Mastite

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Mastite
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 611.0
ICD-10 (EN) N61

La mastite è una malattia infiammatoria della mammella che può riguardare le femmine dei mammiferi. La mastite può essere classificata in puerperale, se avviene durante l'allattamento materno, o, negli altri casi, non puerperale[1][2].

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

Le mastiti puerperali sono causate da agenti patogeni, soprattutto lo Staphilococcus Aureus e i batteri del genere Streptococcus, che penetrano il tessuto mammario attraverso il capezzolo. Colpiscono classicamente le giovani donne, specialmente durante il primo allattamento[1]. La stasi del latte materno e le scarse condizioni igieniche possono favorire l'insorgere della malattia[2].

La mastiti non puerperali sono causate, oltre che da S. Aureus, da batteri dei generi Enterococcus e Bacterioides, da anaerobi e, più raramente, da Brucella e miceti del genere Actinomices[1]. Possono manifestarsi fin dall'età neonatale[2].

Molto raramente, soprattutto nei paesi industrializzati, la causa è da riconoscersi nell'infezione da Mycobacterium tuberculosis e da Treponema pallidum, agenti eziologici rispettivamente di tubercolosi e sifilide[2].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi mastite luetica e mastite tubercolare.

Clinica[modifica | modifica wikitesto]

Le mastiti hanno generalmente un decorso acuto, ma possono, seppur raramente, cronicizzarsi e portare alla formazione di ascessi che possono richiedere l'intervento chirurgico[2].

La presentazione clinica presenta i classici segni di flogosi. Il seno risulta dolente, arrossato, e sono presenti leucocitosi e febbre[2].

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

Le madri vanno incoraggiate a continuare l'allattamento o a rimuovere il latte, manualmente o tramite presidi specifici, utilizzando eventualmente analgesici consentiti, quali il paracetamolo[3]. Nei casi persistenti la terapia antibiotica e la sospensione temporanea dell'allattamento in genere risolvono la condizione nel giro di pochi giorni[2].

Nel caso la malattia progredisca e si formi un ascesso, può essere necessaria l'incisione chirurgica e il drenaggio del pus[2].

Negli animali domestici[modifica | modifica wikitesto]

Nell'animale da allevamento l'infezione può insorgere tramite diverse vie di infezione (ascendente o galattogena, discendente o ematogena, diretta o percutanea) ed essere favorita da fattori predisponenti (genetici, alimentari, conformazione, "cattiva" mungitura).

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

È provocata da microrganismi di vario tipo e da una serie di errori: stalle sporche, impianti mungitura sporchi, lesioni apparato mammario.

Qualità del latte[modifica | modifica wikitesto]

Quando l’animale è colpito da mastite, produce un latte salato che presenta tracce di sangue, che tende a formare grumi ed è inadatto alla caseificazione.

Il latte prodotto emana cattivo odore e presenta un'alterazione di tutte le componenti, soprattutto delle sostanze grasse. Per evitare l'insorgere della malattia nell’animale, è consigliabile, dopo la mungitura, immergere il capezzolo in un apposito recipiente con un becco ricoperto di disinfettante, in modo che vi si formi intorno una patina che non permette l’entrata dei microrganismi.

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

Nella terapia si usano vari antibiotici, tra cui la cefapirina[4][5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Modena, pp. 175, 2006.
  2. ^ a b c d e f g h Dionigi, pp. 400-1, 2006.
  3. ^ Infant Feeding in Postnatal Care: Routine Postnatal Care of Women and Their Babies. URL consultato il 16 agosto 2012.
  4. ^ JP. Roy, L. DesCôteaux; D. DuTremblay; F. Beaudry; J. Elsener, Efficacy of a 5-day extended therapy program during lactation with cephapirin sodium in dairy cows chronically infected with Staphylococcus aureus. in Can Vet J, vol. 50, nº 12, Dec 2009, pp. 1257-62, PMID 20190974.
  5. ^ RM. Stockler, DE. Morin; RK. Lantz; WL. Hurley; PD. Constable, Effect of milk fraction on concentrations of cephapirin and desacetylcephapirin in bovine milk after intramammary infusion of cephapirin sodium. in J Vet Pharmacol Ther, vol. 32, nº 4, Aug 2009, pp. 345-52, DOI:10.1111/j.1365-2885.2008.01048.x, PMID 19614839.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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