Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

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Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino
Noi, i ragazzi dello zoo di berlino 009.JPG
Natja Brunckhorst interpreta la protagonista, Christiane F
Titolo originale Christiane F. - Wir Kinder vom Bahnhof Zoo
Paese di produzione Germania Ovest
Anno 1981
Durata 138 min
Genere biografico, drammatico
Regia Uli Edel (accreditato come Ulrich Edel)
Soggetto Kai Hermann (libro)
Horst Rieck (libro)
Sceneggiatura Herman Weigel
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox
Fotografia Justus Pankau, Juergen Juerges
Montaggio Jane Seltz
Musiche David Bowie
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi
  • 1981 Golden Screen (Germania)
  • 1981 Montréal World Film Festival:

Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (Christiane F. - Wir Kinder vom Bahnhof Zoo) è un film drammatico del 1981 diretto da Uli Edel e ispirato alla storia vera di Christiane Vera Felscherinow, ambientato tra il 1975 e il 1977.[1]

Il film, la cui sceneggiatura è basata sull'omonimo libro, contribuì alla fama della storia di Christiane, rendendo nota nel mondo occidentale la piaga della prostituzione e della tossicodipendenza giovanile. Parte del successo del film, presto doppiato in varie lingue e diffusosi nel mondo, è dovuta alla partecipazione di David Bowie.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Christiane vive con sua madre separata e sua sorella nel quartiere dormitorio di Gropiusstadt, a Berlino. Per sfuggire dallo squallore, Christiane, insieme alla sua compagna di classe Kessi, passa le sue serate alla discoteca Sound, nota per il traffico di droga e la diffusione della prostituzione giovanile. Una sera Christiane consuma per la prima volta dell'LSD, facendo conoscenza di Detlef, suo coetaneo. La situazione personale di Christiane si aggrava per decisione di sua sorella di andare a vivere con il padre, e per la frequentazione di sua madre con Klaus, nonostante questi si mostri con lei gentile ed affettuoso, tanto da regalarle un disco del suo cantante preferito David Bowie.

Christiane continua la frequentazione di Kessi e della discoteca, affezionandosi a Detlef e al suo gruppo di amici, tra i quali Axel e Bernd. Insieme passano le notti, fumando e assumendo droghe. Una sera, usciti dal Sound, i ragazzi scappano dalla polizia dopo aver infranto la vetrina di un negozio e nella fuga si rifugiano sul tetto, da cui osservano tutta la città di Berlino alla luce notturna delle stelle. Mentre le due ragazze rincasano, all'alba, la madre di Kessi le incontra a una fermata della metropolitana, scoprendo così i loro inganni. La madre proibisce alla ragazza di uscire nuovamente, e di conseguenza Kessi smette di frequentare Christiane, che diventa sempre più sola. La ragazza, inoltre, subisce un grosso colpo quando capisce che sia Detlef, del quale si è innamorata, che i suoi amici fanno uso quotidiano di eroina.

Al concerto di David Bowie, insieme a due amici, "Pollo" e Bernd, Christiane decide di inalare eroina per la prima volta, per poi recarsi al Sound, dove conosce Stella e Babsi. Qui incontra anche Detlef, anche lui sotto l'effetto dell'eroina, ed i due si recano nella stanza in cui vive Detlef, ospite del suo amico Axel. Christiane scopre che, per procurarsi la droga, Detlef si prostituisce nei pressi della stazione dello Zoo di Berlino con clienti omosessuali. Il giorno del suo quattordicesimo compleanno Christiane ospita a casa sua Babsi, che le chiede dell'eroina. Raggiunto Detlef alla stazione, Christiane, nonostante il parere contrario di Detlef, Axel e Bernd, nei bagni della Bulowstrasse si inietta per la prima volta eroina in vena, aiutata da uno sconosciuto. Da allora in poi passa spesso le notti a casa di Axel, dormendo assieme a Detlef, e una notte i due fanno per la prima volta l'amore.

Christiane comincia a frequentare la stazione, diventando amica di Stella e Babsi. Arriva così anche per Christiane la prima crisi di astinenza. Christiane raggiunge Detlef, ed entrambi non hanno i soldi per procurarsi la roba. Così Christiane si prostituisce per la prima volta, masturbando un uomo per cento marchi. Finalmente, una mattina, la madre di Christiane si accorge che la figlia è una tossicodipendente. Decide così di occuparsi di lei e Detlef, tenendoli in casa e curandoli personalmente: i due affrontano così insieme la prima disintossicazione a suon di Valeron e vino rosso. La disintossicazione si rivela più dura del previsto, e i due stanno per cedere, decidendo di sniffare una dose che Christiane aveva nascosto, ma - una volta pronte le strisce - la ragazza si sente male e vomita su di esse, rendendole inutilizzabili. Alla fine i due ne escono puliti.

Tuttavia i due ragazzi tornano alla fermata della stazione e ricadono nel giro della droga e della prostituzione. Tornati a casa di Detlef, i due ragazzi trovano Axel morto di overdose. La disperazione aumenta, e i due iniziano anche a litigare tra loro. Per guadagnare qualcosa Christiane vende i suoi dischi e torna a prostituirsi sulla Kurfürstendamm, scambiandosi spesso i clienti con Babsi e Stella. Detlef, morto Axel, si trasferisce a vivere con un cliente che è innamorato di lui e Christiane pensa di averlo perso per sempre. Nonostante tutto, rifiutandosi di tornare a casa sua, decide di seguire Detlef. Una notte scopre che Detlef non solo masturba il cliente, ma gli si concede anche fisicamente. Christiane scappa e torna immediatamente alla stazione, dove scopre da un giornale la notizia della morte per overdose di Babsi. Disperata, decide di "spararsi" il buco finale in un bagno pubblico.

Differenze con il libro[modifica | modifica wikitesto]

Rispetto alla storia narrata nel libro, il film presenta una trama più snella. Nonostante i personaggi principali siano gli stessi, nella versione cinematografica alcuni di quelli che nel libro occupano un ruolo centrale appaiono del tutto marginali; del padre di Christiane non c'è traccia nel film, così come la sua amica Stella è poco più di una comparsa. Come si evince dai titoli di coda, nel film recita, nel ruolo di una delle ragazze che gravitano attorno al Sound, l'amica di Christiane Stella, il cui vero nome era Catherine Schabeck.

La narrazione del film comincia quando Christiane già frequenta la discoteca Sound e vive nel quartiere disagiato di Gropiusstadt, saltando a piè pari l'esperienza al centro luterano Haus der Mitte, in cui Christiane iniziò a consumare droghe leggere; inoltre sono del tutto assenti le descrizioni dei giorni passati da Christiane nei pressi di Amburgo dai suoi parenti. Il film, a differenza del libro, si chiude con la voce fuori campo di Christiane che dichiara di essere sopravvissuta grazie alla madre e al di lei compagno che, di forza, l'avevano trasportata ad Amburgo, lontano da Berlino. Pertanto nel film manca l'ultima parte della trattazione, oltre a tutte le riflessioni di Christiane sulla società di quegli anni.

Dedica[modifica | modifica wikitesto]

Il film è dedicato ai tre amici di Christiane che morirono di overdose in quegli anni, la cui storia è narrata nel libro: Andreas W., detto Atze (morto il 7 gennaio 1977), Babette Döge, detta Babsi (morta il 19 luglio 1977), e Lufo F. (morto il 22 gennaio 1978), e "agli altri cui mancarono la forza e la fortuna per sopravvivere".

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino (colonna sonora).

La colonna sonora del film, pubblicata in Germania nell'aprile 1981 dalla RCA, presenta brani del periodo berlinese (1976-1979) di David Bowie. Oltre a Helden, versione tedesca di "Heroes", l'album include canzoni tratte dagli LP Station to Station (TVC15 e Stay), Low (Warszawa), "Heroes" (V-2 Schneider e Sense of Doubt), Stage (Station to Station) e Lodger (Boys Keep Swinging e Look Back in Anger). Nel Regno Unito l'album non ha mai avuto una pubblicazione ufficiale, nonostante sia stato importato da Germania, Francia (dove fu chiamato Moi, Christiane F., 13 ans, droguée, prostituée...) e Italia, mentre è apparso negli Stati Uniti con la traduzione Christiane F. – We Children from Bahnhof Zoo.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato girato alla Stazione di Berlin Zoologischer Garten (luogo dei veri eventi del libro autobiografico), all'Europa-Center di Charlottenburg e nel Märkisches Viertel di Berlino Ovest. Le riprese fuori Berlino sono state girate a Königslutter am Elm in Bassa Sassonia[2].

Cast[modifica | modifica wikitesto]

  • Natja Brunckhorst, nel ruolo di Christiane, è l'unica attrice professionista, qui esordiente. Gli altri interpreti sono stati selezionati da scuole berlinesi e presi dalla strada, lavorando unicamente in questo film.
  • Data la minore età degli attori, coinvolti in scene crude e notturne, è stato necessario il consenso dei loro genitori e delle scuole.[3]
  • Molte delle comparse della scena della Stazione dello Zoologischer Garten erano dei veri tossicodipendenti berlinesi.
  • Thomas Haustein, interprete di Detlef, è diventato consulente per le tossicodipendenze presso una struttura pubblica di Berlino.
  • Jens Kuphal, che nel film interpreta il ruolo di Axel, è musicista e produttore musicale. Ha collaborato con Nina Hagen e Nena, celebri rock star della scena tedesca.
Esterno della discoteca Sound

La discoteca Sound[modifica | modifica wikitesto]

  • La discoteca Sound riscosse una notevole notorietà, divenendo un'attrattiva turistica, pur cessando da tempo quale luogo di spaccio e consumo di droga e promuovendo numerose iniziative sociali.[4] La discoteca andò distrutta in un incendio alla fine degli anni ottanta. Un locale omonimo e più elegante fu successivamente inaugurato nel quartiere di Charlottenburg della capitale tedesca per essere chiuso nel 2007.
  • L'insegna che appare nel film è diversa dall'originale, dando adito all'ipotesi di una diversa locazione delle riprese.
  • I film horror proiettati nella saletta cinematografica del Sound sono i celeberrimi Nosferatu il vampiro (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau e La notte dei morti viventi (1968) di George A. Romero.

Incongruenze[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte dei brani musicali sono posteriori alle vicende narrate:
    • la compilation ChangesOneBowie (1976), che l'amico di sua madre regala a Christiane;
    • Heroes/Helden (1977), che è assente dal suddetto album;
    • Look Back in Anger (1979): il brano che Christiane ascolta per la prima volta al Sound.
  • Perlomeno nelle prime edizioni italiane del libro, Christiane narra del suo esordio con l'eroina nel dopo concerto di David Bowie, una data "che non dimenticherà mai", la fine di ottobre del 1975, mentre lo storico tour che promuove il brano riportato, Station to Station, si tenne dal gennaio al maggio del 1976.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

« Il film - dopo aver ricevuto critiche 15 anni fa - si distingue per la sincerità e lo sforzo di capire abbastanza positivo dei prodotti speculativi di materia simile, ma questo non sa liberarsi del tutto dagli stereotipi sui giovani, il consumo di droga e prostituzione. Esso ha anche incamerato ogni tanto il fascino abbagliante dell'ambiente. »
(Lexikon des Internationalen Films, 1996)
« Io non voglio essere ingiusto. Nessuno vorrà in futuro un film che spinge ancora di più i bambini verso la droga e la prostituzione. L'idolatrare segretamente la figura di Christiane F., che lo ha portato al Schloßtheater di Moers lo scorso autunno, l'auto-drammatizzazione quindi non è si è rivelata e non avviene, dopo tutto, nel film di Ulrich Edel. Ma questo da solo non è sufficiente per 132 minuti. »
(Hans-Christoph Blumenberg su Die Zeit, 3 aprile 1981)
« Il film Christiane F. bypassa quasi tutti i fattori che è necessario conoscere per comprendere la genesi del comportamento farmaco dipendente. Qualora abbia la pretesa di educare nella prevenzione, la sceneggiatura e la successiva discutibile realizzazione scenica perché la strategia di deterrenza plausibile che è stato a lungo provato sia nella prevenzione della droga, nonché in materia di istruzione generale risulta inefficace. Peggio ancora, in determinate circostanze, possono anche avere un effetto stimolante.

Questa tendenza non è meno supportata da una estetizzazione acritica della tossicodipendenza, che in alcune scene tende quasi alla glorificazione dei personaggi principali. »

(Friedrich Koch, Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, un film per educare sulle droghe?, Amburgo, 1992)

Date di uscita[modifica | modifica wikitesto]

  • 2 aprile 1981 - Stati Uniti Christiane F. – We Children from Bahnhof Zoo
  • 2 aprile 1981 - Germania Est Die Kinder vom Bahnhof Zoo
  • 4 aprile 1981 - Svizzera Christiane F. – Wir Kinder vom Bahnhof Zoo
  • giugno 1981 - Italia Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino
  • 24 luglio 1981 - Francia Moi, Christiane F., 13 ans, droguée, prostituée...
  • 6 agosto 1981 - Paesi Bassi Christiane F. - Wir Kinder vom Bahnhof Zoo
  • 18 dicembre 1981 - Finlandia Christiane F. - tyttö metroasemalta
  • 25 dicembre 1981 - Danimarca Christiane F. - i morgen er det slut
  • 8 gennaio 1982 - Norvegia Å være ung er for jævli
  • 11 gennaio 1982 - Spagna Yo, Cristina F.
  • 12 febbraio 1982 - Svezia Vi barn från Bahnhof Zoo
  • 23 febbraio 1982 - Norvegia Å være ung er for jævli
  • 16 settembre 1982 - Australia Christiane F.
  • 4 novembre 1982 - Colombia Yo, Cristina F.
  • 11 gennaio 1983 - Portogallo Christiane F.
  • 29 giugno 1986 (TV première) - Germania Est Die Kinder vom Bahnhof Zoo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Christiane F. - Noi i ragazzi dello zoo di Berlino (1981) - Curiosità e citazioni, Silenzio in Sala. URL consultato l'08 giugno 2017.
  2. ^ (EN) Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, in Internet Movie Database, IMDb.com. Modifica su Wikidata
  3. ^ Intervista al regista Edel nei contenuti speciali dell'edizione DVD.
  4. ^ Titoli di coda della pellicola.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Christiane F., Wir Kinder vom Bahnhof Zoo (Hamburg, 1979, Stern). Tratto dalle registrazioni trascritte a cura di Kai Hermann e Horst Rieck, l'ultima edizione, la 50ª, è del 2009.
  • Traduzione italiana: Christiane F., Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino, a cura di Roberta Tatafiore (Milano, 1981, Rizzoli). L'ultima edizione è del 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN316755099 · GND: (DE7861258-5
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