The Laughing Gnome

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The Laughing Gnome
Artista David Bowie
Tipo album Singolo
Pubblicazione 14 aprile 1967
Durata 3:01
Genere Pop
Novelty
Etichetta Deram Records
Produttore Mike Vernon
Registrazione Decca Studios, Londra, gennaio-febbraio 1967
Formati 7"
Note Lato B: The Gospel According to Tony Day
Certificazioni
Dischi d'argento Regno Unito Regno Unito (1)[2]
(vendite: 250 000)
David Bowie - cronologia
Singolo precedente
(1966)
Singolo successivo
(1967)

The Laughing Gnome è un brano musicale scritto dall'artista inglese David Bowie e pubblicato come 45 giri il 14 aprile 1967.

Con la riedizione del 1972 riuscì ad entrare in classifica nel Regno Unito e ad ottenere il disco d'argento.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. The Laughing Gnome (Bowie) - 3:01
  2. The Gospel According to Tony Day (Bowie) - 2:48

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Il brano[modifica | modifica wikitesto]

The Laughing Gnome è una filastrocca in cui la combinazione di oboe e fagotto con i tipici strumenti rock accompagna Bowie nell'incontro con l'allegro gnomo del titolo e di suo fratello Fred.[3] Le loro interiezioni sono costellate da giochi di parole costruiti sul termine "gnome" (metrognome, gnomads, rolling gnome etc...) mentre il ritornello è preso dallo standard jazz Little Brown Jug.[4]

Il brano è stato citato da Roger Taylor dei Queen in No More Fun («From the Stairway to Heaven to The Laughing Gnome, it's a mighty long way down rock 'n' roll») presente nell'album del 1988 Electric Fire.

Il lato B[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei brani più eccentrici di questo periodo, The Gospel According to Tony Day è un lento blues che come il lato A mette in evidenza strumenti piuttosto insoliti per un brano pop e che descrive l'alienazione di diversi personaggi, probabilmente fittizi: Brendan O'Lear, Pat Hewitt, Marianne Brent, oltre al Tony Day del titolo. A differenza di brani precedenti come Can't Help Thinking About Me, I Dig Everything e I'm not Losing Sleep qui Bowie compare come osservatore piuttosto che come uno degli outsider

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 45 giri venne registrato negli studi londinesi della Decca tra il 26 gennaio e il 10 febbraio 1967 durante le sessioni dell'album David Bowie.

Le voci dei due gnomi furono opera dello stesso David e dell'ingegnere del suono Gus Dudgeon (che in seguito avrebbe prodotto il brano Space Oddity) sullo stile dei personaggi del cartone animato della BBC Pinky and Perky. «Siamo stati a tavolino per un tempo che mi sembrò infinito, cercando di venire a capo di quelle orribili barzellette», ricordava Dudgeon nel 1993, «non avevo il coraggio di mandare il nastro a velocità dimezzata, perché così facendo avrei ascoltato la mia vera voce. Ci siamo fatti un sacco di risate».[4]

Nonostante qualche successivo dissidio dovuto a questioni economiche riguardanti Space Oddity, quando Dudgeon è rimasto ucciso in un incidente d'auto nel 2002 Bowie ha inviato fiori al suo funerale con la nota "Farewell to the Laughing Gnome".[5]

Per l'incisione del lato B si aggiunsero Derek Fearnley al basso e ai cori e Bob Michaels all'organo Hammond.

Uscita e accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il singolo venne pubblicato il 14 aprile 1967 e come i precedenti fu un insuccesso in termini di vendite. Non si trattava in effetti di materiale molto sofisticato, anche se non del tutto fuoriluogo rispetto allo stravagante humour britannico del periodo.[3] I giornalisti Roy Carr e Charles Shaar Murray hanno definito The Laughing Gnome «senza dubbio l'esempio più imbarazzante dei iuvenalia di Bowie»,[6] mentre il biografo David Buckley l'ha descritta come «una canzone per bambini estremamente orecchiabile» e «completamente stupida, anche se perversamente accattivante», paragonandola al materiale dei Pink Floyd di Syd Barrett.[5]

Un anno dopo l'uscita del 45 giri, Bowie incluse la canzone nel repertorio di un one man show progettato per il circuito dei cabaret, eseguendola con l'aiuto di un burattino.[4] Le audizioni per lo spettacolo non ebbero successo e il progetto venne abbandonato.[7]

The Laughing Gnome dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1990, quando fu annunciato che la scaletta per il Sound+Vision Tour sarebbe stata compilata in base alle richieste telefoniche dei fans, il New Musical Express lanciò una campagna chiamata "Just Say Gnome" (con tanto di t-shirt e altri gadget) invitando i lettori a tempestare il centralino di richieste per la canzone.[4] «Avevo intenzione di inserire The Laughing Gnome», disse David a Melody Maker quando il tour stava per partire, «e stavo pensando a come arrangiarlo, magari nello stile dei Velvet o qualcosa del genere. Poi ho scoperto che la faccenda dei voti era stata una macchinazione perpetrata da un'altra rivista musicale. Allora il discorso si è chiuso. Non posso assecondare i capricci della stampa».[8]

Nel 1999 cominciò a circolare la voce che il 12 marzo Bowie avrebbe eseguito il brano nel programma di varietà Comic Relief della BBC.[9] In realtà l'inserto pre-registrato, presentato come Requiem For a Laughing Gnome, vedeva il cantante impegnato a emettere suoni incoerenti con un flauto dolce e a lanciare interiezioni prive di senso, mentre la BBC mandava messaggi in sovraimpressione promettendo di interrompere l'esibizione se gli ascoltatori avessero telefonato per protestare.[10]

Nel novembre 2003, durante il Reality Tour la canzone è stata fino all'ultimo nella setlist del concerto di Glasgow ma alla fine è uscita dalla scaletta.[8]

Pubblicazioni successive[modifica | modifica wikitesto]

Sulla scia del successo di Ziggy Stardust, il 45 giri fu rimesso in circolazione nel settembre 1973 in Europa, Stati Uniti e Australia. L'effetto della "Ziggymania" si fece effettivamente sentire dal momento che in patria raggiunse la 6ª posizione e rimase in classifica per dodici settimane,[11] tanto che il 1 dicembre ricevette il disco d'argento dalla BPI.[1] La versione tedesca e quella spagnola avevano come lato B, rispettivamente, Silly Boy Blue e Rubber Band.

Nel Regno Unito venne pubblicato di nuovo nel 1978, nel 1980 e nel 1982.

Entrambi i brani del singolo si trovano nelle seguenti raccolte:

The Laughing Gnome è presente anche nella raccolta Starting Point (1977) e nella colonna sonora del video Love You Till Tuesday (1984).

Nel 2009 i due brani, originariamente in mono, sono stati remixati in stereo agli Abbey Road Studios e inclusi nel bonus disc della riedizione deluxe dell'album David Bowie, uscito l'anno successivo.

Cover[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 luglio 1967 il cantante e presentatore radiofonico inglese Ronnie Hilton pubblicò una cover di The Laughing Gnome su 45 giri come lato B di If I Were a Rich Man. Altre cover, tutte presenti in album tributo, sono state eseguite da:

  • i Living Room in Ashes to Ashes - A Tribute To David Bowie (1999)
  • Buster Bloodvessel in Diamond Gods - Interpretations of Bowie (2001)
  • Alan Jenkins in Ziggy Played Surf Guitar (2011)
  • gli Accelorater in Tribute to David Bowie (2011)

Cover di The Gospel According to Tony Day sono state eseguite da Edwyn Collins in Starman - Rare and Exclusive Versions of 18 Classic Bowie Songs (2003), Colin Lloyd-Tucker in Cover Star & the Religious Experience (2009) e The Green Windows in Ziggy Played Surf Guitar (2011).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b British Phonographic Industry, www.bpi.co.uk. URL consultato il 10 luglio 2016.
  2. ^ [1]
  3. ^ a b Perone (2007), p. 5-6
  4. ^ a b c d Pegg (2002), p. 114-115
  5. ^ a b Reissues: The Laughing Gnome, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 10 luglio 2016.
  6. ^ The Laughing Gnome, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 10 luglio 2016.
  7. ^ Pegg (2002), p. 385
  8. ^ a b The Gnome Is Forty Years Old Today, www.davidbowie.com. URL consultato il 10 luglio 2016.
  9. ^ Requiem For a Laughing Gnome, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato il 10 luglio 2016.
  10. ^ Requiem For a Laughing Gnome, www. bowiewonderworld.com. URL consultato il 10 luglio 2016.
  11. ^ Official Singles Chart: The Laughing Gnome, www.officialcharts.com. URL consultato il 10 luglio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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