold, www.bowiewonderworld.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  45. ^ She Shook Me Cold, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  46. ^ a b Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, pp. 132-133, ISBN 88-7966-270-8.
  47. ^ Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, pp. 198-199, ISBN 88-7966-270-8.
  48. ^ a b The Supermen, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  49. ^ Riedizioni, www.discogs.com. URL consultato il 2 maggio 2015.
  50. ^ Riedizioni, www.illustrated-db-discography.nl. URL consultato il 2 maggio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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