Zirudella

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Una zirudella (a volte anche cirudella), o zirudèla, è un caratteristico componimento umoristico dialettale tipico dell'Emilia-Romagna, diffuso soprattutto nel bolognese e nel forlivese, nonché nel resto della Romagna (parzialmente diffuso anche nel ferrarese e nel modenese).

Metro e forma[modifica | modifica wikitesto]

La struttura tipica di una zirudella è ben caratterizzata da versi ottonari con rima baciata, suddivisi in quartine.
Le stesse rime possono ritornare nell'ambito della composizione.

Viene composta in particolari occasioni: sagre paesane, celebrazioni, anniversari (nozze ecc.) ed ha contenuti scherzosi e faceti (in questo senso può essere paragonata agli stornelli). Il componimento inizia solitamente con la parola zirudèla e si conclude con espressioni ripetitive come toc-e-dâi la zirudèla oppure tic e tac la zirudèla, spesso con accompagnamento musicale.

In Romagna, la zirudella più famosa è quella del Lunêri di Smémbar, pubblicata ogni anno dal 1845 a Faenza.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il musicologo lughese Francesco Balilla Pratella (1880-1955), la zirudella sarebbe una variazione dei motivi popolari circolari (ovvero con ritornelli ripetuti alla fine di ogni strofa) suonati con l'organistrum e poi la ghironda (ad esempio i rondelli ed i rondò). Il termine sarebbe dunque derivato da ghironda (o gironda) e tramutato nel tempo mediante alcune varianti come ad esempio girondella, cirondella, zirondella, zirodella, e infine zirudèla [1].

A tal riguardo, la definizione di Gaspare Ungarelli, bolognese, è piuttosto chiara:

«Componimento particolare del dialetto bolognese, che un tempo si faceva esclusivamente per rallegrare le cerimonie nuziali presso le famiglie dei campagnoli; e, per quanto ne riferisce la tradizione, veniva recitato o cantato dai narcisi, che si accompagnavano colla ghironda, antico strumento musicale ancora in uso nel secolo decorso. Epperò dai diminutivi ghirondella o girondella è venuto il nome di un componimento che, come la ghironda, rigira sopra sé stesso, ripetendo alla fine di ogni strofa la prima parola.»

(Vocabolario del dialetto bolognese[2])

Altri (Carpani [1]) ipotizzano più fantasiosamente un'etimologia legata alla ruota della gironda, apostrofata familiarmente Zè Rudella (Zia Rotella), il cui tipico suono meccanico si ricollegherebbe ai "toc" o ai "tic" delle tipiche frasi ripetitive a chiusura delle quartine.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le zirudelle erano inizialmente tramandate oralmente, spesso composte da autori poco istruiti, a volte analfabeti, ma dotati di grande arguzia e senso dell'umorismo.
Le prime tracce di antiche zirudelle in forma scritta risalgono al XVIII secolo, una delle quali addirittura composta dall'erudito cardinale Giuseppe Mezzofanti (1774 - 1849):

(EML)

«Zè Rodèla fé pladùr
Cuntadin, Garzón, Arzdùr,
Siè pur Felsina più bella
Tic, e dai la Zè Rudèla.

Su, Cerghétt e Campanèr,
La starmìda andè a sunèr
Dei pur fort int la mzanèla
Tic, e dai la Zè Rudèla.

Che i curài e gl'ingranà
Siè più belli e più sgurà,
Mudàv ben anc la stanèla
Tic, e dai la Zè Rudèla.

E s'ai manca i sunadùr
Tulì fora al maccaclùr
E piciàl int la padèla
Tic, e dai la Zè Rudèla.

Ed insòmma tutt ancù
S'ha da far a chi po' più
Che Mezfant l'è muntà in sèla
Tic, e dai la Zè Rudèla.»

(IT)

«Zirudella, fate chiasso
Contadini, Garzoni, Reggitori,
Sia pur Felsina la più bella
Tic e dai la Zirudella.

Sù, chierichetti e campanari,
A stormo andate a suonare,
Dateci pur forte sulla mezzanella
Tic, e dai la Zirudella.

Che i coralli ed i granati
Siano belli e lucidi,
Cambiatevi anche la gonna
Tic, e dai la Zirudella.

E se mancano i suonatori
Tirate fuori lo schiaccianocciole
E battetelo sulla padella
Tic, e dai la Zirudella.

Ed insomma, tutti oggi
Dobbiam fare il più possibile
Perché Mezzofanti è montato in sella
Tic, e dai la Zirudella.»

(Per un pranzo campagnolo (in dialetto bolognese Pr un dsnèr ed campagna)
Giuseppe Mezzofanti [1]
)

A partire dal XIX secolo le zirudelle hanno modificato la loro funzione originaria, perdendo a volte l'accompagnamento musicale e divenendo parte del repertorio di cantastorie e imbonitori di piazza, che regolarmente animavano i mercati di paese. Spesso il loro contenuto era ispirato a fatti e notizie reali.

Una fra le zirudelle più note è Al fatâz di Zardén Margarétta ("Il fattaccio dei giardini Margherita", noto anche come La Flèvia, "La Flavia") [3]. Si tratta di una zirudella di ignoto autore, dal contenuto decisamente osceno e diffusa per anni in maniera semiclandestina e goliardica per le osterie di Bologna, ispirata ad un presunto caso di stupro, avvenuto nel 1924 ai danni di tale Flavia Saguatti e seguito con dovizia di particolari dal Resto del Carlino fino al processo per oltraggio al pudore. Per alcuni l'anonimo autore sarebbe il giornalista Cesare Pezzoli [1], forse lo stesso artefice della zirudella Ricàt ("Ricatto") [4], un poemetto in forma di zirudella ancora più osceno del precedente.
Le zirudelle vengono pubblicate sin dalla sua fondazione (1845) sul luneri, un calendario diffuso in tutta la Romagna ed ancor oggi molto popolare.

Noti "zirondellai"[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Ragni
(San Lazzaro di Savena, 1867 - Bologna, 1919) [5] era un venditore ambulante. Scrisse centinaia di zirudelle che usava vendere al pubblico che assisteva divertito alle sue declamazioni. Anche il suo apprendista Oreste Biavati fu un ottimo zirondellaio.
Marino Piazza
(Bazzano, 1909 - Bologna, 1993) [6] venditore e cantastorie ambulante, accompagnava i suoi spettacoli con ocarina e clarinetto. Aveva il vezzo di anteporre il cognome al nome in modo da ottenere la rima "Piazza Marino, poeta e contadino". La sua fama di imbonitore "in rima" gli valse anche la scherzosa qualifica popolare di incanta bess (incanta bisce). Ebbe anche importanti riconoscimenti come l'elezione nel 1970 a "Trovatore d'Italia" [7].

Oggi, nell'ambito della riscoperta e della valorizzazione delle tradizioni dialettali, esistono alcuni concorsi di zirondelle[8]. Noti zirondellai sono Luigi Lepri (Gigén Lîvra), Mario Mandreoli (Pastràn) e tanti altri, fra cui il cantautore dialettale Fausto Carpani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d bulgnais.com: "Un antico componimento popolare: la zirudella", di Fausto Carpani
  2. ^ Gaspare Ungarelli, Vocabolario del dialetto bolognese, Bologna, Zamorani e Albertazzi, 1901.
  3. ^ "Anonimi petroniani del terzo millennio", Al fatâz di Zardén Margarétta. (La Flèvia). Con CD Audio, Alberto Perdisa Editore (2006), ISBN 8883723740
  4. ^ "Anonimo petroniano", a cura di Luigi Lepri, Ricàt (Il ricatto). Con audiocassetta, Maccari (1998), ISBN 8875320829
  5. ^ chieracostui.com: Giuseppe Ragni
  6. ^ Giuliano Piazza, Piazza Marino: Poeta Contadino, Calderini (1995), ISBN 8870198820
  7. ^ itineraribologna.it: La Zirudella Archiviato il 15 agosto 2007 in Internet Archive.
  8. ^ Ad esempio il concorso di poesia dialettale Ucarîna d ôr (Ocarina d'oro), organizzato dal Comune di Budrio, ha una sezione apposita per le zirudelle.