Dialetto bolognese cittadino

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Dialetto bolognese.

Il dialetto bolognese cittadino, definito anche bolognese intramurario standard (da Daniele Vitali)[1], è quella sottovariante del dialetto bolognese parlato nella città di Bologna, nell'area anticamente ricompresa all'interno delle mura (odierni viali di circonvallazione). Si contrappone alle altre cinque principali sottovarianti di dialetto bolognese, definite ariose (dal bologn. ariåuṡ = arioso, fig. di fuori città). È considerata da molti parlanti come la forma più prestigiosa di dialetto bolognese, ed è anche la più studiata[2].

Principali differenze fonetiche[modifica | modifica wikitesto]

Art. 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo

«Tótt i èser umàn i nâsen lébber e prezîs in dgnitè e dirétt. I an la rasån e la cusiänza e i s an da cunpurtèr ón con cl èter cunpâgna di bón fradî.»

(Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1)

Rispetto ad altre sottovarianti di bolognese, in quello cittadino si registrano le seguenti tendenze odierne:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Luciano Canepari e Daniele Vitali, Pronuncia e grafia del bolognese, in Rivista Italiana di Dialettologia, XIX, Bologna, CLUEB, 1995, p. 119.
    «Va sùbito chiarito che cosa s'intende per "dialetto bolognese": si tratta dell'insieme di dialetti affini usati nella provincia di Bologna, senza però coincidere coi confini amministrativi [...].
    In questo lavoro, le varianti rustiche e montane sono state considerate principalmente per illustrare le differenze rispetto al bolognese cittadino, a sua volta distinguibile in "intramurario" e "extramurario", secondo una linea di confine che passava lungo le mura, abbattute agl'inizi del '900 e sostituite dai viali di circonvallazione. Le diverse pronunce extramurarie iniziavano, dunque, a sentirsi sùbito fuori del centro storico ed erano usate in piccoli insediamenti privi di continuità col nucleo cittadino (ma ad esso gradualmente conglobati [...]); in fondo, tali parlate si possono già definire "rustiche" e, come queste, sono più conservative rispetto al bolognese intramurario.
    A sua volta, l'intramurario presentava differenze da un borgo all'altro [...]»
    .
  2. ^ Luciano Canepari e Daniele Vitali, Pronuncia e grafia del bolognese, in Rivista Italiana di Dialettologia, XIX, Bologna, CLUEB, 1995, p. 120.
    «[...] con le trasformazioni sociali intervenute subito dopo la seconda guerra mondiale, scomparvero le condizioni per cui i bolognesi passavano l'intera vita senza uscire dal borgo natìo, il che permise la nascita d'un intramurario moderno le cui differenze tradizionali, sempre esistite e segnalate fin dal De vulgari eloquentia (Liber primus, IX, 4), hanno perso molto del loro peso. È in particolare a questa pronuncia intramuraria "standard", ben rappresentata da Luigi Lepri, che facciamo riferimento nel descrivere le articolazioni dei suoni bolognesi cittadini [...].
    Una descrizione "standard" del bolognese intramurario odierno è resa più complicata da due importanti fenomeni sociolinguistici: per via delle trasformazioni storico-sociali già ricordate, si verificò un massiccio afflusso di bolognesi extramurari, rurali e montanari verso il nucleo cittadino in espansione proprio nel momento in cui stava nascendo l'odierno intramurario "standard", che s'è così ritrovato in minoranza numerica nella sua stessa area di diffusione e non è rimasto impermeabile, come si vedrà, alle influenze esterne, pur continuando a esser considerato (unitamente a quello dei più anziani che hanno ancora differenze di borgo) "il vero bolognese" o "il bel bolognese pulito".»
    .

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]