Preeclampsia

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Pre-eclampsia
Hypertrophic decidual vasculopathy high mag.jpg
Una microfotografia che mostra una vasculopatia ipertrofica deciduale, un quadro riscontrabile nell'ipertensione gestazionale - una componente della pre-eclampsia. Colorazione con ematossilina eosina.
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 642.4-642.7
ICD-10 (EN) O11, O14
Sinonimi
Gestosi
Tossiemia gravidica

La preeclampsia, nota anche come gestosi, è una sindrome caratterizzata dalla presenza, singola o in associazione, di segni clinici quali edema, proteinuria o ipertensione in una donna gravida. Dalle iniziali delle parole inglesi di questi tre sintomi (Edema, Proteinuria, Hypertension) è stata coniata la sigla EPH, con la quale si indicava la concomitante presenza di questa triade sintomatologica (gestosi trisintomatica). Venivano inoltre adoperate le sigle EH per indicare la presenza di edema e ipertensione (gestosi bisintomatica di tipo EH) e PH per indicare la presenza di proteinuria e ipertensione (gestosi bisintomatica di tipo PH). Infine si potevano contemplare le così dette gestosi monosintomatiche di tipo E, P, e H a seconda del sintomo riscontrato.

Poiché numerosissime casistiche raccolte nel corso degli anni[1] dimostrarono l’aspecificità degli edemi (appannaggio di numerosissime gravidanze fisiologiche e perfino assenti in alcune forme severe di gestosi), si è deciso di modificare la denominazione della sindrome e di darne una definizione ed una classificazione più aderente alla realtà clinica, comprendendola nel più grande ambito dei fenomeni ipertensivi che possono interessare la paziente gravida.

Definizione[modifica | modifica sorgente]

Si parla di ipertensione in gravidanza quando la pressione arteriosa sistolica (PAS) è > 140 mmHg e/o la pressione arteriosa diastolica (PAD) è > 90 mmHg.

Invece delle pressioni arteriose sistolica e diastolica si può considerare il valore della pressione arteriosa media (PAM) che si esprime secondo la seguente formula: PAM=\frac{PAS+2PAD}{3}

Usando tale metodo, si considera significativo per la presenza di ipertensione in gravidanza un valore pari o superiore a 105 mmHg se non sono noti i valori basali.
Tali riscontri pressori, qualunque sia il metodo adoperato, devono essere “stabili”, cioè confermati in due o più misurazioni consecutive ripetute a distanza di 4-6 ore l’una dall’altra.

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

Sono state proposte molte classificazioni delle sindromi ipertensive in gravidanza ed ognuna di esse presenta pregi e difetti. La più esauriente ed utilizzata oggi è la classificazione del National High Blood Pressure Education Program nella sua versione II. Tutte queste classificazioni possiedono tuttavia dei punti in comune che definiscono due gruppi di ipertensione arteriosa:

  • A
    • Forme indotte dalla gravidanza
    • Ipertensione gestazionale
    • Preeclampsia
    • Eclampsia
    • Sindrome HELLP
  • B
    • Forme croniche preesistenti alla gravidanza o riscontrate prima della 20ª settimana di età gestazionale
Ipertensione gestazionale (IG)
Si parla di ipertensione gestazionale quando l’aumento pressorio è riscontrato dopo la 20ª settimana di gravidanza in donne precedentemente normotese, in assenza di proteinuria e di altri segni di coinvolgimento sistemico.
Preeclampsia (PE)
Si parla di preeclampsia quando l’incremento pressorio rilevato dopo la 20ª settimana di gestazione in donne precedentemente normotese, si accompagna a proteinuria circa 0,3 g/l in un campione delle 24h.
Eclampsia
Si parla di eclampsia quando alla sintomatologia classica si associano crisi convulsive.
Sindrome HELLP
La sindrome HELLP è caratterizzata, come evidenzia lo stesso acronimo HELLP (H=hemolysis, E=elevated, L=liver enzimes, L=low, P=platelets) da emolisi, aumento del valore sierico degli enzimi epatici, piastrinopenia.[2]

Eziopatogenesi[modifica | modifica sorgente]

Fisiopatologia della preeclampsia e dell’eclampsia

L’eziopatogenesi di questa sindrome non è ancora nota, tuttavia sin dal 1972 Page formulò alcune ipotesi, basate su osservazioni sperimentali, che hanno permesso di comprendere meglio l’evoluzione della malattia. Tali osservazioni furono poi ampliate da Zeeman, Dekker et al. negli anni ’90, ottenendo un quadro più completo della fisiopatologia di questa sindrome. Secondo questi autori, alcuni fattori come ipertensione essenziale preesistente, patologie renali preesistenti, eccessivo incremento ponderale durante la gravidanza, diabete e fattori immunologici innescherebbero un circolo vizioso che porterebbe alla evoluzione del quadro tipico della preeclampsia.

Ricerche più recenti hanno dimostrato che un elemento fondamentale nel determinismo della preeclampsia è rappresentato da alterazioni a carico della placenta.

La presenza del feto non è necessaria, è sufficiente la presenza del trofoblasto in condizioni di vitalità, come dimostra l’osservazione di casi di preeclampsia in donne portatrici di mola vescicolare non tempestivamente riconosciuta. Nelle donne sane si hanno modificazioni del numero e del calibro delle arterie spirali che portano il flusso ematico uterino da 50 ml/min intorno alla 9ª-10ª settimana di gestazione, a 500 ml/min a termine di gravidanza. Nelle pazienti preeclamptiche il flusso placentare risulta sensibilmente ridotto. Il motivo di questa ipoperfusione sembrerebbe risiedere nell’inadeguata invasione delle arterie spirali della decidua e del miometrio da parte del citotrofoblasto durante la fase di placentazione. Questo fenomeno provocherebbe, inoltre, una diminuita reattività alle catecolamine endogene causando una marcata riduzione del calibro delle arterie utero-placentari. Tutto ciò impedisce la formazione di un distretto circolatorio a bassa resistenza e ad alta capacità che irrora lo strato intervilloso.

Anche se l’ischemia placentare sembra avere un ruolo preponderante, numerosi altri fattori concorrono nella patogenesi della malattia. Dai dati provenienti dal Reproductive genetics Program dell’Università dello Utah si evince una predisposizione familiare a sviluppare la preeclampsia. Il gene AGT235 sembra essere responsabile dell’invio di un segnale anomalo alla placenta durante la formazione del letto vascolare. Kevin H., O’ Shaughnessy et al. hanno dimostrato che una mutazione del gene che codifica per il Fattore V di Leiden, oltre a predisporre la paziente a gravi complicanze ostetriche come infarti placentari, distacco intempestivo di placenta, trombosi venosa profonda ed embolia polmonare, predispone anche alla preeclampsia. Le placente di pazienti preeclamptiche si presentano ridotte di volume; il loro quadro anatomopatologico è caratterizzato da microtrombosi diffuse con zone infartuate, più o meno estese, e da calcificazioni. Questa osservazione ha portato i ricercatori ad indagare sui fenomeni apoptotici a carico del trofoblasto conseguenti all’ischemia placentare.

Dati di laboratorio[modifica | modifica sorgente]

  • Proteinuria: di solito non selettiva; la sua entità dipende dalla gravità della lesione renale ed è correlata ad una prognosi fetale sfavorevole.
  • Iperuricemia: anch'essa legata alla gravità delle lesioni renali ed alla prognosi fetale; spesso precede l'insorgenza del quadro clinico.
  • Ipocalciuria (riduzione della concentrazione di calcio nelle urine sotto i valori normali)
  • Riduzione dei livelli di antitrombina III nel sangue.[3]

Diagnosi differenziale[modifica | modifica sorgente]

La preeclampsia-eclampsia deve essere distinta da molte altre patologie, quali l'ipertensione cronica, la malattia renale cronica, le neuropatie associate a convulsioni, la porpora trombotica trombocitopenica, la sindrome da anticorpi antifosfolipidi e la sindrome emolitico-uremica. Deve essere sempre presa in considerazione nelle donne gravide dopo la ventesima settimana di gestazione. La diagnosi risulta difficile in presenza di una patologia preesistente come l'ipertensione.[4]

Complicanze[modifica | modifica sorgente]

La complicanza più grave della preeclampsia è l'eclampsia. Studi effettuati nel Regno Unito riportano un'incidenza di 1 caso su 2000 gravidanze, con associata mortalità materna dell'1,8%.[5] La sindrome HELLP è più comune (circa 1 su 500 gravidanze), ma anch'essa è rischiosa per la vita e rappresenta un'emergenza medica che richiede la pronta interruzione della gravidanza.[6] L'emorragia cerebrale che può verificarsi in caso di eclampsia è potenzialmente letale.

Terapia[modifica | modifica sorgente]

L'espletamento del parto sembra essere l'unica terapia realmente efficace nel ridurre l'ipertensione materna e questo conferma ulteriormente il ruolo della placenta nel determinismo di questa patologia.

Solfato di magnesio[modifica | modifica sorgente]

In alcuni casi, il solfato di magnesio può essere utilizzato per via endovenosa nelle donne con preeclampsia-eclampsia per prevenire le convulsioni, stabilizzandone temporaneamente le condizioni cliniche; nel contempo si usano corticosteroidi per promuovere la maturazione polmonare del feto. L'uso del solfato di magnesio è stato proposto fin dal 1955[7][8][9] L'evidenza clinica che ha supportato l'uso del solfato di magnesio è giunta dallo studio MAPGIE.[10] Quando il parto deve essere indotto prima della trentasettesima settimana di gestazione, è opinione condivisa che vi siano per il neonato dei rischi aggiuntivi legati alla prematurità, che richiedono particolare attenzione.

Fattori dietetici e nutrizionali[modifica | modifica sorgente]

Dagli studi effettuati è emerso che né i supplementi proteico-calorici, né la riduzione delle proteine nella dieta hanno effetti sull'incidenza della preeclampsia.[11] Altri studi riguardanti la supplementazione dietetica con antiossidanti, come le vitamine C ed E, non hanno dimostrato effetti protettivi sull'incidenza di preeclampsia.[12] Secondo i ricercatori Padayatty and Levine del National Institute of Health statunitense, tuttavia, nello studio precedentemente citato era stato sottovalutato l'effetto di sostanze come l'acido ascorbico, le cui concentrazioni plasmatiche non erano state riportate dagli autori e potevano quindi essere simili tra il gruppo di trattamento e quello di controllo. Inoltre le dosi somministrate, pari a un grammo al giorno, sempre secondo i due ricercatori sarebbero state insufficienti ad aumentare adeguatamente i livelli plasmatici e intracellulari di ascorbato[13] e gli studi avrebbero dovuto prevedere dosaggi più alti di vitamina C per mostrarne gli effetti benefici. Anche bassi livelli di vitamina D potrebbero costituire un fattore di rischio per la preeclampsia.[14] La supplementazione di calcio in donne con basse concentrazioni di questo elemento nella dieta non riduce l'incidenza di preeclampsia, ma diminuisce la frequenza di complicanze gravi.[15] Bassi livelli di selenio nel sangue sono associati con una maggiore incidenza di preeclampsia rispetto ai controlli.[16][17] Anche per altre vitamine è stato dimostrato un ruolo nell'incidenza delle malattia.[18]

Aspirina[modifica | modifica sorgente]

La prevenzione della preeclampsia con acido acetilsalicilico (Aspirina) è ancora oggetto di dibattito per quanto riguarda l'efficacia e la posologia. Generalmente si utilizza nelle donne a rischio, a dosaggi di 60-150 mg/die. Questo approccio è basato sull'osservazione che l'acido acetilsalicilico a bassi dosaggi inibisce l'aggregazione piastrinica e favorisce lo stato vasodilatativo. Gli studi compiuti, però, non danno risultati univoci.[19][20]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Friedman S.A. et al, Pathophysiology of preeclampsia in Sibai B.M. (a cura di), Clinics in Perinatology. Hypertension and Pregnancy, Philadelphia, W.B. Saunders, 1991, pp. 661-681.
  2. ^ (EN) Weinstein L., Syndrome of hemolysis, elevated liver enzymes, and low platelet count: a severe consequence of hypertension in pregnancy (abstract) in Am J Obstet Gynecol, vol. 2, nº 142, 15, pp. 159-67, PMID 7055180. URL consultato il 2 marzo 2014.
  3. ^ F.P. Schena, F.P. Selvaggi, L. Gesualdo, M. Battaglia, Malattie del rene e delle vie urinarie, 4ª ed., McGraw-Hill, 2008, pp. 389-390, ISBN 978-88-386-2397-4.
  4. ^ Preeclampsia-Eclampsia in Diagnosis and management of pre-eclampsia and eclampsia, Armenian Medical Network, 2003. URL consultato il 23 novembre 2005.
  5. ^ Douglas KA, Redman CW, Eclampsia in the United Kingdom in BMJ, vol. 309, nº 6966, novembre 1994, pp. 1395–400, PMC 2541348, PMID 7819845.
  6. ^ Brenner e Rector, Il rene, vol. 3, Verduci [1991], 1992, p. 1682, ISBN 88-7620-237-4.
  7. ^ PRITCHARD JA, The use of the magnesium ion in the management of eclamptogenic toxemias in Surgery, Gynecology & Obstetrics, vol. 100, nº 2, febbraio 1955, pp. 131–40, PMID 13238166.
  8. ^ Hibbard BM, Rosen M, The management of severe pre-eclampsia and eclampsia in British Journal of Anaesthesia, vol. 49, nº 1, gennaio 1977, pp. 3–9, DOI:10.1093/bja/49.1.3, PMID 831744.
  9. ^ Andersen WA, Harbert GM, Conservative management of pre-eclamptic and eclamptic patients: a re-evaluation in American Journal of Obstetrics and Gynecology, vol. 129, nº 3, ottobre 1977, pp. 260–7, PMID 900196.
  10. ^ The Magpie Trial Follow Up Study Management Group, The Magpie Trial follow up study: outcome after discharge from hospital for women and children recruited to a trial comparing magnesium sulphate with placebo for pre-eclampsia [ISRCTN86938761] in BMC Pregnancy and Childbirth, vol. 4, nº 1, marzo 2004, p. 5, DOI:10.1186/1471-2393-4-5, PMC 416479, PMID 15113445.
  11. ^ Kramer MS, Kakuma R, Energy and protein intake in pregnancy in Cochrane Database of Systematic Reviews, nº 4, 2003, pp. CD000032, DOI:10.1002/14651858.CD000032, PMID 14583907.
  12. ^ Rumbold AR, Crowther CA, Haslam RR, Dekker GA, Robinson JS, Vitamins C and E and the risks of preeclampsia and perinatal complications in The New England Journal of Medicine, vol. 354, nº 17, aprile 2006, pp. 1796–806, DOI:10.1056/NEJMoa054186, PMID 16641396.
  13. ^ Padayatty SJ, Levine M, Vitamins C and E and the prevention of preeclampsia in The New England Journal of Medicine, vol. 355, nº 10, settembre 2006, pp. 1065; author reply 1066, DOI:10.1056/NEJMc061414, PMID 16957157.
  14. ^ Bodnar LM, Catov JM, Simhan HN, Holick MF, Powers RW, Roberts JM, Maternal vitamin D deficiency increases the risk of preeclampsia in The Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, vol. 92, nº 9, settembre 2007, pp. 3517–22, DOI:10.1210/jc.2007-0718, PMID 17535985.
  15. ^ Villar J, Abdel-Aleem H, Merialdi M, et al., World Health Organization randomized trial of calcium supplementation among low calcium intake pregnant women in American Journal of Obstetrics and Gynecology, vol. 194, nº 3, marzo 2006, pp. 639–49, DOI:10.1016/j.ajog.2006.01.068, PMID 16522392.
  16. ^ Rayman MP, Bode P, Redman CW, Low selenium status is associated with the occurrence of the pregnancy disease preeclampsia in women from the United Kingdom in American Journal of Obstetrics and Gynecology, vol. 189, nº 5, novembre 2003, pp. 1343–9, DOI:10.1067/S0002-9378(03)00723-3, PMID 14634566.
  17. ^ Vanderlelie J, Venardos K, Perkins AV, Selenium deficiency as a model of experimental pre-eclampsia in rats in Reproduction, vol. 128, nº 5, novembre 2004, pp. 635–41, DOI:10.1530/rep.1.00260, PMID 15509710.
  18. ^ Rumiris D, Purwosunu Y, Wibowo N, Farina A, Sekizawa A, Lower rate of preeclampsia after antioxidant supplementation in pregnant women with low antioxidant status in Hypertension in Pregnancy, vol. 25, nº 3, 2006, pp. 241–53, DOI:10.1080/10641950600913016, PMID 17065044.
  19. ^ Barton JR, Sibai BM. Prediction and prevention of recurrent preeclampsia. Obstet Gynecol. 2008 Aug;112(2 Pt 1):359-72. Review. PubMed PMID: 18669736.
  20. ^ Duley L, Henderson-Smart DJ, Knight M, King JF, Antiplatelet agents for preventing pre-eclampsia and its complications in Cochrane Database of Systematic Reviews, nº 1, 2004, pp. CD004659, DOI:10.1002/14651858.CD004659, PMID 14974075.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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