Aviazione di marina

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Lo Sqn. Cdr. E. H. Dunning effettua il primo atterraggio di un aereo, un Sopwith Pup, su di una nave in movimento la HMS Furious, il 2 agosto 1917.

L'aviazione di marina o aviazione navale è lo strumento per l'applicazione del potere militare aereo alla marina militare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Due degli idrovolanti Farman della Marina militare imperiale giapponese in dotazione alla portaidrovolanti Wakamiya ripresi a terra a Tsingtao nel 1914.

La creazione dell'aviazione navale viene fatta risalire al giugno del 1912, quando il tenente Dimitrios Kamberos dell'Hellenic Aviation Service volò col "Daedalus", un Farman convertito in idrovolante, ad una velocità media di 110 km/h, realizzando un nuovo record mondiale.[1]

In seguito, il 24 gennaio 1913 sui Dardanelli ebbe luogo la prima missione di guerra navale di tipo coordinato tra marina e esercito. Il sottotenente dell'Esercito greco Michael Moutoussis e il guardiamarina della Marina militare greca Aristedes Moraitines, volando sul loro idrovolante Farman, rilevarono e disegnarono sul loro rapporto le posizioni delle navi della flotta turca contro cui lanciarono anche quattro bombe. Questo episodio bellico fu largamente riportato dalla stampa, sia greca che internazionale dell'epoca.[2]

Negli Stati Uniti, il capitano Henry C. Mustin è spesso definito "Il padre dell'Aviazione Navale". Fu lui a introdurre con successo il concetto del lancio da catapulta, e nel 1915 eseguì il primo decollo di un aereo da catapulta da una nave in navigazione.

Prima guerra mondiale e primi impieghi delle portaerei[modifica | modifica wikitesto]

Il primo attacco portato da una portaerei contro un obiettivo di terra o di mare, ebbe luogo nel settembre 1914, quando la portaidrovolanti della marina militare imperiale giapponese Wakamiya lanciò il primo raid aereo partito da una nave[3] da Kiaochow Bay durante la Battaglia dello Tsingtao in Cina[4]

I quattro idrovolanti Farman bombardarono obiettivi terrestri tedeschi (centri di comunicazione e centri di comando) e danneggiarono un posamine tedesco nella penisola dello Tsingtao, operando da settembre fino all'8 novembre 1914, quando i tedeschi si arresero.[5]

Sul fronte occidentale, la prima incursione aeronavale avvenne il 25 dicembre 1914, quando dodici idrovolanti britannici partiti dalle HMS Engadine, HMS Riviera e HMS Empress (piroscafi per servizio traghetto nel canale della Manica, in seguito convertiti in porta idrovolanti) attaccarono la base degli Zeppelin a Cuxhaven. L'attacco non fu un successo, sebbene un dirigibile tedesco fu danneggiato.

Sviluppo nel periodo tra le guerre mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Negli Stati Uniti, nel 1921 Billy Mitchell dimostrò la capacità da parte di bombardieri pesanti con base a terra di affondare navi. Molti ammiragli della United States Navy manifestarono contrarietà dopo la dimostrazione e uomini come il capitano (poi contrammiraglio) William A. Moffett, videro nella dimostrazione pubblica organizzata da Mitchell solo un mezzo per farsi pubblicità e ottenere più fondi e approvazione per la costruzione di portaerei. Moffett era sicuro di doversi muovere con decisione per evitare che la componente aerea navale cadesse nelle mani di una nuova forza armata che combinasse le forze basate a terra e per impiego sul mare, unificata per tutti gli Stati Uniti. Il precedente si era già verificato esattamente in questi termini nel Regno Unito, dove le due componenti aeree autonome esistenti nel 1918; il Royal Flying Corps e il Royal Naval Air Service erano stati fusi tra loro per diventare la Royal Air Force, costituita in forza armata indipendente e responsabile esclusiva di tutti i velivoli britannici, una condizione che sarebbe rimasta fino a 1937. Moffett, riuscito a mantenere indipendente la componente navale della U.S.Navy, soprintese allo sviluppo delle tattiche aeronavali per tutti gli anni venti.

In Italia, la Regia Marina comprese nello stesso periodo la necessità di equipaggiare le proprie navi principali con catapulte per gli aerei. Dopo aver utilizzato inizialmente diversi modelli (Macchi M.18, Piaggio P.6, CANT 25), la scelta cadde nel 1934 su di un idrovolante biplano biposto in configurazione con galleggiante centrale già in produzione di serie, l'IMAM Ro.43 un velivolo con autonomia 100 km e velocità massima 300 km/h. L'aereo, privo di carico bellico, veniva usato come piattaforma di osservazione e guida del tiro dei cannoni. Era dotato di ali ripiegabili e ne furono disponibili 42 esemplari allo scoppio della seconda guerra mondiale.[6]

Velivoli di aviazione navale tra le due guerre
Regno Unito Regno Unito imbarcati su portaerei Gloster Gladiator
Gloster Gambet
lanciati da catapulta Vought OS2U Kingfisher
Stati Uniti Stati Uniti imbarcati su portaerei Grumman FF
Grumman F2F
lanciati da catapulta Vought OS2U Kingfisher
idrovolanti Curtiss SOC Seagull
Giappone Giappone imbarcati su portaerei Aichi Type H
Aichi D1A
Nakajima A1N
Nakajima A2N
Nakajima A4N
Mitsubishi A5M
Germania Germania lanciati da catapulta Heinkel He 60
Heinkel He 114
Arado Ar 196
bandiera Regno d'Italia lanciati da catapulta IMAM Ro.43

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« Taranto, and the night of November 11th - 12th, 1940, should be remembered for ever as having shown once and for all that in the Fleet Air Arm the Navy has its most devastating weapon. »

(IT)

« Taranto, e la notte dell'11-12 novembre 1940, dovrebbero essere ricordate per sempre, per aver dimostrato una volta per tutte come la Marina abbia nella flotta aerea la sua arma più devastante. »

(Ammiraglio Andrew Cunningham)

Il potere aereo sviluppato dalle portaerei ebbe un ruolo centrale in tutti i teatri navali della seconda guerra mondiale. Notevoli episodi bellici di impiego dello strumento aeronavale furono l'attacco di Taranto e l'attacco di Pearl Harbor. Ma furono la battaglia del Mar dei Coralli e la seguente decisiva battaglia delle Midway nel teatro del Pacifico a marcare una svolta epocale nella storia marittima, quando per la prima volta la portaerei sostituì la nave da battaglia come "capital ship" di una flotta in battaglia.

Velivoli di aviazione navale durante la 2a guerra mondiale
Regno Unito Regno Unito imbarcati su portaerei Fairey Swordfish
Supermarine Spitfire
Supermarine Seafire
Hawker Hurricane
Hawker Sea Hurricane
Grumman F4F Wildcat
Stati Uniti Stati Uniti imbarcati su portaerei Brewster F2 Buffalo
Grumman F3F
Grumman F4F Wildcat
Grumman F6F Hellcat
F4U Corsair
lanciati da catapulta Vought OS2U Kingfisher
Giappone Giappone imbarcati su portaerei Mitsubishi A6M Zero
Nakajima A4N
lanciati da catapulta Aichi E13A
Germania Germania lanciati da catapulta Arado Ar 196
idrovolanti della Luftwaffe Dornier Do 26
Blohm & Voss BV 222
Blohm & Voss BV 138
Blohm & Voss Ha 139
Heinkel He 115
aerei a lungo raggio
per bombardamento antinave
e ricognizione della Luftwaffe
Focke-Wulf Fw 200
siluranti e ricognitori
della Luftwaffe
Junkers Ju 88
bandiera Regno d'Italia lanciati da catapulta IMAM Ro.43
Re.2000 catapultabile
siluranti e ricognitori
della Regia Aeronautica
Savoia-Marchetti S.M.79
Savoia-Marchetti S.M.84

Proiezione di potenza[modifica | modifica wikitesto]

Esempi di proiezioni di potenza aeronavale nel secondo dopoguerra
Stati Uniti Stati Uniti anni cinquanta Guerra di Corea
anni sessanta Guerra del Vietnam
anni settanta Guerra del Vietnam
anni ottanta Bombardamento della Libia
anni novanta Guerra del Golfo
Operazione Deliberate Force
Operazione Allied Force
anni 2000 Invasione statunitense dell'Afghanistan
Guerra d'Iraq
Regno Unito Regno Unito anni cinquanta Crisi di Suez
anni ottanta Guerra delle Falkland
Francia Francia 1946-1954 Guerra d'Indocina
1954-1962 Guerra d'Algeria
1956-1957 Crisi di Suez

Dottrina[modifica | modifica wikitesto]

Con l'evoluzione avvenuta nel XX secolo del mezzo aereo, la dottrina militare ha affiancato al tradizionale potere navale, definito come la capacità di conquistare e mantenere il domino militare dei mari, il potere aereo, che consiste nella conquista del dominio militare nei cieli.

Durante la seconda guerra mondiale, la necessità di una stretta cooperazione tra gli strumenti bellici navali e aerei ha portato a riconsiderare la suddivisione dottrinale e in tempi recenti si preferisce parlare di potere aeronavale affiancato a potere aereo[7].

Il potere aeronavale è una componente a sua volta del potere marittimo che è costituito anche da fattori civili e commerciali. In sintesi, il potere marittimo è definito come:[8]

« la capacità di uno Stato o di una Coalizione, di rendere sempre e pacificamente percorribile le zone di mare di particolare interesse per le attività lecite e reprimere quelle illecite »

In alcune trattazioni si distingue tra aviazione navale e aviazione marittima, considerando quest'ultima come composta da aerei con base a terra, ma che operano sul mare. Esempi di aviazione marittima sono il RAF Coastal Command o l'aviazione della United States Coast Guard.

Con queste premesse, l'aviazione navale deve risiedere in una posizione il più possibile vicina all'area marittima delle operazioni e ciò avviene tipicamente per mezzo di navi portaerei o portaelicotteri. I velivoli imbarcati su queste navi, devono essere costruiti in modo relativamente robusto per resistere alle sollecitazioni derivanti dal decollo e dall'appontaggio sulle navi, eventualmente utilizzando un gancio di coda. È richiesto che abbiano un corta corsa di decollo e devono essere sufficientemente robusti per subire l'arresto improvviso sui ponti di volo; normalmente i velivoli imbarcati sono dotati di meccanismi per il ripiegamento delle ali o per la chiusura del rotore principale nel caso di elicotteri (procedura detta folding), per consentire l'immagazzinamento negli hangar sotto il ponte di volo in maggior numero.

L'aviazione navale basata su portaerei fornisce alle forze navali di un paese una copertura aerea in aree che non possono essere raggiunte da aerei basati a terra, fornendo un vantaggio considerevole nei confronti delle marine militari costituite essenzialmente da sole navi.

I velivoli imbarcati vengono utilizzati per molti scopi, incluso: il combattimento aereo, l'attacco al suolo o anti-nave, la guerra ai sottomarini, la ricerca e soccorso, il trasporto di materiali, il supporto per le previsioni meteorologiche, la ricognizione e l'impiego come postazione radar di sorveglianza o come posto di comando mobile.

Nel caso della marina militare degli Stati Uniti durante e dopo la guerra fredda, il dominio virtuale dei mari in molte delle vie d'acqua del mondo, permise lo schieramento di portaerei e la proiezione della propria potenza aerea quasi dovunque nel globo. Operando da acque internazionali, le portaerei americane hanno potuto sopperire alla indisponibilità di aeroporti alleati o di permessi di sorvolo nella vicinanza delle zone di operazioni richieste, entrambe politicamente difficili da acquisire.

Guerra anti-sottomarino[modifica | modifica wikitesto]

La proiezione di potenza non è l'unica funzione dell'aviazione navale. Durante la guerra fredda, le marine militari della NATO affrontarono una minaccia significativa da parte dei sottomarini sovietici appartenenti alla le forze[non chiaro], più precisamente i tipi sottomarino nucleare (SSN) e sottomarino lanciamissili (SSGN), armati di missili balistici con testate nucleari (SLBM). Questo confronto diede luogo presso i paesi NATO europei allo sviluppo e impiego di portaerei leggere con una specifica capacità per la guerra anti-sottomarino (ASW) . Una delle armi più efficaci contro i sottomarini è l'elicottero ASW, molti dei quali venivano imbarcati su queste navi.

Queste portaerei leggere o portaelicotteri avevano una dislocamento tipico di circa 20.000 tonnellate e imbarcavano un misto di elicotteri ASW e di aerei V/STOL BAe Sea Harrier o Harrier II. Esempi di queste unità navali sono:

Aviazioni navali nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

La moderna aviazione navale italiana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Aviazione Navale#Storia.

Le origini della moderna aviazione navale italiana vengono fatte risalire al 1º agosto 1956, quando alla Marina Militare vennero consegnati gli elicotteri AB-47G che costituirono il I gruppo elicotteri di base ad Augusta.

Il ruolo della aviazione navale italiana ebbe un ulteriore forte impulso con la costruzione dell'incrociatore "tuttoponte" "Garibaldi" entrato in servizio il 30 settembre 1985 che a causa della legislazione vigente all'epoca non ebbe alcuna dotazione di aerei poiché una legge del 1931 rimasta in vigore nell'ordinamento repubblicano aveva assegnato all'allora Regia Aeronautica la gestione di tutti i velivoli ad ala fissa.[9]

Con l'approvazione il 1º febbraio 1989 della legge 36 (che recepiva la proposta di legge 2465) la Marina fu autorizzata a dotarsi di velivoli ad ala fissa.[9] e dopo una valutazione tra il Sea Harrier britannico e il VAV-813/Harrier II americano, la scelta italiana ricadde su quest'ultimo.[10]

Operazioni condotte dall'aviazione navale italiana moderna
Operazioni militari 1985 Operazione Margherita (crisi di Lampedusa)
1991 Operazione Golfo 2
1993–1995 Operazione Restore Hope (Somalia)
1994 Operazione Sharp Guard
1999 Operazione Dinak
1999–2000 Stabilize Timor Est
1999–2001 Operazione Kosovo
2000 Operazione Stabilize Eritrea
2001-2002 Operazione Enduring Freedom
2003 Operazione Iraqi Freedom
2007 Operazione Leonte (Libano)
Protezione Civile 1976 terremoto del Friuli
1980 terremoto dell'Irpinia
2000 alluvione del Piemonte

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) History of the Hellenic Air Force - The First Steps in sito web ufficiale, Hellenic Air Force. URL consultato il 16-04-2008.
  2. ^ (EN) Hellenic Air Force History - Balcan Wars in sito web ufficiale, Hellenic Air Force. URL consultato il 16-04-2008.
  3. ^ La Wakamiya è accreditata di aver condotto la prima incursione aerea della storia partita da una portaerei (fonte:GlobalSecurity.org) e anche della prima ad aver avuto successo. (fonte:GlobalSecurity.org)
  4. ^ "Sabre et pinceau", Christian Polak, p92
  5. ^ (EN) IJN Wakamiya Seaplane Carrier, www.globalsecurity.org. URL consultato il 13-04-2008.
  6. ^ Sebastiano Tringali, L'aviazione navale italiana, www.regiamarina.net. URL consultato il 13-04-2008.
  7. ^ Federico Botti, Odierna fisionomia del potere marittimo - alcune precisazioni in Rivista Marittima, Marina Militare Italiana, agosto 2006. URL consultato il 09-04-2008.
  8. ^ Pier Paolo Ramoino, Potere Marittimo - Una proposta per la ridefinizione del concetto di potere marittimo. La stabilità marittima in Rivista Marittima, Marina Militare Italiana, marzo 2006. URL consultato il 09-04-2008.
  9. ^ a b Saverio Zuccotti, La Marina militare italiana e le sue portaerei, www.paginedidifesa.it, Data pubblicazione 08-02-2004. URL consultato il 16-04-2008.
  10. ^ La Marina Militare alla fine degli anni '80, sito web Marina Militare. URL consultato il 16-04-2008.

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]