Gravidanza ectopica

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In medicina, si definisce gravidanza ectopica quella condizione patologica in cui l'impianto dell'embrione avviene in sedi diverse dalla cavità uterina.

Embrione in gravidanza extrauterina, tubarica

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

La gravidanza ectopica può essere distinta in:

  • gravidanza intrauterina, con impianto in sede impropria (a livello dell'ostio tubarico, a livello della cervice uterina, ecc.)
  • gravidanza extrauterina, quando l'annidamento avviene al di fuori dell'utero. A seconda delle sue sedi, la gravidanza extrauterina viene definita:
    • tubarica (che è a sua volta distinguibile in interstiziale, istmica, ampollare e fimbrica, in base alla porzione della tuba in cui si ha l'annidamento dell'embrione); la gravidanza tubarica è la più frequente gravidanza extrauterina.
    • tubo-ovarica
    • ovarica
    • addominale : in questo caso l'impianto dell'embrione avviene nella cavità peritoneale o a livello degli organi addominali. L'impianto è definito primitivo (se si realizza in queste sedi fin dall'inizio) o secondario (se l'impianto addominale avviene solo successivamente, dopo che l'embrione si sia staccato da un precedente impianto tubarico o ovarico). È l'evenienza più rara. Al contrario di altri tipi di gravidanze ectopiche, quella addominale ha probabilità di riuscita molto più alta.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

La frequenza globale delle gravidanze ectopiche varia da 1/80 a 1/2000 gravidanze, in relazione alle diverse popolazioni osservate: il rischio di insorgenza è infatti maggiore in una popolazione di età maggiormente avanzata, o in una popolazione di nullipare con anamnesi di poliabortività.

Etiologia[modifica | modifica wikitesto]

Ogni gravidanza, nella sua fase iniziale, è extrauterina, poiché, prima di giungere ad annidarsi nella cavità dell'utero, l'embrione rimane per circa 2-5 giorni nella tuba. Sia per cause che ritardano o deviano il trasporto dell'embrione verso l'utero (lesione anatomiche delle tube su base flogistica, esiti cicatriziali, endometriosi pelvica, tumori tubarici, squilibri ormonali, ecc.) sia per cause non ben definite che accelerano lo sviluppo dell'embrione, questo può non raggiungere la cavità uterina e impiantarsi quindi in sede ectopica. Inoltre, sembra che il diffondersi di anticoncezionali (soprattutto di dispositivi intrauterini) sia correlato ad un aumento di insorgenza di gravidanza extrauterina. D'altronde, rispetto al passato, grazie al progredire della tecnologia in campo medico, viene diagnosticato un numero più elevato di gravidanze extrauterine, parte delle quali probabilmente sarebbero passate inosservate per morte precoce dell'embrione: di conseguenza, con molta probabilità, l'aumento delle gravidanze ectopiche è soltanto relativo.

Segni e sintomi[modifica | modifica wikitesto]

Nausea, tensione mammaria, affaticamento, amenorrea o stillicidio ematico, dolore ai quadranti addominali inferiori, tensione dell'addome, aumento consensuale di volume dell'utero.

In caso di grave emorragia interna può comparire dolore in ipogastrio con reazione di difesa addominale e Grido del Douglas.

Complicanze[modifica | modifica wikitesto]

La gravidanza ectopica non diagnosticata o riconosciuta in ritardo può complicarsi notevolmente fino all'esito letale. L'emorragia interna può portare la paziente allo shock emorragico o ad un'anemia molto grave. Per questo motivo anche nel sospetto di gravidanza extrauterina può essere indicata l'ospedalizzazione e l'osservazione con controllo dei parametri vitali.

Esami di laboratorio e strumentali[modifica | modifica wikitesto]

Esami di laboratorio:

  • gravindex positivo,
    • dosaggio della beta-HCG (gonadotropina corionica umana)<6000 mUI/ml a 6 settimane e suo aumento <66%in 48 ore,
    • < valori plasmatici di progesterone,
    • < valori plasmatici di estradiolo.

Esami strumentali:

  • ecografia: transaddominale e transvaginale che mostra l'assenza di una camera gestazionale all'interno della cavità endometriale e presenza di masse in sede annessiale con versamenti peritoneali.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

E. Tanganelli, F. Diani, G. Carlomagno, Compendio di Ostetricia e Ginecologia ad uso delle ostetriche, Torino, Utet, 1993.

Giorgio Bolis, "Manuale di Ginecologia ed Ostetricia", Edises, Ed. I/2011

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