Quinto potere

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Quinto potere

Titolo originale: Network
Lingua originale: {{{linguaoriginale}}}
Paese: Stati Uniti
Anno: 1976
Durata: 121 min
Colore: colore
Audio: sonoro
Rapporto:
Genere: drammatico
Regia: Sidney Lumet
Soggetto:
Sceneggiatura: Paddy Chayefsky
Produttore:
Produttore esecutivo: {{{produttoreesecutivo}}}
Casa di produzione: {{{casaproduzione}}}
Distribuzione (Italia): {{{distribuzioneitalia}}}
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Character design: {{{nomecharacterdesign}}}
Mecha design: {{{nomemechadesign}}}
Animatori: {{{nomeanimatore}}}
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Episodi:
Fotografia: Owen Roizman
Montaggio: Alan Heim
Effetti speciali:
Musiche: Elliot Lawrence
Tema musicale: {{{temamusicale}}}
Scenografia:
Costumi:
Trucco:
Sfondi: {{{nomesfondo}}}
Sequel: {{{nomesequel}}}
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Quinto potere (titolo originale: Network) è un film americano del 1976 diretto da Sidney Lumet.

Indice

[modifica] Trama

Il commentatore televisivo di una grossa rete nazionale di Los Angeles, la UBS (appena acquistata da un'altra società), Howard Beale (Peter Finch), stanco e sfiduciato dopo undici anni di presenza sui teleschermi, viene licenziato con un preavviso di due settimane poiché l'indice di gradimento della sua trasmissione è sceso troppo. Tuttavia, prima di congedarsi e senza preavvertire colleghi e superiori, Beale annuncia in diretta il proprio suicidio, che avrà luogo - dice - fra una settimana. Scoppia uno scandalo: Beale viene costretto a smentire il suo sensazionale annuncio il giorno dopo, durante una trasmissione in cui rivela ai telespettatori, con un linguaggio piuttosto greve, il proprio licenziamento. Diana Christensen (Faye Dunaway), giovane e rampante responsabile dei programmi (fra i quali tuttavia non sono inclusi i notiziari) fiuta l'affarone; Frank Hackett (Robert Duvall), proconsole dei nuovi padroni nella UBS, l'appoggia mentre Max Schumacher (William Holden), amico e superiore diretto di Howard, perde il posto per essersi rifiutato di accettare il massacro intellettuale del medesimo (Si consola tuttavia divenendo l'amante della nuova star del management della rete: Diana Christensen). In un rivoluzionario giornale-spettacolo, messo insieme cinicamente da Diana, sotto la cui direzione sono passate anche le trasmissioni di cronaca, il presentatore diventa l'ascoltatissimo "pazzo profeta dell'etere". Le sue feroci critiche, mentre entusiasmano il pubblico, allarmano i vertici e il presidente della UBS, Arthur Jensen (Ned Beatty), con il quale il subordinato Hackett sta come pappa e ciccia, induce il divo a propagandare la sottomissione al sistema. L'UBS, che aveva visto le sue sorti brillantemente risollevatesi grazie al fortissimo share di ascolto raggiunto dalla trasmissione, un po' pazzoide e decisamente sull'anarchico-rivoluzionario, di Howard (e quindi un forte incremento delle entrate pubblicitarie connesse), subisce un nuovo, lento declino; ma Jensen, che ha personalmente convinto Howard a cambiare indirizzo (nei contenuti, non nella forma) non recede dalla linea: Howard deve continuare il suo show, anche se calano gli ascolti. Diana, Frank e gli altri responsabili della rete decidono che l'unica possibilità di salvezza per l'UBS sta a questo punto nell'eliminazione fisica di Howard, della quale incaricano alcuni componenti di un gruppo terroristico specializzato in rapine e rapimenti, che erano stati scritturati dalla stessa Diana per fornire alla rete le riprese in diretta dei loro assalti. Durante il suo show, due killer del gruppo sparano ad Howard uccidendolo.

Molto divertente in finale il commento della voce fuori campo, che ha sempre, discretamente, accompagnato la vicenda del film: «Howard Beale è stato il primo uomo ad essere ucciso perchè aveva un indice di ascolto troppo basso.»

[modifica] Commento

Il film è una feroce parodia del mondo della televisione, dei cui artefici espone il cinismo e la totale mancanza di sensibilità morale. Bersaglio particolare è Diana Christensen, talmente calata nel mondo irreale della TV e nelle sue mire di carrierista, da arrivare a sproloquiare di palinsesti e di prospettive delle prossime trasmissioni persino durante i frenetici ma brevissimi amplessi con il suo maturo amante, uno stralunato ed irriconoscibile William Holden, il cui personaggio, Max Schumacher, ha nel film l'unica funzione di porre in maggior risalto il cinismo e la TV-dipendenza di Diana. Il commento finale della voce fuori campo, di cui si è detto, sdrammatizza la situazione, conferendo all'ultimo momento alla vicenda un'aura di presa in giro.

[modifica] Premi e riconoscimenti

Nel 2000 è stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

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