L'allenatore nel pallone

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« Voi sapete che le norme generali di tutti gli allenatori del mondo più o meno usano le stesse formazioni, c'è 4-5-1 o 4-4-2, io invece uso una cosa diversa: il 5-5-5. »
(Oronzo Canà / Lino Banfi spiega la Bizona)
L'allenatore nel pallone
L'allenatore nel pallone.jpg
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1984
Durata 96 minuti
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere commedia, sportivo
Regia Sergio Martino
Soggetto Franco Verucci, Romolo Guerrieri, Sergio Martino, Luciano Martino
Sceneggiatura Franco Verucci, Romolo Guerrieri, Sergio Martino, Lino Banfi, Pier Francesco Pingitore (revisione e dialoghi)
Produttore Cecilia Bigazzi
Produttore esecutivo Viero Spadoni
Casa di produzione Reteitalia
Distribuzione (Italia) DMV Distribuzione
Fotografia Federico Zanni, Giorgio Garibaldi Schwarze
Montaggio Eugenio Alabiso
Effetti speciali Gino Vagniluca
Musiche Guido De Angelis, Maurizio De Angelis
Tema musicale Sheriff and H725 samba
Scenografia Massimo Corevi
Costumi Fiorella De Simone
Trucco Armenio Marroni, Gianni Ranieri
Sfondi Bruno Schiavi
Interpreti e personaggi

L'allenatore nel pallone è un film commedia italiano del 1984 diretto da Sergio Martino e ambientato nel mondo del calcio italiano degli anni ottanta. Ha come protagonisti Lino Banfi, che interpreta l'allenatore di calcio Oronzo Canà, Camillo Milli ed il duo comico Gigi e Andrea.

Il film è diventato un cult per i fan di Banfi (come dimostrano le vendite del recente DVD[1]) e per gli appassionati di calcio, grazie anche alle numerose comparse di reali protagonisti del Campionato di calcio italiano degli anni ottanta, come giocatori, allenatori, commentatori e giornalisti sportivi.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Canà guarda la foto di Liedholm.

Oronzo Canà, originario di San Severo in provincia di Foggia, è un mediocre allenatore di calcio soprannominato la Iena del Tavoliere o Vate della Daunia, con esperienze in Serie B nelle società Bari, Brescia, Cavese, Foggia, Pescara, Sambenedettese e Parma, esonerato dal precedente incarico di allenatore della serie cadetta e in attesa di una nuova occasione nella sua casa di San Severo. Canà spera un giorno di allenare una squadra di Serie A e s'ispira al "barone" Nils Liedholm, del quale ammira la freddezza, la flemma e le capacità tattiche. La grande occasione arriva quando il Commendatore Borlotti, presidente della Società Sportiva Longobarda, lo ingaggia per guidare la sua squadra neopromossa nella massima serie.

Dopo la presentazione alla stampa del nuovo allenatore e le promesse di una grande campagna acquisti, il presidente e il nuovo allenatore Canà si recano al residence dove hanno luogo le contrattazioni del calciomercato estivo, prima dell’inizio del campionato. Il presidente farnetica l’acquisto di Rummenigge, Platini e Maradona, ma poi finisce per non ingaggiare nessun giocatore e, anzi, vende i due calciatori più promettenti (Falchetti e Mengoni) alla Juventus. Il tecnico Canà, nonostante la strampalata campagna acquisti, tenta in tutti i modi di mettersi in mostra nel grande palcoscenico della Serie A; per prima cosa, con il benestare del presidente, vola in Brasile accompagnato dall’osservatore sportivo Bergonzoni, alla ricerca di un nuovo talento per la sua Longobarda.

Giunti in Brasile a Rio de Janeiro Bergonzoni si mette in contatto con il socio Giginho, i due talent-scout tentano di imbrogliarlo e gli promettono l'ingaggio di alcuni fuoriclasse verdeoro. Prima con Éder, poi ottengono con una scusa l’autografo di Júnior e preparano un finto contratto. Canà si accorge della truffa, i due mediatori allora cercano veramente di metterlo in contatto con un campione brasiliano e puntano su Sócrates. Confidando di poterlo intercettare all’ospedale, essendo il giocatore anche un medico, fanno fingere a Canà un’appendicite perforata, ma il giocatore brasiliano è un ortopedico mentre il medico dell’ospedale è un omonimo chirurgo gastrico.

Dopo un diverbio con il medico, Canà finisce veramente operato di appendicite. A questo punto Canà ormai privo di speranza e deciso a tornare in Italia a mani vuote, i due strampalati talent scout lo mettono in contatto con il giovane e sconosciuto Aristoteles, con il quale l'allenatore tornerà in Italia. Alla prima di campionato la Longobarda affronta la Roma e, nonostante segni il primo gol, perde cinque a uno.

L’inizio di campionato è un disastro: perde anche con il Verona e la Cremonese, infine dopo sette partite la Longobarda ha totalizzato soltanto 3 punti (tutti in casa). La panchina di Canà è già contestata dai tifosi e dai dirigenti della Longobarda, ma il presidente Borlotti rinnova la fiducia al suo allenatore. Canà su ordine di Borlotti porta la squadra in ritiro, per ritrovare la forma che è mancata all’inizio del campionato; qui i problemi di adattamento del brasiliano Aristoteles si fanno evidenti, nessun compagno di squadra, infatti, vuole condividere con lui la stanza ed è quindi costretto a dormire con l’allenatore.

Canà riesce comunque a rasserenare il giocatore, placando la sua Saudade e facendogli ritrovare la fiducia in se stesso. Dopo il ritiro, la squadra trova la preparazione e la concentrazione necessarie per affrontare il campionato e il fenomeno Aristoteles esplode. Grazie anche ai suoi gol la Longobarda batte la Sampdoria, il Como, l'Ascoli, il Torino e l’Avellino, totalizzando, 8 punti in 6 partite (nel 1984-85 la vittoria valeva ancora due punti) e volando nei piani alti della classifica.

A questo punto però Speroni, capitano della squadra e amante della moglie di Borlotti, geloso della fama raggiunta dal compagno di squadra, durante il big match Milan-Longobarda lo infortuna volutamente ad una caviglia, costringendo il giovane brasiliano ad un lungo stop; in virtù di questo, la squadra perde sette a zero con il Milan e infila una serie di risultati negativi che la riportano in zona retrocessione.

Canà, durante una rovinosa trasferta a Torino, in una giornata di nebbia fittissima, vede la propria squadra sconfitta dalla Juventus, insulta l’arbitro e si fa espellere prendendo una durissima squalifica di otto giornate. Durante il periodo d’interdizione cerca di usare la magia Vudù della suocera contro Zico, dell’Udinese, utilizzando un pallone calciato dal medesimo. Secondo le aspettative di Canà la Longobarda avrebbe dovuto vincere 4 - 0 e invece perde, proprio grazie ad una quaterna del fenomeno brasiliano. Le ulteriori sconfitte con il Napoli e l’Inter sembrano aver condannato la squadra alla retrocessione in Serie B.

Alla terzultima partita di campionato Canà tenta di combinare la partita con la Fiorentina parlando con il suo allenatore "Picchio" De Sisti, nel tentativo di ottenere punti preziosi per la salvezza, ma i due non si capiscono con il risultato che il 50% dell’incasso della partita viene devoluto all’UNICEF e la Longobarda perde cinque a zero, nonostante il ritorno in campo di Aristoteles.

Michelina, la figlia di Canà, è triste perché crede che, se la squadra sarà retrocessa, suo padre verrà cacciato e non potrà più rivedere Aristoteles, di cui nel frattempo si è innamorata. Queste preoccupazioni danno al brasiliano nuova forza e nella penultima di campionato, contro la Lazio, risolleva le sorti della Longobarda, realizzando una doppietta dopo il vantaggio laziale siglato da Giordano; i gol del carioca, entrato al posto di Cavallo, con la conseguente vittoria danno una nuova speranza alla squadra, che arriva così all'ultima giornata con, in caso di vittoria, la matematica possibilità di restare in serie A.

Arrivati però alla vigilia della sfida decisiva contro l’Atalanta, il patron Borlotti svela le vere intenzioni al suo allenatore: rimanere ai vertici del calcio ha costi troppo elevati e l'ingaggio di Canà aveva il solo scopo di rispedire la squadra immediatamente in Serie B. Perciò il presidente pone Canà di fronte ad un ricatto: egli non dovrà schierare Aristoteles e quindi dovrà perdere la partita, in cambio conserverà l’incarico di allenatore nella stagione seguente con l’ingaggio raddoppiato.

Inizialmente Canà segue le prescrizioni di Borlotti, ma durante il secondo tempo, con la Longobarda sotto di un gol, condizionato anche dalla figlia, con uno scatto d'orgoglio schiera in campo il brasiliano sostituendo proprio il capitano Speroni, a sua volta d'accordo con il presidente. Questa mossa è decisiva, il brasiliano segna una doppietta e ribalta il risultato regalando alla Longobarda la salvezza nella massima serie. Canà viene portato in trionfo dai tifosi, si ritrova disoccupato ma si prende la sua rivincita con il presidente rivelandogli che sua moglie gli è infedele.

Cast[modifica | modifica sorgente]

  • Lino Banfi: Oronzo Canà, è l’allenatore di un'immaginaria squadra provinciale lombarda di nome Longobarda, ed è ispirato all’allenatore Oronzo Pugliese che, come Canà, portava per scaramanzia il sale in panchina. Il cognome Canà fu pensato dallo stesso Banfi in modo da poter creare un qui pro quo con il nome della moglie Mara. La "Bi-zona", lo schema di gioco utilizzato da Canà, fu creata per esasperare il parlare filosofico degli allenatori di quegli anni in materia di tattiche e moduli, ed è una parodia della "Doppia zona" dello stesso Pugliese. Il modulo consta di cinque difensori e cinque attaccanti che, secondo le parole dell'allenatore, doveva condurre in confusione i calciatori avversari tramite il movimento alternato dei reparti.
  • Camillo Milli: il commendatore Borlotti, è il presidente della Longobarda, la squadra di calcio immaginaria protagonista nel film. Durante le finte interviste all'interno del film, Milli fa la parodia di un presidente dell'epoca, probabilmente Edmeo Lugaresi del Cesena, che non riusciva a coniugare i verbi. Inoltre durante il Calciomercato, Milli fa una divertente caricatura della compravendita dei giocatori in comproprietà, una prassi che in quegli anni si stava diffondendo tra le società di calcio.
  • Gigi e Andrea: Andrea Bergonzoni e Giginho, Andrea è lo scalcinato mediatore sportivo che accompagna Canà in Brasile alla ricerca dell’ingaggio di un campione verdeoro, metre Giginho è la spalla di Bergonzoni, ovvero, colui che in Brasile ha le mani in pasta dappertutto. Nelle sue battute ci sono spesso molte parole in portoghese che causano diversi equivoci con Canà.
  • Giuliana Calandra: Mara Canà, è la moglie di Oronzo Canà, di origini albesi, interpretata da Giuliana Calandra. Il nome del personaggio è stato scelto per realizzare la gag comica di Canà, quando al Maracanã cerca di mettersi in contatto con la moglie Mara Canà creando un divertente equivoco con la centralinista.
  • Stefania Spugnini: Michelina Canà, è la figlia di Oronzo Canà. Ossessionata dai suoi inconcludenti rapporti sentimentali, scarica spesso la colpa sul padre. S'innamorerà al termine del film del fuoriclasse Aristoteles, la paura di perderlo sarà decisiva per motivare il campione brasiliano nelle ultime due giornate di campionato e, inconsapevolmente, a convincere il padre a non cedere al ricatto del presidente Borlotti.
  • Licinia Lentini: la signora Borlotti, è la moglie del presidente Borlotti della Longobarda, chiamata informalmente da Canà la presidentessa, durante tutto il film è protagonista di una tresca amorosa con il capitano della squadra Speroni.
  • Urs Althaus: Aristoteles, è il giocatore più forte della Longobarda. Viene scoperto dai due strampalati talent scout di Canà durante la loro permanenza in Brasile. Nonostante il suo indiscusso talento però, si dimostra molto nostalgico e fragile mentalmente. Il suo nome prende spunto dal brasiliano Sócrates, in una sorta di "dualismo" filosofico.
  • Stefano Davanzati: Speroni, è il capitano della Longobarda. Insieme ad Aristoteles è il migliore giocatore della squadra e suoi sono spesso gli assist decisivi per l’attaccante brasiliano. Egli però è invidioso del successo del nuovo giocatore e si adopera in diversi modi per boicottarne le prestazioni.
  • Franco Caracciolo: il giornalista Ceretti, è un fastidioso giornalista ficcanaso della Gazzetta dello Sport, leggermente effeminato, che si diverte a fare domande impertinenti al povero Canà.
  • Viviana Larice: è la suocera di Canà. Con la passione della lirica (è un mezzosoprano) e con certe attitudini alla magia nera, è uno dei personaggi più strampalati del cast.
  • Antonio Zambito: Fulgenzio Crisantemi, è la riserva che tiene spesso compagnia a Canà in panchina: comprato "ai primi di novembre", la sua espressione pallida e le sue osservazioni negative sull’andamento delle partite inducono Canà a credere che il giocatore gli porti sfortuna. Pur non comparendo nella lista degli attori principali, recita una parte di rilievo nel film ed è oggetto di battute memorabili dello stesso Canà. Nella partita decisiva contro l'Atalanta, si nota come anche Crisantemi fosse d'accordo con il presidente Borlotti nel complotto contro Canà per rimandare la squadra in serie B.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Lo stadio Maracanã.

Prima di iniziare le riprese, il regista Sergio Martino fece alcuni sopralluoghi a Rio De Janeiro che furono decisivi per la stesura definitiva della sceneggiatura. Con l’aiuto di personale reperito in loco, l’8 aprile 1984 riprese una delle ultime partite del campionato brasiliano allo stadio Maracanã: América - Flamengo 0-3. Nonostante i 55.452 spettatori[2], lo stadio era ben lontano dall’essere pieno, come ricorda lo stesso regista nella sua intervista; queste riprese furono in seguito intervallate da alcune scene girate sugli spalti dello Stadio Flaminio di Roma.

Il regista, in uno dei suoi viaggi verso il Sud America, incontrò sull'aereo per Rio de Janeiro Luciano Nizzola e Luciano Moggi (che allora lavorava per il Torino), i due dirigenti erano in trattativa per il passaggio di Júnior alla squadra torinese. La trattativa terminò pochi giorni prima dell'inizio delle riprese e ispirò la trama del film.

Murales della Seleção.

Durante i soggiorni a Rio, Martino selezionò i luoghi delle riprese oltreoceano: ad esempio il murales con i calciatori del Brasile ispirò l’incontro con Giginho. Il disegno fu realizzato dai tifosi brasiliani per schernire la loro nazionale dopo la sconfitta contro l'Italia ai Mondiali del 1982; in particolare Cerezo, responsabile secondo le cronache sportive brasiliane di non aver marcato a dovere Paolo Rossi, era raffigurato vicino a dei polli.

Inoltre durante un sopralluogo al Maracanã il regista notò un campetto di calcio, visibile dagli spalti più alti, nelle vicinanze dello stadio ed ebbe l'idea per la sceneggiatura dell'incontro tra Canà e Aristoteles. Tra i set brasiliani ci fu anche un ospedale di Rio, dove furono girate le scene di Canà ricoverato per una finta appendicite, ma gli interni dell'ospedale brasiliano, centralino escluso, sono stati girati all'ospedale Aurelia hospital di Roma (in seguito set della serie televisiva Incantesimo).

Conclusi i sopralluoghi e redatta la sceneggiatura definitiva, la troupe e gli attori Banfi, Roncato, Sammarchi si recarono a Rio a girare nel giugno del 1984 le riprese del film ambientate in Brasile. Il resto della pellicola fu girata nel Lazio in sole sei settimane a cavallo tra giugno e luglio dello stesso anno. La presentazione della squadra fu girata presso l’hotel Villa Pamphili di Roma, oggi rinominato San Peter, utilizzato anche per le riprese dedicate al calciomercato estivo, che allora avevano sede al Gallia di Milano, subito dopo la fine del campionato.

Le partite della Longobarda sono spesso intervallate da filmati di repertorio del campionato italiano di calcio 1983-84: questo tipo di montaggio è stato realizzato grazie ad uno stratagemma di Sergio Martino, che decise di far indossare la maglia bianca alla squadra di Canà perché assomigliava alla maglia di riserva di molte squadre dell'epoca.

I biancocerchiati festeggiano la promozione.

Le immagini della partita in cui la Longobarda è promossa in Serie A, Sambenedettese-Longobarda, sono in buona parte tratte dal repertorio di una partita di Serie B del 1983/84 tra la Samb e la Pistoiese, giocatasi alla penultima giornata di quel campionato allo Stadio Fratelli Ballarin di San Benedetto del Tronto. A provarlo c'è anche il cartellone pubblicitario della Banca Toscana che era sponsor istituzionale degli arancioni.

La prima scena di esultanza del pubblico, che si vede alla fine dell'incontro, è in verità quella dei tifosi della Sambenedettese, che pareggiando quell'incontro 1-1 si poterono salvare con un turno di anticipo (la Pistoiese invece retrocesse). Le restanti scene di quel match, nonché tutti gli altri incontri del film, furono girati allo Stadio dei Marmi e allo Stadio Flaminio di Roma. Uno degli spezzoni delle partite della Longobarda (Il gol di testa dell'Inter) fu usato l’anno successivo per il film Mezzo destro, mezzo sinistro dello stesso regista.

Le altre gare reali (tutte risalenti alla primavera del 1984) le cui riprese furono utilizzate per il film: Roma-Fiorentina 2-1 del 29 aprile 1984 (Roma-Longobarda); Fiorentina-Genoa 0-0 del 6 maggio 1984 (Fiorentina-Longobarda); Lazio-Napoli 3-2 del 21 aprile 1984 (Lazio-Longobarda), Atalanta-Sambenedettese 4-2 del 10 giugno 1984. Quest'ultima gara - di cui è molto più rara la documentazione filmata in quanto di serie B - è riconoscibile dagli striscioni con la lettera "A" esposti dai tifosi per festeggiare la matematica promozione arrivata nella precedente partita interna col Varese e dalla rete (l'unica) del biondo numero 10 Andrea Agostinelli.

La prima partita di campionato Roma-Longobarda è stata girata allo Stadio dei Marmi. Nel sottopassaggio degli spogliatoi dello stesso stadio è ambientato l’incontro tra Canà e i giocatori della Roma Pruzzo, Graziani, Ancelotti, Chierico, mentre gli altri giocatori che indossano la maglia della Roma erano invece delle semplici comparse. Gli esterni della casa lombarda di Canà, dove si svolsero le contestazioni e la manifestazione di giubilo prima dell’ultima di campionato, sono stati girati a Marino in provincia di Roma.

Le riprese del ritiro della squadra sono state girate presso l’hotel La locandina, vicino a Frascati. La scena in cui Canà ruba il pallone a Zico per il rito Vudù è stata girata nei campi di allenamento dell’Udinese, più precisamente allo Stadio Moretti di Udine che in seguito alla costruzione dello Stadio Friuli (1976) divenne il campo d'allenamento della società friulana. Negli anni novanta è stato abbattuto e ora al suo posto sorge il parco urbano Alfredo Foni.

L’inseguimento di Canà alla stazione ferroviaria, prima che Aristoteles (Urs Althaus) raggiunga l’aeroporto e ritorni a casa in Brasile, è stata girata a Roma Tuscolana (qui tutti i cartelli azzurri con il nome della stazione furono coperti). Curiosa la presenza della scritta W la Longobarda su di una colonna della banchina. Verso il termine del film, Aristoteles suona la chitarra per Michelina in un dehor sulle rive di un lago che, secondo la sceneggiatura, rappresenterebbe un lago del Nord-Italia; in realtà le riprese furono fatte nei pressi del Lago Albano di Castel Gandolfo.

Canà sollevato in aria dai tifosi.

Il finale del film e l'ultima partita del campionato Longobarda-Atalanta sono stati girati allo Stadio Flaminio; gli spogliatoi inquadrati prima dell'inizio della partita e durante l'intervallo sono effettivamente quelli del medesimo stadio. Al termine della partita, durante l’invasione di campo, la sceneggiatura prevedeva che i due gemelli capi ultrà della Longobarda portassero Oronzo Canà in trionfo sulle spalle e così avvenne; durante le riprese i due presero il povero Banfi per i testicoli e questo infortunio ispirò la penultima scena comica del film, inizialmente non prevista nella sceneggiatura.

« Canà: M'avete preso per un coglione.
Tifosi: Ma no, sei un eroe!
Canà: Ahhhh! Mi avete preso per un coglione.
Tifosi: Ma no, sei un eroe!
Canà: Mi avete preso per un coglione, sotto la mèno, mi fa male! »

Una battuta simile fu proposta due anni prima nel film Giggi il bullo con Alvaro Vitali, nella scena finale della gara da ballo:

« – M'avete preso per un coglione!
– Ma no, sei il migliore! »

Colonna sonora[modifica | modifica sorgente]

La colonna sonora de L’allenatore nel pallone è stata curata dai fratelli De Angelis, meglio noti come Oliver Onions, conosciuti per le innumerevoli sigle di cartoni animati, per le colonne sonore dei film di Bud Spencer e Terence Hill e della serie televisiva Sandokan.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Il film è stato distribuito nelle sale cinematografiche il 26 ottobre 1984.

Home video[modifica | modifica sorgente]

Nel 1985 il film è stato pubblicato in VHS. Il 23 marzo 2004 è stato pubblicato dalla Cecchi Gori Home Video il DVD del film con il commento del regista Sergio Martino e un’intervista a Francesco Graziani.

Rispetto alla versione cinematografica e televisiva, nella versione in DVD scompare l'effetto notte dalle inquadrature iniziali del film e dalle scene sugli spalti del Maracanã. Nel 2007 è stato pubblicato un cofanetto dalla Federal Video. Il cofanetto contiene il DVD del film e diversi gadget: un pallone da calcio, una visiera come quella del protagonista, un libriccino sul film, un album di figurine.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • All'inizio del film la partita di calcio che Canà sta guardando è Roma-Liverpool, finale della Coppa dei Campioni 1984.[3]
  • Il nome Oronzo Canà è stato scelto ispirandosi all'allenatore Oronzo Pugliese.[4]
  • Canà durante il soggiorno in Brasile dice che il cognome da nubile della moglie è Lagrasta, lo stesso nome utilizzato dal personaggio che lui stesso interpreta nel film Spaghetti a mezzanotte.[3]
  • Nei titoli di coda figura il nome di Ennio Antonelli, assistente del dottor Socrates. Il personaggio porta la mascherina ed è difficile da riconoscere a prima vista, motivo per cui molti hanno creduto che Antonelli in realtà non facesse parte del cast.[3]
  • La storia dell'ingaggio di Aristoteles in Brasile ad opera di Canà, ha preso spunto dalle vicende della Pistoiese che, quattro anni prima del film, mandò in Brasile il vice-allenatore Giuseppe Malavasi per acquistare una giovane promessa[5]. Mentre però Aristoteles nella pellicola sarà un acquisto decisamente azzeccato, nella realtà Luis Silvio Danuello, a causa di un equivoco tattico, si rivelò un fiasco.
  • Nel successivo Mezzo destro mezzo sinistro, sempre diretto da Sergio Martino con protagonisti Gigi e Andrea, il copione iniziale prevedeva la presenza nel film dello stesso Lino Banfi, in cui avrebbe dovuto riproporre il personaggio di Oronzo Canà: l'allenatore pugliese sarebbe dovuto subentrare a stagione in corso per risollevare le sorti della Marchigiana, ma per motivi ignoti la partecipazione di Banfi saltò e il copione venne quindi modificato.[3]

Errori[modifica | modifica sorgente]

  • All'inizio del film, mentre Canà guarda la Tv, si vede una sua foto con accanto Crisantemi, che è un giocatore della Longobarda. Canà però non è ancora stato ingaggiato dalla Longobarda; quella foto si riferisce infatti a Longobarda-Sampdoria.

Il seguito[modifica | modifica sorgente]

Nonostante il successo del film, gli autori hanno realizzato un seguito soltanto ventiquattro anni dopo (L'allenatore nel pallone 2), riconfermando il cast del primo episodio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'allenatore nel pallone in MYmovies, Mo-Net Srl.
  2. ^ La partita di campionato in prima divisione dell'América Football Club con il maggior numero di spettatori: [1]
  3. ^ a b c d http://fatti-italiani.it/l'allenatore_nel_pallone
  4. ^ http://www.storie.it/numero/salvatori-e-salvatrici-2/oronzo-pugliese-salva-il-calcio-di-una-volta/
  5. ^ Cristian Vitali a Radio2 presenta "Calciobidoni - Non comprate quello straniero" Youtube.com, 10-06-2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Commento del regista Sergio Martino e di Alex Ponti incluso nel DVD, 23 marzo 2004.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]