Contesto delle rivolte del 2005 nelle banlieue francesi

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La situazione generale[modifica | modifica sorgente]

Le difficoltà dei sobborghi francesi hanno le loro radici nei piani di riscostruzione che sono stati attuati dopo la seconda guerra mondiale. Durante il 1950, una carenza di abitazioni portò alla creazione di baraccopoli. Il paese accolse con gioia giovani lavoratori dalle colonie, prevalentemente dall'Africa del Nord e dell'Ovest, per aiutare la ricostruzione, e questi immigrati popolarono le baraccopoli.

La crisi abitativa portò alla costruzione di condomini, che furono inizialmente abitati dalla classe media. Quando la situazione delle abitazioni migliorò, la classe media si trasferì in case migliori e gli immigrati si trasferirono dalle baraccopoli ai condomini. Questi condomini sono chiamati "HLM" – habitation à loyer modéré ("appartamenti con affitto moderato"). Un piano urbanistico diffuso in questo periodo era quello di separare le aree delle città secondo le funzioni da svolgere: zone residenziali (condomini), zone commerciali e zone lavorative, collegate al centro tramite mezzi pubblici.

La crisi energetica nel 1973 ed un aumento della disoccupazione durante il 1980 contribuirono allo sviluppo di un senso di disperazione ed assenza di legalità. Questo è stato esacerbato dall'influsso dell'Islamismo militante come appare evidente dagli attentati del 1995 del Gruppo Islamico Armato.

I precedenti episodi di violenza urbana[modifica | modifica sorgente]

I primi episodi di violenza urbana hanno avuto luogo nel 1979 a Vaulx-en-Velin, nei sobborghi di Lione. Ma il primo evento ad avere un'ampia copertura da parte dei media fu la rivolta nelle Minguettes a Vénissieux, sempre vicino a Lione; in quell'occasione si mescolarono richieste sociali e piccola criminalità. In seguito ad un altro scontro, sempre a Vénissieux nel marzo del 1983, il partito di estrema destra Front National ottenne un buon risultato alle elezioni amministrative locali. Diventa difficile riassumere gli eventi più recenti:

  • eventi positivi, come la "Marcia per l'uguaglianza e contro il razzismo" (Marche pour l'égalité et contre le racisme) nel 1983 ed il movimento femminile Ni putes ni soumises (Né puttane né sottomesse), nato nel 2003 in seguito all'omicidio di Sohane Benziane (una ragazza di 17 anni bruciata viva dal suo ragazzo);
  • esplosioni di violenza urbana: per lo più incendi e sassaiole, accadono soprattutto quando un abitante della zona viene ferito o ucciso durante un'operazione di polizia (durano di solito pochi giorni), o durante il giorno di Capodanno;

La politica attuata dalle autorità si alterna tra:

  • il contenimento della povertà e dell'isolamento sociale: volontariato, associazioni che promuovono l'aiuto scolastico, prevenzione della criminalità, ecc.;
  • il rafforzamento dei controlli effettuati dalle forze dell'ordine per ristabilire l'ordine e la legalità;

L'aspetto delle rivolte che colpisce di più è che esse danneggiano gli abitanti della stessa zona povera nella quale avvengono, i vicini e i parenti degli aggressori. Secondo Amar Henni (Libération, 5 novembre 2005), volontario e scrittore, i due principali fattori scatenanti della rivolta sono:

  • il bisogno di rispetto e dignità: lui crede che questo punto abbia dato origine all'ultima rivolta;
  • la reputazione: si scatenerebbe nelle zone implicate una competizione ad essere l'area "più violenta"; i media sembrano quindi giocare un ruolo importante nella propagazione delle violenze.

Henni spiega che gli scontri sono diretti verso la gente della stessa condizione sociale perché gli aggressori non sono né organizzati né politicamente educati, e non sanno come ottenere quello che vogliono in maniera legale.

Il contesto politico recente[modifica | modifica sorgente]

Nel 2002, la campagna per le Elezioni presidenziali francesi fu focalizzata sui problemi della criminalità nelle periferie, con frequenti servizi televisivi su questa tematica. Questa è uno dei motivi per cui Jean-Marie Le Pen, candidato del Fronte nazionale, si piazzò secondo ed ebbe accesso alla seconda tornata di elezioni.

Nicolas Sarkozy fu scelto come ministro degli interni con un chiaro obiettivo: condurre sia una rigida politica di tolleranza zero contro la criminalità sotterranea, che la promozione dell'integrazione sociale dei reietti. La sua azione viene spesso criticata a causa del suo uso e abuso della televisione, ad esempio organizzando operazioni di polizia e chiamando i giornalisti per promuovere la sua azione. Questo atteggiamento porta all'irritazione degli abitanti di questi sobborghi, che non viene compensato dagli altri aspetti della sua politica, ad esempio il rilassamento della "doppia pena" (double peine, il fatto che uno straniero legalmente in Francia, che commette un reato, può essere espulso dopo aver scontato la pena), o le sue dichiarazioni per la discriminazione positiva e la partecipazione alle elezioni locali di stranieri che vivono legalmente in Francia.

Questa irritazione venne accentuata dal fatto che Nicolas Sarkozy è stato sindaco di Neuilly-sur-Seine, una città ricca che si rifiuta illegalmente di costruire case popolari: le abitazioni popolari rappresentano meno del 2,5% delle abitazioni, mentre la legge impone un 20% (SRU, loi de solidarité et renouvellement urbain, ovvero "legge di solidarietà e rinnovamento urbano", 13 dicembre 2000). Questo è stato recentemente evidenziato dal problema del tremendo aumento degli affitti (talvolta superiore al 10% annuo).

Il 20 giugno 2005 un ragazzo fu ucciso da una pallottola vagante durante una sparatoria fra due gang rivali nella "Cité des 4.000", a La Courneuve. Nicolas Sarkozy andò lì e dichiarò di voler "pulire la città con un Kärcher" (nettoyer la cité au Kärcher), cioè "pulire" la città con sistemi con acqua ad alta pressione, utilizzati normalmente per pulire strade ed automobili. Il 25 ottobre, dopo esser andato ad Argenteuil, Sarkozy, riferendosi agli abitanti delle banlieues, usò la parola, appartenente al gergo giovanile, "racaille" (feccia). Gli abitanti delle periferie si sentirono, naturalmente, insultati, dato che Sarkozy aveva considerato tutti gli abitanti delle banlieue come criminali e delinquenti.

Le tensioni razziali e religiose[modifica | modifica sorgente]

Molti residenti di Clichy-sous-Bois e delle vicine aree appartengono alla prima o alla seconda generazione di immigrati provenienti dalle vecchie colonie francesi, e metà dei 28.000 abitanti del sobborgo sono sotto i 25 anni di età. Il dipartimento di Senna-Saint-Denis è quello con la più alta concentrazione di stranieri in tutta la Francia (circa il 30%) ed anche quello con il più alto grado di disoccupazione (30% a La Courneuve, 23% a Clichy-sous-Bois, percentuale che cresce al 50% tra giovani). Un gran numero di loro vive nei sobborghi di Parigi ed è qui, in questi quartieri parigini dove vivevano popolazioni di medio e basso rango, che sono avvenuti drastici cambiamenti di tipo economico e razziale che hanno profondamente cambiato queste periferie in pericolosi ghetti.

La BBC riporta che la percezione dell'Islam e degli immigranti da parte della società francese ha alienato alcuni musulmani francesi e può essere stata un fattore di causa delle rivolte; "L'Islam è visto come la più grande sfida al modello secolare della nazione degli ultimi 100 anni", e l'"assertività dell'Islam francese è vista come una minaccia, non solo ai valori della repubblica, ma alla sua sicurezza", a causa "della crescita mondiale della militanza islamica". La BBC inoltre metteva in dubbio che tale allarme fosse giustificato, dicendo che i ghetti musulmani francesi non sono focolai di separatismo e che "i sobborghi sono pieni di gente che vuole disperatamente integrarsi nella società più ampia". [1]

La povertà[modifica | modifica sorgente]

Secondo il The Guardian, "le rivolte hanno evidenziato tensioni tra le grandi città benestanti e le loro banlieue tristemente ghettizzate, casa di immigranti del Maghreb e dell'Africa Occidentale che non sono mai stati pienamente integrati nella società francese e sono diventati una sottoclasse per cui disperazione e discriminazione sono la norma". La BBC descrisse "il malcontento tra i molti giovani francesi di origine nordafricana" e la discriminazione nei confronti degli immigranti, evidenziando che "il gruppo di pressione SOS Racisme porta alla luce regolarmente casi di datori di lavoro che scartano candidati con nomi stranieri". [2]

Il comportamento della Polizia[modifica | modifica sorgente]

Gli agenti di polizia che lavorano nelle zone dove si svolsero le violenze sono frequentemente accusati di avere un atteggiamento di molestia e provocazione. I controlli d'identità sono estremamente frequenti, e spesso sono visti come "battute di caccia" che prendono di mira le minoranze. Il comportamento degli ufficiali è spesso descritto come violento e privo di rispetto, conducendo a sospetti e odio da parte dei molti abitanti di queste aree. [3]. Il comportamento di Sarkozy è percepito come un assenso al comportamento della polizia coprendo i suoi abusi, il che ha portato la richiesta di presentare le sue dimissioni.

Il panorama socio-politico[modifica | modifica sorgente]

Le rivolte delle Banlieue, con la loro incontenibile forza, hanno infranto il muro mediatico che da svariati anni nascondeva al mondo intero la realtà delle aree suburbane francesi.

In prima istanza, per poter comprendere le cause remote che sono alla base di questi scontri, bisogna focalizzare l'attenzione attorno al concetto cardine di periferia. Con questo termine si designa l'area suburbana che segna il confine tra il mondo provinciale e quello propriamente cittadino. La periferia è pertanto il baluardo invalicabile che preclude qualunque possibilità di emancipazione sociale (mancano infatti infrastrutture, scuole, centri sociali) e che impedisce ai suoi stessi abitanti l'accesso diretto al cuore pulsante della vera città, sede delle principali attività socio-economiche.

Un'ulteriore tematica di grande rilevanza riguarda l'applicazione del modello di integrazione francese; per alcuni è mancato completamente, a livello politico, un progetto concreto di integrazione degli stranieri nella comunità nazionale; al pari dei modelli anglosassoni, fondati sulla costituzione di comunità etniche autonome in cui è assente qualsiasi tipo di scambio culturale, anche in Francia si è operata una compartimentazione di stampo razzista che ha portato ad una scissione della società in cittadini di serie A (ovvero i borghesi bianchi abitanti dei ricchi quartieri centrali) e cittadini di serie B (vale a dire gli stranieri abitanti delle Banlieu).

Un ultimo punto su cui è necessario soffermarsi riguarda la recente svolta a destra delle politiche occidentali. L'inizio del nuovo millennio è stato caratterizzato da una politica liberista di globalizzazione esasperata che sta distruggendo i tessuti sociali più fragili e che espone quindi tali popolazioni a rischio di emarginazione.