Giuseppe Garibaldi (551)

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Giuseppe Garibaldi (551)
La portaerei Giuseppe Garibaldi in navigazione nell'Oceano Atlantico
La portaerei Giuseppe Garibaldi in navigazione nell'Oceano Atlantico
Descrizione generale
Naval Ensign of Italy.svg
Tipo incrociatore portaelicotteri
portaerei leggera (STOVL) - CVS[1]
Classe Garibaldi
Proprietario/a Naval Ensign of Italy.svg Marina Militare
Identificazione 551
Ordinata 21 novembre 1977
Costruttori Italcantieri
Cantiere Monfalcone (Go), Italia
Impostata 26 marzo 1981
Varata 4 giugno 1983
Madrina Flavia Donata Solvetti in Garibaldi
Completata 30 settembre 1985
Caratteristiche generali
Dislocamento standard: 10.100 t
a pieno carico: 13.850 t
Lunghezza 180,2 m
Larghezza al galleggiamento: 23,4 m
al ponte di volo: 30,4 m
Pescaggio 6,7 m
Propulsione COGAG:
Velocità 30 nodi
Autonomia 7.000 miglia (13.000 km) alla velocità di 20 nodi
Capacità di carico 18 velivoli sul ponte di volo.
Equipaggio 550 uomini + fino a 230 addetti componente aerea
Equipaggiamento
Sensori di bordo radar:
  • Hughes AN/SPS-52C in banda E
    (ricerca aerea a lungo raggio 3D)
  • Selenia MM/SPS-768 (RAN-3L)
    (ricerca aerea medio raggio in banda D)
  • Selenia SPS/RAN-10
    (ricerca aerea e di superficie)
  • SPS-702 CORA (superficie)
  • SPN-749 (navigazione)
  • SPN-728 (approccio)
  • RTN-30X
    (tiro per Albatros/Aspide)
  • RTN-10X
    (controllo fuoco per Dardo)
Sistemi difensivi ECM/ESM:
Armamento
Armamento
Artiglieria
Siluri
Missili
Mezzi aerei Linea di volo costituita da 12-18 aeromobili (SH-3D/EH-101 o/e AV-8B Plus)
Note
Motto Obbedisco

dati tratti da[2]

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La portaeromobili leggera STOVL/CVS[1] Giuseppe Garibaldi, matricola -551, è un'unità della Marina Militare Italiana e prende il nome dal generale del Risorgimento Giuseppe Garibaldi. L'unità è stata la prima portaerei nella storia della Marina Militare ad entrare in servizio attivo dato che due unità portaerei, l'Aquila e lo Sparviero, furono approntate nel corso della seconda guerra mondiale ma non entrarono mai in servizio. La nave ha ricoperto il ruolo prestigioso di nave ammiraglia della Marina Militare, fino al varo della nuova portaerei Cavour. Il ruolo di portabandiera della flotta era stato ricoperto dal 1961 al 1971 con lo stesso nome e la stessa matricola, dall'incrociatore Giuseppe Garibaldi.

Costruzione[modifica | modifica wikitesto]

Il programma della sua realizzazione nato dall'esigenza di sostituire i due Doria, uno dei quali, il Duilio, destinato a nave scuola per gli allievi dell'Accademia di Livorno in sostituzione del San Giorgio. La scelta ricadde su un incrociatore tuttoponte per la lotta antisommergibile, con un ponte continuo per un consistente gruppo di elicotteri antisommergibile. L'unità doveva unire oltre alle capacità tipiche di una unità maggiore quali un incrociatore, anche capacità di comando e controllo per un gruppo operativo d’altura per coordinare l’attività di una formazione navale, mettendo a sua disposizione le proprie risorse da integrare con quelle delle altre unità impiegate nella missione.

La sua costruzione venne programmata in base alla Legge Navale del 1975, dopo che nel 1974 la Marina Militare aveva sottoposto all’industria italiana un progetto di massima per la realizzazione di un’unità navale tutto ponte. Il progetto iniziale prevedeva un ponte di volo piatto tipico delle unità portaelicotteri.[3] Ad un progetto della Breda s’impone il progetto presentato dalla Italcantieri. L'unità venne ordinata dalla Marina Militare il 21 novembre 1977 e il contratto con l'Italcantieri venne stipulato il 20 febbraio 1978. La costruzione dell'unità è avvenuta negli stabilimenti di Monfalcone. Il taglio della prima lamiera è avvenuto il 28 aprile 1980 e il 9 settembre dello stesso anno ebbe inizio la costruzione del primo blocco in officina. Il 26 marzo 1981 il primo blocco venne impostato sullo scalo del cantiere navale di Monfalcone. Nel corso della costruzione dell’unità sullo scalo venne decisa l'adozione dello ski-jump non prevista nella fase progettuale. Il 31 gennaio 1983 viene ultimato il montaggio dell’ultimo blocco sullo scalo e il 19 aprile venne completata la costruzione della sovrastruttura. La nave venne varata il 4 giugno 1983 alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri Amintore Fanfani e del Ministro della Difesa Lelio Lagorio che tenne il discorso inaugurale; madrina del varo fu la signora Flavia Donata Solvetti in Garibaldi, moglie dell’ultimo discendente dell’Eroe dei due mondi. Dopo le prove in mare iniziate il 3 dicembre 1984 la nave è stata consegnata alla Marina Militare il 30 settembre 1985 ed al momento della sua entrata in servizio era la portaerei più piccola al mondo.

Nel 2003 la nave è stata sottoposta a lavori di ammodernamento, che hanno dotato l'unita di capacità C4I.

Il 12 ottobre 2013 la nave è stata trasferita presso l'Arsenale militare marittimo di Taranto, per effettuare una profonda ristrutturazione che verrà svolta dalle maestranze dell'arsenale. I lavori riguarderanno principalmente il refitting dell'apparato propulsivo, di tutti gli impianti ausiliari, come il refitting ai gruppi elettrogeni e la manutenzione ordinaria in genere e l'ordinario carenaggio oltre alla bonifica di amianto da alcuni impianti.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

L'unità, progettata per operazioni antinave, antiaeree e antisommergibile e per assolvere funzioni di comando e di controllo di operazioni da parte di forze complesse, dispone di una componente aerea che può, alternativamente, essere composta fino ad un massimo di 12 aerei STOVL AV-8B Harrier II o 18 elicotteri Agusta SH-3D. Lo scafo è suddiviso in 13 compartimenti stagni da paratie verticali, mentre è suddiviso in sei ponti in senso longitudinale.[4] Particolare cura è stata posta, in fase progettuale, allo studio della carena, sottoposta a numerose prove presso l’INSEAN (Istituto Nazionale di Studi ed Esperienze di Architettura Navale) di Roma che, su richiesta dell’Italcantieri, ha predisposto un bacino per le prove in condizioni di mare agitato e per lo studio dei fenomeni di cavitazione,[3] mentre nel lago di Nemi sono state effettuate le prove di manovrabilità su un modello della nave di 8,57 metri.[3] Lo scafo è dotato di normali alette antirollio, mentre con una velocità di navigazione superiore ai 18 nodi, due coppie di pinne retrattili, a comando elettro-idraulico, consentono una riduzione del rollio da 30° a 3°;[3]e in funzione di riequilibrio dei carichi, in seguito a spostamenti di elicotteri o aerei, il servizio di bilanciamento trasversale viene assicurato da 2 casse di compensazione attive, poste in zona maestra, che sono riempite e svuotate mediante immissione od espulsione di acqua travasata da due elettropompe.[3]

Il ponte di volo, dalla caratteristica struttura disassata rispetto all'asse longitudinale della nave, è dotato di un trampolino di lancio (sky-jump) inclinato di 6° 5', è lungo 174 e largo 30 metri ed è provvisto di una passerella laterale per il movimento del personale e per la sistemazione di attrezzature accessorie quali punti rifornimento carburanti, prese di energia e servizi antincendi. Tale passerella è posizionata circa un metro al di sotto del ponte di volo.[4][3] e l’aumento di quota della prora, in seguito alla decisione di adottare lo ski-jump, ha consentito il miglioramento della stabilità della nave in condizioni di mare agitato.[3]

All'equipaggio che con il personale del comando complesso sfiora i 600 componenti, vanno aggiunti 230 del personale del gruppo aereo. L'hangar per ospitare la componente imbarcata è situato al di sotto del ponte di volo; esso misura 108×15×6 metri, è diviso in tre sezioni da due pareti tagliafiamma ed è dotato di due elevatori da 18×10 m della portata di 18 tonnellate della Navalimpianti, posti rispettivamente a prua ed a poppa della sovrastruttura (detta isola) e praticamente in asse con la sovrastruttura,[5] che a sua volta è raggruppata intorno all’unico fumaiolo, in cui vengono convogliati i gas di scarico dei due gruppi propulsori, dei generatori diesel e delle calderine ausiliarie.[3] L’isola, posizionata sul lato di dritta è lunga circa 60 metri ed ospita la plancia di comando, i locali operativi, e i gli alberi che sostengono gran parte delle numerose apparecchiature elettroniche.[3]Inizialmente era previsto un secondo ponte continuo al di sotto del ponte di volo, ma considerazioni riguardanti sulla stabilità della nave hanno indotto a preferire la soluzione alla fine adottata,[3] con l'inconveniente che l'hangar, con i due elevatori collocati a proravia e poppavia dell’isola, blocca le comunicazioni tra i due lati dell’unità, possibili solo al di fuori della zona occupata dall’aviorimessa;[3] sotto il ponte di volo si contano altri sei ponti.[3]

La nave è dotata di impianto di condizionamento, usabile in assetto NBC, dotato di 6 elettrocompressori centrifughi posti a coppia su tre stazioni di condizionamento della ditta Termomeccanica con potenza complessiva di 3.000.000 fr/h, per il periodo estivo, e di due scambiatori di calore da 700.000 Cal/h, per il riscaldamento invernale.[3]

Gli impianti di produzione dell'acqua di lavanda dolce calda e fredda da distribuire in 6 casse di acqua di lavanda (quattro a prora e due a poppa), erano inizialmente costituiti da due evaporatori ScamFlash della Ditta SCAM di Milano da 120 tonnellate al giorno ciascuno. Gli impianti sono stati sostituiti durante la sosta lavori del 2002/2004 con quattro impianti di dissalazione ad osmosi inversa della Ditta ROCHEM-MARINE posti a coppia nei locali apparato motore. Per il servizio acqua di lavanda calda e per il servizio acqua calda per il condizionamento caldo, provvedono due boyler misto elettrico-vapore il cui funzionamento è assicurato dal vapore a 105 °C prodotto da quattro calderine ausiliarie Bono (poste a due a due nei locali apparato motore) oltre che con scaldiglie elettriche (possono essere alimentati alternativamente o contemporaneamente sia con vapore che elettrico in caso di onerosa richiesta e/o quando l'Unità è in mare con il massimo degli effettivi).[3]

Il gruppo aereo imbarcato[modifica | modifica wikitesto]

A causa della legislazione vigente all'epoca dell'entrata in servizio, che permetteva esclusivamente all'Aeronautica il possesso di mezzi aerei militari ad ala fissa il Giuseppe Garibaldi non ebbe, fino al cambio delle legge nel 1989, alcuna dotazione di aerei. In seguito all'approvazione della legge 36 del 1 febbraio 1989, la Marina fu autorizzata a dotarsi di velivoli ad ala fissa.[6] Dopo una valutazione tra il Sea Harrier britannico e l'Harrier II americano, la scelta italiana ricadde su quest'ultimo[7], dotato di un radar multimodale più sofisticato uguale a quello montato sullo F/A 18 Hornet, e che contrariamente al Sea Harrier[8] è tuttora in produzione; nel 1990 venne fatto l'ordine per l'acquisto degli AV-8B+ con la consegna ai piloti e tecnici della Marina Militare dei primi due velivoli che avvenne il 7 giugno 1991, presso la base dei Marines di Cherry Point nella Carolina del Nord, con la cerimonia ufficiale di consegna che avvenne il successivo 23 agosto a bordo del Garibaldi, ormeggiato nella base americana di Norfolk in Virginia.[4]

Nonostante il Garibaldi avesse imbarcato i primi aerei a bordo solamente a partire dal 1991, già in precedenza durante le esercitazioni internazionali, alcuni Harrier alleati avevano operato sul ponte di volo del Garibaldi come in occasione dell'esercitazione NATO Dragon Hammer 90.[4]

Propulsione[modifica | modifica wikitesto]

L'apparato di propulsione è del tipo COGAG, con quattro turbine a gas LM 2500 costruite dalla Avio su licenza della General Electric, ciascuna delle quali sviluppa una potenza di 25.000 CV, ma che vengono impiegate ciascuna per una potenza di poco più 20.000 CV), allo scopo di permettere una lunga vita operativa, fornendo così una potenza, a regime, di 82.000hp (60MW) alle due linee assi dotate di eliche a cinque pale fisse che, in marcia avanti, girano verso l’interno e consentono una velocità massima di 30 nodi[5], con una velocità di rotazione delle eliche, la più bassa al momento realizzata. La nave ha un'autonomia di circa 7.000 miglia (13.000 km) ad una velocità media di 20 nodi. Le quattro turbine a gas sono accoppiate a due a due agli assi tramite riduttori/invertitori Vulcan/Tosi. La configurazione dell'apparato propulsivo permette la navigazione con una sola linea d’assi, azionata da una o due turbine a gas oppure con due linee d’assi, che possono essere azionate da due o quattro turbine. L’apparato di propulsione è suddiviso in due gruppi distanziati da altri due compartimenti stagni, in modo da garantire la sopravvivenza dell’unità e la sua governabilità anche con tre compartimenti attigui allagati. Le turbine aspirano aria da condotte in acciaio inox, indipendenti da ciascuna macchina, presenti sulle due murate, ad un’altezza compresa fra il 1° corridoio ed il ponte di volo, e munite di filtri deumidificatori altair, silenziatori e di dispositivi antighiaccio. I gas di scarico vengono eliminati tramite condotte, che confluiscono nell’unico fumaiolo, mentre la presenza di dispositivi per abbattere la temperatura dei gas provvede alla diminuire l’emissione dell’infrarosso.
L’apparato motore è dotato di centrale di Automazione S.E.P.A. 7614 la cui consolle principale di comando e controllo è sistemata in COP (Centrale Operativa di Piattaforma) dove vengono vengono effettuate tutte le operazioni richieste dalla plancia, e due C.A.M. ausiliarie (Condotta in Apparato Motore) per la condotta in degradato delle turbine a gas,poste nei locali centrale elettrica di prora e di poppa.
La linea di trasmissione sinistra dell’apparato motore, è costituita dalle due turbine a gas poste nel locale più vicino alla prora, ed è diretta in quanto l’elica di sinistra gira nello stesso verso di quello delle turbine, mentre la linea di trasmissione di destra, costituita dalle due turbine a gas poste nel locale più vicino alla poppa, è inversa, poiché l’elica di dritta gira in senso contrario rispetto a quello delle turbine e l’inversione viene ottenuta ruotando di 180° tutta la sistemazione dell’apparato motore, in maniera che l’innesto con la linea d’asse avvenga al contrario.[3]

Alla produzione di energia elettrica utile a tutti i servizi di bordo compreso l'apparato di propulsione, provvedono sei gruppi elettrogeni (di cui due utilizzabili in emergenza, ma di fatto utilizzati normalmente) dotati di motori diesel veloci primi della Grandi Motori Trieste tipo B230/12 sovralimentati che trascinano altrettanti Alternatori Sincroni trifase della Ditta Ansaldo-Elettrital da 440V e 1.560 Kw massimi erogabili avviabili sia da locale, sia dalle 4 centrali elettriche (di cui 2 fuori apparato motore) che dalla C.O.P. dove si trova il cervello del sistema integrato SACIE per la condotta dell'impianto elettrico dell'unità con i suoi terminali per la condotta in degradato nelle centrali elettriche già menzionate; due sono sistemati nei locali dell’apparato motore di prora e due a poppa di poppa. I diesel installati nei locali apparato motore sono chiusi separatamente in moduli insonorizzati antiacustici, allo scopo di ridurre il rumore emesso durante il funzionamento, e dotati di impianti antincendio interni. I due gruppi di emergenza sono collocati il locali separati "fuori apparato motore" e posti uno a prora e uno a poppa sul lato sinistro dell'Unità, posti sul ponte di sicurezza e aventi gli scarichi a sinistra del ponte di volo.[3]

Armamento[modifica | modifica wikitesto]

Per la difesa aerea a medio raggio la nave è dotata di due lanciamissili brandeggiabili a otto celle Selenia "Albatros", posti sulle tughe prodiera e poppiera dell’isola e dotati di barriera di dispersione dei gas di scarico a protezione del ponte di volo, ciascuno dei quali dispone di otto missili pronti al lancio e sedici di riserva per un totale di quarantotto missili Aspide. Per la difesa antiaerea ravvicinata sono presenti tre torrette binate dotate di cannoni leggeri Breda da 40mm/70 integrate nel Sistema di difesa di punto Dardo; le tre torrette, con una cadenza di fuoco di 300 colpi/minuto (ed una portata di 4km contro missili e bersagli aerei e di 12km contro bersagli di superficie) sono collocate in modo da garantire una visuale ottica a 360°, con due torrette posizionate sulle fiancate laterali ed una a poppa estrema.

Per la difesa antisommergibile la nave dispone di due lanciasiluri tripli del tipo ILAS-3 da 324mm, simili al tipo MK 32 americano, armati con siluri leggeri Mk 46 e A-244[9]. Gli stessi siluri leggeri equipaggiano anche gli elicotteri ASW di bordo.

Sul cielo della parte poppiera dell’isola vi erano due lanciarazzi Breda SCLAR da 105mm, montati su affusto, per venti razzi illuminanti o per il lancio di chaff, flares e per il jamming, che sono stati riposizionati dopo i lavori di ammodernamento del 2003.

In origine era installato anche un sistema missilistico teleguidato antinave basato su quattro lanciamissili OTOMAT, posizionati lateralmente ad estrema poppa, con possibilità d’impiegare un totale di otto contenitori sovrapposti a coppie per la versione Mk-2 con ali ripiegabili, sbarcati nel 2003 per consentire un allargamento del ponte di volo.

Elettronica di bordo[modifica | modifica wikitesto]

Il centro vitale dell'unità è la COC (Centrale Operativa di Combattimento) che scandisce e regola tutte le sue attività della nave e dalla quale vengono dirette le attività della nave sia durante le esercitazioni sia durante le reali attività di crisi; il locale della Centrale Operativa di combattimento trova la sua ubicazione dietro la Plancia di Comando e ospita il SADOC 3 (Sistema Automatizzato per la Direzione delle Operazioni di Combattimento) che ha il compito di ricevere ed elaborare le informazioni di tutti i sensori di bordo, fornendo informazioni, istante per istante, della situazione riscontrata tramite processi di trasformazione delle informazioni da analogico a digitale, attivando i sistemi difensivi in maniera selettiva in funzione del tipo di minaccia riscontrata, controllando e guidando i dispositivi di offesa verso il bersaglio.[10] Lungo le pareti della COC sono presenti dieci consolle verticali SOC (Single Operator Consolle) del sistema integrato di elaborazione e presentazione dati Selenia IPN-20:[11] con il compito di discriminare e seguire una sola attività prescelta; al centro due consolle multiple (Multiple Operators Consolle), che possono seguire tutte le attività in maniera da visualizzare la situazione tattica complessiva, ed infine una consolle orizzontale con un grande display.[10] Il Sistema Automatizzato per la Direzione delle Operazioni di Combattimento, che era stato introdotto a bordo delle unità della classe “Audace” con il SADOC 1 con capacità di solo Comando, ha subìto nel tempo, grazie al progredire della tecnologia nei campi dell’elettronica e dell’informatica, ampliando le capacità con compiti di Comando e Controllo (C2), di Comando, Controllo e Comunicazioni (C3) e nell'ultima evoluzione, C4I, con compiti di Comando, Controllo, Comunicazione, Computer ed Informazione.[10] Il processo automatizzato dello scambio di dati ed informazioni in tempo reale è stato inizialmente assicurato dal sistema di comunicazioni Elmer con il Link 11 HF e UHF Link 14 e le predisposizioni per il Link 16 implementato dopo i lavori a cui l'unità è stata sottoposta nel 2003.

Alla ricerca aerea a lungo raggio provvede il radar tridimensionale Hughes AN/SPS-52C in banda E che ha ben 400km di portata ed opera in associazione con il radar bidimensionale di scoperta aerea a lunga distanza Selenia MM/SPS-768 (RAN-3L) che opera in banda D, con una portata di 200km, dotato di secondario IFF associato Mk. XII. Il radar bidimensionale Selenia SPS-774 (RAN-10S) che ha una portata di 150km provvede alla ricerca aerea a media distanza e bassa quota ed è dotato di secondario IFF associato Mk. XIII. Il radar di scoperta di superficie S.M.A. MM/SPS-702 in banda I, installato su una mensola dell’albero di prora, ha anche compiti di scoperta di bersagli aerei a basse quote ed è associato all’interrogatore MM/UPC-718 (per il riconoscimento di velivoli amici dotati di trasponditore MM/UPC-719) ed all’antenna in banda G/H per la teleguida dei missili Teseo. All’inizio degli anni novanta l’unità è stata dotata di un radar MM/SPS-702 CORA, la cui antenna, racchiusa in un radome di dimensioni più ridotte, rispetto a quello imbarcato delle fregate “Lupo”, posizionato sul vertice di dritta della plancia di comando. Il radar di navigazione MM/SPN-749 della GEM Elettronica opera in banda I con una potenza di picco di 20Kw, con due antenne separate sistemate lungo l’asse longitudinale dell’unità, con quella “master” installata in testa alla plancia di comando e quella “slave” in testa alla plancia poppiera. Inizialmente sull’unità era previsto l'imbarco di un radar di navigazione SMA MM/SPS-703, la cui antenna sarebbe dovuta essere poggiata su di una mensola, tuttora esistente, posizionata sull’albero di prora, al di sotto di quella utilizzata per l’antenna del radar MM/SPS-702, ma è stato preferito il sistema MM/SPN-749 della GEM Elettronica, che prevedeva l’impiego di due antenne, sistemate ciascuna di esse nella zona prodiera e poppiera dell’isola. Al sistema Albatross/Aspide sono asservite tre direzioni di tiro SPG-75 con radar Selenia RTN-30X Orion e centralina Elsag NA-30B Argo con due apparati collocati sul cielo della plancia di comando ed il terzo a poppavia del fumaiolo. Ai tre CIWS Dardo sono asservite tre direzioni di tiro SPG-74 con radar Selenia RTN-20X e centralina Elsag NA-20 i cui apparati sono collocati nelle immediate vicinanze di ciascun impianto.

All'assistenza del decollo ed appontaggio di velivoli provvede il Tacan Face Standard URN-25 cui sono affidati anche compiti di radio assistenza per procedure IFR di volo.

Per le operazioni di guerra elettronica l'unità è dotata dal sistema integrato ESM/ECM Elettronica MM/SLQ-32 Nettuno, i cui elementi operano sia in funzione ECM (Electronic Counter Measures) attiva per disturbare ed ingannare i radar avversari ed i sistemi di guida dei missili nemici, sia in funzione ESM (Electronic Support Measures) passiva, per la localizzazione e l'analisi delle emissioni di apparecchiature elettroniche ritenute non amiche.

La protezione elettronica antisiluro è affidata al sistema SLAT e al sistema AN/SLQ-25 Nixie, usato da molte marine NATO. Il sistema AN/SLQ-25 è dotato di una fonte di decoy antisiluro mediante un apparato filabile in mare, che emette segnali di disturbo, come il rumore di un'elica o del motore per ingannare e deviare i siluri in arrivo. Una versione più moderna del sistema AN/SLQ-25, denominata AN/SLQ-25B, è dotata di sensori in grado anche di individuare e localizzare sommergibili e siluri in arrivo.[12]

La dotazioni dei sensori è completata dal sonar a bassa frequenza, inizialmente il Raytheon DE 1160LF[13] montato a scafo sostituito dal DMS-2000 dopo i lavori di ammodernamenti del 2003.

Al sistema Selenia IPN 20 è affidato il compito di raccogliere i dati dai vari sensori e dai sistemi di comunicazione.

Servizio[modifica | modifica wikitesto]

Il Garibaldi è stato assegnato al 2º Gruppo Navale d'Altura della II Divisione Navale dislocato nella base di Taranto, ricoprendo il ruolo di sede del Comando in Capo della Squadra Navale.

In seguito alla riorganizzazione della Flotta avvenuta nel 1999, il Garibaldi è stato inquadrato nel COMFORAL, il Comando Forze d'Altura di base a Taranto e in seguito alla successiva riorganizzazione del 2013 è stato inquadrato stabilmente nel COMGRUPNAVIT insieme alle navi da sbarco San Giorgio, San Marco e San Giusto.

Nave Giuseppe Garibaldi è affiancata dalla portaerei Cavour, varata il 20 luglio 2004 e completata nel 2008, che è entrata in servizio nel 2009 dopo aver terminato le prove. Nave Cavour sostituisce il più vecchio incrociatore portaelicotteri Vittorio Veneto, non più operativo dal 2003 e posto in disarmo nel 2006.

Il Garibaldi (in primo piano) durante un'esercitazione nel Mar Adriatico davanti alle coste croate nel gennaio 1996.

L'attività del Garibaldi è stata intensissima. La nave è stata impiegata come unità sede comando della Squadra Navale, partecipando ad attività addestrative di vario tipo e di rappresentanza in Mediterraneo e oltreoceano, prendendo parte a tutte le più importanti esercitazioni e missioni in cui è stata impegnata la flotta della Marina Militare, ed è stata sempre impiegata nelle aree di crisi.

Nell'estate del 1991 l'unità si è recata negli Stati Uniti per la cerimonia di consegna dei primi due velivoli, due TAV-8B bi-posto in versione da addestramento, facendo rientro in Italia il 24 settembre 1991, con i velivoli che raggiunsero la base aerea di Grottaglie.

Nella prima metà degli anni novanta l'unità prese parte alle operazioni in Oceano Indiano durante la crisi in Somalia. All'inizio del 1994 prese parte alla missione Ibis II in qualità di nave comando del 25º Gruppo Navale formato oltre che dal Garibaldi, dal rifornitore Stromboli, dalle LPD San Giorgio e San Marco e dalla fregata Scirocco, per il ritiro del contingente italiano che era stato impegnato nell'Operazione Restore Hope.

Al ritorno della missione, nella primavera del 1994 l'unità effettuò un nuovo viaggio negli Stati Uniti per ricevere i primi tre AV-8B+[14] in versione monoposto, e nel corso di una lunga permanenza negli Stati Uniti toccò anche i porti di Baltimora, Boston e New York.

Dopo il rientro in Italia, tra l'11 gennaio e il 23 marzo 1995 il Garibaldi fece ritorno nelle acque somale per prendere parte alla missione Ibis III per il ritiro del contingente di pace delle Nazioni Unite dalla Somalia con compiti di nave comando del 26º Gruppo Navale composto dalle stesse unità del precedente 25º Gruppo ad eccezione dello Scirocco sostituito dal Libeccio. Dal ponte di volo del Garibaldi nell'occasione operarono 5 caccia tra TAV-8B e AV-8B+, 2 SH-3D, 4 AB-212 NLA e 4 A-129 Mangusta. Agli equipaggi delle unità navali si aggiungevano 198 tra paracadutisti e cavalleggeri dell'esercito, 320 del battaglione San Marco e 30 incursori del Comsubin.[4]

Da marzo a giugno del 1997 il Gruppo Aereo imbarcato del Garibaldi ha preso parte all'Operazione "Alba Neo" (Albania Non Combat Evacuation Operation) con velivoli armati che giornalmente hanno effettuato decolli dalla base di Grottaglie.

Nel 1999 con la guerra del Kosovo l'Italia è stata impegnata nell'Operazione Allied Force. I caccia AV-8B II+ Harrier imbarcati a bordo del Garibaldi, a partire dal 13 maggio fino a inizio giugno 1999, hanno svolto 30 sortite per 63 ore di volo. Gli aerei hanno impiegato bombe Mk 82 e GBU-16 e missili AGM-65 Maverick. La forza navale italiana oltre alla portaerei Garibaldi con il suo gruppo aereo, includeva anche la fregata Zeffiro.

Il Garibaldi (in primo piano) durante l'operazione Enduring Freedom nel febbraio 2002.

In seguito agli attentati dell'11 settembre 2001 e la guerra al terrorismo proclamata dal Presidente degli Stati Uniti Bush, con la partecipazione dell'Italia all'Operazione Enduring Freedom l'unità è stata impegnata in qualità di nave comando del GRUPNAVIT I, il 1º Gruppo Navale Italiano che oltre al Garibaldi comprendeva anche la fregata Zeffiro, il pattugliatore di squadra Aviere e il rifornitore Etna. Salpata da Taranto il 18 novembre 2001 la formazione ha operato in Oceano Indiano dal 3 dicembre 2001 al successivo 1º marzo, rientrando a Taranto il 18 marzo 2002. Nel corso della missione gli Harrier AV-8B dell'unità hanno effettuato 288 missioni per complessive 860 ore di volo ed i quasi 1500 componenti degli equipaggi delle unità navali e del gruppo aereo che hanno partecipato alla missione hanno svolto compiti di controllo, intercettazione/interdizione in mare e di supporto aereo e interdizione aerea in territorio afghano.

Il Garibaldi a Malaga nel 2004.

Nel 2003 la nave è stata sottoposta a lavori di ammodernamento che hanno dotato l'unita di capacità C4I, nel corso dei quali sono stati sbarcati i lanciamissili Teseo e riposizionato uno dei lanciarazzi SCLAR, consentendo così un allargamento del ponte di volo a dritta di poppa. Sono stati anche installati il sistema dati MCC (acronimo di Maritime Coordination Centre), il sistema di comunicazione satellitare SATCOM ed è stato sostituito il sonar.[4] Dopo tali lavori il sistema di comunicazione comprende comunicazioni satellitari , Link 11, Link 14, Link 16 e Wide Area Network (WAN) ed inoltre è stato realizzato un centro di comando e controllo per uno stato maggiore con 100 operatori.[4]

Dopo tale ciclo di lavori l'unità ha preso parte in Atlantico all'esercitazione Majestic Eagle svolta nel 2004.

Nell'estate 2006 la Marina Militare è stata una delle prime ad intervenire nella crisi del Libano.[15] partecipando all'operazione Mimosa '06 e successivamente all'operazione Leonte con il San Giusto, il San Marco[16] e il San Giorgio[17] in prima fila insieme alla fregata Aliseo, al cacciatorpediniere Durand De La Penne e alla portaerei Garibaldi. Le navi, hanno sbarcato nel porto di Beirut, sotto il controllo del Reggimento San Marco, tonnellate di materiale destinato alla popolazione, cucine da campo, ambulanze, generatori per la produzione di corrente elettrica, tende pneumatiche, tonnellate di medicinali e tonnellate di generi alimentari destinati alla popolazione civile non combattente messi a disposizione dal Ministero degli Esteri, dalla Protezione Civile, dalla Croce Rossa Italiana e dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite.

Nel corso dell'operazione Mimosa '06 il Durand de la Penne,[18] in esercitazione in Grecia, è stata tra le prime unità neutrali ad entrare nel porto di Beirut per l'evacuazione dei connazionali ed altri europei verso l'isola di Cipro con ben due viaggi.[19] Successivamente è intervenuto il battaglione San Marco, con l'unità da sbarco San Giusto che ha permesso il trasporto di beni di prima necessità per la popolazione in guerra oltre all'evacuazione di altri connazionali. L'operazione Leonte[20][21] è scattata a settembre, sotto l'egida dell'ONU all'interno della missione UNIFIL 2. Le navi Garibaldi, San Giusto, San Giorgio e San Marco (in pratica l'intera flotta tuttoponte), con la scorta della corvetta Fenice, hanno sbarcato sulla spiaggia di Tiro la "forza d'ingresso" (Entry Force) del contingente di pace italiano, costituita dalle truppe anfibie della nuova Forza di Proiezione dal Mare (FPM), a loro volta composta dal Reggimento San Marco della Marina Militare e dai Lagunari dell'Esercito.

Nell'occasione il Gruppo Aereo Imbarcato ha effettuato missioni di ricognizione sul traffico mercantile da e per le coste libanesi.

Nel settembre 2008 il Garibaldi è entrato in bacino per un ciclo di lavori di manutenzione straordinaria programmata da tempo. Il ciclo di manutenzione del 2008 è stato il primo durante il quale la Marina Militare dispose di un'altra portaerei, la Cavour, allora non ancora pienamente operativa[4]. La Cavour ha rilevato dal Garibaldi al momento dell'entrata nella squadra il ruolo di nave ammiraglia della flotta.

Dopo il rientro in servizio la nave ha preso parte nel 2011, nell'ambito della guerra civile libica all'Operazione Unified Protector mettendo a disposizione della NATO otto caccia Harrier a decollo verticale per lo svolgimento dell'operazione militare in Libia, svolgendo il ruolo di nave comando dal 25 marzo al 26 luglio. Gli 8 AV-8B Harrier II a bordo della Garibaldi hanno lanciato 160 missili/bombe a guida laser su obiettivi sul suolo libico, con 1221 ore di volo complessive.

Nome[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale nave Giuseppe Garibaldi (551) è la quinta, nella storia della Marina Militare Italiana e della Regia Marina, a prendere il nome dall'eroe dei due mondi; le altre navi che l'hanno preceduta sono:

  • Giuseppe Garibaldi - incrociatore lanciamissili ottenuto dalla trasformazione/ricostruzione in unità missilistica della precedente unità andata in disarmo nel 1953. Fu il primo incrociatore missilistico ad entrare in servizio in una marina europea e prima unità di superficie al mondo ad essere predisposta al lancio di missili balistici. Dopo il rientro in Squadra ha ricoperto il ruolo di ammiraglia della flotta fino al 1971, anno in cui è andata definitivamente in disarmo[22].

Queste navi hanno avuto come stemma il volto di Garibaldi ed il motto «Obbedisco».

Galleria immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Garibaldi Aircraft Carrier, Italy
  2. ^ Garibaldi in marina.difesa.it. URL consultato il 17 gennaio 2014.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p La Marina Militare Italiana Dal 1981 Al 1990
  4. ^ a b c d e f g h Garibaldi - Portaerei leggera STOVL. URL consultato il 15 dicembre 2008.
  5. ^ a b Garibaldi Portaeromobili - La nave
  6. ^ Saverio Zuccotti, La Marina militare italiana e le sue portaerei, www.paginedidifesa.it, 8 febbraio 2004. URL consultato il 16 aprile 2008.
  7. ^ La Marina Militare alla fine degli anni '80, sito web Marina Militare. URL consultato il 16 aprile 2008.
  8. ^ Farewell Sea Harrier, Royal Navy
  9. ^ specifiche tecniche sul sito Eurotorp
  10. ^ a b c La Marina Militare Italiana Dal 1981 Al 1990
  11. ^ Rivista Italiana Difesa, marzo 1988.
  12. ^ (EN) Il sistema AN/SLQ-25
  13. ^ Descrizione dei sonar serie AN/SQS-56//DE1160 sul sito FAS
  14. ^ Gruppo Aerei Imbarcati. URL consultato il 12-12-2008.
  15. ^ Operazione Leonte. URL consultato il 17-11-2007.
  16. ^ Libano: parte Nave San Marco con un carico di aiuti umanitari. URL consultato il 14-12-2007.
  17. ^ Beirut: arriva Nave San Giorgio con i primi aiuti umanitari. URL consultato il 14-12-2007.
  18. ^ La Marina Militare in soccorso dei cittadini italiani in Libano. URL consultato il 14-12-2007.
  19. ^ Beirut: secondo intervento di Nave Durand de la Penne. URL consultato il 14-12-2007.
  20. ^ Preparativi di sbarco sulle unità in navigazione alla volta del Libano. URL consultato il 14-12-2007.
  21. ^ Operazione Leonte: terminate le operazioni di sbarco. URL consultato il 14-12-2007.
  22. ^ Nel ruolo di nave ammiraglia della Marina Militare Italiana, il Vittorio Veneto ha sostituito l'incrociatore lanciamissili Giuseppe Garibaldi, disarmato nel 1971, per poi essere sostituito dalla portaerei leggera/incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi. La particolarità è che le due unità ammiraglie erano accomunate, oltre che dallo stesso nome, anche dalla stessa matricola, 551.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Robert Gardiner, Stephen Chumbley; Przemysław Budzbon, Conway's All the World's Fighting Ships 1947-1995, Naval Institute Press, Annapolis, 1996, ISBN 101557501327 .

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