All the Young Dudes (singolo)

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All the Young Dudes
Artista Mott the Hoople
Tipo album Singolo
Pubblicazione 28 luglio 1972
Durata 3 min : 33 s
Album di provenienza All the Young Dudes
Genere Glam rock
Etichetta CBS
Produttore David Bowie, Mick Ronson
Arrangiamenti David Bowie
Registrazione Olympic Studios, Londra, 14 maggio 1972
Formati 7"
Note Lato B: One of the Boys
Mott the Hoople - cronologia
Singolo precedente
Downtown
(1971)
Singolo successivo
One of the Boys
(1972)

All the Young Dudes è un brano musicale scritto dall'artista inglese David Bowie e pubblicato nel luglio 1972 dai Mott the Hoople come 45 giri, con One of the Boys come lato B, e come terza traccia dell'album omonimo uscito lo stesso anno. Definito dal biografo Nicholas Pegg come l'inno glam definitivo, «una glorificazione di tre minuti dell'estetica hot tramp della nuova generazione»,[1] All the Young Dudes rappresentò un grido di battaglia per i disillusi figli della Gran Bretagna di Edward Heath, un panorama caratterizzato da valori anti-permissivi e riarmo morale.[1]

Oltre ad essere incluso tra le "500 canzoni che hanno plasmato il rock and roll" della Rock and Roll Hall of Fame, il brano si trova al 256o posto nella lista delle 500 migliori canzoni secondo la rivista Rolling Stone, al 149o posto in quella di New Musical Express e al 5o posto nella classifica delle 20 migliori canzoni glam rock del quotidiano inglese The Guardian.[2][3][4][5]

All the Young Dudes si trova nella colonna sonora dei film Sognando Manhattan (1991), Tra amici (1993), L'ultimo dei grandi re (1996), Juno (2007), Fa' la cosa sbagliata (2008) e L'ordine naturale dei sogni (2010).

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. All the Young Dudes (D. Bowie) - 3:33
  2. One of the Boys (Hunter, Ralphs) - 6:46

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Il brano[modifica | modifica wikitesto]

« All the Young Dudes è diventata per l'epoca glam ciò che All You Need Is Love è stata per il mondo hippie. »
(David Buckley, Strange Fascination[6])

La strada dei Mott the Hoople incrociò quella di David Bowie nel marzo 1972 quando il gruppo era sul punto di sciogliersi, deluso dalle scarse vendite dei primi album nonostante i concerti registrassero regolarmente il tutto esaurito.[1] Bowie aveva da poco iniziato il suo Ziggy Stardust Tour e consegnò alla band un demo di Suffragette City. Il bassista Pete Watts, ricordava a tale proposito: «Aveva scarabocchiato sulla scatola "Questo forse può esservi di qualche utilità, volete farne una cover?". Provammo a suonarlo e non ci sembrava che andasse molto bene».[1] Watts chiamò il cantante per ringraziarlo dicendogli che la band si era ormai sciolta: «Mi richiamò dopo due ore dicendomi che aveva parlato con Tony Defries, il suo manager alla MainMan, il quale era disposto a tirarci fuori da quella situazione. Disse "Non solo, dopo che ci siamo parlati ho scritto per voi una canzone che potrebbe essere fantastica"». Dopo qualche giorno David incontrò Watts e gli suonò All the Young Dudes con la sua chitarra acustica. «Non aveva ancora completato il testo ma la canzone mi mandò fuori di testa, soprattutto il ritornello». Il bassista non perse tempo e presentò Bowie agli altri componenti del gruppo ai quali fece ascoltare il brano.

Pur avendo rappresentato sin dalla sua uscita un vero e proprio inno glam, «una delle rare canzoni rock che inneggiano alla solidarietà degli scontenti senza angoscia o sentimentalismo» come l'hanno definita Roy Carr e Charles Shaar Murray del New Musical Express,[7] secondo David Bowie il tenore della canzone era più "dark" e strettamente legato alla parabola fantascientifica di Ziggy Stardust. In un'intervista a Rolling Stone del 1973 il cantante spiegava che il bollettino sull'imminente apocalisse rivelata dai "tizi dell'informazione" in Five Years (traccia d'apertura dell'album) conteneva le stesse notizie comunicate da All the Young Dudes: «È una canzone incentrata su queste notizie, non è un inno per i giovani intesi come nazione a sé stante. È esattamente l'opposto».[8] Il brano (che Bowie scrisse al culmine del supposto "periodo bisessuale") è stato letto anche come una sorta di manifesto per la liberazione gay, un colpo alla mentalità bigotta secondo la quale l'omosessualità non avrebbe nessun significato al di là dell'atto sessuale in sé («We can love, we can really love» / «Siamo capaci di amare, di amare veramente»).[9]

Uscita e accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 maggio 1972 i Mott the Hoople registrarono il brano agli Olympic Studios di Londra e il 45 giri fu pubblicato il 28 luglio.[10] Due mesi dopo, quando uscì l'album eponimo, il singolo raggiunse la 3a posizione nelle classifiche inglesi mentre negli Stati Uniti arrivò al 37o posto della Billboard Hot 100.[11][12] Tra l'altro la band fu costretta a modificare il testo per la versione da trasmettere in radio e in tv nel Regno Unito, in quanto la strofa «Wendy's stealing clothes from Marks and Sparks» faceva riferimento ai grandi magazzini Marks & Spencer e per motivi legati a questioni pubblicitarie fu cambiato in «Wendy's stealing clothes from unlocked cars».[13]

Negli Stati Uniti il brano fu nuovamente pubblicato nel 1974 e nel 1975, rispettivamente con Honaloochie Boogie e Rose come lato B, mentre nel Regno Unito uscì di nuovo nel 1976 con Roll Away the Stone sul retro.

La versione di David Bowie[modifica | modifica wikitesto]

David Bowie registrò la sua versione di All the Young Dudes nel dicembre 1972 negli Stati Uniti, durante la prima parte delle sessioni di Aladdin Sane.[14] La canzone è rimasta inedita fino al 1995 quando è comparsa (in mono) nella raccolta semiufficiale RarestOneBowie e successivamente in The Best of David Bowie 1969/1974 del 1997, nell'edizione americana di Best of Bowie del 2002 e in quella di Aladdin Sane uscita per il 30o anniversario nel 2003. La versione stereo, più corta di circa un minuto, è inclusa in Nothing Has Changed del 2014.

Esiste anche una versione del brano originale dei Mott the Hoople con la voce solista di Bowie e Ian Hunter ai cori, comparsa nella ristampa dell'album All the Young Dudes del 2006.[15]

Nel 1979 David Bowie ha utilizzato la musica del brano suonata al contrario per la base di Move On, terza traccia dell'album Lodger.

All the Young Dudes dal vivo[modifica | modifica wikitesto]

Il brano è diventato un classico dal vivo sia per i Mott the Hoople che per David Bowie e una delle prime occasioni fu il 29 novembre 1972 al Tower Theatre di Philadelphia, quando Bowie fece un'apparizione al concerto della band di Ian Hunter proprio per eseguire All the Young Dudes. La registrazione della performance è stata poi inserita nella compilation All the Way From Stockholm to Philadelphia del 1998 e come bonus track nella riedizione dell'album Aladdin Sane del 2003.

Nel 1992 Bowie e Ian Hunter hanno di nuovo eseguito il brano insieme durante il Freddie Mercury Tribute Concert, con i restanti componenti dei Queen, Mick Ronson e a Joe Elliott e Phil Collen dei Def Leppard.

David Bowie ha continuato ad eseguire la canzone dal vivo nei tour del 1973 e del 1974 (due versioni si trovano in Ziggy Stardust - The Motion Picture e in David Live), e in seguito nell'Outside Tour del 1995/1996 e nel Reality Tour del 2003/2004. La performance a Dublino del novembre 2003 è presente nell'album A Reality Tour e nel relativo DVD.

Cover[modifica | modifica wikitesto]

Sono numerosi sono gli artisti che nel corso degli anni hanno pubblicato una cover di All the Young Dudes:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Nicholas Pegg, David Bowie. L'enciclopedia, Arcana, 2002, pp. 20-22, ISBN 88-7966-270-8.
  2. ^ 500 canzoni che hanno plasmato il rock and roll, Rock and Roll Hall of Fame, www.rockhall.com. URL consultato il 10 gennaio 2016.
  3. ^ Lista delle 500 migliori canzoni secondo la rivista Rolling Stone, www.rollingstone.com. URL consultato il 10 gennaio 2016.
  4. ^ Le 20 migliori canzoni glam rock del quotidiano inglese The Guardian, www.exploringdavidbowie.wordpress.com. URL consultato il 10 gennaio 2016.
  5. ^ Lista delle 500 migliori canzoni secondo la rivista New Musical Express, www.acclaimedmusic.net. URL consultato il 10 gennaio 2016.
  6. ^ David Buckley, Strange Fascination: David Bowie, the Definitive Story, Virgin Books, 2005, p. 131, ISBN 978-0-7535-1002-5.
  7. ^ Roy Carr, Charles Shaar Murray, David Bowie: An Illustrated Record, Avon, 1981, p. 117, ISBN 978-0-380-77966-6.
  8. ^ David Bowie, 1973, www.rockoddity.wordpress.com. URL consultato l'11 gennaio 2016.
  9. ^ Interpretazioni di All the Young Dudes, www.rockoddity.wordpress.com. URL consultato l'11 gennaio 2016.
  10. ^ Registrazione e pubblicazione di All the Young Dudes, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato l'11 gennaio 2016.
  11. ^ All the Young Dudes nella classifica inglese, www.officialcharts.com. URL consultato l'11 gennaio 2016.
  12. ^ All the Young Dudes nella Billboard Hot 100, www.allmusic.com. URL consultato l'11 gennaio 2016.
  13. ^ Il testo della canzone viene cambiato per consentirne la trasmissione radiofonica, www.rockhall.com. URL consultato l'11 gennaio 2016.
  14. ^ Kevin Cann, Any Day Now - David Bowie: the London Years, 1947-1974, Adelita, 2010, p. 277, ISBN 9780955201776.
  15. ^ Versione con la parte vocale di David Bowie, www.bowiesongs.wordpress.com. URL consultato l'11 gennaio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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