Guardia svizzera pontificia

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Guardia svizzera pontificia
SwissGuardFlag-Generique.png
La bandiera del corpo
Descrizione generale
Attiva22 gennaio 1506 - oggi
NazioneCittà del Vaticano Città del Vaticano
stemma Santa Sede
TipoCorpo di guardia
Dimensione110 elementi
EquipaggiamentoAlabarda
PatronoMartino di Tours
San Sebastiano
Nicola di Flüe
MottoAcriter et fideliter
Con coraggio e fedeltà
ColoriBlu, rosso e arancione
Battaglie/guerreSacco di Roma (6 maggio 1527)
Sito internethttp://www.guardiasvizzera.va
Comandanti
Colonnello comandanteChristoph Graf
Voci su unità militari presenti su Wikipedia
(LA)

« Acriter et fideliter »

(IT)

« Con coraggio e fedeltà »

(Il motto della Guardia svizzera pontificia)

La Guardia svizzera pontificia (detta anche semplicemente Guardia svizzera; in latino: Pontificia Cohors Helvetica o Cohors Pedestris Helvetiorum a Sacra Custodia Pontificis; in tedesco: Päpstliche Schweizergarde; in francese: Garde suisse pontificale) è un corpo armato fedelmente al servizio del papato dal 22 gennaio 1506. Si tratta dell'unico corpo di guardie svizzere ancora operativo.

La tipica uniforme colorata di foggia rinascimentale per le cerimonie solenni, si accompagna ad abiti più sobri a livello operativo. La moderna guardia ha il ruolo di difesa personale del pontefice. La guardia svizzera pontificia è equipaggiata formalmente con armi tradizionali come alabarde, ma possiede in dotazione per tutte le guardie anche moderne armi da fuoco di piccola taglia.

Dal tentativo di assassinio di Giovanni Paolo II nel 1981, la guardia svizzera è stata orientata dal tradizionale ruolo meramente cerimoniale ad un ruolo più attivo nella difesa della persona del papa.

Le reclute di questo corpo devono essere necessariamente cittadini svizzeri dalla nascita, cattolici, maschi tra i 19 ed i 30 anni e devono aver fatto un periodo di formazione presso l'esercito svizzero.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione e le Guerre d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Papa Giulio II che costituì il corpo della Guardia Svizzera Pontificia nel 1506
Conclave di Pio V, con una guardia svizzera all'entrata (Codex Maggi, 1578)
Armatura della guardia svizzera pontificia dell'epoca di Gregorio XIII, c. 1580 (Higgins Armory Museum)
Uniforme del 1850 c. (epoca di Pio IX)[2]

Il 22 gennaio 1506, un gruppo di 150 mercenari elvetici al comando del capitano Kaspar von Silenen, del Canton d'Uri, attraversando porta del Popolo entrò per la prima volta nello Stato Pontificio per servire papa Giulio II.
Già in precedenza Sisto IV[3] zio del precedente, aveva concluso nell'ottobre del 1478 un accordo con la Confederazione Elvetica, che prevedeva la possibilità di reclutare mercenari elvetici durante tutto il suo pontificato a decorrere dall'anno 1479[4]. Successivamente il Corpo delle guardie si ampliò ulteriormente.

Il patto venne rinnovato da papa Innocenzo VIII (1484–1492) per utilizzarle contro le mire espansionistiche del duca di Milano. Papa Alessandro VI (1492–1503) successivamente utilizzò questi mercenari svizzeri durante il suo periodo di alleanza col re di Francia. Al tempo dei Borgia, ad ogni modo, le Guerre d'Italia aprirono il teatro di guerra internazionale nel quale venne ampiamente coinvolta anche la Svizzera con soldati impegnati su più fronti, ora per la Francia, ora per la Santa Sede, ora per il Sacro Romano Impero. I mercenari vennero impiegati nuovamente dal papa quando seppe che Carlo VIII di Francia sarebbe entrato in guerra col Regno di Napoli. Tra i partecipanti a questa guerra contro Napoli vi fu anche il cardinale Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II (1503–1513), il quale aveva dimostrato un notevole feeling con gli svizzeri, essendo stato vescovo di Losanna per alcuni anni.

La spedizione falli, in parte grazie alla nuova alleanza sottoscritta da Alessandro VI contro la Francia. Quando il cardinale Della Rovere divenne pontefice col nome di Giulio II nel 1503, fu lui a chiedere alla Dieta Svizzera di provvedergli costantemente un corpo di 200 mercenari svizzeri al suo servizio. Questa richiesta fu possibile anche grazie ai finanziamenti che pervennero alla Santa Sede dai mercanti tedeschi di Augusta, in Baviera, Ulrich e Jacob Fugger, che avevano investito negli Stati Pontifici e cercavano a tutti i costi di tutelare i loro interessi in loco.[5]

Nel settembre del 1505, quindi, come si è detto, il primo contingente di 150 soldati iniziò la sua marcia verso Roma, al comando di Kaspar von Silenen, ed entrò in città il 22 gennaio 1506, l'attuale data considerata come la fondazione della guardia svizzera pontificia.[6][7]

Le guardie svizzere non furono solo impiegate come scorta personale del papa, ma parteciparono a numerose battaglie, fra cui la più nota è certamente quella avvenuta il 6 maggio 1527 durante il sacco di Roma da parte delle milizie di Carlo V, permettendo con il loro sacrificio a papa Clemente VII di avere salva la vita. Dei 189 svizzeri se ne salvarono solo quarantadue, cioè quelli che all'ultimo momento avevano accompagnato Clemente VII nella fuga lungo il Passetto di Borgo, il passaggio che collega il Vaticano a Castel Sant'Angelo. Il 5 giugno Clemente VII si arrendeva. Per aver salva la vita dovette accettare pesanti condizioni (l'abbandono delle fortezze di Ostia, Civitavecchia e Civita Castellana e delle città di Modena, Parma e Piacenza oltre al pagamento di quattrocentomila ducati). La guarnigione papale fu sostituita con mercenari spagnoli e lanzichenecchi. Il papa ottenne che gli svizzeri sopravvissuti fossero inclusi nella nuova Guardia, ma solo 12 di essi accettarono.

Dal XVI secolo al 1870[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fine delle guerre d'Italia, la guardia svizzera pontificia cessò di essere impiegata come vera e propria unità del'esercito ma rimase comunque in servizio al papa con compiti di protezione e guardia cerimoniale.

Ad ogni modo, dodici membri della guardia svizzera pontificia di Pio V prestarono servizio nella guardia svizzera dell'ammiraglio Marcantonio Colonna che prese parte alla Battaglia di Lepanto del 1571.[8]

L'ufficio di comandante della guardia svizzera pontificia divenne così un alto incarico presso i cattolici svizzeri e venne sempre più associato alle principali famiglie di Lucerna, come ad esempio i Pfyffer von Altishofen. Tra il 1652 ed il 1847, nove dei dieci comandanti che si susseguirono furono appartenenti a questa casata (con l'eccezione di Johann Kaspar Mayr von Baldegg il quale, pure di Lucerna, prestò servizio nel 1696–1704).

Nel 1798, il comandante Franz Alois Pfyffer von Altishofen si portò in esilio col deposto Pio VI. Dopo la morte del papa il 29 agosto 1799, la guardia svizzera pontificia venne ufficialmente sciolta per poi essere reinstallata sotto Pio VII nel 1801. Nel 1808, Roma venne nuovamente catturata dai francesi e la guardia venne nuovamente soppressa. Pio VII venne esiliato a Fontainebleau assieme alla sua guardia con a capo il comandante Karl Leodegar Pfyffer von Altishofen, il quale era ancora in servizio quando il pontefice poté rientrare trionfalmente a Roma nel 1814 dopo la fine del dominio napoleonico.

La guardia svizzera pontificia venne nuovamente sciolta nel 1848 quando Pio IX si portò a Gaeta, ma venne ricostituita quando il papa fece ritorno a Roma l'anno successivo.

Nel 1870, con la presa di Roma da parte delle truppe piemontesi del neonato Regno d'Italia, la guardia svizzera continuò a proteggere il pontefice nei suoi appartamenti ma non prese parte agli scontri in campo aperto, dove invece venne sostituita dagli zuavi pontifici. La guardia svizzera pontificia, nella seconda metà dell'Ottocento, divenne sempre più un corpo puramente cerimoniale. Le guardie presenti in Vaticano infatti erano "svizzere" solo di nome, in quanto gran parte di loro erano nate a Roma da genitori di discendenza svizzera e parlavano regolarmente il dialetto trasteverino. Le guardie dopo la conquista di Roma vennero allenate unicamente per un ruolo cerimoniale, indossando spesso abiti civili quando si trovavano a servizio nelle caserme, dotati ormai di fucili reputati obsoleti sul campo di battaglia.[9]

Dal 1870 al secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Divise delle guardie svizzere nel secolo XIX
Ingresso al Vaticano con la guardia degli Svizzeri. Fotografie della seconda metà del secolo XIX

A differenza dell'esercito papalino, ad ogni modo, anche dopo l'unificazione della penisola italiana il corpo delle guardie svizzere pontificie non venne sciolto e rimase a garantire l'incolumità della persona fisica del Papa, la sicurezza dei palazzi del Vaticano e della Villa pontificia di Castel Gandolfo.

Una profonda riforma del corpo delle guardie svizzere pontificie venne portata avanti da Jules Repond, comandante del corpo dal 1910 al 1921. Repond propose di reclutare unicamente cittadini svizzeri per nascita e di introdurre rigorosi esercizi militari per temprare il corpo e lo spirito. Egli tentò anche di introdurre in uso armi più moderne, ma papa Pio X richiese espressamente di utilizzare armi cerimoniali e non funzionanti. La riforma della disciplina voluta da Repond, ad ogni modo, non fu bene accetta all'interno del corpo, culminando addirittura in una settimana di aperto ammutinamento nel luglio del 1913 ed il successivo licenziamento di tredici guardie in servizio per insubordinazione.[10]

Nel suo progetto di restaurare la guardia svizzera al suo antico prestigio, Repond si dedicò anche allo studio del costume storico del corpo con l'idea di disegnare una nuova uniforme che si rifacesse ai costumi del XVI secolo e che nel contempo risultasse pratica per gli esercizi militari. Il risultato che ne conseguì fu uno studio pubblicato sotto il titolo di Le costume de la Garde suisse pontificale et la Renaissance italienne (1917). Repond disegnò personalmente le uniformi di tipo rinascimentale che ancora oggi le guardie svizzere indossano. Il lavoro di riforma risultò completato nel maggio del 1914.

Papa Pio X nel 1914 decise di fissare il numero dei militi che compongono questo speciale corpo a 100, più sei ufficiali, tra cui il comandante che ha il grado di colonnello.

Con la nascita nel 1929 dello Stato Vaticano le Guardie svizzere divennero la milizia ufficiale del nuovo Stato. Durante la Seconda guerra mondiale papa Pio XII ampliò temporaneamente il corpo delle guardie svizzere che fu portato a oltre 300 effettivi, sia per dare rifugio ai molti sfollati sia per dare una maggiore stabilità alle difese della Città del Vaticano.

Dagli anni '70 del Novecento ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Guardie Svizzere in servizio presso il Portone di bronzo in Vaticano
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Caso Estermann.

Dopo la fine della guerra, i vari pontefici che si susseguirono cercarono di riformare le esigenze dello Stato della Città del Vaticano in relazione ai corpi di difesa presenti che si trovavano chiaramente sovrabbondanti rispetto all'entità dello stato dell'epoca. Paolo VI nel 1970 decise di sopprimere la Guardia Nobile pontificia, lasciando unicamente la guardia svizzera al ruolo di guardia cerimoniale in Vaticano. Nel contempo i corpi di Gendarmeria vennero tramutate in Ufficio di Sicurezza Centrale col compito di proteggere il papa ma anche e soprattutto di difendere la Città del Vaticano e collaborare con la polizia italiana per la sicurezza dell'area, relegando quindi la guardia svizzera ad un ruolo meramente decorativo.

Paolo VI in un decreto del 28 giugno 1976 portò il numero ordinario dei membri della guardia svizzera pontificia a 90, numero che venne portato a 100 da Giovanni Paolo II con un decreto del 5 aprile 1979.[11]

Dal tentato assassinio di Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981, venne data una maggiore enfasi al ruolo delle guardie svizzere non solo come elementi cerimoniali, ma come vere e proprie guardie del corpo del pontefice in quanto sempre presenti al suo fianco durante le uscite del papa e nei ritrovi con la folla.[12] La guardia svizzera è stata quindi tramutata in un moderno corpo di guardia equipaggiato con moderne armi piccole col compito di accompagnare il papa anche durante i suoi viaggi all'estero, per quanto in borghese.

Il 4 maggio 1998 il colonnello della Guardia svizzera Alois Estermann, sua moglie Gladys Meza Romero e il vice caporale Cédric Tornay furono rinvenuti morti nell'appartamento del colonnello; la versione ufficiale del Vaticano attribuì la responsabilità del delitto allo stesso Tornay.

Il 6 maggio 2003 ha prestato giuramento in Vaticano la prima guardia svizzera di colore della storia: si tratta del giovane Dhani Bachmann, allora ventiduenne, indiano di nascita ma a tutti gli effetti cittadino svizzero. L'alabardiere ha prestato servizio soltanto per qualche anno.

Nei mesi di aprile e maggio 2006, in occasione delle celebrazioni per i cinquecento anni di servizio del corpo, un gruppo di veterani della guardia marciò per circa un mese dalla Svizzera a Roma. Durante la solenne cerimonia pubblica, tenutasi come ogni anno il 6 maggio, 33 nuove reclute prestarono il proprio giuramento di fedeltà a papa Benedetto XVI ai piedi della basilica di San Pietro anziché nel tradizionale cortile di san Damaso.

Il 5 maggio 2009 il comandante in carica della Guardia svizzera pontificia, Daniel Rudolf Anrig, in un'intervista ha aperto alla possibilità che, in futuro, nel corpo possano essere arruolate anche le donne[13]. Il suo predecessore, il colonnello Elmar Theodor Mäder, si era detto assolutamente contrario[14].

Col crescere della minaccia del terrorismo islamico in Europa e minacce sempre più esplicite al Vaticano da parte dell'ISIS, gli ufficiali del Vaticano hanno deciso dal 2015 di collaborare ancora più strettamente con le autorità italiane per migliorare la protezione del Vaticano da possibili attacchi, in particolare da quelli compiuti con possibili droni.[15]

Compiti[modifica | modifica wikitesto]

La Guardia svizzera pontificia si occupa della vigilanza, della sicurezza e della protezione del papa all'interno del Palazzo Apostolico e durante i suoi viaggi, oltre che dei servizi d'onore durante le udienze e i ricevimenti.

La Guardia svizzera presiede, congiuntamente con il Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, alle cerimonie nella basilica di San Pietro e nell'aula Paolo VI; si occupa inoltre del controllo degli accessi in Vaticano e, durante la sede vacante, della protezione del collegio cardinalizio.

Personale[modifica | modifica wikitesto]

Cerimonia del giuramento in Sala Nervi (6 maggio 2013)
Gruppo di guardie svizzere in servizio nella Basilica di San Pietro.

In base all'articolo 7 del regolamento, il corpo della Guardia svizzera è composta da 110 uomini così suddivisi:

Ufficiali[16]
Sottufficiali
Truppa
  • 78 Hellebardier/Gardist/Tambur (alabardiere/guardia/Tamburino)

Requisiti per l'arruolamento[modifica | modifica wikitesto]

Per essere ammessi a far parte della Guardia svizzera bisogna possedere ben determinati requisiti:

  • sesso maschile;
  • cittadinanza svizzera;
  • essere di fede cattolica;
  • aver svolto il servizio militare nell'Esercito svizzero e aver ottenuto un certificato di buona condotta;
  • avere un'età compresa tra 18 e 30 anni;
  • avere un'altezza non inferiore a 174 centimetri;
  • essere celibe (il matrimonio è ammesso solo per i caporali e gradi superiori);
  • avere un certificato di capacità professionale o una maturità medio-superiore.

Giuramento delle reclute[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 maggio di ogni anno, nel giorno dell'anniversario del sacco di Roma del 1527, le nuove reclute fanno solennemente il loro giuramento nel Cortile di San Damaso. Il cappellano della Guardia legge per intero il testo del giuramento:

(DE)

« Ich schwöre, treu, redlich und ehrenhaft zu dienen, dem regierenden Papst (Name des Papstes) und seinem rechtmässigen Nachfolger; und mich mit ganzer Kraft für sie einzusetzen, bereit, wenn es erheischt sein sollte, selbst mein Leben für sie hinzugeben. Ich übernehme dieselbe Verpflichtung gegenüber dem Heiligen Kollegium der Kardinäle während der Sedis-Vakanz des Apostolischen Stuhles. Ich verspreche überdies dem Herrn Kommandanten und meinen übrigen Vorgesetzten Achtung, Treue und Gehorsam. Ich schwöre, all das zu beobachten, was die Ehre meines Standes von mir verlangt. »

(IT)

« Giuro di servire fedelmente, lealmente e onorevolmente il Sommo Pontefice (nome del Pontefice) e i suoi legittimi successori, come pure di dedicarmi a loro con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa. Assumo del pari questi impegni riguardo al Sacro Collegio dei Cardinali per la durata della Sede vacante. Prometto inoltre al Comandante e agli altri miei superiori rispetto, fedeltà e ubbidienza. Giuro di osservare tutto quello che l'onore della mia posizione esige da me. »

A questo punto vengono chiamate per nome le reclute, che poggiano la mano sinistra sulla bandiera della Guardia e la destra alzata con le tre dita aperte, quale simbolo della Trinità (oppure riferimento al gesto compiuto durante il Giuramento del Grütli che vide nascere appunto la Confederazione Elvetica), che confermano quanto detto dal cappellano e giurano nella loro lingua madre (tedesco, francese, italiano o romancio):

(DE)

« Ich, (Dienstgrad und Name des Gardisten), schwöre alles das, was mir soeben vorgelesen wurde gewissenhaft und treu zu halten, so wahr mir Gott und seine Heiligen helfen. »

(IT)

« Io, (grado e nome della recluta), giuro di osservare fedelmente, lealmente e onorevolmente tutto ciò che in questo momento mi è stato letto, che Iddio e i Suoi Santi mi assistano. »

Quando si fa riferimento ai santi, si fa riferimento principalmente ai patroni della Guardia svizzera, cioè san Martino di Tours (11 novembre), san Sebastiano (20 gennaio) e san Nicolao della Flüe, «Defensor Pacis et pater patriae» (25 settembre).

Gradi[modifica | modifica wikitesto]

Gradi degli ufficiali
Grado Colonnello1
(Oberst)
Tenente Colonnello2
(Oberstleutnant)
Maggiore
(Major)
Capitano
(Hauptmann)
Numero di addetti 1 1 (+1) 1 2
Insegne da spallina
portate con le uniformi blù "di manovra"[17]
COL-GuardiaSvizzera-2.png TCOL-GuardiaSvizzera-2.png MAG-GuardiaSvizzera-2.png CAP-GuardiaSvizzera-2.png
Insegne da basco Commander GSP Insignia.png Vice Commander GSP Insignia.png Major GSP Insignia.png Captain GSP Insignia.png
Insegne da braccio Senza insegna da braccio. Senza insegna da braccio. Senza insegna da braccio. Senza insegna da braccio.
Elmo[18] Helmfeder weiss.JPG Helmfeder weinrot.JPG Helmfeder weinrot.JPG Helmfeder weinrot.JPG
Arma Rapier-P4221440-white.jpg Rapier-P4221440-white.jpg Rapier-P4221440-white.jpg Rapier-P4221440-white.jpg
Colori dell'uniforme di gala Rosso
1 Colonnello è il grado più alto delle Guardie Svizzere Pontifice; non vi sono ranghi generali. Il Colonnello è contemporaneamente anche il comandante della Guardia Svizzera Pontificia.

2 Vi sono due Tenenti Colonnelli, il vice comandante e il cappellano del corpo delle guardie.

Gradi dei sottufficiali e della truppa
Grado Sergente maggiore
(Feldwebel)
Sergente
(Wachtmeister)
Caporale
(Korporal)
Vice caporale
(Vizekorporal)
Alabardiere/Guardia
(Hellebardier)
Guardia con tamburo
(Tambour)
Numero di addetti 1 5 10 10 78
Insegne da spallina Senza insegna da spallina. Senza insegna da spallina. Senza insegna da spallina. Senza insegna da spallina. Senza insegna da spallina. Senza insegna da spallina.
Insegne da basco Sergeant Major GSP Insignia.png Sergeant GSP Insignia.png Corporal GSP Insignia.png Vice Corporal GSP Insignia.png Senza insegna da basco. Senza insegna da basco.
Insegne da braccio Vatican-OR-07.svg Vatican-OR-05.svg Vatican-OR-04.svg Vatican-OR-03.svg Vatican-OR-01.svg Vatican-OR-01.svg
Elmo[18] Helmfeder weiss.JPG Helmfeder rot.JPG Helmfeder rot.JPG Helmfeder rot.JPG Helmfeder rot.JPG Elmo da Tamburo.jpg
Arma Flamberge.png Flamberge.png Alabarda Caporale Guardia Svizzera.svg Alabarda Vice Caporale Guardia Svizzera.svg Alabarda Guardia Svizzera.svg -
Colori dell'uniforme

di gala

Nero e rosso Blù, giallo e rosso Blù, giallo e nero

L'uniforme[modifica | modifica wikitesto]

« Le vostre storiche uniformi parlano a pellegrini e turisti di ogni parte del mondo di qualcosa che malgrado tutto non muta, parlano cioè del vostro impegno di servire Dio servendo il servo dei suoi servi. »

(Benedetto XVI)

L'uniforme ufficiale "di gala" delle guardie svizzere è di colore blu, rosso e giallo scuro, con dei distinti tratti rinascimentali. Al posto di questo i sergenti indossano uniforme di colore nero e rosso, invece gli ufficiali usano uniforme rosso di stile un po' diverso.

La diffusa opinione che l'uniforme sia stata disegnata da Michelangelo, dovuta anche al fatto che l'artista si trovava a Roma all'arrivo del primo contingente di soldati elvetici, è tuttavia una sorta di leggenda: l'attuale divisa, infatti, è stata concepita dal comandante Jules Repond agli inizi del XX secolo, ispirandosi alle divise storiche e all'opera di Raffaello[19]. In particolare, i colori blu e giallo si ispirano a quelli contenuti nello stemma familiare di papa Giulio II della Rovere, il fondatore del Corpo, mentre il colore rosso a quello contenuto nello stemma di papa Clemente VII della famiglia Medici. Lo stemma di Giulio II è ripreso anche sull'elmetto, più propriamente un morione: infatti una quercia sbalzata campeggia su entrambi i lati del copricapo d'argento, ornato con piume di struzzo di diverso colore a seconda del grado del militare. Il morione viene indossato, in combinazione con il pettorale di una corazza del XVII secolo, in occasioni speciali, sfoggiato nella grande uniforme.[20]

Le guardie svizzere dispongono anche di un'uniforme da lavoro detto "di manovra", più comoda rispetto a quella tradizionale: essa consiste di pantaloni e casacca di colore blu e un basco di colore nero.

Ultimamente gli ufficiali hanno cominciato ad usare anche un'uniforme nera per i momenti di certa ufficialità[21]. Gli ufficiali maggiori al posto di spalline argentate bordate di rosso con queste uniformi portano spalline dorate con il bordo nero.

Equipaggiamento[modifica | modifica wikitesto]

Grado Ufficiali Sergente Caporale Vice caporale Alabardiere
Arma inastata Non adoperano Non adoperano Alabarda Caporale Guardia Svizzera.svg[22] Alabarda Vice Caporale Guardia Svizzera.svg[23] Alabarda Guardia Svizzera.svg
Partigiana Alabarda
Spada Striscia Spadino
Altro Bastone[24]

La bandiera viene accompagnata da due guardie munite di flamberga[25].

In funzione della guardia del corpo vengono usati[26]:

Bandiera[modifica | modifica wikitesto]

La bandiera del corpo (2002-2005) durante il papato di Giovanni Paolo II e il comando di Elmar Mäder.
Lo stemma di papa Giulio II presente in tutte le bandiere del corpo per commemorare il pontefice della sua istituzione

La bandiera del corpo è di forma quadrata e di dimensioni fissate in 2,2 m per 2,2 m; è composta da una croce bianca in quattro campi, dei quali il secondo e il terzo recano i colori del corpo (blu, rosso e giallo) che riprendono quelli dello stemma dei Medici e della famiglia Della Rovere.[20]

Il primo campo, in alto a sinistra, reca lo stemma del papa regnante e il quarto, in basso a destra, quello di papa Giulio II, entrambi in campo rosso. Lo stemma del comandante in carica, disegnato come avente per sfondo i colori del suo cantone di origine, viene inoltre inserito al centro della croce.

Il disegno della bandiera della guardia svizzera pontificia è stato mutato diverse volte nella storia del corpo. Un affresco di Polidoro da Caravaggio presente nella cappella di sepoltura delle guardie nella chiesa romana di Santa Maria della Pietà nel Campo Santo Teutonico, commissionato dal secondo comandante, Marx Röist, nel 1522, raffigura il comandante stesso fiancheggiato da due bandiere. Uno dei primi riferimenti ad un vessillo del corpo si trova però già dal 1519 ma il disegno di questa bandiera appare sconosciuto. Una delle prime bandiere conservate si trova ancora oggi nella Sala Regia nel palazzo del Vaticano. La bandiera mutava ad ogni pontificato e rappresentava i colori dello stemma del papa regnante. I moderni colori della guardia svizzera sono stati introdotti all'inizio del XX secolo e si basano su un affresco di Giuseppe Porta (1520–1575).[27] Sotto Pio IX (r. 1846-1878), la bandiera venne divisa in tre campi orizzontali, con lo stemma della santa sede, la bandiera svizzera ed un campo giallo con lo stemma del comandante. Sul retro si trovava lo stemma del pontefice in carica. Sotto Pio X (r. 1903–1914) il comandante Leopold Meyer von Schauensee (1901–1910), si propose di porre lo stemma pontificio su sfondo blu.[28]

Il moderno disegno della bandiera è stato introdotto sotto il comando di Jules Repond of Freiburg (1910–1921).[29]

Anche se la bandiera viene ufficialmente esposta e portata in processione durante l'annuale cerimonia dell' Urbi et Orbi e durante le cerimonie di giuramento delle nuove reclute, sotto il pontificato di papa Francesco si è assistiti sovente all'uso della sola bandiera vaticana come una sorta di bandiera nazionale.

Elenco dei comandanti del corpo[modifica | modifica wikitesto]

Quello che segue è un elenco cronologico dei comandanti della Guardia svizzera pontificia, con indicato come da tradizione il cantone di provenienza:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Admission requirements Official Vatican web page, Roman Curia, Swiss Guards, retrieved 7 August 2006
  2. ^ "Suisse en Cuirasse", G. Perugini Costumes de la cour de Rome (1852), pl. 42.
  3. ^ Lo stesso pontefice istituì sin dal 1471 il primo corpo di guardia a difesa della persona del papa e a custodia dei palazzi apostolici, subito dopo la sua incoronazione avvenuta il 25 agosto, dopo che il corteo papale venne aggredito con lanci di pietre durante la cavalcata di possesso nei dintorni di San Giovanni in Laterano venendo difeso dal cardinale Latino Orsini, nominandone capitano o conestabile Andrea di Tartaglia da Norcia con un contingente di circa 100 fanti e 200 lance; v. Onofrio Panvinio, Vite de Pontefici, Sisto IV; Fausto M. De Reguardati, La difesa dei Sacri Palazzi affidata da Sisto IV ad Andrea da Norcia. Un precedente sconosciuto dell'istituzione della Guardia Svizzera; (1986) - In: Archivio della Società Romana di storia patria vol. 109 (1986) p. 49-56; Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da San Pietro sino ai nostri giorni, vol. 67, p.66.
  4. ^ Emmanuel May de Remainmotier, Histoire militaire des Suisses dans les différents services de l’Europe..., Berna 1772, T. II, vol. 1. p.227.
  5. ^ Jakob Fugger - Gotz Von Polnitz
  6. ^ Template:HLS
  7. ^ John McCormack, One Million Mercenaries: Swiss Soldiers in the Armies of the World, Pen and Sword, 1º settembre 1993, ISBN 978-1-4738-1690-9. URL consultato il 21 gennaio 2016.
  8. ^ Alois Lütolf, Die Schweizergarde in Rom: Bedeutung und Wirkungen im sechszehnten Jahrhundert : nebst brieflichen Nachrichten zur Geschichte jenes Zeitalters von den Gardeofficieren (1859), p. 78.
  9. ^ David Alvarez, The Pope's Soldiers, p. 285, ISBN 978-0-7006-1770-8.
  10. ^ David Alvarez, The Pope's Soldiers, pp. 288–290, ISBN 978-0-7006-1770-8.
  11. ^ David Alvarez, The Pope's Soldiers, p. 368, ISBN 978-0-7006-1770-8.
  12. ^ David Alvarez, The Pope's Soldiers, p. 365, ISBN 978-0-7006-1770-8.
  13. ^ Fabio Marchese Ragona, La Guardia svizzera apre al sesso femminile, in Studio Aperto, 5 maggio 2009.
  14. ^ Le Guardie Svizzere aprono alle donne - Il comandante: «Non è impossibile», in Il Mattino, 5 maggio 2009. URL consultato l'8 marzo 2013.
  15. ^ Thomas D. Williams, Vatican Swiss Guard on High Alert, ‘Ready to Defend Pope’ from ISIS, Breitbart, 20 febbraio 2015. Swiss Guard Commander on ISIS Threat to Pope: ‘We Are Ready to Intervene’, National Catholic Register, 24 febbraio 2015. "Vatican on alert for Islamic State attacks against Pope Francis", Reuters, 3 March 2015. Eric J. Lyman, Protecting Vatican from terrorists is an 'enormous' challenge, USA Today, 29 November 2015. Andrew Woods, In Defence of His Holiness: the Pontifical Swiss Guard and the Islamic State, Foreign Affairs Review, 1 dicembre 2015.
  16. ^ Guardia Svizzera, su www.guardiasvizzera.va. URL consultato l'11 settembre 2017.
  17. ^ Le spalline prese da diverse foto trovate in internet. Soprattutto: Colonnello Anrig e Ufficiali
  18. ^ a b Vengono usati anche l'elmo nero piumato (soprattutto per le celebrazioni religiose) e l'elmo senza le piume.
  19. ^ Curia Romana, La Divisa della Guardia Svizzera, su vatican.va. URL consultato l'8 marzo 2013.
  20. ^ a b Uniformi della Guardia Svizzera Pontificia dal sito ufficiale guardiasvizzera.va, Url consultato il 9.8.2014.
  21. ^ Tutti i 5 ufficiali della Guardia con la uniforme nera., su facebook.com.
  22. ^ La foto della promozione al grado del caporale dal profilo della Guardia, su www.facebook.com. URL consultato il 18 settembre 2017.
  23. ^ La foto della promozione al grado del vice caporale dal profilo della Guardia, su www.facebook.com. URL consultato il 18 settembre 2017.
  24. ^ La fotografia dei sergenti coi bastoni nel profilo della Guardia Svizzera Pontificia, su www.facebook.com. URL consultato il 15 settembre 2017.
  25. ^ Vatican Radio - English Section, su www.facebook.com. URL consultato il 12 settembre 2017.
  26. ^ (EN) Happy Easter: Guns of the Vatican's Swiss Guard, the world's oldest continuously serving military unit, in Guns.com, 16 aprile 2017. URL consultato il 12 settembre 2017.
  27. ^ Die Fahne der Päpstlichen Schweizergarde (kath.net), 4 maggio 2015.
  28. ^ Stefan Vogler, Sacco di Roma; Plünderung von Rom (2015), p. 19.
  29. ^ Gardefahnen der Schweizergarde (vaticanhistory.de)
  30. ^ Bollettino - Rinunce e nomine, Sala Stampa della Santa Sede, 7 febbraio 2015.

Bibliografia e documentari televisivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Gaston Castella: So ist die Treue dieses Volkes. Die Schweizer im Dienste des Vatikans. Die Geschichte der Päpstlichen Schweizergarde mit Farbtafeln von Fred Fay. Fraumünster-Verlag A.G. Zürich 1942.
  • Remo Ankli: Die Schweizergarde in den Jahren vor dem Sacco di Roma (1518–1527). Eine Analyse der Briefe von Gardehauptmann Kaspar Röist an den Rat in Zürich, in: Schweizerische Zeitschrift für Religions- und Kulturgeschichte 99 (2005), S. 251-266
  • Ulrich Nersinger: Soldaten des Papstes. Eine kleine Geschichte der päpstlichen Garden. Nobelgarde, Schweizergarde, Palatingarde und Gendarmerie, Ruppichteroth: Ed. Kirchliche Umschau, 1999
  • Die päpstliche Schweizer Garde. Zeitgenössische Stiche u. Aquarelle vom 16. bis zum 20. Jahrhundert aus der Privatsammlung des Roman Fringeli. Regensburg 2006.
  • Paul M. Krieg/Reto Stampfli: Die Schweizergarde in Rom. Überarbeitete und erweiterte Neu-Ausgabe 2006. Eine aktualisierte Neu-Ausgabe des Werkes aus dem Jahre 1960 von Paul M. Krieg (1890-1984). orell füssli Verlag AG
  • Robert Walpen: Die Päpstliche Schweizergarde Acriter et Fideliter - Tapfer und Treu. Offizielles Jubiläumsbuch des Fördervereins "500 Jahre Päpstliche Schweizergarde". Verlag Ferdinand Schöningh GmbH 2005.
  • Ulrich Nersinger, Gero P. Weishaupt: Pontificia Cohors Helvetica (1506-2005) Geschichte der Schweizergarde. lateinisch. Verlag nova & vetera. 2005
  • Vincenz Oertle: Vom "Remington" zum Sturmgewehr 90. Die Schußwaffen der Päpstlichen Schweizergarde. Geschichte und Bestandesaufnahme. Thesis Verlag Zürich, 2001
  • Antonio Serrano: Die Schweizergarde der Päpste. Eine historische Publikation der Schweizergarde in Deutsch, Italienisch, Französisch und Englisch. 3. aktualisierte Auflage von 2005 aus der Druckerei und Verlagsanstalt "Bayerland GmbH".
  • Robert Durrer: Die Schweizergarde in Rom und Die Schweizer in Päpstlichen Diensten. 1. Teil. Verlag Räber & Cie. Luzern 1927.
  • Glauco Benigni: Die Schutzengel des Papstes. Ein spannender Einblick in den Sicherheitsapparat des Vatikans. St. Benno-Verlag GmbH Leipzig. 2005
  • Walter Schaufelberger: Begegnung mit der Päpstlichen Schweizergarde, Tipografia Vaticana, 2000
  • Felice Zenoni: Die Soldaten des Papstes - 500 Jahre Schweizergarde (DVD) 85 min. Dokumentation. Mesch & Ugge Filmproduktion; ISBN 3-8312-9410-0
  • Centro d'informazione e reclutamento Ingeborg + Toni Wyss-Hurni: Guardia svizzera Pontificia (DVD) 35 min.
  • Dario Delcuratolo, Storia della guardia svizzera pontificia, Varese, Macchione Editore, 2006, ISBN 978-88-8340-305-7.
  • Christian-Roland Marcel Richard, La guardia svizzera pontificia nel corso dei secoli, a cura di Pezzella G., Milano, Leonardo International, 2005, ISBN 978-88-88828-34-3.
  • Robert Royal, Storia della Guardie svizzere, Milano, Àncora, 2006, ISBN 978-88-514-0355-3.
  • Camillo Viviani, L'Esercito Pontificio in alta uniforme negli ultimi anni prima del 1870 e i Corpi Armati in servizio di Sua Santità facenti parte della Corte Pontificia, Istituto italiano d'arti grafiche, Bergamo, s.d. .
  • Gianfranco Pannone: L'esercito più piccolo del mondo, 86 min. Documentario prodotto dal Centro Televisivo Vaticano (CTV), 2015
  • Alvarez, David. The Pope's Soldiers: A Military History of the Modern Vatican. University Press of Kansas, 2011.
  • Richard, Christian-Roland Marcel. La Guardia Svizzera Pontificia nel corso dei secoli. Leonardo International, 2005.
  • Royal, Robert. The Pope's Army: 500 Years of the Papal Swiss Guard. Crossroads Publishing Co, 2006.
  • Template:HDS
  • Serrano, Antonio. Die Schweizergarde der Päpste. Verlagsanstalt, Bayerland, 1992

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