Sindrome di Trousseau

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La sindrome di Trousseau o tromboflebite recidivante migrante (o anche segno di malignità di Trousseau) è una sindrome paraneoplastica, ossia un complesso di segni e sintomi che può verificarsi nel corso di alcuni tumori maligni. Per primo, nel 1865, Armand Trousseau descrisse la correlazione tra fenomeni di coagulazione spontanea in assenza di reazioni infiammatorie e tumori occulti.[1]

Nella maggior parte dei casi compare a seguito di tumori dell'apparato digerente, del polmone, della prostata o delle ovaie. Le cellule tumorali sono in grado di rilasciare fattori procoagulanti e fibrinolitici e citochine infiammatorie, che favoriscono il verificarsi di eventi tromboembolici. Inoltre interagiscono direttamente con monociti, macrofagi, cellule dell'endotelio e piastrine attivando localmente la coagulazione.[1]

Una ricerca dell'Istituto per lo studio e la cura dei tumori di Candiolo sul ruolo dell'oncogene Met, guidata da Carla Boccaccio e pubblicata su Nature nel 2005, ha portato alla luce i meccanismi che legano stati di ipercoagulazione e tumore.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b M.A.Hayat (a cura di), Methods of Cancer Diagnosis, Therapy and Prognosis, vol. 2, Springer, 2008, p. 164, ISBN 978-1402084416.
  2. ^ (EN) Carla Boccaccio, Gabriella Sabatino, Enzo Medico, Flavia Girolami, Antonia Follenzi, Gigliola Reato, Antonino Sottile, Luigi Naldini, Paolo M.Comoglio, The MET oncogene drives a genetic programme linking cancer to haemostasis in Nature, nº 434, marzo 2005, pp. 396-400, DOI: 10.1038/nature03357. URL consultato il 17-4-2011.
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