Uccisione di Paolo Rossi
L'uccisione dello studente Paolo Rossi costituisce una tragica anticipazione del clima di violenza e di incomunicabilità fra persone e generazioni che, partendo dalla contestazione giovanile iniziata nel 1968, darà vita alla sanguinosa stagione politica degli anni di piombo, del terrorismo italiano e della strategia della tensione.
[modifica] Il delitto
Anni prima dello scoppio globale delle lotte politiche e sociali avvenuto, infatti, nel 1968, il clima iniziò ad accendersi, arrivando a toccare picchi di inaudita violenza.
Vittima di tale clima fu uno studente di architettura, Paolo Rossi, nato nel 1947, che fu ucciso nel 1966 appena diciannovenne. Il ragazzo, candidato al Parlamentino Universitario dell'Università "La Sapienza" nelle file dell'Unione Goliardica Italiana (radicale, schieramento di sinistra), era un universitario modello, cattolico, iscritto alla Gioventù socialista. Fu sorpreso con i suoi compagni, mentre distribuiva volantini di propaganda, e subì l'aggressione di un gruppo di neofascisti del FUAN Caravella. Lo scontro si consumò dentro le mura della città universitaria: la facoltà di Lettere era una roccaforte della sinistra, quelle di Giurisprudenza e Medicina di destra. Proprio sulle scale della prima si consumò la lotta. Paolo Rossi cadde da un'altezza di cinque metri e fu inutile l'arrivo dell'ambulanza: il trauma cranico subito gli causò il coma e la conseguente morte.
Il colpevole dell'omicidio non è mai stato identificato.