Caso Estermann

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Il caso Estermann è un duplice omicidio commesso il 4 maggio 1998 nella Città del Vaticano che causò la morte del comandante della Guardia Svizzera Pontificia Alois Estermann e sua moglie Gladys Meza Romero uccisi dal vicecaporale Cédric Tornay che poi si suicidò.[1][2][3][1] La ricostruzione fornita dalle autorità vaticane venne contestata dalla madre dell'assassino e si sono sviluppate nel tempo varie teorie alternative che hanno coinvolto teorie del complotto e casi irrisolti come la scomparsa di Emanuela Orlandi.[4][2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il 4 maggio 1998 in un palazzo della Città del Vaticano vennero ritrovati in una stanza, i cadaveri di Alois Estermann, 44 anni, comandante da poche ore del Corpo delle Guardie Svizzere, di Cedric Tornay, suo subordinato, e della moglie di Estermann, la venezuelana Gladys Romero. I due coniugi, apparentemente, erano stati uccisi; il giovane Tornay, che presenta un foro da proiettile nella parte posteriore del cranio, sembra essersi suicidato.[4]

La magistratura vaticana, nella persona del giudice Gianluigi Marrone, incaricato di seguire le indagini, nel 1999 archiviò l'inchiesta dopo aver accertato che Cedric Tournay aveva ucciso Alois Estermann e sua moglie Gladys Meza in preda a un raptus causato dal rifiuto di una promozione per poi suicidarsi.[2][5] L'autopsia ha rivelato una cisti nel cervello che avrebbe compromesso e deformato la parte anteriore del lobo frontale cerebrale di sinistra, e potrebbe essere la causa di un comportamento "disinibito, irriverente e irresponsabile".[2] Secondo la versione fornita dalla Santa Sede, il suicidio sarebbe evidente a causa del foro di proiettile fuoriuscito dalla parte posteriore del cranio, e quindi sparato in bocca; con il rinculo dell'arma si spiegherebbe inoltre la rottura degli incisivi del giovane.[senza fonte] Estermann, pare non fosse in buoni rapporti con Tornay, il quale più volte sarebbe venuto meno alla rigida disciplina vigente nel Corpo delle Guardie. Infatti non si era visto assegnare la medaglia "Benemerenti", che può essere consegnata a chi lascia il servizio.[3]

Il giorno successivo all'accaduto, la Santa Sede avvertì la madre di Tornay, Muguette Baudat; non lo fa tuttavia in maniera diretta in quanto venne comunicato dal parroco del paese in cui la signora risiedeva; una volta appresa la notizia, ella si recò a Roma per vedere il corpo del figlio; qui acconsente alla proposta di alcuni prelati di cremare il corpo, in modo da poter ritornare più agevolmente in patria. Tuttavia il giorno dopo decide di non firmare l'autorizzazione. Le viene nel frattempo consegnata la lettera d'addio scritta dal figlio.[senza fonte]

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

  • Per il legale della madre di Cedric, l'avvocato Luc Brossellet, l’autopsia effettuata sul giovane a Losanna "mostra ad esempio che egli aveva la testa all'indietro quando fu sparato il colpo in bocca, mentre secondo la versione ufficiale il giovane è descritto in ginocchio la testa in avanti" e "la ricostituzione della morte di Cedric Tornay nella tesi ufficiale, è sbagliata" e inoltre secondo la madre, Muguette Baudat, l'inchiesta ufficiale "è piena di dissimulazioni, contraddizioni e menzogne fatte nel tentativo di celare una verità probabilmente inconfessabile" e tutti i tre i morti sono stati vittime di una "messa in scena orchestrata per eliminare Estermann e avere un assassino pazzo e morto".[5][2][1]
  • La lettera di addio del suicida, indirizzata alla madre, presenta imprecisione e incompatibilità di alcune date; l'uso, nel nome del destinatario, del cognome del precedente marito della signora Baudat (da cui era ufficialmente separata);[2] l'assenza di firma e la presenza di numerosi errori grammaticali insoliti per una persona di madre lingua francese. Per quanto concerne il primo interrogativo, esso è sostenuto soggettivamente solo dalla signora Baudat, la quale ricorda la grande precisione del figlio in merito alle date; per il secondo vi sono spiegazioni giustificabili oggettivamente. L'autore della lettera (se non fosse stato Tornay), avrebbe potuto trovare il cognome paterno negli archivi in cui sono conservati i dati delle Guardie Svizzere; tuttavia quei dati risalivano ai tempi del primo matrimonio della signora Baudat.[senza fonte]
  • Durante il suo soggiorno a Roma, un misterioso individuo, tale Yvon Bertorello, un diacono che si spacciava per giornalista di un periodico francese e che diceva di agire per conto della Segreteria di Stato,[6] rivelò alla signora Baudat di avere le prove dell'omicidio di suo figlio Cedric, senza aggiungere altro a riguardo.[senza fonte] Questa vicenda non ebbe seguito. Emersero quindi altre piste alternative, improntate di volta in volta all'ipotesi presunta relazioni sessuali di Tornay, sia con la moglie che con lo stesso Estermann,[2] al possibile ruolo di Estermann come agente della Stasi[2] anche in relazione ad un furto di documenti che avvenne negli uffici della Guardia Svizzera,[4] all'opposizione verso la sua nomina da parte della loggia massonica vaticana[senza fonte]; si è ipotizzata anche una congiura dei nobili svizzeri, che per tradizione forniscono al Vaticano il comandante delle Guardie, i quali si erano visti scalzati dalla nomina di Estermann[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Morte in Vaticano, tredici anni dopo: Riaprite il caso delle Guardie Svizzere - Corriere Roma, su roma.corriere.it. URL consultato il 19 dicembre 2018.
  2. ^ a b c d e f g h i la Repubblica/fatti: La verita' del Vaticano sull'omicidio Estermann, su www.repubblica.it. URL consultato il 19 dicembre 2018.
  3. ^ a b VATICANO: CHIESTA ARCHIVIAZIONE PER CASO ESTERMANN, su www1.adnkronos.com. URL consultato il 19 dicembre 2018.
  4. ^ a b c Roberto Fabbri, Caso Orlandi: il capo delle Guardie Svizzere «ucciso perché sapeva», su ilGiornale.it. URL consultato il 19 dicembre 2018.
  5. ^ a b Il Tribunale Vaticano riapre i battenti. Per far luce (a qualunque costo) sull'attico di Bertone, su Agi. URL consultato il 19 dicembre 2018.
  6. ^ Fabio Sanvitale, Armando Palmegiani, Sacro sangue, Roma, Sovera, 2015, pp. 111-124, ISBN 978-88-6652-309-3.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Fabio Sanvitale, Armando Palmegiani. Sacro sangue. Storie di svizzeri, menzogne e omicidi. Roma, Sovera, 2015. ISBN 9788866523093.
  • Discepoli di Verità. Bugie di sangue in vaticano. il triplice delitto della Guardia svizzera. Milano, Kaos edizioni, 1999. ISBN 9788879530866.
  • Jacques Vergès e Luc Brossollet. Assassinati in Vaticano. Milano, Kaos edizioni, 2002. ISBN 9788879531146.
  • "Strage in Vaticano. Un mistero tuttora irrisolto" L'Opinione 16-01-2006
  • "Delitto in Vaticano. La verità", F. Croce editore, 1999
  • John Follain, "City of secrets: The truth behind the murders at the Vatican", Harper Collins, London, 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]