Quinto potere

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Quinto potere
Quinto potere.jpg
Una scena del film
Titolo originale Network
Paese di produzione Stati Uniti
Anno 1976
Durata 121 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Sidney Lumet
Sceneggiatura Paddy Chayefsky
Fotografia Owen Roizman
Montaggio Alan Heim
Musiche Elliot Lawrence
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più! »
(Howard Beale incita i telespettatori)

Quinto potere (Network) è un film del 1976 diretto da Sidney Lumet.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Howard Beale, commentatore televisivo stanco e sfiduciato della UBS di Los Angeles, un'importante rete nazionale appena acquistata da un'altra società, viene licenziato con un preavviso di due settimane, dopo undici anni di presenza sui teleschermi. L'indice di gradimento della sua trasmissione è sceso troppo. Tuttavia, prima di congedarsi e senza preavvertire colleghi e superiori, Beale annuncia il proprio suicidio in diretta, che avrà luogo, dice, fra una settimana. Scoppia uno scandalo: Beale viene costretto a smentire il suo sensazionale annuncio il giorno dopo, durante una trasmissione in cui rivela ai telespettatori, con un linguaggio piuttosto grave, il proprio licenziamento.

Diana Christensen, giovane e rampante responsabile dei programmi (fra i quali tuttavia non sono inclusi i notiziari) fiuta l'affarone; Frank Hackett, proconsole dei nuovi padroni nella UBS, l'appoggia, mentre Max Schumacher, amico e superiore diretto di Howard, perde il posto per essersi rifiutato di accettare il massacro intellettuale del medesimo (si consola tuttavia divenendo l'amante della nuova star del management della rete: Diana Christensen). In un rivoluzionario giornale-spettacolo, messo insieme cinicamente da Diana, sotto la cui direzione sono passate anche le trasmissioni di cronaca, il presentatore diventa l'ascoltatissimo "pazzo profeta dell'etere" (ma in inglese mad può anche significare "incazzato", in riferimento alle stesse parole che aveva proferito in precedenza).

Le sue feroci critiche, mentre entusiasmano il pubblico, allarmano i vertici e il presidente della UBS, Arthur Jensen, con il quale il subordinato Hackett ha uno stretto legame, induce il divo a propagandare la sottomissione al sistema. L'UBS, che aveva visto le sue sorti brillantemente risollevatesi grazie all'alto share di ascolto raggiunto dalla trasmissione, un po' pazzoide e di stampo anarchico-rivoluzionario, di Howard (e quindi un forte incremento delle relative entrate pubblicitarie), subisce un nuovo, lento declino; ma Jensen, che ha personalmente convinto Howard a cambiare indirizzo (nei contenuti, non nella forma), non recede dalla linea: Howard deve continuare il suo show, anche se calano gli ascolti. Diana, Frank e gli altri responsabili della rete decidono che l'unica possibilità di salvezza per l'UBS sta a questo punto nell'eliminazione fisica di Howard, della quale incaricano alcuni componenti di un gruppo terroristico specializzato in rapine e rapimenti, che erano stati scritturati dalla stessa Diana per fornire alla rete le riprese in diretta dei loro assalti. Durante il suo show, due killer del gruppo sparano ad Howard uccidendolo.

Il commento finale è affidato alla voce fuori campo, che ha sempre, discretamente, accompagnato le vicende del film: «Questa è la storia di Howard Beale, il primo caso conosciuto di un uomo che fu ucciso perché aveva un basso indice di ascolto.»

Commento[modifica | modifica sorgente]

Il film è una feroce parodia del mondo della televisione, dei cui artefici espone il cinismo e la totale mancanza di sensibilità morale. Bersaglio particolare è Diana Christensen, talmente calata nel mondo irreale della TV e nelle sue mire di carrierista, da arrivare a sproloquiare di palinsesti e di prospettive delle prossime trasmissioni persino durante i frenetici ma brevissimi amplessi con il suo maturo amante, uno stralunato ed irriconoscibile William Holden, il cui personaggio, Max Schumacher, ha nel film l'unica funzione di porre in maggior risalto il cinismo e la TV-dipendenza di Diana. Il commento finale della voce fuori campo, di cui si è detto, sdrammatizza la situazione, conferendo all'ultimo momento alla vicenda un'aura di presa in giro.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]


Nel 2000 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Librarian of Congress Names 25 More Films to National Film Registry, Library of Congress, 27 dicembre 2000. URL consultato il 6 gennaio 2012.

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