Storia della aviazione navale italiana

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1leftarrow.pngVoce principale: Marina Militare.

Aviazione Navale
Lo stemma dei Reparti volo della Marina Militare
Lo stemma dei Reparti volo della Marina Militare
Descrizione generale
Attiva 1956
Nazione Italia Italia
Alleanza NATO NATO
Equipaggiamento aerei / elicotteri
Parte di
Simboli
Coccarda LV Italian Air Force roundel.svg
Emblema Roundel of Italy (Naval Aviation).svg

Fonti citate nel corpo del testo

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Emblema del centenario dell'Aviazione Navale.

La storia della aviazione navale in Italia viene fatta risalire del 1913, quando venne costituito ufficialmente il "Servizio Aeronautico della Regia Marina.

Dopo la seconda guerra mondiale si deve arrivare al 1º agosto 1956, quando alla Marina Militare vennero consegnati gli elicotteri AB-47G che costituirono il I Gruppo Elicotteri con base all'eliporto allestito presso l'Arsenale Militare Marittimo di Augusta.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi di un'aviazione della marina risalgono tuttavia ai primi anni del XX secolo quando alcuni ufficiali della Regia Marina cominciarono ad interessarsi alle prime possibili applicazioni di un mezzo aereo, prima per mezzo dei palloni frenati, successivamente con i dirigibili ed infine con la sperimentazione e l'uso dei primi aerei.

Un Curtiss Flying boat si leva in volo dalla USS North Carolina attrezzata di un trampolino sperimentale nel 1916.

In questa fase pionieristica emerse la figura del sottotenente di vascello Mario Calderara, che nel 1909 prese alcune lezioni di volo da Wilbur Wright, in visita in Italia, conseguendo sul campo il brevetto di pilota ed ottenendo nel 1910 il comando della prima scuola di volo italiana ubicata all'aeroporto romano di Centocelle.[1] Altra figura emergente di questa fase pionieristica fu quella del capitano del Genio navale Alessandro Guidoni il cui nome è legato anche ad una serie di progetti, in particolare modo quello delle "Navi Hangar".

Nel giugno del 1913, con decreto ministeriale venne costituito ufficialmente il "Servizio Aeronautico della Regia Marina" e il successivo 20 luglio venne nominato capo di stato maggiore della Regia marina, l'ammiraglio Paolo Thaon di Revel, sostenitore dell'Aviazione Navale, che diede un notevole impulso allo sviluppo e al potenziamento del settore.

Con l'evolversi dello sviluppo il mezzo aereo venne ritenuto indispensabile per una più completa condotta delle operazioni in mare e venne a profilarsi l'esigenza di poter disporre di unità navali appositamente attrezzate al fine di usufruire al meglio delle potenzialità dei velivoli e per questo motivo sin dal 1912 vennero poi effettuate anche le prime prove relative alla sistemazione di aerei a bordo di unità navali con idrovolanti di tipo Curtiss impiegati sulla corazzata Dante Alighieri, prima nave ad imbarcare in idrovolante e in via sperimentale vennero dotati di idrovolanti anche gli incrociatori corazzati Amalfi e San Marco. In seguito alle esperienze fatte la Regia Marina decise di trasformare l'incrociatore protetto Elba in nave appoggio idrovolanti, con la rimozione dell'intero armamento principale e la costruzione di ricoveri, per alloggiare 3/4 idrovolanti del tipo Curtiss "Flying Boat", da calare in mare per il decollo e recuperare al termine del volo tramite dei verricelli L’aviorimessa era chiusa ai lati da teloni e poteva ospitare due aerei, mentre gli altri dovevano restare sulla piattaforma. La dotazione aerea era completata da un pallone frenato a bordo, mentre non era stato possibile ricavare uno spazio sufficiente per allestire una adeguata officina. L’Elba entrò in servizio come nave appoggio idrovolanti nel giugno 1914.

L'idrovolante Curtiss Model F (classificato genericamente come "Flying Boat", battello volante), derivazione del precedente modello del 1912, entrò a far parte, agli inizi del 1914 della componente di volo della corazzata Dante Alighieri, degli incrociatori Amalfi, San Marco e dalla nave appoggio idrovolanti Elba,[2]

A queste unità ne venne affiancata un'altra, la nave mercantile Quarto, che venne acquistata della Regia Marina nel gennaio 1915 e ribattezzata Europa, i cui lavori di trasformazione vennero realizzati in pochi mesi all'Arsenale di La Spezia con la nave che venne consegnata alla Regia Marina in prossimità dello scoppio del primo conflitto mondiale. Al termine dei lavori la nave era in grado di imbarcare quattro idrovolanti di medie dimensioni Macchi M.5.

Prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Lo scoppio della prima guerra mondiale diede un notevole impulso allo sviluppo dell'aviazione navale. All'entrata in guerra dell'Italia L'aviazione della Marina aveva a disposizione una trentina di idrovolanti, ma nessuno di essi era impiegabile con finalità belliche, e due dirigibili, e disponeva di 12 piloti di prima linea.

Dopo che il 7 settembre 1916 un Regio Decreto aveva posto il Servizio Aeronautico della Marina, inteso come unità militare aerea, alle dipendenze del Ministero della Guerra cosa che provocò le dimissioni dell'ammiraglio Thaon di Revel, la mancata attuazione del decreto fece ritornare sulle sue posizioni l'ammiraglio, che riprendendo così il controllo della situazione portò il Servizio Aeronautico ad un livello di tutto rispetto. Per dare un ricovero ai dirigibili che avevano il compito di avvistare i sommergibili che tentavano di transitare attraverso lo stretto di Messina venne anche costruito l'hangar dirigibili di Augusta che tuttavia venne ultimato nel 1920 quando il conflitto era finito.

Nell'ottobre 1918 la Marina disponeva di quattro squadriglie con i biplani Ca.44 (Ca.5), da 600 CV, ed i grandi triplani Ca.40 (Ca.4) da 1 200 CV, con un carico bellico di 3 000 kg, per un peso totale di 6 500 kg.

Durante il conflitto il Servizio Aeronautico perse 121 uomini ottenendo 405 decorazioni, tra cui due medaglia d'oro al valor militare,[3] i tenenti di vascello piloti Giuseppe Garassini Garbarino ed Eugenio Casagrande.[4]

Periodo tra le due guerre mondiali[modifica | modifica sorgente]

Al termine del conflitto, nel 1920, lo stesso re Vittorio Emanuele III attribuì ufficialmente al Servizio Aeronautico della Marina la denominazione di "Forza Aerea della Regia Marina" concedendole la "bandiera di guerra" che viene subito insignita della medaglia d'argento al valor militare "per l'intensa attività svolta con onore durante tutto il corso della Prima guerra mondiale".

Nel 1923 la nave da trasporto per le Ferrovie dello Stato Città di Messina, appena varata venne incorporata nella Regia Marina per fornire supporto logistico agli idrovolanti in dotazione alle navi da battaglia ed agli incrociatori, con compiti di nave officina per l'assistenza e riparazione degli aerei e nel contempo per trasportarli presso le squadre navali cui fornire supporto. I lavori di trasformazione effettuati presso il Regio Arsenale della Spezia iniziarono il 24 gennaio 1925 e la nave ribattezzata Giuseppe Miraglia entrò in servizio il 1º novembre 1927.

Un Ro.43 in decollo dalla superficie marina.

Nel 1923 veniva costituita la Regia Aeronautica quale terza forza armata, con la "Forza Aerea della Regia Marina" che manteneva la propria autonomia ma che con una successiva legge del 1931 venne messa sotto le dipendenze di un generale dell'aeronautica con gli ufficiali piloti della Regia Marina chiamati a svolgere funzioni di "Osservatore dall'Aeroplano", che continueranno a svolgere anche quando una legge del 1937 assegnò definitivamente alla Regia Aeronautica tutti i velivoli militari.

Dalla seconda metà degli anni venti la Regia Marina valutò l'opportunità di dotare le sue maggiori unità di velivoli di supporto su tutte le maggiori unità e per permettere il lancio degli aerei con la nave in moto, anche in presenza di onde di altezza tale da non permettere il decollo dalla superficie del mare vennero installate delle catapulte, che erano delle strutture a traliccio, brandeggiabili o fisse, sulle quali scorreva un carrello di lancio al quale era fissato l'aereo, con il carrello che veniva accelerato mediante l'immissione di aria compressa all'interno di appositi cilindri di espansione. Dopo una serie di prove con vari vari idrovolanti, o progettati per uso civile come i Macchi M.18, o i più specifici come i Piaggio P.6 e i CANT 25, la scelta negli anni trenta venne adottato il più moderno idrovolante da ricognizione marittima IMAM Ro.43, biplano biposto a galleggiante centrale in legno, che pur non essendo dotato di brillanti doti marine raggiungeva i 300 km/h e con circa 1 000 km di autonomia,[5] che divenne la dotazione standard per tutte le maggiori unità della Marina e le cui ali potevano essere ripiegate all'indietro per permettere il ricovero degli aerei sulle navi.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale il Ro.43 era l'unico aereo imbarcato e sulle varie unità della Regia Marina erano pronti all'impiego 42 di questi idrovolanti che si trovarono a ricoprire anche l'improbabile ruolo di caccia, assolutamente inadeguato, essendo dotati questi aerei solamente di due mitragliatrici Breda-SAFAT da 7,7 mm, una fissa sul muso ed una brandeggiabile in posizione dorsale. Una serie di deficienze strutturali rivelatesi a causa dell'intenso uso costrinsero alla progettazione di una 2ª versione migliorata, che portò il numero totale degli esemplari prodotti a 194, ma che restava relegata al ruolo di ricognizione e di osservazione di supporto all'artiglieria navale. Rimanevano molto complesse poi le operazioni di reimbarco a fine missione che dovevano essere eseguite a nave ferma, e compatibilmente alle condizioni meteorologiche, tramite l'imbragatura del velivolo che veniva issato sul ponte con una gru, aumentando così però la vulnerabilità dell'unità navale impegnata all'operazione di recupero, tanto che alla fine si preferì che i velivoli rientrassero in un idroscalo costiero per effettuare successivamente il reimbarco con la nave in porto, consentendo in pratica, per ogni singola navigazione, l'utilizzo di ogni velivolo imbarcato per un'unica missione.

Con questi mezzi la copertura aerea si dimostrò inadeguata se posta in contrapposizione a quella della Mediterranean Fleet della Royal Navy che l'11 novembre 1940, nella cosiddetta notte di Taranto con gli aerosiluranti decollati dalla portaerei Illustrious mise fuori combattimento le corazzate Littorio, Duilio e Cavour. Alcuni mesi dopo nel marzo 1941, nella battaglia di Capo Matapan, altri aerosiluranti, decollati dalla portaerei Formidable danneggiarono la corazzata Vittorio Veneto che riuscì a rientrare a Taranto e soprattutto causarono indirettamente l'annientamento dell'intera I Divisione incrociatori, attardatasi per prestare soccorso ad alcune unità della stessa divisione danneggiata venne coinvolta in un violento combattimento notturno con la squadra principale britannica, guidata sul posto dalla ricognizione e dal Radar. Affondarono gli incrociatori pesanti Zara, Fiume e Pola (ovvero tutti gli incrociatori presenti) e i cacciatorpediniere della scorta Carducci e Alfieri (ovvero metà dei caccia torpedinieri presenti), causando la morte di 2023 marinai, di cui 783 del Zara, 813 del Pola, 211 dell'Alfieri e 169 del Carducci.[6]

L'Aquila, prima portaerei della marina italiana, mai entrata in servizio per gli eventi bellici qui ripresa in attesa della demolizione.

Quando, dopo la scontro di Capo Matapan, l'assenza di portaerei dimostrò incidere pesantemente sulle sorti della Squadra Navale in mare aperto, si cerco di correre ai ripari predisponendo i transatlantici Roma e Augustus alla trasformazione in portaerei sulla base di studi preliminari effettuati sin dal 1936, che vennero ribattezzati rispettivamente Aquila e Sparviero.

Un Re.2000 Catapultabile mentre decolla dalla catapulta del Vittorio Veneto.

Nell'attesa della trasformazione in portaerei dei due transatlantici venne deciso di affiancare all'idrovolante Ro 43 un caccia terrestre catapultabile. La scelta cadde sul Reggiane Re.2000, dotato di buona velocità (530 km/h) e discreta autonomia, da cui venne sviluppata la versione Catapultabile, per l'impiego imbarcato sulle unità della Regia Marina. Le prime prove vennero effettuate sulla nave appoggio idrovolanti Giuseppe Miraglia, pilota Giulio Reiner, da una squadriglia appositamente costituita, la Squadriglia di Riserva Aerea delle FF.NN.BB. (Forze Navali da Battaglia) il cui simbolo era una paperella posta sulla deriva di coda, ed alcuni di questi velivoli vennero imbarcati sulle corazzate Roma, Vittorio Veneto e Littorio. Nell'aprile 1943 la squadriglia venne sciolta per formare il Gruppo di Riserva Aerea delle FF.NN.BB., su tre squadriglie. I due prototipi ebbero le MM 471 e 485, mentre gli 8 esemplari di serie le MM dalla 8281 alla 8288[7]. Dopo il proclama Badoglio sull'armistizio, alcuni Re.2000 ricevettero le insegne della aeronautica cobelligerante.

All'entrata in vigore dell'armistizio l'8 settembre 1943, gli idrovolanti Ro 43 imbarcati erano 19 mentre 20 erano in forza alle Squadriglie Forze Navali, mentre i velivoli Re 2000 "Catapultabile" erano 6, di cui due sulla corazzata Roma e uno ciascuno su Italia (ex Littorio) e Vittorio Veneto.

La realizzazione delle portaerei Aquila e Sparviero avviata nei Cantieri Ansaldo di Sestri Ponente preventivata in 8-9 mesi di lavori, si protrasse sino alla prematura sospensione decisa nel giugno del 1943 con le due unità rispettivamente complete al 90% e al 40%, e la portaerei Aquila che aveva già effettuato le prime prove statiche dell'apparato motore. Nessuna delle due vide però l'impiego operativo e l'Aquila venne autoaffondato da sommozzatori dei reparti speciali italiani cobelligeranti per evitare che venisse usata per bloccare l'imboccatura del porto di Genova.

Dopoguerra e rinascita[modifica | modifica sorgente]

Il Trattato di pace fu durissimo per la Marina Militare nuova denominazione della Regia Marina dopo la proclamazione della Repubblica, con le maggiori unità spartite tra i vincitori ed il divieto di possedere portaerei, sommergibili, motosiluranti e navi d'assalto, tuttavia con i nuovi scenari della guerra fredda che si venivano a profilarsi in Europa e con l'adesione dell'Italia alla NATO molte delle clausole limitative del trattato di pace venivano automaticamente a decadere.

I primi passi[modifica | modifica sorgente]

Un Grumman S2F-I italiano conservato presso il Museo dell'Aeronautica di Vigna di Valle.

Con il Mutual Defence Assistance Program (MDAP), gli Stati Uniti cedettero all'Italia materiali provenienti dai loro surplus, tra cui 24 bombardieri Curtiss S2C-5 Helldiver equipaggiati con apparecchiature per la lotta antisommergibili. Questi velivoli giunti in Italia nel settembre del 1950 vennero presi in carico dall'Aeronautica Militare ed inquadrati nell'86º Gruppo Antisom presso l'aeroporto di Grottaglie.

Nello stesso anno una delegazione della Marina Militare si recò negli Stati Uniti per valutare la possibilità dell'acquisto di una portaerei dai surplus bellici americani, ma gli eccessivi costi di gestione, insostenibili per l'Italia del dopoguerra costrinsero a rinunciare a questa opportunità. Venne lasciata però aperta la porta alla disponibilità americana di fornire dei mezzi per la ricostituzione di una componente aerea navale da operare presso le basi a terra ed un primo nucleo di allievi piloti e specialisti venne inviato presso le scuole della United States Navy, dove nell'estate del 1952 conseguirono i brevetti di volo dopo aver compiuto anche una serie di missioni a bordo delle portaerei americane. Nello stesso tempo la Marina Militare ricevette i primi due aerei ceduti dagli Stati Uniti per la ricostituzione di un'aviazione Navale ed anche in questo caso erano due Curtiss S2C-5 Helldiver sui quali vennero apposte le coccarde tricolori italiane con un'ancora e in coda dipinto il simbolo della Marina Militare. I due aerei, denominati Gabbiano I e Gabbiano II vennero imbarcati sulla portaerei Midway diretta verso il Mediterraneo, ma giunti all'aeroporto di Napoli-Capodichino il 19 dicembre 1952 questi aerei vennero presi in carico dall'Aeronautica Militare, in ottemperanza alla Legge del 1937 che assegnava all'Aeronautica Militare tutti i velivoli militari, ed inquadrati nell'86º Gruppo A/S ed inoltre l'Aeronautica non riconobbe i brevetti di pilotaggio ed i brevetti delle varie specializzazione dei tecnici conseguiti dal personale della Marina Militare italiana negli Stati Uniti.

L'avvento dell'elicottero[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate del 1953 venne eretta a bordo del Garibaldi una piattaforma per elicotteri su cui un elicottero Bell 47G effettuò una serie di prove di appontaggio e decollo. L'esito positivo di queste prove portò ad un'ordinazione di tre di questi elicotteri all'Agusta da parte della Marina Militare, passati poi a sette, mentre un primo gruppo di specialisti venne inviato alle scuole dell'Aeronautica Militare per il conseguimento delle relative specializzazioni.

Tenuta di volo di un pilota dell'Aviazione Navale Italiana

Nel 1956 venne varata una legge che limitava il monopolio dell'Aeronautica Militare ai soli velivoli ad ala fissa con peso superiore ai 1.500 chili, consentendo alla Marina Militare di costituire una propria componente aerea elicotteristica autonoma.

Bell 47G della Marina Militare

Per dirimere i dissensi tra la Marina e l'Aeronautica con la Legge N. 968 del 7 ottobre 1957, venne creata l'Aviazione Antisommergibile che prevedeva l'impiego, presso i Gruppi di volo ASW dell'Aeronautica, di equipaggi misti con personale al 50% della Marina. Gli aerei erano inquadrati organicamente nell'Aeronautica che si assumeva la responsabilità logistica e la manutenzione dei velivoli ma alla Marina veniva attribuito il loro impiego operativo. Con la legge veniva costituito un Ufficio per le attività di coordinamento tra le due Forze Armate per tutte le attività relative all'impiego, all'addestramento ed alle funzioni tecnico/logistiche della componente aerea, posto alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare e retto da un generale pilota dell'Aeronautica Militare.

Agli Helldiver vennero affiancati i bimotori Lockheed PV-2 Harpoon e i Grumman S2F-1 Tracker anche questi di provenienza americana, dislocati prima presso l'86º Gruppo Autonomo di Napoli Capodichino e successivamente presso il 41º Stormo di base a Catania.

Con il I Gruppo Elicotteri costituito nel 1956 fu creata ad Augusta la prima base con il nome MariEliport. Il gruppo venne dotato di AB-47 G cui si aggiunsero nel 1957 gli Agusta-Bell AB-47 J3, versione migliorata del precedente. Questi elicotteri, non potendo imbarcare contemporaneamente sia gli apparati di ricerca che di attacco, vennero realizzati in due differenti configurazioni, una di ricerca con un apparato sonar per la scoperta dei sommergibili, ed una di attacco armata con un siluro Mk 44 ad autoguida acustica.

A questi velivoli da osservazione, vennero affiancati agli inizi degli anni sessanta gli elicotteri SH-34 Seabat, armati di siluri e dotati di sensori antisommergibili che disponevano di un'ampia autonomia e di una avionica completa con capacità ognitenpo che consentiva anche il volo notturno. Questi velivoli aumentarono le dimensioni del reparto che fu costretto a ridislocarsi, dal 1963, in strutture più grandi, individuate presso l'aeroporto di Catania-Fontanarossa, condividendo alcune strutture con l'87º gruppo A/S dell'Aeronautica Militare. Nella nuova sistemazione denominata, MARISTAELI - Catania, verrà costituito nel 1964 anche il II Gruppo elicotteri. A fianco degli SH 34 G/J entrarono in linea gli AB 204 AS, elicotteri medi che a differenza degli SH 34 G/J, viste le minori dimensioni, potevano anche operare a bordo delle unità navali minori. Questi velivoli a turbina, dotati di un sistema automatico di controllo del volo, vennero equipaggiati di sonar ad immersione per la scoperta di sommergibili nemici abbinabile a uno o due siluri ASW leggeri Mk 44. Vennero installati anche un radar ARI 5955 e un paio di missili AS 12 che consentivano anche di svolgere missioni di attacco verso unità nemiche di superficie, in particolare contro la minaccia delle motovedette lanciamissili, fortemente armate ma quando individuate con scarse capacità di autodifesa. Questi elicotteri nella lotta antisommergibile non si dimostrarono del tutto adatti, in quanto il motore a turbina francese Gnome H-1200 si dimostrò poco potente e i sotto-sistemi, molto pesanti, riducevano le prestazioni. Gli AB 204 AS andarono a sostituire progressivamente gli AB 47 che vennero ceduti ai Carabinieri.

Il 31 ottobre 1964 una tromba d'aria sull'aeroporto di Catania-Fontanarossa causò la distruzione di buona parte della flotta di velivoli, delle strutture e attrezzature tecniche e logistiche. La U.S. Navy donò tre elicotteri in quel momento imbarcati sulla portaerei USS Saratoga e il reparto si trasferì in nuove strutture ricostruite a sud dell'aeroporto e intitolate al sottotenente di vascello Mario Calderara, il primo pilota italiano.

Un A106 con i contrassegni del 5º Gruppo della Marina Militare

Nel 1968 a Catania-Fontanarossa viene costituito il 3º Gruppo elicotteri, mentre nello stesso anno a Luni, nei pressi di La Spezia, venne inaugurata la Stazione Elicotteri M.M. "MARISTAELI - Luni", con compiti di supporto tecnico degli elicotteri imbarcati sulle unità della I Divisione navale di La Spezia.

Il 21 ottobre 1969 in occasione dell'arrivo a Catania dei più moderni SH-3D Sea King, due elicotteri AB-47J vennero trasferiti presso la base della Marina di Luni-Sarzana in provincia di La Spezia, che costituirono il primo nucleo del 5º Gruppo Elicotteri costituitosi ufficialmente il 1º novembre successivo. Con l'arrivo dei Seabat, non più validi per l'impiego come mezzi antisommergibili, il Gruppo iniziò un periodo di collaborazione con il COMSUBIN e con il Battaglione San Marco e con la rimozione degli apparati antisommergibile ormai obsoleti, i Seabat vennero trasformati in elicotteri da trasporto per gli incursori del COMSUBIN e per gli uomini del Battaglione San Marco per i quali venne modificata agli inizi del 1971 la poppa di Nave Bafile per imbarcarne stabilmente almeno due di questi elicotteri che operarono fino al 30 giugno 1979, data della radiazione definitiva degli ultimi tre velivoli in servizio.

Nel 1971 per problemi di sovraffollamento, il I Gruppo venne trasferito da MARISTAELI - Catania presso la base di Luni-Sarzana, dove ha la sua sede attuale con i moderni AgustaWestland EH-101.[8][9][10]

Per quanto riguarda la componente aerea antisommergibile ad ala fissa i Grumman S2F-1 Tracker americani vennero sostituiti da 18 nuovi velivoli Breguet BR.1150 Atlantic di fabbricazione francese, il primo dei quali giunse in Italia nel 1972, dislocati presso il 41º Stormo a Sigonella e presso il 30º Stormo di Elmas.

La componente imbarcata[modifica | modifica sorgente]

Oltre alla componente aerea basata a terra la Marina Militare cominciò a sviluppare una componente imbarcata. L'esito positivo delle prove di appontaggio di un AB 47G sul Garibaldi, effettuate nell'estate del 1953, spinse la Marina Militare a dotarsi di unità navali polivalenti equipaggiate di elicotteri antisommergibile e dotate delle relative attrezzature quali ponte di volo e hangar del tipo fisso o telescopico. La necessità di questo tipo di unità con elicotteri antisommergibile che consentivano di estenderne il raggio di azione delle navi su cui gli elicotteri erano imbarcati, derivava anche dalla percezione della minaccia sempre più concreta rappresentata dalla flotta subacquea sovietica, i cui battelli avevano iniziato proprio in quegli anni a fare la loro comparsa nel Mediterraneo operando dalla base albanese di Valona, avviando lo sviluppo di una nuova categoria di unità navale, di cui l'Italia precorse i tempi, con la costruzione delle fregate classe Bergamini, le prime unità portaelicotteri al mondo, entrate in servizio agli inizi degli anni sessanta e degli incrociatori classe Doria, le cui sistemazioni elicotteristiche divennero di fatto uno standard per tutte le costruzioni successive.

Le fregate Rizzo e Bergamini. Le navi di questa classe sono state le prime unità elicotteristiche al mondo

Sulle unità della classe Bergamini operarono inizialmente gli AB 47J, ma successivamente agli inizi degli anni settanta il ponte di volo venne allungato con l'eliminazione di un cannone poppiero per permettere di ospitare a bordo gli AB 204 in configurazione antisommergibile.

L'incrociatore portaelicotteri "Vittorio Veneto"

Sulle unità della Classe Bergamini vennero sviluppate le unità della Classe Alpino e successivamente quelle delle classi Lupo e Maestrale[11].

Sulla base dei due Doria venne sviluppato il Vittorio Veneto, incrociatore lanciamissili portaelicotteri entrato in servizio nel 1969, sul quale potevano operare ben sei elicotteri SH-3D Sea King[11].

Nel 1970 sugli Impavido, prime unità missilistiche entrate in servizio nella Marina Militare, venne avviata la sperimentazione dell'Agusta A106, ma le difficoltà all'impiego notturno e la scarsa autonomia del velivolo portarono nel luglio 1972 all'abbandono del progetto.

Nello stesso periodo entrarono in servizio le unità della Classe Audace, sui quali operavano due elicotteri antisommergibili, che inizialmente erano gli AB 204 e sui quali venne sviluppata la successiva Durand de la Penne[12].

Nel 1976 iniziarono le consegne degli Agusta-Bell AB 212ASW che andavano progressivamente a sostituire gli AB 204 ASW che vennero ceduti al Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco e nello stesso anno all'aeroporto di Grottaglie presso Taranto, venne costituito il 4º Gruppo elicotteri. Nella stessa sede, nel 1979, verrà costituita MARISTAELI - Grottaglie, per fornire il supporto tecnico ai velivoli imbarcati sulle unità della II Divisione navale di base a Taranto[12].

La componente ad ala fissa[modifica | modifica sorgente]

La portaerei leggera Garibaldi, prima unità per mezzi ad ala fissa dell'Aviazione Navale.
La portaerei Cavour, ormeggiata nel porto di Civitavecchia.

Sul finire degli anni settanta il ruolo dell'aviazione navale italiana entrò in una fase più matura ed ebbe un ulteriore forte impulso nel 1978, anno di impostazione della portaerei Garibaldi. La nave, definita all'epoca incrociatore portaelicotteri, era dotata di ponte di volo continuo (incrociatore tuttoponte) e quindi aveva tutte le potenzialità per diventare una portaerei leggera. Entrato in servizio il 30 settembre 1985, a causa della legislazione vigente all'epoca, il Garibaldi non ebbe alcuna dotazione di aerei. Infatti, una legge del 1931 aveva assegnato all'allora Regia Aeronautica la gestione di tutti i velivoli ad ala fissa italiani e il divieto era rimasto valido anche nell'ordinamento delle forze armate repubblicane.[13]

Il 20 dicembre 1984, mentre il Garibaldi era ancora in allestimento nel cantiere di Monfalcone venne presentato, anche su sollecitazione da parte dell'allora capo di stato maggiore della Marina Vittorio Marulli il disegno di legge n. 1083 con cui veniva richiesta l'istituzione dell'Aviazione Navale della Marina. La proposta firmata da 19 senatori venne presentata all'allora presidente del Senato Cossiga aveva come primo firmatario il senatore democristiano, nonché ammiraglio in congedo Severino Fallucchi. Il 26 gennaio 1989, fu approvata la proposta di legge 2645, come legge 36, e la Marina fu autorizzata a dotarsi di velivoli ad ala fissa.[13] Dopo una valutazione tra il Sea Harrier britannico e il VAV-813/Harrier II americano, la scelta italiana ricadde su quest'ultimo[14] e nel 1990 venne fatto l'ordine per l'acquisto di 18 esemplari alla BAE Systems - Boeing: 2 nella versione biposto da addestramento e 16 nella versione monoposto, completata dal radar multifunzionale APG-65, all'epoca di nuova introduzione.[15] La consegna dei primi velivoli, 2 TAV-8B, avvenne il 7 giugno 1991, mentre la cerimonia di consegna avvenne il successivo 23 agosto a bordo del Garibaldi, ormeggiato nella base americana di Norfolk in Virginia.

La componente ad ala fissa oltre agli Harrier, agli Atlantic comprende 3 P180 Maritime velivoli bi-turbina ad elica, che hanno compiti di collegamento e trasporto logistico, capaci di trasportare fino a sette passeggeri oltre all'equipaggio. Si tratta di velivoli dalle eccellenti prestazioni estremamente versatili che con l'installazione di sistemi elettro-ottici IR possono essere utilizzati anche in missioni di ricognizione e sorveglianza marittima.

La componente aerea imbarcata si avvale anche della nuova portaerei V/STOL Cavour consegnata alla Marina Militare il 27 marzo 2008, in servizio dal 10 giugno 2009, quando in occasione della festa della Marina Militare, ha ricevuto a Civitavecchia la bandiera di combattimento, e sulla quale a partire dal 2015 dovrebbero operare i nuovi F-35B (sempre STOVL).

Organizzazione[modifica | modifica sorgente]

L'Aviazione Navale dipende dal COMFORAER, il Comando forze aeree con sede a Roma, da cui dipendono la Sezione Aerea di Pratica di Mare con tre velivoli PD-180, MARISTAELI - Catania, MARISTAELI - Luni e MARISTAER - Grottaglie.[16]

MARISTAELI - Catania[modifica | modifica sorgente]

MARISTAELI - Catania è considerata la "culla" dell'Aviazione Navale Italiana, in quanto vi si tengono tutti i corsi per gli specialisti tecnici, ufficiali e sottufficiali, e per gli operatori di volo ed è pertanto un passaggio obbligato per tutto il personale della specialità. MARISTAELI - Catania nacque con il trasferimento dei velivoli del I Gruppo Elicotteri da Augusta a Catania, in un hangar messo a disposizione dall’Aeronautica Militare presso l'aeroporto di Catania-Fontanarossa[17] e nel 1964 venne anche costituito il II Gruppo elicotteri. L'area dalla quale decollavano i grossi Seabat era detta Pentagono per la sua forma geometrica[17].

La tromba d'aria che il 31 dicembre 1964 distrusse gran parte della struttura, compresi i magazzini materiali il cui contenuto venne sparso per l'area aeroportuale, falcidiò anche la linea di volo dei Seabat; infatti per un cortocircuito prodottosi all'interno della struttura, sette dei dieci velivoli in dotazione, visto che l'undicesimo (4-03 con seriale 80237) era andato perso in un incidente di volo, vennero ridotti in polvere di magnesio[17][18], ed uno venne talmente danneggiato che venne praticamente ricostruito in Belgio dalla SABCA; i due superstiti si salvarono solo perché al momento dell'evento erano imbarcati[17]; per rimpiazzarli vennero ceduti dalla United States Navy altri tre Seabat ma in condizioni talmente precarie che gli equipaggi li ribattezzarono Calmieri[17]; su queste basi avvenne il trasferimento in tempi record in nuove strutture ricostruite a sud dell'aeroporto e consegnate alla Marina Militare nel dicembre 1967; in concomitanza con il trasferimento dei due gruppi nella nuova struttura, che avvenne qualche giorno prima di Natale[17], nel 1968 venne costituito anche il 3º Gruppo elicotteri.

Nel 1971 per problemi di sovraffollamento, il I Gruppo venne trasferito da MARISTAELI - Catania presso la base di Luni-Sarzana, e da allora MARISTAELI - Catania è rimasta la base operativa del 2º e del 3º Gruppo.

Il Comando di MARISTAELI - Catania oltre al coordinamento e al controllo dell'attività del 2º e del 3º Gruppo, cura anche i servizi amministrativi e logistici della base assicurando l'efficienza delle infrastrutture, gestendo il magazzino che rifornisce siai due Gruppi elicotteri che i Servizi Volo delle Unità Navali.

La base dispone del Dilbert Dunker per l'addestramento degli equipaggi dei velivoli all'ammaraggio forzato ed al successivo abbandono del mezzo inabissatosi.

Attualmente nel 2º Gruppo Elicotteri operano gli AB 212 ASW, e nel 3º Gruppo Elicotteri gli EH-101 ASW e HEW, mentre per la sostituzione degli AB 212 del 2º Gruppo con i moderni NH-90 si prospettano tempi lunghi.

MARISTAELI - Luni[modifica | modifica sorgente]

MARISTAELI - Luni nasce il 1º settembre 1967 quando, presso un'installazione dell'Aeronautica Militare in disuso, il piccolo aeroporto di Sarzana-Luni a circa dieci chilometri dalla base di La Spezia, fu oggetto di importanti lavori per la costruzione d'un eliporto con l'utilizzo dei fondi NATO.

Un SH3-D della Marina Militare sul ponte di volo della portaerei Cavour

Presso la nuova struttura, consegnata alla Marina Militare il 1º novembre 1968 venne costituito il Comando della Stazione Elicotteri M.M. di Luni e nel novembre 1969 il 5º Gruppo elicotteri. All'inizio del 1971 presso la nuova struttura venne anche trasferito da Catania il 1º Gruppo elicotteri. Sulla pista possono operare anche velivoli V/STOL e nella struttura trova posto anche una base base aeromobili della Guardia Costiera.

Elicottero AW-101 (ASW) della base di Catania a bordo della portaerei Cavour

A Luni è stato realizzato l'Helo Dunker per l'addestramento degli equipaggi degli elicotteri all'ammaraggio forzato ed al successivo abbandono del mezzo inabissatosi; la struttura è una delle poche in Europa ed è utilizzata in modo interforze nonché da vari operatori NATO[19]. A differenza del Dilbert Dunker di Catania che è essenzialmente per velivoli ad ala fissa, l'Helo Dunker è essenzialmente per l'addestramento di piloti elicotteristi. La struttura, realizzata con fondi interforze, riproduce da un lato la cabina di un AB 212 e dall'altro quella di un SH-3D ed è sospesa su una piscina in cui viene immersa simulando l'ammaraggio forzato di un elicottero.

Il Comando di MARISTAELI - Luni coordina l'attività dei due Gruppi della base e si occupa dell'efficienza delle infrastrutture aeroportuali e del magazzino che rifornisce sia i gruppi di volo della base sia i velivoli delle unità imbarcate presso la base di La Spezia.

I velivoli del 1º Gruppo elicotteri operano da terra o dalla portaerei Garibaldi, ai cui servizi di volo spesso vengono assegnati per missioni ASW/ASuW e cooperano strettamente con il vicino Comsubin. Gli AW-101 nelle diverse versioni quali l'antisommergibile/antinave (ASW/ASuW), l’early warning (HEW) e l'eliassalto (UTI/ASH), hanno progressivamente rimpiazzato i Sea King.

Il 5º Gruppo elicotteri ha il compito di preparare gli elicotteri da destinare alle unità di superficie della base di La Spezia. Inoltre alcuni elicotteri vengono utilizzati in missioni antincendio e in missioni SAR.

Il 15 giugno 2011 al 5º Gruppo elicotteri è stato consegnato il primo esemplare di NH-90 NFH (matricola ditta HITN-04, Matricola Militare 3-04)[20] elicottero destinato a rinnovare profondamente le flotte europee ad ala rotante e che si appresta a divenire il velivolo tattico standard dei Paesi NATO del vecchio continente. Il nuovo elicottero dovrà inizialmente affiancare e successivamente sostituire il glorioso AB212 ASW, per anni pilastro portante dell’Aviazione Navale Italiana.

MARISTAER - Grottaglie[modifica | modifica sorgente]

Le origini della base aerea di Grottaglie risalgono alla prima guerra mondiale dall'esigenza di difendere il porto di Taranto, quando negli anni 1915-1916 furono costruiti i primi hangar per dirigibili e piccoli aerei che operavano prevalentemente in Adriatico.

Nel 1923 con la costituzione della Regia Aeronautica la base passò sotto il controllo della neocostituita forza armata e nel corso della Seconda guerra mondiale l'aeroporto subì cinque pesanti bombardamenti che distrussero la gran parte degli aerei della base e le strutture aeroportuali.

Dopo l'8 settembre l'aeroporto venne occupato dalla RAF e nell'estate del 1945 quel che era rimasto dell'aeroporto fu restituito all'Aeronautica Militare Italiana, pur restando presidio degli Alleati sino al 1950 e vista la particolare posizione geografica con la vicinanza con la base navale di Taranto è stata la sede di reparti che hanno cooperato strettamente con la Marina Militare con la dislocazione dei gruppi antisommergibili dell'Aeronautica.

Nel 1972 venne raggiunto un accordo tra la Marina e l'Aeronautica per la realizzazione di infrastrutture per prestare assistenza ai Servizi Volo delle unità stanziate nella base Taranto che fino ad allora facevano riferimento al 2º GRUPELICOT di MARISTAELI - Catania e il 1º marzo 1976 a Grottaglie venne costituito ufficialmente il 4º Gruppo elicotteri.

Nel 1979 venuti a cessare i servizi logistici assicurati dall'Aeronautica Militare, a Grottaglie venne costituita il Comando Stazione Marittima Elicotteri denominato MARISTAELI Grottaglie.

Dalla seconda metà degli anni ottanta essendo stato deciso da parte dei vertici della Marina di dislocare a Taranto la portaerei leggera Garibaldi viene costituito il Gruppo Aereo cui vennero assegnati i velivoli ad ala fissa.

Attualmente MARISTAER - Grottaglie, il Comando della Stazione Marittima aerea, coordina l'attività del 4º Gruppo elicotteri e del Gruppo aereo e si occupa della gestione di tutti i servizi logistici ed amministrativi della base, dell'efficienza delle infrastrutture aeroportuali e della gestione del magazzino di cui si servono sia i Gruppi di volo della base che i Servizi Volo delle unità della base di Taranto. Di particolare rilevanza è l'attività del laboratorio elettronico che si occupa delle schede elettroniche dei velivoli; questo perché ormai tutte le componenti di bordo di un aeromobile moderno sono gestite elettronicamente, con vari sottosistemi collegati tra loro da un bus, detto DataLink e standardizzato con delle specifiche norme militari.

Il 4º GRUPELICOT svolge compiti di preparazione e manutenzione dei velivoli imbarcati sulle unità di base a Taranto e missioni addestrative a favore di altri Enti o Reparti della Marina Militare, in particolare MARICENTADD, il centro di addestramento della Marina di Taranto presso cui si addestrano gli equipaggi della Marina Militare.

I piloti del 4º GRUPELICOT hanno a lungo cooperato con il COMSQUALI, il Comando squadriglia aliscafi della III Divisione navale per fornire alle unità della Classe Sparviero la copertura radar ed il supporto ECM/ESM di cui queste particolari unità navali avevano bisogno.

Nel maggio 1994 nell'ambito del 4º GRUPELICOT è stato costituito il Nucleo lotta anfibia che coopera con il Reggimento "San Marco" e dispone di elicotteri che hanno ricevuto opportune modifiche per questo compito.

Un TAV-8B Harrier Plus biposto in decollo dal ponte della portaerei Garibaldi.

Il GRUPAER, il Gruppo Aeromobili Imbarcati, è nato ufficialmente nel febbraio 1991 in previsione della consegna dei primi Harrier II. La consegna ai piloti e tecnici della Marina Militare dei primi due velivoli, due TAV-8B bi-posto in versione da addestramento, avvenne il 7 giugno 1991 presso la base dei marine a Cherry Point nella Carolina del Nord.

La cerimonia ufficiale di consegna dei velivoli alla Marina Militare avvenne il successivo 23 agosto a bordo del Garibaldi ormeggiato nella base americana di Norfolk in Virginia. Il Gruppo fece rientro in Italia il successivo 24 settembre con i velivoli che raggiunsero la base aerea di Grottaglie.

Nella primavera del 1994 il Garibaldi fece ritorno negli Stati Uniti per ricevere i primi tre AV-8B[21] in versione monoposto. Il resto dei velivoli verrà costruito in Italia su licenza dalla Alenia con la linea di volo composta in totale da 18 velivoli che verrà completata nel novembre 1997.

Il Gruppo Aereo Imbarcato del Garibaldi tra l'11 gennaio e il 23 marzo 1995 ha avuto il suo primo impegno operativo reale con la partecipazione alla missione Ibis III in Somalia per il ritiro del contingente di pace delle Nazioni Unite, con gli Harrier II del GrupAer che hanno svolto numerose missioni di ricognizione e supporto ai marine americani e al Reggimento San Marco. Il GrupAer ha ricevuto la Bandiera di combattimento il 28 giugno 1996 donata dal gruppo ANMI di Andria.

Il Garibaldi (in primo piano) durante l'operazione Active Endeavour nel febbraio 2002

Da marzo a giugno del 1997 il GrupAer ha partecipato all'Operazione “Alba Neo” (Albania Non Combat Evacuation Operation) con velivoli armati che giornalmente decollavano dalla base di Grottaglie.,che è un aeroporto civile e con cui l'ente militare condivide l'uso della pista di volo. Nel 1999 con la guerra del Cossovo e l'impegno dell'Italia nell'Allied Force i caccia AV-8B II+ Harrier del GrupAer imbarcati a bordo del Garibaldi, hanno svolto, a partire dal 13 maggio 1999, 30 sortite per 63 ore di volo, impiegando bombe Mk 82 e GBU-16 e missili AGM-65 Maverick.

In seguito agli attentati dell'11 settembre 2001 e la guerra al terrorismo proclamata dal Presidente degli Stati Uniti Bush, con la partecipazione dell'Italia all'operazione Active Endeavour il GrupAer imbarcato a bordo del Garibaldi ha operato in Oceano Indiano dal 3 dicembre 2001 al successivo 1º marzo 2002 e nel corso della missione gli AV-8B del GrupAer hanno effettuato 288 missioni per complessive 860 ore di volo ed i quasi 1500 componenti degli equipaggi delle unità navali e del gruppo aereo che hanno partecipato alla missione hanno svolto compiti di controllo, intercettazione/interdizione in mare e di supporto aereo e interdizione aerea in territorio afgano.

La struttura è intitolata al tenente di vascello Marcello Arlotta, scomparso nel corso di un'azione bellica svolta a bordo di un dirigibile in Adriatico durante il primo conflitto mondiale, ed è articolata in cinque aree differenti, ognuna delle quali caratterizzata da un hangar, di cui uno assegnato in concessione alla Guardia di Finanza. Degli altri hangar uno è in uso al GRUPAER, un secondo viene impiegato come struttura tecnica per la manutenzione degli elicotteri, il terzo per il ricovero degli elicotteri in linea di volo ed il quarto a disposizione per una futura utilizzazione.

Operazioni condotte dalla moderna Aviazione Navale Italiana[modifica | modifica sorgente]

L'Aviazione Navale Italiana è stata coinvolta a partire dagli anni ottanta a tutte le operazioni in cui vi è stata la partecipazione della Marina Militare.

Distintivo dell'Aviazione navale.
Operazioni condotte dalla aviazione navale italiana
Operazioni militari 1985 Operazione Margherita (Dirottamento dell'Achille Lauro)
1986 Operazione Girasole (crisi di Lampedusa)
1987 - 1988 Operazione Golfo 1
1991 Operazione Golfo 2
1992 Operazione Sharp Vigilance
1993–1995 Operazione Restore Hope (Somalia)
1994 Operazione Sharp Guard
1999 Operazione Dinak
1999–2000 Stabilize Timor Est
1999 – 2001 Operazione Kosovo
2000 Operazione Stabilize Eritrea
2001-2002 Operazione Enduring Freedom
2003 Operazione Iraqi Freedom
2007 Operazione Leonte (Libano)
Protezione Civile 1976 terremoto del Friuli
1980 terremoto dell'Irpinia
2000 alluvione del Piemonte

Distintivi[modifica | modifica sorgente]

Flotta[22][modifica | modifica sorgente]

Velivolo Immagine Tipo Versione Quantità Note
AB.212 AB-212ASW ITA.jpg Eliassalto
Anti Submarine Warfare
AB.212
AB.212 ASW
6
16
sostituiti dagli SH-90
SH-3 Sea King SH-3 Sea King Força Aeronaval, Esquadrão HS-1.jpg Ricerca e soccorso SH-3D 35 sostituiti dagli SH-90
NH-90 NHIndustries NH-90 NFH MM81581 ILA 2012 04.jpg Anti Submarine Warfare
Eliassalto
SH-90NFH
SH90TTH
5
0
46 in ordine in totale
10 in ordine in totale
EH-101 EH101-410UTY.jpg Anti Submarine Warfare
Early Warning
Eliassalto
AW-101 MPH
AW-101 HEW
AW-101 ASH
10
4
8
Br-1150 Atlantic Breguet.atlantic.fairford.arp.jpg Aereo da pattugliamento marittimo Br-1150 7 sostituiti dall'ATR 72 MP
ATR 72 Atr42.fairford.arp.jpg Aereo da pattugliamento marittimo ATR 72 MP 0 5 esemplari ordinati
AV-8B+ Harrier II Italian TAV-8B Harrier II.jpg Caccia multiruolo STOVL AV-8B+
TAV-8B
14
2
originariamente 18, 2 esemplari precipitati.
F-35 Lightning II F35A Prototyp AA1 3.jpg Caccia multiruolo STOVL F-35B 0 15 esemplari, da consegnarsi entro il 2024
P.180 Avanti II Piaggio P-180 Avanti.JPG trasporto tattico P.180M Maritime 3
Schiebel Camcopter S-100 Schiebel CAMCOPTER S-100.jpg APR S-100 2

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Storia dell'Aviazione Navale Italiana. URL consultato il 20 ottobre 2008.
  2. ^ L'aviazione navale italiana - Idrovolante Curtiss "Flyng Boat". URL consultato il 3 maggio 2011.
  3. ^ L'aviazione navale - 1° conflitto mondiale. URL consultato il 22 ottobre 2008.
  4. ^ Storia dell'aviazione navale italiana - 1° conflitto mondiale. URL consultato il 22 ottobre 2008.
  5. ^ L'aviazione Navale Italiana. URL consultato il 24-10-2008. di Sebastiano Tringali
  6. ^ Storia dell'aviazione navale. URL consultato il 25 ottobre 2008.
  7. ^ Il RE 2000 catapultabile, consultato il 21 gennaio 2009. (archiviato dall'url originale il ).
  8. ^ Luni, celebrato il cinquantennale dell'Aviazione navale italiana, Pagine di Difesa, 10 novembre 2006. URL consultato il 13 aprile 2008.
  9. ^ MARISTAELI - Fontanarossa (CT), sito web della Marina Militare. URL consultato il 13 aprile 2008.
  10. ^ MARISTAELI - Luni (SP), sito web della Marina Militare. URL consultato il 13 aprile 2008.
  11. ^ a b http://www.marina.difesa.it/storia/storianavale/dopoguerra07.asp dal sito della Marina Militare Italiana - gli anni sessanta
  12. ^ a b http://www.marina.difesa.it/storia/storianavale/dopoguerra14.asp dal sito della Marina Militare Italiana, gli anni ottanta
  13. ^ a b Saverio Zuccotti, La Marina militare italiana e le sue portaerei, www.paginedidifesa.it, 8 febbraio 2004. URL consultato il 16 aprile 2008.
  14. ^ La Marina Militare alla fine degli anni '80, sito web Marina Militare. URL consultato il 16 aprile 2008.
  15. ^ (EN) Harrier II Plus (AV-8B) VSTOL Fighter and Attack Aircraft, USA, airforce- technology.com. URL consultato il 16 aprile 2008.
  16. ^ COMFORAER Comando delle Forze Aeree
  17. ^ a b c d e f Maristaeli Catania - Fontanarossa sul sito della Marina Militare. URL consultato il 10 dicembre 2011.
  18. ^ il magnesio è un metallo con ottime caratteristiche meccaniche in rapporto al peso, ma altamente combustibile, tanto che veniva usato in passato per i flash usa e getta delle macchine fotografiche
  19. ^ Sarzana Luni airport May 19, 2010 su The Aviationist. URL consultato il 21 ottobre 2012.
  20. ^ La Marina Militare riceve il primo elicottero NH90
  21. ^ Gruppo Aerei Imbarcati. URL consultato il 12-12-2008.
  22. ^ RID, Rivista Italiana Difesa, n.4, aprile 2013; pag. 31.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]