Time Will Crawl

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Time Will Crawl
Time Will Crawl-Video.JPG
Screenshot tratto dal videoclip ufficiale
ArtistaDavid Bowie
Tipo albumSingolo
Pubblicazionegiugno[1] 1987
Durata4:18 (album version)
4:54 (2008 remix)
Album di provenienzaNever Let Me Down
Dischi1
Tracce2
GenereRhythm and blues
EtichettaEMI Records
ProduttoreDavid Bowie,
David Richards
Registrazioneautunno 1986
Mountain Studios, Montreux, Svizzera
Formati7", 12"
Noten. 7 Stati Uniti
n. 33 Regno Unito
David Bowie - cronologia
Singolo precedente
(1987)
Singolo successivo
(1987)

Time Will Crawl è un brano musicale del 1987 scritto ed interpretato dal cantautore inglese David Bowie, secondo singolo estratto dal suo album Never Let Me Down del 1987.

La traccia, che Bowie definì la sua canzone preferita dell'album, fu ispirata dagli eventi del disastro di Chernobyl e dall'idea che qualcuno che conosci, magari proprio il tuo vicino di casa, possa essere l'artefice della fine del mondo.[2] Il singolo raggiunse la posizione numero 33 nella Official Singles Chart e la numero 7 nella Billboard Mainstream Rock Tracks Chart statunitense.

Il brano[modifica | modifica wikitesto]

Time Will Crawl venne composta e registrata da Bowie sul finire del 1986 ai Mountain Studios di Montreux, Svizzera. Egli produsse la registrazione insieme a David Richards.[3] Inizialmente, la traccia si intitolava How We War, ma Bowie cambiò il titolo prima dell'uscita dell'album.[4] Dal punto di vista testuale, la canzone parla di un'inevitabile distruzione del pianeta causata dall'industrializzazione selvaggia. Bowie ha citato come fonte di ispirazione il disastro nucleare di Chernobyl dell'aprile 1986, e si trovava in Svizzera all'epoca dei fatti. Egli disse: «Mi stavo prendendo una pausa dalla registrazione [...] era una bella giornata ed eravamo fuori su un piccolo prato che si affacciava sulle Alpi e sul lago. Il nostro ingegnere del suono, che stava ascoltando la radio, uscì dallo studio e urlò: "Stanno succedendo un sacco di cazzate in Russia!". La radio svizzera aveva raccolto la testimonianza di una stazione radio norvegese che urlava - a chiunque volesse ascoltare - che enormi nuvole fluttuanti si stavano spostando dalla Russia, e che non erano nuvole di pioggia».[1] In un'altra intervista contemporanea, Bowie dichiarò che il brano "tratta dell'idea che qualcuno nella tua propria comunità potrebbe essere il responsabile della fine del mondo."[5] All'epoca, egli dichiarò anche che Time Will Crawl era la sua canzone preferita del disco.[5]

Time Will Crawl venne pubblicata su singolo nel giugno 1987 dalla EMI, con lato B del 45 giri una cover di Tina Turner, Girls (1987).[1]

Nel 2008, una nuova versione remixata del brano (la "MM Remix" prodotta da Mario J. McNulty) è stata inclusa nella compilation iSelect di David Bowie. McNulty rimosse la traccia originale di batteria, aggiungendo una nuova parte eseguita da Sterling Campbell ed anche nuovi strumenti, incluso un quartetto d'archi. Fu allora, che Bowie espresse il desiderio di rimettere mano anche agli altri brani presenti in Never Let Me Down,[1][6][7] progetto che venne portato a termine solo dopo la sua morte con l'uscita del CD Never Let Me Down 2018 inserito nel box set Loving the Alien (1983-1988) (2018).

Video[modifica | modifica wikitesto]

Per il brano venne girato un videoclip promozionale diretto da Tim Pope. Il video fu girato durante le prove del Glass Spider Tour, e contiene un'anticipazione dell'elaborato numero di danza che sarebbe stato utilizzato durante i concerti del tour in occasione dell'esecuzione delle canzoni Loving the Alien (1985), Fashion (1980) e Sons of the Silent Age (1977). I ballerini della tournée (Melissa Hurley, Constance Marie, Craig Allen Rothwell, Viktor Manoel, e Stephen Nichols) sono tutti presenti nel video insieme ai chitarristi Peter Frampton e Carlos Alomar. Toni Basil, vecchia amica di Bowie, si occupò della coreografia.[1]

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

UK 7" single[3]
  1. Time Will Crawl – 4:03 (Single Version)
  2. Girls – 4:13 (Single Edit)
UK 12" single
  1. Time Will Crawl (Extended dance mix) – 6:11
  2. Time Will Crawl (LP version) – 4:18
  3. Girls (Extended edit) – 5:35
UK 12" single #2
  1. Time Will Crawl (Dance crew mix) – 5:43
  2. Time Will Crawl (Dub) – 5:23
  3. Girls (Japanese version) – 4:06

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

MM Remix

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Generalmente, la stampa musicale considera il brano uno dei migliori del Bowie della seconda metà degli anni ottanta.[1][8] Il biografo di Bowie Nicholas Pegg lodò sia la produzione che il testo della canzone, scrivendo: "Il testo, inoltre, è tra i migliori sull'album, un piacevole ritorno a un approccio non lineare che dipinge uno scenario di desolazione, devastazione nucleare e mutazioni genetiche che rimanda a Diamond Dogs."[1] Il critico di AllMusic Dave Thompson gradì la canzone per il suo "testo ecologista, la strepitosa prova vocale di Bowie, e un favoloso assolo di Sid McGinnis alla chitarra", considerato una "rarità" per il Bowie di fine anni ottanta.

Entertainment Weekly incluse il video di Time Will Crawl nella lista dei migliori 20 videoclip di Bowie dopo la morte dell'artista nel 2016, e lodò la performance di Bowie scrivendo: "...fate solo attenzione al modo nel quale si muove Bowie nel video. Non ci sono movimenti casuali, è tutto attentamente studiato. Persino quando Bowie non si veste da Ziggy Stardust o Aladdin Sane, non è possibile staccargli gli occhi di dosso."[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Nicholas Pegg, "The Complete David Bowie New Edition: Expanded and Updated", Titan Books, ottobre 2016.
  2. ^ David Bowie - The Interview, 1987, EMI America
  3. ^ a b (EN) Time Will Crawl. Note di copertina di {{{titolo}}}, [[]] [Liner notes], [[EMI (Barcode: 5099920189273)]], 1987.
  4. ^ (EN) Loving the Alien (1983-1988). Note di copertina di {{{titolo}}}, [[]], Parlophone, 2018.
  5. ^ a b Filmato audio David Bowie – The Interview, EMI America, , 1987.
  6. ^ Nick Neyland, David Bowie chooses his own favorite songs (Prefixmag). URL consultato il 22 aprile 2013.
  7. ^ Julia Askenase, David Bowie looks back on his favorite David Bowie, in Paste, 11 luglio 2008. URL consultato il 28 ottobre 2013.
  8. ^ David Buckley, Strange Fascination: David Bowie: The Definitive Story, Virgin Books, p. 547. URL consultato il 28 ottobre 2013.
  9. ^ Kyle Anderson, David Bowie's 20 best music videos, Entertainment Weekly, 11 gennaio 2016. URL consultato il 18 luglio 2017.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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