Endocardite

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Endocardite
Haemophilus parainfluenzae Endocarditis PHIL 851 lores.jpg
Endocardite da Haemophilus parainfluenzae, sezione del cuore lungo l'asse ventricolare sinistro. Si notino le vistose vegetazioni adese alla superficie atriale della valvola mitralica.
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 783.0
ICD-10 (EN) R63.0

Per endocardite si intende uno stato infiammatorio dell'endocardio, il tessuto che riveste le cavità interne e le valvole del cuore; in particolare, i tessuti endocardici maggiormente coinvolti nella malattia infettiva risultano essere le valvole cardiache.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

L'incidenza rimane costante negli ultimi anni attestandosi a 3 casi su 100.000 persone, mentre in passato (si parla degli anni intorno al 1950) era leggermente più alta (si arrivava al 4,2).

Risulta più colpito il sesso maschile e, nella maggioranza dei casi, l'età con maggiori manifestazioni è quella che parte dalla quinta decade.

Infanzia[modifica | modifica wikitesto]

L'incidenza della malattia risulta in continua crescita per quanto riguarda i neonati e i bambini (1 su 4500, mentre è molto più bassa in Olanda).[1] Quando sono coinvolti i nascituri il rischio di mortalità è molto elevato.

Fattori di rischio[modifica | modifica wikitesto]

Costituiscono fattori di rischio molte malattie cardiache e altre condizioni fra cui:

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

Si distinguono due macrocategorie eziologiche: cause infettive e cause non infettive. Quest'ultime, più rare, si caratterizzano per emocoltura negativa e per la presenza di vegetazioni endocardiche sterili; tra queste, la più importante è sindrome di Libman-Sacks, estrinsecazione endocardica del lupus eritematoso sistemico. Nei soggetti anziani, affetti da carcinomi metastatici può presentarsi una "endocardite marantica", soprattutto in presenza di adenocarcinoma mucinoso o di sindrome di Trousseau. L'eziologia della endocarditi infettive varia in base all'età e alle condizioni predisponenti. I due generi batterici più frequenti sono lo Staphylococcus e lo Streptococcus. Tra i primi è di particolare importanza lo Staphylococcus aureus, molto spesso correlato a procedure invasive e in grado di infettare valvole native. Gli stafilococchi coagulasi negativi (come Staphylococcus epidermidis, Staphylococcus lugdunensis, Staphylococcus hominis) insorgono invece più frequentemente su valvole protesiche. Tra gli streptococchi assumono particolare importanza gli streptococchi di gruppo D (come Streptococcus bovis, Streptococcus galloliticus, presenti nel tratto gastrointestinale) e gli streptococchi viridanti (come Streptococcus mutans, Streptococcus oralis, Streptococcus salivarius, presenti nel cavo orale), entrambi genere in grado di infettare valvole native o protesiche. Occorre inoltre ricordare che un ampio gruppo di batteri possono provocare endocardite, tra questi:

Deve essere altresì ricordato che un'endocardite infettiva può essere sostenuta da Candida albicans, soprattutto in soggetti immunocompromessi, sottoposti a intervento cardiochirurgico o in terapia endovenosa attraverso catetere venoso centrale.

Sintomatologia[modifica | modifica wikitesto]

Molti sono i sintomi e i segni clinici che si riscontrano nelle persone affette da questa patologia.

  • Manifestazioni maggiori

Febbre, anemia (talora piastrinopenia), sudorazione, sensazione di brivido;

  • Manifestazioni minori

Anoressia, astenia, artralgie (40% dei casi), splenomegalia (30% dei casi), emboli settici (30% dei casi) in cute, palato e congiuntive, con segni caratteristici come noduli periungueali di Osler, macchie cutanee a fiamma di Janeway, lesioni retiniche di Roth, leucocitosi. Possono inoltre manifestarsi infarti embolici renali, glomerulonefrite focale o diffusa e altre patologie da immunocomplessi

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

La diagnosi si pone con almeno due su tre dei criteri maggiori:

  1. Ecocardiogramma - che presenta vegetazioni valvolari
  2. Coltura positiva per Stafilococchi o Streptococchi
  3. Presenze di un soffio cardiaco generato da valvulopatia endocarditica.

La diagnosi si può porre anche con uno solo dei criteri maggiori (ECOcardio, coltura positiva, nuovo soffio cardiaco) e almeno tre tra le varie manifestazioni minori.[5]

Terapia[modifica | modifica wikitesto]

Il trattamento da seguire per tale malattia è molto studiato in letteratura ma rimane ancora controverso, preferendo un intervento chirurgico di resezione e sostituzione valvolare[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Van de Meer JTM, Thompson J, Michel MF, Epidemiology of bacteral endocarditis in the Netherlands in Arch Intern Med, 1992.
  2. ^ Hogevik H, Olaison L, Anderson R, Epidemiologic aspects of infetcive endocarditis in a urban population: A 5-year prospective study in Medicine (Baltimore), vol. 74, 1995, pp. 324-339.
  3. ^ Mathew J, Addai T, Anand A, Clinical features, site of involvement bacteriologic findings, and outcome of infective endocarditis in intravenous drug user in Arch Intern Med, vol. 155, 1995, p. 1641.
  4. ^ Haemophilus, Actinobacillus, Cardiobacterium, Eikenella corrodens, Kingella kingae
  5. ^ Claudio Rugarli, Medicina interna sistematica, Masson, 2005, p. 204, ISBN 978-88-214-2792-3.
  6. ^ Ishikawa S, Kawasaki A, Neya K, Abe K, Suzuki H, Kadowaki S, Nakamura K, Ueda K., Surgery for infective endocarditis: determinate factors in the outcome. in J Cardiovasc Surg (Torino)., 2008.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mauro Moroni, esposito Roberto, De Lalla Fausto, Malattie infettive, 7ª edizione, Milano, Elsevier Masson, 2008, ISBN 978-88-214-2980-4.
  • Harrison, Principi di Medicina Interna - Il manuale, 16ª ed., New York-Milano, McGraw-Hill, 2006, ISBN 88-386-2459-3.
  • Claudio Rugarli, Medicina interna sistematica, 5ª ed., Masson, 2005, ISBN 978-88-214-2792-3.
  • Robbins e Cotran, Le basi patologiche delle malattie, 7ª ed., Torino-Milano, Elsevier Masson, 2008, ISBN 978-88-85675-53-7.
  • Eugene Braunwald, Malattie del cuore (7ª edizione), Milano, Elsevier Masson, 2007, ISBN 978-88-214-2987-3.

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