Elezioni politiche italiane del 1979

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Elezioni politiche italiane 1979
Stato Italia Italia
Data 3 giugno 1979
Legislatura VIII Legislatura
Zaccagnini.jpg Enricoberlinguer.jpg Bettino Craxi-1.jpg
Leader Benigno
Zaccagnini

(Segretario[1])
Enrico
Berlinguer

(Segretario[1])
Bettino
Craxi

(Segretario[1])
Partito Democrazia
Cristiana
Partito Comunista Italiano Partito Socialista Italiano
Coalizione Nessuna Nessuna Nessuna
Voti 14.046.290[2][3]
38,30 %
11.139.231[2][3]
30,38 %
3.596.802[2][3]
9,81 %
Seggi
262 / 630
(Camera)
138 / 315
(Senato)
201 / 630
(Camera)
109 / 315
(Senato)
62 / 630
(Camera)
32 / 315
(Senato)
Differenza % Red Arrow Down.svg0,41 Red Arrow Down.svg3,99 Green Arrow Up.svg0,77
Differenza seggi Green Arrow Up.svg3[4] Red Arrow Down.svg34[4] Green Arrow Up.svg8[4]
Elezioni Camera 1979 Comuni.png
Presidente del Consiglio uscente
Giulio Andreotti (DC)
Left arrow.svg 1976 1983 Right arrow.svg

Le elezioni politiche italiane del 1979 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 3 giugno 1979, una settimana prima delle prime elezioni europee. Furono le terze elezioni anticipate negli anni settanta, le prime in assoluto nella storia repubblicana a svolgersi a soli tre anni dalla precedente tornata.

Sistema di voto[modifica | modifica sorgente]

Le elezioni politiche del 1979 si tennero con il sistema di voto introdotto con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, dopo essere stato approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio 1946. Concepito per gestire le elezioni dell'Assemblea Costituente previste per il successivo 2 giugno, il sistema fu poi recepito come normativa elettorale per la Camera dei deputati con la legge n. 6 del 20 gennaio 1948. Per quanto riguarda il Senato della Repubblica, i criteri di elezione vennero stabiliti con la legge n. 29 del 6 febbraio 1948 la quale, rispetto a quella per la Camera, conteneva alcuni piccoli correttivi in senso maggioritario, pur mantenendosi anch'essa in un quadro largamente proporzionale.

Secondo la suddetta legge del 1946, i partiti presentavano in ogni circoscrizione una lista di candidati. L'assegnazione di seggi alle liste circoscrizionali avveniva con un sistema proporzionale utilizzando il metodo dei divisori con quoziente Imperiali; determinato il numero di seggi guadagnati da ciascuna lista, venivano proclamati eletti i candidati che, all'interno della stessa, avessero ottenuto il maggior numero di preferenze da parte degli elettori, i quali potevano esprimere il loro gradimento per un massimo di quattro candidati.

I seggi e i voti residuati a questa prima fase venivano raggruppati poi nel collegio unico nazionale, all'interno del quale gli scranni venivano assegnati sempre col metodo dei divisori, ma utilizzando ora il quoziente Hare naturale ed esaurendo il calcolo tramite il metodo dei più alti resti.

Differentemente dalla Camera, la legge elettorale del Senato si articolava su base regionale, seguendo il dettato costituzionale (art.57). Ogni Regione era suddivisa in tanti collegi uninominali quanti erano i seggi ad essa assegnati. All'interno di ciascun collegio, veniva eletto il candidato che avesse raggiunto il quorum del 65% delle preferenze: tale soglia, oggettivamente di difficilissimo conseguimento, tradiva l'impianto proporzionale su cui era concepito anche il sistema elettorale della Camera Alta. Qualora, come normalmente avveniva, nessun candidato avesse conseguito l'elezione, i voti di tutti i candidati venivano raggruppati in liste di partito a livello regionale, dove i seggi venivano allocati utilizzando il metodo D'Hont delle maggiori medie statistiche e quindi, all'interno di ciascuna lista, venivano dichiarati eletti i candidati con le migliori percentuali di preferenza.

Circoscrizioni[modifica | modifica sorgente]

Il territorio nazionale italiano venne suddiviso alla Camera dei deputati in 32 circoscrizioni plurinominali ed al Senato della Repubblica in 20 circoscrizioni plurinominali, corrispondenti alle regioni italiane.

Camera dei deputati[modifica | modifica sorgente]

Le circoscrizioni della Camera dei deputati furono le seguenti:

  1. Torino (Torino, Novara, Vercelli);
  2. Cuneo (Cuneo, Alessandria, Asti);
  3. Genova (Genova, Imperia, La Spezia, Savona);
  4. Milano (Milano, Pavia);
  5. Como (Como, Sondrio, Varese);
  6. Brescia (Brescia, Bergamo);
  7. Mantova (Mantova, Cremona);
  8. Trento (Trento, Bolzano);
  9. Verona (Verona, Padova, Vicenza, Rovigo);
  10. Venezia (Venezia, Treviso);
  11. Udine (Udine, Belluno, Gorizia);
  12. Bologna (Bologna, Ferrara, Ravenna, Forlì);
  13. Parma (Parma, Modena, Piacenza, Reggio Emilia);
  14. Firenze (Firenze, Pistoia);
  15. Pisa (Pisa, Livorno, Lucca, Massa e Carrara);
  16. Siena (Siena, Arezzo, Grosseto);
  17. Ancona (Ancona, Pesaro, Macerata, Ascoli Piceno);
  18. Perugia (Perugia, Terni, Rieti);
  19. Roma (Roma, Viterbo, Latina, Frosinone);
  20. L'Aquila (Aquila, Pescara, Chieti, Teramo);
  21. Campobasso (Campobasso, Isernia);
  22. Napoli (Napoli, Caserta);
  23. Benevento (Benevento, Avellino, Salerno);
  24. Bari (Bari, Foggia);
  25. Lecce (Lecce, Brindisi, Taranto);
  26. Potenza (Potenza, Matera);
  27. Catanzaro (Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria);
  28. Catania (Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna);
  29. Palermo (Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta);
  30. Cagliari (Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano);
  31. Valle d'Aosta (Aosta);
  32. Trieste (Trieste).

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Le circoscrizioni del Senato della Repubblica furono invece le seguenti:

  1. Piemonte;
  2. Valle D'Aosta;
  3. Lombardia;
  4. Trentino-Alto Adige;
  5. Veneto;
  6. Friuli-Venezia Giulia;
  7. Liguria;
  8. Emilia-Romagna;
  9. Toscana;
  10. Umbria;
  11. Marche;
  12. Lazio;
  13. Abruzzo;
  14. Molise;
  15. Campania;
  16. Puglia;
  17. Basilicata;
  18. Calabria;
  19. Sicilia;
  20. Sardegna.

Quadro politico[modifica | modifica sorgente]

La VII Legislatura della Repubblica Italiana fu caratterizzata dall'avanzata dei consensi al Partito Comunista Italiano, che raggiunse il suo massimo storico nelle elezioni del 1976. Ciò portò alla formazione di governi di "solidarietà nazionale", caratterizzati dall'appoggio esterno di tutte le forze dell'arco costituzionale, tra cui, per la prima volta dal 1947, il PCI. Nel 1979 questo breve periodo di unità nazionale finì, anche a causa della richiesta comunista di entrare nel governo come forza "organica" (e del conseguente rifiuto delle altre forze politiche), questi fatti portarono quindi alle elezioni anticipate, e costrinsero i partiti moderati a ripensare uno schema di alleanze di governo.

Principali forze politiche[modifica | modifica sorgente]

Lista Collocazione Ideologia Segretario[1]
Democrazia Cristiana Centro Cristianesimo democratico, Centrismo, Popolarismo, Antifascismo, Anticomunismo Benigno Zaccagnini
Partito Comunista Italiano Sinistra Comunismo, Eurocomunismo, Marxismo-Leninismo, Antifascismo Enrico Berlinguer
Partito Socialista Italiano Centro-sinistra Socialdemocrazia, Socialismo, Socialismo liberale, Liberalismo sociale Bettino Craxi
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale Destra Neofascismo, Nazionalismo, Anticomunismo Giorgio Almirante
Partito Socialista Democratico Italiano Centro-sinistra Socialdemocrazia, Socialismo, Atlantismo Pietro Longo
Partito Radicale Centro-sinistra Radicalismo, Liberalismo, Libertarismo Giuseppe Rippa
Partito Repubblicano Italiano Centro Repubblicanesimo, Mazzinianesimo, Centrismo Oddo Biasini
Partito Liberale Italiano Centro-destra Liberalismo, Liberismo, Anticomunismo Valerio Zanone
Partito di Unità Proletaria per il Comunismo Sinistra Comunismo, Eurocomunismo, Ecosocialismo, Antifascismo Lucio Magri

Campagna elettorale[modifica | modifica sorgente]

Risultati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grafico delle elezioni politiche italiane.

Camera dei deputati[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Totale Percentuale (%)
Elettori 42.203.354  
Votanti 38.242.918 90,6 (su n. elettori)
Voti validi 36.671.309 95,9 (su n. votanti)
Voti non validi 1.571.609 4,1 (su n. votanti)
di cui schede bianche 836.669 2,2 (su n. votanti)
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 38,30 14.046.290 262 Red Arrow Down.svg0,41 Straight Line Steady.svg
Partito Comunista Italiano (PCI) 30,38 11.139.231 201 Red Arrow Down.svg3,99 Red Arrow Down.svg27
Partito Socialista Italiano (PSI) 9,81 3.596.802 62 Green Arrow Up.svg0,17 Green Arrow Up.svg5
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) 5,26 1.930.639 30 Red Arrow Down.svg0,84 Red Arrow Down.svg5
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 3,84 1.407.535 20 Green Arrow Up.svg0,46 Green Arrow Up.svg5
Partito Radicale (PR) 3,45 1.264.870 18 Green Arrow Up.svg2,38 Green Arrow Up.svg14
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 3,03 1.110.209 16 Red Arrow Down.svg0,06 Green Arrow Up.svg2
Partito Liberale Italiano (PLI) 1,94 712.646 9 Green Arrow Up.svg0,63 Green Arrow Up.svg4
Partito di Unità Proletaria per il Comunismo (PdUP) 1,37 502.247 6 Red Arrow Down.svg0,15 Straight Line Steady.svg
Nuova Sinistra Unita (NSU) 0,80 294.462 0 - -
Democrazia Nazionale - Costituente di Destra (DN-CD) 0,63 229.205 0 - -
Südtiroler Volkspartei (SVP) 0,56 204.899 4 Green Arrow Up.svg0,06 Green Arrow Up.svg1
Associazione per Trieste (ApT) 0,18 65.505 1 - -
Movimento Friuli (MF) 0,10 35.254 0 - -
Union Valdôtaine - Federalismo Europa Autonomie (UV-DP-PLI)[5] 0,09 33.250 1 - -
Altre liste 0,30 98.264 0 - -
Totale[6] 100,00 36.671.308 630

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggioritari nelle singole circoscrizioni elettorali.
Lista Voti (%) Voti Seggi Differenza (%) Green Arrow Up.svg/Red Arrow Down.svg
Democrazia Cristiana (DC) 38,34 12.010.716 138 Red Arrow Down.svg0,54 Green Arrow Up.svg3
Partito Comunista Italiano (PCI) 31,46 9.855.951 109 Red Arrow Down.svg2,47 Red Arrow Down.svg7
Partito Socialista Italiano (PSI) 10,38 3.252.410 32 Green Arrow Up.svg0,18 Green Arrow Up.svg3
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN) 5,68 1.780.950 13 Red Arrow Down.svg0,95 Red Arrow Down.svg2
Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI) 4,22 1.320.729 9 Green Arrow Up.svg1,12 Green Arrow Up.svg3
Partito Repubblicano Italiano (PRI) 3,36 1.053.251 6 Green Arrow Up.svg0,67 Straight Line Steady.svg
Partito Liberale Italiano (PLI) 2,21 691.718 2 Green Arrow Up.svg0,82 Straight Line Steady.svg
Partito Radicale (PR) 1,32 413.444 2 Green Arrow Up.svg1,47 Green Arrow Up.svg2
Südtiroler Volkspartei (SVP) 0,55 172.582 3 Green Arrow Up.svg0,05 Green Arrow Up.svg1
Union Valdôtaine - Federalismo Europa Autonomie (UV-DP-PLI)[5] 0,12 37.082 1 - -
Democrazia Nazionale - Costituente di Destra (DN-CD) 0,56 176.966 0 - -
Associazione per Trieste (ApT) 0,20 61.911 0 - -
Nuova Sinistra Unita (NSU) 0,14 44.094 0 - -
Altre liste 1,46 458.991 0 - -
Totale[7] 100,00 31.330.795 315 0

Eletti[modifica | modifica sorgente]

Camera dei deputati[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Deputati dell'VIII Legislatura della Repubblica Italiana e Eletti alla Camera dei deputati nelle elezioni politiche italiane del 1979.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[8], per partito, alla Camera:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 262
Partito Comunista Italiano 201
Partito Socialista Italiano 62
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale 30
Partito Socialista Democratico Italiano 20
Partito Radicale 18
Partito Repubblicano Italiano 16
Partito Liberale Italiano 9
Partito di Unità Proletaria per il Comunismo 6
Südtiroler Volkspartei 4
Associazione per Trieste 1
Union Valdôtaine[9] 1
Totale 630[6]

Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Senatori dell'VIII Legislatura della Repubblica Italiana e Eletti al Senato della Repubblica nelle elezioni politiche italiane del 1979.

Di seguito viene proposta l'attribuzione finale dei seggi[10], per partito, al Senato:

Lista Seggi
Democrazia Cristiana 138
Partito Comunista Italiano 109
Partito Socialista Italiano 32
Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale 13
Partito Socialista Democratico Italiano 9
Partito Repubblicano Italiano 6
Südtiroler Volkspartei 3
Partito Liberale Italiano 2
Partito Radicale 2
Union Valdôtaine[11] 1
Totale 315[12]

Analisi Territoriale del voto[modifica | modifica sorgente]

Partiti maggioritari nelle singole province per la Camera.

La Democrazia Cristiana subisce una lieve perdita di consensi frutto di un calo di 1-2 punti percentuali nel Nord Italia e di una crescita consistente del 2-3% nel Sud Italia, con le uniche eccezioni di Sardegna e Basilicata in cui la DC perde consensi. Nel particolare si registra un calo marcato in Friuli-Venezia Giulia, dove la DC perde il 6% dei voti, frutto di un crollo del 13% nella Provincia di Trieste dove si impone la Lista per Trieste. Altri cali notevoli si registrano nelle province di Cuneo e Bergamo dove la DC arretra del 3%. Per quanto riguarda, invece, la crescita di consensi, degni di nota sono le province di Reggio Calabria dove la DC guadagna circa il 7% dei voti, Benevento dove cresce del 6%, Caserta e Caltanissetta in cui avanza di 5 punti percentuali. A queste province si aggiunge il Molise che fa registrare una crescita della DC del 4%, facendo diventare il Molise la regione più democristiana d'Italia, prima di Veneto e Abruzzo che, insieme a Nord della Sicilia e Campania senza Napoli, restano le zone forti della DC. Resta invece debole nelle Zone Rosse, nel Nord Ovest e nella Provincia di Cagliari[6].

Il Partito Comunista Italiano subisce una consistente perdita di consensi rispetto alle elezioni precedenti frutto di un calo generale particolarmente forte nel Sud Italia. Infatti, mentre nel Nord perde circa il 2-3% dei voti e l'1-2% nelle Regioni Rosse, al Sud arretra di 4-5 punti percentuali. In particolare è la Campania che fa registra il calo più marcato, 7%, risultato di un arretramento del 9% nella Provincia di Napoli. Seguono la Calabria, la Sicilia e il Lazio con un calo del 6%, come le province di Isernia e Trieste. Al Nord si registra una perdita di consensi soprattutto in Piemonte (-5%) e nella Lombardia Occidentale con Milano e Varese che fanno registrare un calo del 4% dei voti per il PCI. In generale comunque la distribuzione elettorale dei comunisti non cambia notevolmente: le Regioni Rosse restano il cuore del PCI come il Nord Ovest la seconda area d'influenza. La Provincia di Cagliari, con l'indebolimento della DC, sembra essere l'unica delle zone dell'exploit comunista del '76 ad aver mantenuto il predominio comunista. Si confermano ostili al PCI il Triveneto, l'Alta Lombardia, la Campania e il Nord della Sicilia[6].

Il Partito Socialista Italiano cresce nel Nord Ovest e nel Sud Italia mentre cala nel Nord Est. In particolare cresce notevolmente in Provincia di Messina (+3%), in Calabria e in Provincia di Alessandria (+1%). Al contrario arretra in Provincia di Belluno (-3%) e in Friuli-Venezia Giulia (-4%) che passa da zona forte del PSI a zona debole aggiungendosi al Centro Italia con l'esclusione dell'Umbria. Il risultato di questa tornata elettorale è il riequilibrio nella distribuzione territoriale del voto. Il PSI, infatti, risulta l'unico partito equamente distribuito sul territorio nazionale restando poco più debole della media solo in alcune regioni[6].

Il Movimento Sociale Italiano, che aveva subito la scissione di Democrazia Nazionale (che però non raggiunse il quorum), arretra su tutto il territorio nazionale, con un calo meno marcato nel Nord Italia che si conferma lontana dal MSI. Nel Centro-Sud, invece, i missini perdono circa l'1% dei voti ma restano comunque forti, specialmente in Lazio, Campania in cui insieme alla Calabria perdono quasi il 2% dei consensi, Puglia e nelle province di Catania e Reggio Calabria pur perdendo il 3% dei voti. Altri cali marcati si registrano nelle province di Messina (-5%), Trapani (-4%) che abbassano il dato della Sicilia del 3%, e Trieste in cui il MSI perde 4 punti percentuali[6].

Il Partito Socialista Democratico Italiano registra una crescita generale con le uniche eccezioni di Marche e Molise regione in cui perde l'1% dei voti. Si conferma forte nel Nord Ovest, in Friuli-Venezia Giulia e nella Provincia di Belluno. A queste zone si aggiunge la Sicilia in cui cresce dell'1% grazie soprattutto all'ottimo risultato della Provincia di Catania (+3%). Un'altra crescita notevole si registra nella Provincia di Cosenza dove cresce del 2%[6].

Il Partito Radicale ottiene un ottimo risultato grazie ad una crescita generale, molto marcata nel Nord Italia dove del 3-4% confermando questa come la sua principale zona d'interesse oltre le grandi città. La crescita nel Centro (1-2%) è notevole ma limitata rispetto al resto d'Italia, mentre al Sud è in linea con il trend nazionale intorno al 2-3%[6].

Il Partito Repubblicano Italiano è sostanzialmente stabile. Le uniche variazioni degne di nota riguardano la Sicilia in cui cresce dell'1%, il Molise e il Friuli-Venezia Giulia dove invece perde l'1% dei voti. La Sicilia entra quindi di diritto tra le zone forti del PRI affiancandosi al Nord Ovest, alla Romagna e al costa toscana[6].

Il Partito Liberale Italiano cresce quasi esclusivamente nel Nord Italia, in particolare in Piemonte (+1,5%), mentre nel resto del paese risulta stabile o in lievissima crescita. Si conferma forte nel Nord e in alcune province del Sud come Benevento e Messina[6].

Il Partito di Unità Proletaria subisce un calo di consensi nel Nord Italia, specialmente nel Trentino-Alto Adige dove perde l'1% dei voti, mentre risulta stabile nel Centro e nel Sud, con l'unica eccezione della Basilicata in cui cresce dell'1%. Nonostante il calo il nord si conferma la zona più favorevole ai demoproletari che nel Centro-Sud continuano ad arrancare[6].

Conseguenze del voto[modifica | modifica sorgente]

Per la prima volta nella storia elettorale repubblicana il Partito Comunista accusò un calo dei voti; ciò gli impedì di effettuare l'agognato "sorpasso" (il raggiungimento, cioè della maggioranza relativa) ai danni di una Democrazia Cristiana complessivamente stabile (-0,41% dei voti e lo stesso numero di deputati eletti rispetto alle consultazioni del 1976). Gli effetti elettorali della strategia della tensione furono un prosciugamento delle estreme a favore di una più moderata contestazione antidemocristiana, riversata all'interno degli alleati minori di governo che ne ottennero tutti benefici più o meno marcati.

A destra, perse qualcosa il Movimento Sociale Italiano, che aveva subìto la scissione di Democrazia Nazionale. I liberali sfiorarono il 2%, mentre il Partito Radicale ottenne più del triplo dei voti rispetto a tre anni prima.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Segretario del partito alla data delle elezioni
  2. ^ a b c Voti del partito alla Camera dei Deputati
  3. ^ a b c Elezioni 1979 risultati Camera dei Deputati, Ministero dell'Interno. URL consultato il 16 aprile 2013.
  4. ^ a b c Differenza rispetto alle precedenti elezioni, della somma totale dei seggi di camera e senato del partito
  5. ^ a b candidatura presentata in Valle d'Aosta
  6. ^ a b c d e f g h i j k Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  7. ^ Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  8. ^ Ministro dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  9. ^ Eletto il deputato Cesare Dujany nella lista unica UV-Democratici Popolari-PLI presentata nella circoscrizione Valle d'Aosta
  10. ^ Ministro dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni
  11. ^ Eletto il senatore Pietro Fosson candidato nella lista unica UV-Democratici Popolari-PLI presentata nella circoscrizione Valle d'Aosta
  12. ^ Ministero dell'Interno - Archivio storico delle Elezioni

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Costituzione della Repubblica Italiana

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]